Categoria: politica

  • La sfogazione

    Penso che l’idiozia abbia ormai occupato gran parte dello scenario mediatico di massa.

    La massa è stupida, e di stupidità va nutrita.

    Ed ecco la politica. Ed ecco l’animosita, la partigianità, la faziosità.

    E se non ti interessa la politica basta dire che non sei un uomo tranquillo, ma un uomo inutile, ed aggiungere che stai citando Pericle, come se Pericle sia la persona più importante della storia ellennica, come se contasse più un sistema di governo che prevedeva la schiavitù, rispetto ad un Platone o Eratostele qualsiasi.

    Che vuoi che non sia vero? Lo sarà pure, ma cosa c’entra se dico che sono tutti discorsi del cazzo? Cosa c’entra se quel che dici è solo “arte di avere ragione”, sul nulla.

    Basta solo dargli il titolo di politica e già di suo assurge ad una rispettabilità immeritata?

    Sono un informatico e capita che debba gestire le risporse, ma, siccome non scrivo sistemi operativi, mi capita più spesso di limitare le spese, ottimizzare, evitare gli sprechi di operazioni. Questa è Politica. E in questo riesco ad ottenere vantaggi piuttosto importanti (nel mio piccolo).

    Ecco, quando sono davanti ad uno schermo, con una tastiera sotto le mie dita, finisco col fissarmi cercando di immaginare dove poter mettere le mani. E così mi accorgo di dover fare il punto, di fissare alcuni concetti. E per questo scrivo. Scrivo le caratteristiche del sistema, cosa spende di più, dove si potrebbero avere dei vantaggi, e cosa non conviene neanche cercare di migliorare. A volte disegno. Schizzi, stupidaggini, che in definitiva non serviranno a niente, ma mi aiutano ad avere un quadro meno offuscato di ciò che accade per poter intervenire.

    Nessuno mi interrompe in questo processo.

    Ma a volte mi capita di fare questo lavoro insiema ad altri. E ognuno sottopone la propria idea. Nessuno sbaglia, ognuno ritiene qualcosa più importante rispetto ad un’altra, ma non dobbiamo interromperci l’un l’altro per dimostrare che questo è più o meno importante, dobbiamo semplicemente attendere e capire quale aspetto si stia migliorando e cercare di ampiare il punto di vista per giungere ad una sintesi più inclusiva e/o scartare ciò che no va.

    Ora, mi dite perché chiamate quella gazzarra dei vostri talk show fatta per vendere il vetril “politica”?

    Perché chiamate la polemica fatta sui social network (tipo pubblicare link di QELSI, o altri giornali faziosi) “politica”?

    Andate tutti a fanculo. Esattamente in quest’ordine.

    Mi piace ascoltare la politica quando sono in Germania, per imparare il tedesco, non per altri motivi. È sempre la stessa merda.

    Mi tocca di ammettere che nella mia vita ogni volta che ho avuto ragione non ho mai imparato nulla, ogni volta che ho avuto ragione tutto è continuato alla stessa maniera. È solo quando sono costretto di ad ammettere di avere torto che la vita prende un’altra piega, un altro punto di vista, una nuova avventura. Come quando, incontrando un tornante in discesa, ti senti messo alla prova: devi frenare, portare i pesi, chiudere il giusto, e ripartire. È faticoso, ma molto più divertente.

    Ad ascoltare i politici penso sempre di avere ragione.

  • Il voto di protesta, il voto “estremista”

    [[bbplanet:Nardo|cat:BB]]

    Bisogna raccogliere il dissenzo in contenitori democratici compatibili col sistema repubblicano, legali, ed inseriti nel normale arco istituzionale.

    È per questo che esistono partiti populisti e demagoghi. Essi raccolgono i voti di chi non è daccordo con le logiche di spartizione del potere. I loro rappresentanti e frontman/frontwoman sono perfettamente inseriti nel sistema di potere esistente, anche se continuano a sostenere tesi contrarie al sistema, essi sono una sorta di paracadute per il sistema attuale, un modo soft per non far percepire al popolo che si è in trappola.

    È facile ritenere per un elettore estremista che la colpa sia del voto degli altri, che le cose non cambiano perché il proprio partito non ha la maggioranza. In effetti il proprio partito, quello “estremista”, non farebbe nulla neanche quando avesse la maggioranza, è lì semplicemente a fare da paracadute, e non importa che successivamente non prenderà voti, un politico ha una quantità di paracaduti grazie ai quali può cavarsela comunque (vitalizzi, e via dicendo).

    Riguardo l’abolizione del vitalizio, la tecnica è la seguente: chi è all’opposizione vota per l’abolizione del vitalizio, chi al governo per il mantenimento. A volte è l’inverso: la maggioranza prova ad abolirlo, e parte dell’opposizione vota contro. Ma questo accade solo se i numeri sono giusti.

