Categoria: Triathlon

  • Triathlon Sprint San Benedetto del Tronto 2026. Siamo pratici

    Triathlon Sprint San Benedetto del Tronto 2026. Siamo pratici

    Prompt

    voglio capire una questione di spazio-tempo. Si parla di Triathlon Sprint, e del tempo necessario a togliersi le scarpe dai piedi durante la transizione bici-corsa.

    • Opzione 1: togliersi le scarpe mentre si sta sulla bici. Si rallenta di qualche km/h, circa 2-3 km/h, per il tempo necessario a slacciare le scarpe, sfilare i piedi e poggiarli sopra. Tempo 40 secondi circa. Si guadagna circa 20 secondi da fermo per togliersi entrambe le scarpe (da fermo si fa prima). Si corre scalzi, perdendo circa 20″ al km come passo corsa. Infilarsi le scarpe da running consuma comunque 20″ (10 secondi a scarpa).
    • Opzione 2: togliersi le scarpe in zona cambio. Si corre sui tacchetti delle scarpe da bici, si spendono circa 20 secondi da fermo per togliersi le scarpe da bici, poi infilare quelle da corsa. Spesso si può optare per togliere una scarpa (bici) ed infilare la scarpa corsa, una alla volta, risparmiando un altro paio di secondi. Totale tempo da cambio-scarpe da fermo: 36 secondi. Quale delle 2 transizioni è più veloce?

    1. Perdita di tempo in bici (Opzione 1)

    Rallentare di 2,5 km/h (media tra 2 e 3) per 40 secondi non ti fa perdere 40 secondi, ma solo la differenza di spazio non coperto. La formula fisica per calcolare il tempo netto perso è: Tempo perso (s)=40×2,5V

    • Se viaggi a 36 km/h: perdi 2,7 secondi.
    • Se viaggi a 40 km/h: perdi 2,5 secondi.
    • Prendiamo un valore medio di 2,6 secondi persi.

    2. Confronto dei tempi da fermo (In Piazzola)

    • Opzione 1: Spendi 20 secondi (solo infilare le scarpe).
    • Opzione 2: Spendi 36 secondi (togliere bici + infilare corsa).
    • Guadagno netto a favore dell’Opzione 1: 16 secondi.

    3. Penale della corsa scalzi (Opzione 1)

    Dato che sui tacchetti non perdi tempo, l’Opzione 2 ha penale 0. L’Opzione 1 perde invece 20 secondi al chilometro.

    • Tempo perso (s) = 20×D (dove D è la frazione di km della transizione).

    Il Bilancio Totale (Opzione 2 – Opzione 1)

    Mettiamo insieme i dati per vedere quanti secondi si guadagnano (o si perdono) scegliendo l’Opzione 1 rispetto all’Opzione 2:

    Guadagno Opzione 1=Tempo risparmiato in piazzola?Tempo perso in bici?Tempo perso nella corsa

    Guadagno Opzione 1=16s?2,6s?(20×D)=13,4?(20×D)

    Il Punto di Pareggio (Break-even)

    Per capire quale sia la scelta migliore, troviamo la distanza D per cui le due opzioni si equivalgono (Guadagno=0):

    13,4=20×D?D=13,420=0,67 km

    Verdetto Finale

    Basandosi strettamente sui tuoi dati numerici:

    • L’Opzione 1 è più veloce se la zona di transizione a piedi è più corta di 670 metri. Ad esempio, su una transizione standard di 200 metri (D=0,2), l’Opzione 1 ti fa risparmiare 9,4 secondi netti.
    • L’Opzione 2 diventa più veloce solo se la zona di transizione a piedi è più lunga di 670 metri, poiché da quel momento in poi la penalità dei 20″/km accumulata correndo scalzi supera i 13,4 secondi guadagnati tra bici e piazzola.

    Considerazioni metriche a parte

    Sono uscito dal nuoto piuttosto bene, solo che effettivamente ero distrutto fisicamente. La notte precedente ho dormito 4 ore, ed anche male. Avevo decisamente il fiato corto. Correre dalla spiaggia fino alla T1 è stato impegnativo. Prima di tutto correre scalzo con 10 kg di sovrappeso si fa sentire, tutto sui piedi. Poi comunque sono uscito dall’acqua col fiato corto. Posare muta, mettere scarpe, occhiali, casco, pettorale, e sganciare la bici, non è stata la transizione più veloce che potessi fare, forse ho impiegato 40 secondi, o forse più.