    Sinistra Ecologia Libertà. Partito considerato estremista di sinistra. Raccoglie tutti i voti di chi vorrebbe un sistema meno competitivo e più protezionista. Le reali azioni di rinnovamento sono inesistenti, generalmente gli elettori che votano SEL sono dipendenti pubblici, che ottengono per questa appartenenza dei favori, anche se non espliciti, si oppongono ad un sistema di valutazione meritocratico obiettivo (vedi sistema di punti per insegnanti). Questo partito non ha nulla contro il sistema, è assolutamente a favore della burocratizzazione della società, in perfetta antitesi con Bruno Rizzi, che ovviamente non è stato mai digerito dalla sinistra pseudo-marxista italiana.

    Fratelli d’Italia. Partito di “ispirazione fascista”, non dichiaratamente, visto che è vietato dalla legge, rimane nel non-detto, tutti lo sanno, ma non è vero. E infatti non è vero. Non vuole la creazione di un partito fascista, non vuole mettere a capo un Duce carismatico, non vuole somministrare olio di ricino a chi non rispetta le regole. Semplicemente vuole mettere in dubbio la tesi che il fascismo sia stata una esperienza fallimentale. Una intera architettura dialettica su questioni di principio per dividere le coscienze, e far sì che si scelga: di qui o di là. Ma nessuno dice per fare cosa. Sostiene posizioni contro il sistema, come il ritorno alla sovranità monetaria, per poi non fare nulla per questo, o dileguarsi inspiegabilmente.

    Lega Nord. Per questa formazione politica è importante sponsorizzare l’appartenenza e l’identità nazionale, oppure locale, o comunque solleticare la paura del diverso. Raccoglie così un malcontento dovuto alla microcriminalità.

    Movimento 5 stelle. Sembra uscire da questo schema, ma essendo nei fatti etero-diretto, ovviamente sottostà al concetto di contenitore di malcontento.

    Votare ha senso? No. Non ci sono possibilità di cambiamento tramite il voto, i partiti istituzionali sono per le istituzioni, quelli “contro” sono ugualmente per le istituzioni.

    Il voto costituisce una fase grazie alla quale c’è una spartizione e una differente suddivisione degli equilibri di potere. Quindi non ha senso se ci si aspetta che le cosa cambino secondo quanto detto in campagna elettorale, ma solo se si considera differenti pesi ed equilibri di potere.

    Resta il fatto che il voto è una parte realmente poco importante per il cambiamento, e molte altre azioni portano un cambiamento molto più incisivo.

    Ci sono gli acquisti, e lo sciopero degli acquisti che incide decisamente negli equilibri di potere.

    Le associazioni, e le azioni, e richieste, e conquiste che queste riescono ad ottenere, presso le istituzioni, e tramite i propri rappresentanti. Le pressioni su questi rappresentanti, il controllo di questi rappresentanti.

    Le associazioni sono ad esempio Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confindustria.

    I sindacati CGIL, CISL e UIL quelli che raccolgono più adesioni, hanno strutture simili ai partiti, e per questo sono effettivamente poco incisivi, determinano equilibri di potere, e, al pari dei partiti, assorbono una quantità esagerata di risorse.

    Qualsiasi tipo di associazione tende generalmente a diventare bulimica di risorse, le associazioni dovrebbero essere usate per ottenere dei risultati, e non per farsi tragurgitare in voragini di dialettica infinite.

    Si direbbe la stessa cosa per la politica, ma purtroppo il sistema è talmente malato che andrebbe terminato.

    Il Governo non ha un piano, non ha obiettivi. Questo fa sì che non fallisca. Il Parlamento si fa promotore di cambiamenti di cui non avrebbe neanche il titolo, ma comunque riesce ad ottenere dei consensi.

    Cosa andare a votare domenica prossima? Cosa? Cioè quale equilibrio di forze, o meglio quali forze?

    Mi viene da pensare al politico intervistato da Mastroianni in Signori e Signore, Buonanotte

    Quella sarebbe la persona giusta da votare.

  • Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

    Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

    Maratona di Roma

    Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

    Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

    Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
    milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
    che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
    ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
    iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
    che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
    messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
    qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

    Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
    facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

    Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

    Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
    trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
    Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
    immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
    che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
    ho donato il sangue.

    “Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10” mi disse la dottoressa lunedì. Sto
    fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
    perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
    c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

    Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
    diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
    certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

    Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
    un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
    fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
    dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
    i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

    Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
    fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
    ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

    Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
    la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

    La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
    controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
    In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
    di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

    Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

    E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
    Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

    Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
    di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
    libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
    nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
    del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?

  • Vive la liberté, vive la France!

    MarciaInParis

    Oggi una grande manifestazione per la libertà nel Paese che ha dato i natali al concetto moderno di democrazia e a quello della divisione dei poteri.

    È commovente vedere marciare tutti i capi di stato europei e d’Israele e quello palestinese, e c’è anche un negro (anzi 2, o 3, e tutti ricchi e ben pagati … da chi?!? che domande, non ne ho idea, dagli stessi che pagano i capi di stato europei credo, il popolo, ovviamente)

    Ricorda qualcosa. Come non ripensare a Gandhy e la sua la marcia del sale per infrangere il monopolio sul commercio imposto dal governo Inglese all’India.