    Bici

    Sono 4 giri da 10 km, il conto è semplice. Ci sono 2 giri di boa, ma il primo è davvero semplice con curve affrontabili, quindi sostanzialmente un solo rallentamento. All’inizio del terzo giro, prima dell’inizio, devo aver fatto qualche casino, col cervello. Una doveva uscire per andare alla T2, un altro chiedeva di superare a sinistra, e io ho fatto confusione coi birilli.

    Ora, per quanto tu possa essere forte sulle gambe, girare è una cosa che ti costringe a frenare. Se c’è c’è il giro di boa, sia che tu provenga da 50 km/h, sia che provenga da 30 km/h, devi rallentare a 20 km/h per fare la curva. Quindi lo strillare che arrivi fa un po’ girare le palle: cazzo mi frega a me? Rallenti e giri come faccio io.

    Tolgo i piedi dalle scarpe, questa volta è facile capire quando. Qualcuno da fermo suggerisce “c’è strada”, come se avessi tolto i piedi troppo presto. Ecco: togliere un piede, non è abbastanza, bisogna togliere entrambi i piedi e poggiarli sopra la scarpa. Quindi bisogna prima sganciare il boa, poi sfilare il piede, poi poggiarlo sopra la scarpa, beccando il momento i cui sta girata dal verso giusto. Tutto per due. “C’è strada”? Fallo tu allora. E no, l’ultimo momento non vale, perché se arrivi alla linea e un piede rimane nella scarpa, o cadi, o ti fa la T2 correndo con una scarpa sì, una no.

    Lo so io se c’è strada o no. Di nuovo corro scalzo, ed è fastidioso. T2 ancora pessima, tolgo il casco, e metto le scarpe.

    Corsa

    Mi metto a 5’/km, non per progetto, ma perché sento proprio che più non vado. Sono tutto rattrappito e corro come se fossi in una di quelle antenne telescopica semichiusa. Almeno all’inizio, poi nel lungo mare c’è una leggera discesa e mi apro.

    Finisco stranamente la frazione corsa in 23’43” segnando il mio personal best da quando ho ripreso. Circa 4’43″/km.

    sbilancio

    Una buona frazione bici la fai con il culo, gli adduttori, i bicipiti femorali, e leggermente con i quadricipiti, e comunque spingi continuo senza lamentarti. Invece questa è stata una sofferenza.

    Ho preso il gel prima di partire in bici, e forse essendo liquido non mi ha dato sostanza, al terzo giro ho addentato mezza barretta, ed è iniziata ad andare meglio. Ho pensato di prendere un gel per correre, memore di Acciaroli, ma in realtà questa volta stavo benissimo dal punto di vista energetico. Infatti tenere il gel in mano per 300mt mi ha solo rallentato la corsa.

    La giornata è stata bellissima dal punto di vista climatico. Un po’ meno dal punto di vista sintetico, nel senso che le premiazioni le hanno fatte al club di tennis, in un posto dove c’era l’erba sintetica, ed io ho avuto la malsana idea di sedermi a terra. Ho girato con i pantoloni zuppi per il resto della giornata.

    Mi sono fermato a mangiare gnocchi con ragù di tacchino che servivano al bar vicino al parcheggio.

    Si paga il parcheggio?

    … se ci riesci…

    Il dispositivo per fare il ticket al parcheggio è decisamente lento. Io capisco che deve solo stampare e non c’è fretta, ma pigiando un tasto 3 volte, acquisisce l’input dopo 3 secondi, e prende tutti e tre i comandi, trovandoti al giorno dopo o cose assurde. Annullare l’operazione costa qualcosa tipo 20 secondi. Non accetta il pagamento contact-less (con orologio), ma solo inserendo la carta di credito. Poi uno si chiede a cosa serve lo sviluppo software: ad evitare questo.