    Come non rivedere oggi nella Francia che marcia compatta a dimostrare che non si possono toccare i valori di libertà e indipendenza, ugualianza e fratellanza di tutti i francesi, ma esageriamo, di tutti gli europei, ma esageriamo, anche degli ebrei e ebrei israeliani e anche musulmani palestinesi, ma anche alcuni del Mali e del Niger e del Benin, ma … ecco fermiamoci qua. Gli altri sono solo cani rabbiosi, e stan bene dove sono.

    È triste vedere una nazione inerme come la Francia attaccata così a tradimento, una nazione indifesa e sempre pacifica.

    Francia, che finanzia gruppi terroristici in algeria http://it.peacereporter.net/articolo/31943/Algeria%2C+militanti+salafiti+arrestati+denunciano+finanziamenti+da+Francia%2C+Libia+e+Marocco

    Francia, che partecipa a task force per “stabilizzare” la regione del nord del Mali http://www.bloglobal.net/2014/05/conflitti-africa-un-punto-su-mali-sud-sudan-e-nigeria-4.html

    Francia che partecipa alla guerra in Iraq, in Afganistan, che nel 2012 finanziava (insieme alla maggior parte dei paesi occidentali) lo stato islamico che ora taglia le teste (ma quale perizia nello scegliere i propri alleati!) http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

    Francia che ha destabilizzato tutta la comunità araba rovesciando il regime di Gheddafi in Libia per “legittimi” interessi sul petrolio libico.

    Avevo le lacrime nel vedere marciare tanti capi di stato, e sentire in nostro presidente del consiglio:

    Je suis la liberté, je suis Charlie Hebdo, je suis juif, et: Oui, Je suis Catherine Deneuve

    Così siamo in guerra, altro che chiacchiere, e questo è stato deciso dalla nostra pacifica europa solo negli ultimi 50? 100? 200? 500 anni?

    La guerra non è mai finita, cos’è cambiato allora? Consapevolezza? Di cosa? Di ciò di cui ci nutrono i giornali?

    Siamo in guerra, “c’è una guerra di civiltà, lo volete capire???” così urlava Giuliano Ferrara, per poi passare agli insulti. Ma ha ragione, siamo in guerra da un tempo immemore, quantomeno per me, e non c’è neanche ragione di stupirsi degli attentati.

    C’è sicuramente da ringraziare i giullari come chi lavora in Charlie Hebdo e tutta la satira, perché riescono a dare un po’ di consapevolezza, di verità, usando mezzi sporchi, fastidiosi, cattivi, ma non violenti. Invece sono finiti vittime della violenza. Un colpo basso. Come l’uso del fosforo bianco per sopprimere 1400 palestinesi nel 2009.

    Per quale motivo si sopprime una popolazione inerme? per dimostrare la propria forza, per alzare la posta in gioco e poter chiedere di più nei trattati di pace. I trattati di pace non ci saranno mai, o comunque saranno delle farse.

    Siamo in guerra? lo siamo stati sempre, a nessuno piace di sapersi dentro 1984, così i giornali continuano a dire che tutto va bene, se non fosse per la crisi (di argomenti??).

    Non ci sono periodi senza guerra, e in guerra e in amore non ci sono regole.

    Io la prendo così, tranquillamente. Infondo se non mi sparano addosso non dovrei morire. Se dovessero farlo la mia consapevolezza o la mia ignoranza non cambierebbe nulla. E non cambierebbe nulla neanche la mia paura.

    Non avete ragione. Nessuno. La guerra è un sentimento e i sentimenti non hanno ragioni.

    Ma non disturbatemi, la mia guerra e dentro me e vi prego di non mettermi pace pria ch’io lo faccia da me medesimo istesso di persona.

  • Ancore

    Istituzione di un sistema assiomatico.

    “io sono il signore Dio tuo” chi? cosa? non ha senso, non è un dio a parlare, ma qualcuno che ripete un mantra leggendolo dal suo libro sacro

    “non avrai altro Dio al di fuori di me” – Cosa? dovrei avere un dio? Un dio si possiede o si è posseduti da esso?

    “non nominare il nome di Dio invano” – Ha un nome? è un passo importante, finora ti stai chiedendo che accidenti di discorso stanno facendo, ma poi stimolano la tua curiosità: “diamo per assunto che esista qualcosa o qualcuno riconosciuto come Dio, esso non va nominato invano”. Le regole le stai imparando, vorresti capirle anche se assurde, ma ora l’assurdità passa in secondo piano giacché c’è la curiosità di scoprire quale sarebbe il nome da non nominare. Spoiler: il nome è Dio.