    Nota di colore

    Paris Hilton è l’inventrice dei Selfie. Di fatto non esistevano i cellulari con fotocamera anteriore, quindi si usavano le normali macchinette fotografiche elettroniche. Paris Hilton fu la prima ad usare dei selfie per promuoversi, fotografandosi in posti famosi.

    La curiosità è che Paris Hilton non era presenta al Triathlon Sprint di San Benedetto del Tronto 2026, né come partecipante, né come spettatrice.

  • Sprint in Cilento

    Sprint in Cilento

    Questa settimana parto per il Cilento, e già va male in partenza.

    Arrivo a venerdì sera con una settimana piuttosto impegnativa, sia professionalmente, sia come allenamenti. Ho deciso di non bere più alcolici, totalmente, da domenica sera. Inizio così a sentire qualche dolore ai quadricipiti ed alle caviglie. Ma nonostante tutto corro 5km ogni giorno, di cui mercoledì VO2Max, il martedì faccio anche 2 ore di bici. Poi nuoto, molti giorni con doppio allenamento. I dolori tardano a farsi sentire, ma capisco che le gambe sono un po’ troppo rigide.

    Sabato 3 ottobre: in autostrada

    Avevo messo il viaggio su Blablacar e mi arriva una proposta di variazione di percorso, che ho accettato pensando fosse una prenotazione. Capisco solo 2 giorni dopo che si tratta di una pre-fase, dopo che mi spiegano come funziona il servizio clienti di blablacar. Il tipo che ha fatto la proposta mi risponde “io sono già partito da un’ora. Ma la partenza era impostata alle 8:40 e non erano ancora le 8, questa cosa mi ha un po’ annebbiato il buon senso.

    All’autogrill incontro casualmente Gianluca Gabrielli, del gruppo linux Macerata/Fermo/Camerino, che va a Roma Hack. Avevo visto quell’evento e pensavo di mettercelo prima della gara, o al posto della gara, però poi ho deciso per Acciaroli.

    La strada scelta è per L’Aquila, Avezzano, Sora, e poi Caserta-Napoli, e poi non so, Salerno. Comunque mai fatta questa strada e per me è un piacere anche da solo.

    Ad Avezzano esco dall’autostrada e penso di fermarmi a mangiare da qualche parte consigliato da Gemini. Ma è troppo presto. Prendo un tramezzino per fermare la fame. Decido per Sora, Al Maresciallo.

    Sora è un posto carino, in mezzo ad una valle, c’è un fiume che l’attraversa, e in qualche modo la città gli sta attorno, il pavé, i locali lungo il fiume, che forse fa un po’ trastevere. C’è sole ci sono parcheggi lungo il fiume, poco lontano da “Al Maresciallo”. La mappa non mi porta al ristorante, chiedo indicazioni ad una ragazza fuori da un centro estetico. “Sono solo. C’è posto per mangiare?”, “se vuoi mangiare solo, va bene”, scherza il cameriere. Il ristorante da su un vicolo, mi siedo fuori. Mangio strozzapreti salsiccia ed una panna languida, chiedo il pecorino, e la situazione si risolleva. Poi uno spezzatino, non è il massimo, la carne è piuttosto asciutta, non è al livello di un goulash mangiato a Praga.

    (A Praga, mi diceva Gianluca, c’è SuSE, dove lavora)

    Seduto ad aspettare il pranzo, mi vedo JSON-RPC 2.0, e poi MCP 2.0, vedo che utilizza un SSE-non-standard.

    Riparto mediamente soddisfatto.

    Passando per Battipaglia e Agropoli, vedo un palazzo che sembra la location di “Prince of Persia”, il mitico videogiochi anni ’90, ma non riesco a fotografarlo perché sono nel traffico.

    Lungomare cilentino

    Appena lascio l’atmosfera desolata e desertica, arrivo a vedere il mare, ed è quasi inatteso.

    Ero abituato a dover prendere il traghetto per l’Elba per vedere uno scenario così bello, qui invece è con soluzione di continuità, per dire, anche se fa stacco. Non mi è chiaro dove è cambiato lo scenario, se cerco di riavvolgere mentalmente da quale punto esatto si è trasformato non riesco bene ad individuare il punto. Di certo più si prosegue lungo la costa, più la landa desertica sbiadisce nei ricordi. Le strade tortuose sopra la scarpata verde e rigogliosa che scende sul mare sono un po’ impegnative, ma si fanno apprezzare.

    Ho un buon dialogo con Gemini che mi spiega i dettagli dell’MCP fornito da Amazon per interagire col proprio account seller tramite un agente AI. Però così facendo si interrompe le istruzioni del navigatore ed io rimango un po’ spaesato. Mi innervosisco, e rimando il navigatore in primo piano.

    Arrivo ad Acciaroli alle 7 di sera (19), ed è già quasi notte. Così riesco a fare un corsa molto breve, e poi tuffarmi per un ventina di metri: non si vede niente, e ci sono gli scogli. Mi taglio anche leggermente la mano toccando uno scoglio. Non che sia torbida, il problema è che sono senza occhialini, ed è pure notte.

    Ritorno al B&B (il B&B che non offre colazione, forse si chiama solo ‘B’?), trovo altri ospiti che parlano, ed hanno le bici nell’atrio. Chiedo se sono per la gara, scambiamo qualche parola. Vado a farmi la doccia che ne ho bisogno.

    Durante la breve corsa vedo che ci sono locali aperti, quindi so più o meno dove andare (cioè, non lo so).

    Tra file e posti prenotati e vedere cosa è meglio, opto per la pizza, e una tagliata di pollo, che è praticamente uscita dalla confezione da supermercato e scandata sopra una piastra. Ma è esattamente quello che volevo. La pizza è una “caprese”, cioè una bufala con l’origano. Niente birra, acqua frizzante, in realtà effervescente.

    La mattina è un po’ stanca. Mi alzo tardi, verso le 7 e 40, arrivo al bar alle 8 di mattina, mangio 1 pasta e un cappuccino, poi mi fermo ad un altro bar per una seconda colazione, ancora dolci e caffè. Forse un po’ troppo.

    Evento: Triathlon di Acciaroli

    L’evento fa parte del circuito Triathlon Magna Grecia è la quarta tappa, ma io spizzico qua e là.

    Consegna pettorali, zona cambio, deposito borse, tutto in una piazza, che poi è il porto di Acciaroli (scopro il movimento dei balconi, che però non credo esista). La gara parte alle 10 di mattina, si fa la spunta dal marciapiedi vicino la zona cambio, poi si entra in acqua, in mezzo al porto, e si parte “da dietro il nastro”.

    Nuoto

    In mezzo al porto l’acqua è piuttosto torbida, ma si esce subito, appena 150 mt, e già si distingue le vegetazione sul fondo, un verde scuro, tipo muschio, non la tipica posidonia oceanica. La cosa curiosa è che escono bollicine d’aria da questo prato, che sembra di essere in un acquario tropicale tipo quello di Che Tempo Che Fa. Nuoto più veloce di quanto mi aspetto, e riesco a stare più o meno in linea, tengo qualcuno a destra e qualcuno a sinistra.

    Senza alcuna sorpresa esco tra gli ultimi. Ma la muta mi ha aiutato parecchio: privilegio da M3.

    Bici

    Lasciamo stare. Ero convinto di aver preso tutto, ma la borraccia era vuota, ci ho svuotato un goccio d’acqua da una bottiglia che avevo in borsa, ma la borraccia è ancora mezza vuota. Parto e lo so, quindi risparmi l’acqua. Troppo.

    Il percorso è semplice e sostanzialmente pianeggiante sulla strada che fa da terrazzo sopra il porto e le altre case di Acciaroli. Ci sono 2 giri di boa, e sono 3 giri di bici. Si torna alla zona cambio. Io torno senza praticamente aver toccato acqua, solo qualche sorso.