    “Ricordati di santificare le feste.” – perché? vuol dire che devi andare a messa ad ascoltare il prete che ripete cose insulse e poco convincenti … ancore

    “Onora il padre e la madre.” – ho sentito le parole di una ragazza cinese che lodava questo principio rispetto al loro dettame “obbedisci al padre e alla madre”, “onorare è qualcosa di diverso, qualcosa che no prevede l’obbedienza, ma il rispetto per i genitori e per la società: rendere onorevoli nei confronti della società“, diceva la ragazza durante una conferenza TED. Ma la domanda è: Perché? per quale motivo un uomo libero e maturo (maggiorenne) dovrebbe occuparsi di rendere onorevoli i propri genitori? perché il dovere? forse vorrebbe accudirli se non sono in grado di farlo da soli

    “Non uccidere.” – Su qualcosa bisogna convenire, anche razionalmente, altrimenti il sistema è semplicemente pretestuoso. Non uccidere, francamente non l’avrei neanche pensato, ma giacché ci siamo devo darti ragione, è una buona idea, un qualcosa da non fare

    “Non commettere atti impuri.” – Non vuol dire nulla, quantomeno non per un ragazzo di 10 anni, quando queste parole posso essere di qualche effetto.

    “Non rubare.” – Ok, si capisce, ancora un altro punto ragionevole

    “Non dire falsa testimonianza.” - la società si basa sulla fiducia reciproca, è ragionevole.

    “Non desiderare la donna d’altri.” – che te rode? cioè avessi detto non desiderare la donna mia, capirei … ah, ok, tu sei quello che fa dire a dio quello che da fastidio a te. Ok, in fondo sono daccordo, ma non tutti lo sono, è una questione di gusto, c’è chi è fiero di avere una donna invidiabile, desiderata, etc.

    “Non desiderare la roba d’altri.” – questa è una cosa molto ebraica in effetti. Il commercio è basato sul desiderio, se riesci a non desiderare puoi tirar via qualcosa ad un prezzo molto basso, per poi rifarti con chi desidera quello che hai. Più o meno si traduce con “tira sul prezzo”. Ok, ragionevole.

    Ancore.

    Fatto il primo passo di essere riconosciuti come autorità (il sistema assiomatico convincente: regole di convivenza ragionevoli), si passa alla “lettura delle scritture” (lettura di cosa altro? delle pitture?).

    1. Le scritture vengono lette dal ministro della Chiesa (autorità)
    2. questa operazione viene ripetuta settimanalmente, e periodicamente ogni tot anni (credo siano 3), dopo i quali si ricomincia. (ancoraggio)
    3. alla lettura segue una spiegazione dove si rafforzano i principi portanti, appunto le ancore, contenute nel testo appena letto, che di per se è spesso insulto e si presta a numerose intepretazioni.
    4. La spiegazione (predica) fa riferimento a fatti reali presi dalle esperienze della gente (che volontariamente le racconta al ministro in segretezza). Da questo si stabilisce che i concetti espressi sono veri, perché risolvono le situazione difficoltose nelle quali ci si trova. Effetti: rafforzamento dell’autorità del ministro, rafforzamento dell’ancoraggio per frasi chiave.

    Le frasi chiave possono essere “come la parabola del figliol prodigo”, “guai a voi scribi e farisei …”, etc.

    L’altro Dio.

    Un aspetto interessante è il concetto dell’inferno. Oltre al Dio principale esiste un Dio secondario, complementare, ma meno potente. A questo secondo dio si associano tutte le nefandezze possibili dell’umanità, nel senso di tutti gli aspetti fastidiosi del comportamento umano. Ad esempio “non uccidere”, chi non rispetta questo comandamento, evidentemente rispetta i comandamenti del dio secondario.

    Il dio secondario ti farà bruciare tra le fiamme dell’inferno: stabilire una paura “credibile”.

    Credibile perché è sostenuta da una autorità. Credibile perché non può essere contraddetta (non importa il fatto che non può essere neanche sostenuta).

    Il guinzaglio.

    Se devi dalla “linea ideologica” proposta dall’autorità, verranno usate le ancore per riportarti sulla retta via, cioè sulla “linea ideologica” decisa. Non è una linea ideologica, sono semplicemente interessi di potere, ma questo poco importa da un momento in cui riconosci l’autorità.

    Come riconoscere il guinzaglio.

    Qualsiasi riferimento alle scritture religiose, qualsiasi concetto dato per assunto è un guinzaglio, si sta facendo forza su di un ancora ben salda in se stesso.

    È importante riconoscere le ancore e lavorare sullo scioglierle, essere libero di pensare ed agire.

    Qual è la meta?

    La meta è la libertà e l’autenticità. Libertà dalle proprie paure, e autencità dei propri sentimenti, non legati a regole, ma sentimenti che nascono da gratuità e spontaneità.

    La metà è riconoscere le nefandezze del proprio essere senza imputarle ad una colpa innata, ad un intervento sovrannaturale, o all’omissione del rispetto di una regola. Riconoscere ciò che è spiacevole per il semplice suo essere spiacevole.

    Non obbligo di sentimenti. Libertà, consapevolezza e responsabilità.

    Nessun padrone. Odio l’espressione “padrone di te stesso”, finisci per ascoltare una voce autoritaria dentro te stesso che altro non è che la copia di ciò che ti è stato detto per anni.

  • La mia intrattabilità

    se non ti amano mandali a quel paese.

    Intrattabilita_Serenella FucksiaEd è esattamente quello che penso, i politici fanno tutti così, io lo trovo squallido.

    Trovo squallida la politica se discutere è insultarsi velatamente, tirando in ballo “discorsi generici”.