    Corsa

    Non me la sento di prendere il gel. In realtà sono stordito ed ho molta sete. Arrivo al primo ristoro, anzi mi trascino al primo ristoro. Mi fermo per scambiare quattro chiacchiere, e bere 3 bicchieri. Riparto, e si corre sopra il molo esterno del porto, scendendo, uno di fronte a me perde un gel. Volevo raccoglierlo al volo, ma non riesco. Sono 3 giri, e al secondo il gel è ancora lì, così lo prendo. Molto liquido ed inizio a correre. Così mi faccio 1 giro e 1/2 a ritmo accettabile. Finisco l’ultimo dei 5km a 4’20″/km, che per come sto messo non è male. Ma la frazione bici ho fatto pena.

    La gara

    La frazione bici è stata penosa, a parte la mancanza d’acqua, le gambe non vanno come dovrebbero. Arrivando assettato, la corsa ho perso i primi 3 km. Ho chiuso ad 1h18′.

    Forse ho fatto molti allenamenti, ma non ho certo caricato il quadricipiti, ho fatto un solo 2 ore di bici in settimana.

    La domenica: Triathlon Sprint Acciaroli – 4-10-2026

    Provo ad approfittare del pasta party, la pasta è finita ma c’è quella per ciliaci, che a me sembra la stessa cosa, visto che non so come fosse l’altra. Mi prendo una bottiglia d’acqua effervescente. In fondo non potevo aspettarmi molto, visto che ho fatto la doccia prima di arrivare al pasta party.

    Però gironzolo, e provo ad andare al “Mediterraneo“, che sembra sia un’istituzione ad Acciaroli. Prendo un arrosto misto di mare. Si mangia molto, e bene. Sono solo e sistemano un tavolo vicino al balcone sul mare. Per una specie di “disguido” il mio piatto arriva pochi minuti dopo (avevano servito troppo presto un altro cliente che doveva finire il primo).

    Torno a dormire, perché sono stanco. Riesco a riprendermi attorno alle 4 di pomeriggio, e decido di andare “da qualche parte”. Prima è Castellabate, poi visto che è un posto scomodissimo dove neppure le capre vorrebbero vivere, non provo neppure a fare una passeggiata per il centro, e prendo per Agropoli.

    Agropoli è un posto caratteristico e popoloso, sembra che ci sia vita, ed in alto c’è la rocca con dei locali dove fanno musica dal vivo, una vista meravigliosa sul porto e sul mare, e negozi aperti la domenica.

    Mi fermo a parlare con un artista che vende un faro, molto caratteristico, che andrebbe bene sul mio terrazzo. Solo che non voglio spendere 200 euro per una cosa che probabilmente il vento butta giù e rompe. Mi dice che Castelabate è molto meglio, c’è più vita. Poco prima, al negozio di abbigliamento, la proprietaria mi dice che Agropoli è meglio, e comunque ci sono stati i campionati di atletica

    Il ritorno

    Le strade sono tortuose tra Acciaroli e Agropoli, e così fino ad arrivare alla SS18, poi la cosa migliora, ma ci si trova in una valle desolata, stile far west americano. È qui che si coltiva la bufala. Ok, forse si alleva, ma il watermark di Gemini tende a fare casini ed io ne assorbo i difetti. Battipaglia, poi Salerno, poi voglio fare un strada alternativa, passo per Avellino, Benevento.

    È una scelta scellerata. Ma a Benevento, sfinito, vedo “Zoo”, e decido di fermarmi. Lo zoo non è a Benevento, ma vicino, in direzione Pietralcina. All’uscita della statale c’è una statua di Padre Pio, che vista da dietro sembra Caparezza, poi davanti diventa Padre Pio, poi di nuovo dietro è Caparezza (ho sbagliato direzione devo andare dall’altra parte).

    Allo zoo ci sono il Lemuri, che io non avevo mai visto, ma forse solo perché sono troppo piccoli. Fotografo quello che mi sembra un lama, ma il realtà è un apalco. Ha denti in fuori e sembra un deficiente.

    Di certo l’animale più interessante dal punto di vista comportamentale è l’ippopotamo pigmeo.

    È un ippopotamo in miniatura, che si muove tra la vegetazione sparpagliando le proprie feci tramite la coda. Praticamente uno sparpaglia merda (o “sparuja merda” in dialetto marchigiano). Comunque è vegano, è una questione di buone maniere.

    Le scimmie le trovo interessanti. Faccio le boccacce dal vetro. Il più giovane mi restituisce una linguaccia, poi arriva l’altro e si avvicina al vetro facendo tutte le facce strane. Alla fine anche il cucciolo si decide e viene a farmi le boccacce. Mi pare di capire che le altre sono femmine e non fanno le boccacce, e anche riguardo al cucciolo sembra che stia imparando, tanto che pare che il grande sembra quasi orgoglioso delle boccacce del cucciolo.

    Ma queste sono fantasie da calo di zuccheri.

    C’è un agriturismo proprio difronte l’entrata dello zoo. Trofie con radicchio, salsiccia e provola. E spendo 13 euro. Altra acqua effervescente.

    Sembra che la Campania sia la patria delle acque effervescenti, ce ne sono di tutti i tipi.

    Ancora traffico. Poi finalmente Caserta. Poi Avezzano, e ritorno.

    Riesco ad arrivare a casa, fare una doccia ed arrivare a tango. In moto chiaramente. Ballo con Elena che mi sguscia facendo un po’ come gli pare, dovrei essere io a portare, ma la sensazione non è male, è come se non fosse facile tenerle testa … come si dice, beato chi se la spupazza. Ma io torno a casa da solo.

    Il lunedì è andato.

    Martedì

    Dopo il lavoro c’è Python Marche, a Pesaro, e voglio andarci. Il meteo dice che non piove, quindi vado in moto.

    Mangio per la prima volta una “Rossini”, una margherita con uovo sodo e maionese.

    Il ritorno è assurdo. Vesto troppo leggero per stare in moto, e comunque la sera c’è umidità. Non voglio fare l’autostrada che mi costringe a stare sui 120/130, quindi scelgo l’adriatica, che comunque mi fa stare sugli 80/90.

    La giacca in pelle l’ho comprata ad Agropoli, molto trendy ed elegante, ma troppo leggera.

    Dopo Fano la strada è interrotta per lavori, faccio una variante strana e mi trovo sulla mitica complanare di Senigallia, poi via via, arrivo a Falconara, e prendo il cavalcavia. L’adriatica sopra Ancona offre una vista spettacolare sul porto con le luci la notte. Ma fa un cazzo di freddo con la giacca trendy. Guido di merda perché tremo. Arrivo a Loreto e decido di fermarmi al McDonalds. Non è che ho fame, ma in pizzeria i tortellini al ragù mi avevano riscaldato lo stomaco, ed ora pensavo solo a quello. È aperto solo il McDrive e devo mangiare per strada, ma comunque sto fermo e non è davvero freddo.

    Arrivo a casa con un po’ di ipotermia e fatico a dormire subito.

  • Cervia – Campionato italiano Triathlon Sprint

    Decido di iscrivermi a questa gara anche se sembra un po’ di alto livello. In realtà sono su age group, ma con poco allenamento, e il solito problema alla caviglia che mi trascino da inizio maggio.

    Durante la settimana faccio 2 corse da 10km, perché la domenica precedente ho fatto una gara “mediamente soddisfacente” di 10.5 Km a Porto San Giorgio. Diciamo che la caviglia ha retto, e ho finito la corsa in 52′, che un tempo imbarazzante normalmente, ma con i 10 kg di peso extra, è un ottimo risultato.

    Arrivo a Cervia in modo rocambolesco, parto al mattino caricando la bici, e rispondendo al blablacar che voleva che passassi alla stazione di Ancona, ma per qualche motivo non troviamo l’accordo.

    Dalla mappa vedo che Cervia è una specie di isola mancata, o una mezza laguna, una Venezia venuta male, ma forse neppure troppo.