    Discorsi generici che insultano chiunque abbia una idea differente dalla tua.

    Ho partecipato alla discussione e seguito Serenella Fucksia, perché, anche se effettivamente senza poter fare molto di differente, è il candidato che ho votato al senato.

    Tornerò a non votare. Il motivo è semplice. Un parlamento composto di persone pronte ad insultare le persone pur di sostenere una idea è un istituzione che fa male al Paese, e in quanto tale andrebbe soppressa.

    Ma soprattutto a me piace essere intrattabile sotto questo punto di vista. Se tu dici che io non ho cuore etica e cervello, che sono insensibile, che sarei una fredda creatura calcolatrice, puoi continuare tranquillamente a farlo. Io sono questo per te.

    Vaffanculo. Oh, ma il mio ovviamente è un discorso generico rivolto a chi risponde a cazzo di cane, eh. Non ho fatto nomi e cognomi, perché se li conoscessi farei di tutto per dimenticarli il minuto successivo. Se serve ci facci un post del blog per sfogarmi un attimo, ma niente di che.

     

  • 5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

    Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

    Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

    Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

    Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

    1. Nessuno deve essere soldato di ventura

    Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

    C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

    Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

    Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

    Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

    Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

    Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

    Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

    Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

    E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

    2. La subordinarietà ammazza l’anima

    Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

    L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

    Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

    Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

    La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

    Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

    3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

    Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

    L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

    Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

    Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

    Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

    4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

    La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

    Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

    Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

    Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

    Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

    5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

    Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

    Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

    Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

    Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

    Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

    Conclusioni

    Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

    Sto col sindacato.

  • La società dell’inganno

    Un’amica mi fa notare che non ho regalato esattamente qualcosa di carino a mamma, ed io insisto, “ma come? il roomba! cazzo, pulisce, si stanca meno”, poi dico che lei ai vestiti non ci tiene, “magari quello lo pensi tu”.

    Già, chissa perché lo penso.

    Stamattina i parenti si mettono a commentare e parlare dei testimoni di geova (non lo so proprio dove va la maiuscola), dicono che non credono veramente, che non è vera parola di dio, che ci girano soldi ed è tutta una questione di soldi, etc. Io penso ad opus dei, solidarnosc, e via dicendo, ma nel frattempo me ne sto andando perché di religione non ne capisco niente, ma so per certo che serve a fare guerre inutili, anche con i vicinati.

    So un’altra cosa della religione, ha creato questa società dell’inganno. “Mi piace un vestito che mi fa sembrare più bella” è una frase che non si dice se sei religiosa, oppure si dice ma a volte si dice il contrario, perché è vanità, e la vanità è un peccato, quindi è sbagliato. Però con se stessi ci si mente oppure ci si inganna. Inganno.

    Tutto un immenso inganno ai danni di se stessi.

    E il bello è che ci si prende mano, e si finisce per ingannarsi su tutto.

    Il lavoro nobilita l’uomo, a parte il fatto che non ho mai visto uno dei così chiamati “nobili” che avesse mai lavorato. Però sì, nobilita, forse va inteso che prima lavori poi diventi nobile. Ma non è vero neanche quello, sei nobile per diritti di nascita, e molti di loro pensano che lavorando si invilliscono, quindi evitano accuratamente di farlo.

    Ma restano convinti che il lavoro sia utile ad un elevamento dello spirito. Lavorare come bestie renderebbe nobili?

    “il lavoro nobilità l’uomo rendendolo più simile alla bestia”

    Così era scritto nel garage in casa mia quando ero piccolo. In quel garage c’era un bancone con la morsa e attrezzi per fare piccoli lavori di meccanica, magari anche aggiustare una bici, o un motorino cosa che è poi diventata rara.

    Il garage e il bancone è indicativo, la meccanica e la meccanizzazione. È una disciplina nata per liberare l’uomo dalla fatica dei lavori pesanti. La meccanica e la tecnica è stata avversata dalla religione principalmente per questo, se non c’è bisogno di sottomettere nessuno, se non si può costringere il popolo a lavorare ininterrottamente senza avere tempo di ragionare e razionalizzare che i diritti di nascita non sono sensati, né ragionevoli, ecco che viene meno il potere della religione, il potere dei nobili, il potere della burocrazia, e tutti ci troveremo in una situazione in cui tutti solo liberi, in cui il potere è di tutti. Inaccettabile fintantoché il potere continua ad essere inteso verso l’esterno, poter far fare agli altri qualcosa per il proprio arbitrio, in una sorta di delirio di onnipotenza.

    Purtroppo la meccanizzazione ha preso piede, ma poi hanno inventato l’economia, che è una scienza che non vuol dire un cazzo. Quantomeno per come è sviluppata attualmente.

    Se l’obiettivo fosse quello del progresso tecnologico, del garantire il sostentamento e i diritti umani, del minimizzare l’impatto ambientale, allora ci si dovrebbe occupare della gestione del progresso, gestione del sostentamento, gestione e regolazione dei diritti, gestione delle  risorse naturali, con opportune politiche per il progresso, politiche per il sostentamento, politiche per il rispetto dei diritti umani, politiche per la gestione delle risorse ambientali.

    Invece no, creano l’economia che rende evidente la necessità degli economisti, e rende evidente la necessità di un mercato regolamentato dai capi del mercato, che secondo le teorie economiche non potrebbero mai essere corrotti per definizione di mercato (non so se è sottointeso il fatto che si possano vendere e comprare anche i capi del mercato, ma in un mercato regolato dalle leggi del mercato controllate dai controllori dei controllori …).

    Però la politica è brutta, cattiva e corrotta.

    Io conosco la politica degli accessi a disco, la politica di assegnazione della cpu, etc.

    Ovviamente, non conosco tutte le politiche di accesso al disco, tra l’altro alcune non sono state neanche proposte perché non è ancora in commercio un dispositivo per il quale quelle politiche sarebbero vantaggiose.

    Se ne deduce che la politica è discussione, e non è mai morta, perché ci sono nuovo problematiche che vanno affrontate in modo diverso.

    Probabilmente è inutile starsi a lamentare.

    Gli idioti rimango idioti anche se hanno accesso ad internet ed un account su facebook.

    C’è la moda di sentirsi degli artisti per il semplice fatto di avere photoshop, le pataccate evidenti di alcune pagine facebook ironiche sono diventate il punto di riferimento per chi vuole cimentarsi nel lavoro di graphic designer, di fatto il lavoro di graphic designer costa ore ed non ha niente a che vedere con le pataccate di un idiota che non capisce neanche che siano delle pataccate.

    E così anche per la politica, chi parla non ne capisce niente, e neanche chi ascolta, ma di solito chi parla capisce che deve pensare ai fatti propri, o meglio quelli che non vengono fatti fuori sono coloro che ai fatti propri si ricordano di pensarci, nel bene o nel male comunque si tutelano.

    Tipicamente, visto che c’è la moda di indignarsi, leggendo un post del genere si penserebbe che una critica al sistema, una critica all’economia, una critica ai poteri forti.

    Ma non è questo. L’economia sta lì perché c’è l’ignoranza degli idioti da rifocillare. Le guerre, le religioni, l’indignazione, le manifestazioni, gli attentati e il terrorismo, stanno lì per alimentare l’idiozia, per mantenere un bacino di consumatori inermi e sottomessi che comprano cose completamente inutili con le “app per l’ifon su itun di apple”, e sanno parlare ed indignarsi, spiegando questo e quello, citando trenta o quaranta bravissimi filosofi, economisti, politici, cenni storici, ma urlando, e pretendendo di avere ragione per il semplice fatto che ce l’hanno, ma alimentando così questo sistema. La loro personale “ora d’odio”, tanto per fare una citazione.

    Questo articolo parla di come ti fregano, di come far parte dello schiacciasassi del sistema. Finirai per fare un atto violento, ed infondo è quella la parte che ti stai scegliendo se sei indignato.

    Nessuno vieta il tuo diritto alla violenza, ma il tuo desiderio iniziale era quello di giustizia, e felicità. O serenità. Ricordi?

    Sì, ricordo lucidamente. Sembra che ci siano solo 2 strade: o sei lupo o sei pecora.

    Camminare sulla cima in equilibrio vuol dire essere pieni di paure.

    Comunque sei in vista e bersagliato da tutti. Qualcuno pensa tu sia un doppio giochista. Il fatto è che stare sopra è libertà, qualunque versante si scegliesse è di nuovo tornare ad essere ingranaggio della macchina.

    Oggi sono veramente incazzato. Il meccanico dove ho portato ad aggiustare la bicicletta dopo l’incidente, preventivo già presentato da lui all’assicurazione, ha fatto il preventivo “a spendere poco”, cioè ci sono le forcelle anteriori sverniciate per via della caduta, il deraiatore piegato, i pedali ovviamente con degli sfrigi, ma lui non li ha messi, ha detto “tanto ci cammini ugale”. STRONZO. È per questo che odio l’idiozia, e questo clima di caccia alle streghe, secondo lui l’assicurazione l’avrebbe accusato di truffa se avesse messo quei danni. Stronzo sì, ma io dovrei cercare di avere giustizia da degli idioti? è un po’ come ragionare con delle scimmie. Un idiota rimane tale, purtroppo. E credo che la cosa più ragionevole che posso fare ora è quella di tenermi la bici sverniciata e non perdere ulteriore tempo dietro questo idiota e l’assicurazione. Ma mi fa veramente incazzare.

  • Ama il tuo popolo: l’ultimo swish

    In pnl (programmazione neuro linguistica) swishing è una tecnica per cambiare atteggiamento riguardo un aspetto per passare ad uno stato in cui la reazione emotiva ad una situazione non mette più a disagio. In realtà è utile a cambiare un qualche aspetto di se stessi, detto in modo più generale. Consiste nel visualizzare l’aspetto che provoca sensazioni spiacevoli e sostituirlo con una “visualizzazione” più gradevole. Descrizione approssimativa ma l’aspetto tecnico non mi interessa molto, visto che non è il mio campo.

    Non ci sarà mai un ultimo swish, non ci sarà mai un ultimo cambiamento. Si cambia perché ci fa stare meglio diventare migliori e perché essere migliori ci fa percepire in modo diverso il mondo che ci circonda. Cambiare è un po’ come viaggiare: se continui ad avere le stesse emozioni nei confronti delle stesse persone, nei confronti delle stesse situazioni, nei confronti del mondo, allora è un po’ come stare fermo alla stessa stazione, non importa quanto lontano tu voli, se questo non ti fa cambiare dentro tanto vale rimanere dove sei.

    In molto ambiti, ma visto che siamo su internet, nella analisi SEM (search engine marketing) sulle landing page (pagine di arrivo con call to action, cioè pulsante di azione) si fanno analisi A/B. Cioè esperimenti per vedere l’efficacia di una nuova organizzazione grafica e sintattica della pagina. Un aspetto importane è cercare di cambiare un singolo aspetto alla volta, per determinare l’efficacia maggiore di una singola caratteristica. Il motivo è semplice: si hanno numeri riguardo l’efficacia mono dimensionali, vale a dire “è maggiore”, “è minore”, e cambiare 2 aspetti contemporaneamente vuol dire non poter determinare quali dei 2 aspetti ha causato il cambiamento.

    Ecco, il fatto è che a volte ci sono cose che uno si porta dietro e dentro e non risolve da tempo, ed è importante per questo cercare di agire su un aspetto alla volta. Perché questi disagi sono sciocchezze in sé, ma tolgono spazio all’esperienza piena del resto viaggio. Così credo che affidarsi ad una tecnica semplice che funziona sia meglio che gironzolare o fare anni di psicoanalisi parlando del rapporto con la famiglia e la maestra cattiva.

    Amare il proprio popolo?

    Giustamente, che centra il titolo, e viaggiare, e il sem, e il disagio, e la pnl? Avere a che fare con gli altri è indispenzabile ed inevitabile. Ma cosa penso degli altri? Cioè di quelli che mi circondano, cioè degli italiani? E cosa penso dei familiari? E che idea ho? e ci sono aspetti che non mi piacciono?

    Pochi giorni fa commento dicendo ad un amico che se ami qualcuno non cerchi di cambiarlo, ami e basta, semplicemente non giudichi, non consigli lo psicologo alla tua ragazza, è una stronzata. È chiaro.

    Così chiaro che mi viene da pensare che se è così allora io gli italiani, cioè il mio popolo, ed in definitiva io (per sillogismo), li amo? (e per sillogismo!) mi amo?

    Potrei pure sorvolare sul non provare trasporto per il genere “italiano medio”, ma il sillogismo, cazzo, il sillogismo mi terrorizza!

    O continuo ad inventare una storia assurda dove io sarei nato in un altro Paese ma importato qui, o che ho ricevuto una educazione soltanto dalla tv, o che in realtà la cultura è globalizzata, o chessoio, oppure accetto di essere italiano. E dovrei accettare di non amarmi. E perché?

    Perché: accidia, mancanza di professionalità, poco rispetto verso il prossimo, insofferenza alle regole.

    Ho elencato i miei difetti o i difetti dell’italiano medio?

    Non importa veramente in realtà ho elencato dei pregiudizi che ho nei confronti miei e nei confronti degli altri italiani come me.

    Perché effettivamente potrei dire che bisogna accettare questi difetti come dato di fatto, ma in cuor mio io non credo di essere accidioso, diciamo che un accidioso non fa 7/8 allenamente alla settimana senza essere pagato per il gusto di trovare un ordine nei propri pensieri e riuscire ad essere in qualche maniera più produttivo.

    In cuor mio non credo di essere poco professionale quando ammetto di essere ignorante e passo il tempo a leggere, studiare e documentarmi su nuove tecnologie e cerco di mettere sempre in chiaro col cliente/committente cosa sono capace di fare e quanto tempo ritengo mi ci voglia.

    In cuor mio non credo di mancare di rispetto al prossimo (nel senso sbagliato di prossimo, cioè al cliente) quando faccio una nota di credito se non riesco a portare a termine un lavoro anche se non sarei tenuto a norma di legge, ma solo perché lo ritengo più corretto e rispettoso.

    In cuor mio non penso di sorvolare sulle regole quando si tratta di fare una qualcosa a regola d’arte, quando si tratta di partecipare ad una gara o quando lo ritengo in generale sensato ed importante.

    In cuor mio infondo per questo swish non ho bisogno di tecniche della pnl, ma piuttosto di ascoltare il cuore e sentire cosa prova veramente nei confronti dei miei simili (culturalmente parlando), e provare a mettersi nei panni degli altri e scoprire di essere veramente simili.

    E continuare il viaggio, in un altro Paese, in un altra Italia.

  • Oggi faccio l’economista de noantri: debito, mercati, pubblica amministrazione, spread

    Facciamo un ipotesi.

    L’Italia, considerata come azienda, in totale produce 100 MD (MegaDobloni) all’anno, inoltre l’Italia, ancora considerata come azienda, in totale consuma 120 MD all’anno.

    Dando queste ipotesi per vere, procediamo con l’appianare questa discrepanza chiedendo aiuto all’estero.

    Vale a dire, supponiamo che ogni anno l’Italia chieda un prestito di questi 20 MegaDobloni offrendo come controparte un interesso o degli interessi annui valutati in base a quanto sia verosimile che l’Italia restituisca questi 20 MegaDobloni.

    Riguardo al debito si ha spesso una idea piuttosto “casalinga” diciamo, il debito per una azienda è una opportunità di crescita. Supponiamo che un calzolaio riesca a produrre 10 scarpe al giorno con un margine di guardagno del 30%. Questo calzolaio ha bisogno di spendere 70 al giorno per poter vendere 100. In un mercato non saturo il calzolaio potrebbe vendere 100 scarpe (10 volte tanto) se assumesse altre 9 persone, che, supponiamo, costino 25 al giorno. Quindi la spesa diverrebbe 99 * 70 + 25 = 9405 più la spesa per scarpe prodotte comunque, 70, ossia 9475. L’entrata sarebbe 10000, così d’avere un utile di esercizio di 525 al giorno, al posto delle 30. Un bel guadagno, ma effettivamente questo calzolaio non ha questa disponibilità economica. Si rivolge al mercato per chiedere un finanziamento, supponendo che lo ottenga ripagandolo a fine giornata il 4% in più, dovrebbe pagare 10000 * 1.04 = 9854, vale a dire che il suo guadagno giornaliero sarebbe di 146, comunque il 486% in più rispetto al non assumere e non prendere un prestito.

    L’esempio non è dei più felici, ci sono molte variabili in una attività vera e propria ma dovrebbe rendere l’idea.

    Il calzolaio senza debiti

    Ci sono lacune evidenti nell’esempio, ma quella più interessante è sicuramente il “mercato non saturo”

    Ma tornando all’Italia, un Paese, considerato come azienda, è in una situazione di “mercato non saturo”?

    Ha senso di parlare di mercato saturo solo relativamente ad alcune tipologie di prodotti. Ad esempio la produzione di carozze è un mercato saturo, anche se se ne vendono 4 l’anno. La produzione di yacht di lusso diventa un mercato saturo velocemente.

    Dunque è interesse dell’Italia, come Nazione, avventurarsi in mercati non saturi e fare leva con i prestiti il più possibile: più debito == più soldi * leva == più soldi (*!!).

    La pubblica amministrazione effettivamente da servizi verso l’interno, non verso l’esterno. Non può essere considerata come positiva per la leva. Non se presa indipendentemente dal resto.

    La pubblica amministrazione può essere utilissima se è da supporto alle aziende che riescono a fare leva sui mercati riuscendo ad ottenere successi rispetto ad altri concorrenti lavorando in modo più efficace. (Anche l’assistenza sanitaria gratuita a tutti è di supporto alle aziende: dipendenti sani e felici producono, malati muoiono e vanno formati di nuovi. Detta cinicamente)

    Inoltre c’è un altro aspetto riguardo l’esempio del calzolaio, esempio non tanto felice. La leva e il limite del possibile, se il mercato non è disposto a prestarmi a meno del 5%, è preferibile per me non produrre, accontentarmi di 30 al giorno ed essere sempre al margine dei mercati, finire per non avere più risorse per la ricerca, e quindi non potermi avventurarmi in mercati non saturi e smettere di fare impresa. Morire come libero professionista, e divenire professionista dipendente. La differenza tra il costo di produzione e il costo dei prestiti in termini di tassi di interessi è chiamata spread.

    (*!!) Tornando a soldi * leva, se la leva è negativa, vuol dire che lo spread è negativo (spread è distacco, in realtà non è mai negativo grammaticalmente), più debito vuol dire più soldi negativi, ossia più povertà.

    Riassumo i punti più importanti:

    1. il debito come leva
    2. cercare mercati non saturi
    3. pubblica amministrazione come supporto al sistema produttivo
    4. spread dei tassi tra i costi del mercato e i costi di produzione positivo (e possibilmente massimizzato)

    Le soluzioni di Monti, troika e vari think tank: ridurre la domanda interna, abbassare il costo del lavoro, aumentare la produttività e ridurre il costo della pubblica amministrazione. Spaventano. Non avere soldi è una proposta poco accettabile. La pubblica amministrazione come costo: effettivamente il costo qui è inteso come guadagno negativo, vale a dire ciò che non è funzionale va tagliato.

    Le soluzioni (?) di Paolo Barnard http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=949. A volte penso ci sia del complottismo nell’aria, o della complottologia.

    Effettivamente non credo sia una questione finanziaria, ma di mercato vero e proprio, basta fare mente locale: cosa consumate di più ogni giorno? chi le sta producendo e chi state pagando per averle queste cose?

    E il lamentarsi della perdita del mercato dell’acciaio. Ma poi quanto acciaio si consuma? È un mercato saturo? È conveniente? C’è una leva sufficiente?

    Cosa dovrebbe fare il calzolaio (a parte le scarpe):

     

    Il calzolaio indebitato

    Rif.: infografica creata con easel.ly