    Poi arrivo. Non era la prima volta che vedevo il posto. Riconosco esattamente la zona e il tratto di Adriatica (SS16). Per qualche motivo, nel ’22 frequentavo una ragazza, cioè coetanea. Era una storia iniziata in chat, via tinder, incontrati in un bar, partiti un po’ zoppicanti, ma con la voglia di conoscerci. E andava avanti da diversi mesi. Tanto che si fidava a farsi accompagnare da me a Mirabilandia, un regalo per il figlio, quattordicenne, che era alto quanto me. Era un po’ strano parlare con figlio, un po’ infantile ancora, ma fisicamente formato, e anche un po’ stronzo, cioè un po’ come lo si è a 14 anni per contratto, o cose del genere. Comunque era ottobre, ed avevamo preso due stanze in albergo, a Milano Marittima, per fare una giornata piena. Non ricordo esattamente, ma penso fosse una sola sera, poi tornando via da Mirabilandia abbiamo deciso di andare allo zoo safari. Veramente ho deciso io, perché l’ho visto scritto e ho girato la macchina per andarci, davanti alla biglietteria abbiamo chiesto informazioni, e ci è toccato entrare. Ma tra le altre cose ci siamo anche persi, non allo zoo, ma fuori, e siamo finiti a Cervia, una zona paludosa. Insomma, eravamo in tre in auto, ma per me ero con lei, che ogni tanto cercava la mia mano, e io volevo fargliela trovare, e a volte cercavo la sua. E tutto questo mi ha reso un po’ triste e melanconico.

    Triste e melanconico, giro a destra per andare verso il centro di Cervia, ma prima mi fermo a pisciare.

    Triste e melanconico, parcheggio vicino una rotonda dove c’era il giro di boa, e chiedo informazioni per dove prendere il pacco. Ma erano appena le 10. Le informazioni sul sito Fitri erano piuttosto “staffed” quindi difficile capire quando dovessi partire io con M3.

    Triste e malinconico (perché poi la sintassi ogni tanto l’aggiusto), ritiro il mio numero, e torno all’auto, mi cambio e ritorno a posare la bici. Casini infiniti, zona cambio infinita, eccetera.

    Piadina e sonnecchio su una sdraio. C’è Palmieri che mi sfotte per qualcosa che non ricordo. Body con zip rotta, ma basta che tiene. “Non hai la muta?”. No, scordata.

    Partono gli M3, così avevo capito. Poi chiedo a gente che sta lì in attesa, e chiedo se è per M3, mi risponde uno “S4”, rispondendo chiaramente riguardo alla sua categoria, non al fatto che dovesse partire _anche_ M3. Ma siccome la gente è propensa a sentirsi sempre protagonista, non ci fa caso neanche che forse qualcuno vuole solo un’informazione, d’altra parte stanno gareggiando al “campionato italiano di triathlon sprint”…

    Mi siedo e li lascio partire. Poi sento lo speaker che parla di aspettare fino alle 3 meno un quarto per la prossima gara. Mi alzo e vado a chiedere quando partono gli M3? mi risponde “sono partiti, sono in acqua”. Ok, corro e parto per la gara, forse 3 minuti più tardi, ma meglio di niente.

    Circuito bici cittadino molto facile tecnicamente, a parte il giro di boa, non ci sono curve, ma sono fisicamente poco pronto.

    Poi la corsa va meglio, nel senso che riesco a farla in progressione, finendo l’ultimo km a 4:20 e quello prima a 4:50.

    Mi siedo al pasta parti, pare che una ragazza mi sta parlando, ed è pure bella, ma forse sono una triste e malinconico.

    Comunque ho fatto una pessima figura, qualcosa come 300esimo su 301 o cose del genere.

    I miei triathlon (2026)

    Per quanto triste ed infortunato, ho fatto diverse gare, e diverse distanze, tutte di triathlon. L’obiettivo era imparare a cambiarmi le scarpe.

    Visto che vengo da ricordi di Ironman e mezzi, tra cui Elbaman, quello che apprezzo delle gare non è solo l’organizzazione, ma anche i percorsi.

    D’altra parte Elbaman lo faresti senza che ci fosse una organizzazione, prenderesti la bici e ti faresti il giro dell’isola, basta raggruppare un po’ di gente.

    E così Aronamen, dove c’è un lungo rettilineo, per poi salire sulla collina, e da li farti il sottobosco, e scoprire per un tratto il lago di Orta. Ma soprattutto atmosfera ed ambient bucolico/alpino, alla Heidi che gli sorridono i monti e le vacche le fanno mohouh.

    Lago di Vico 2026: il posto è bellissimo, è un lago di orgine vulcanica, sembra proprio di scendere nella caldara di un vulcano, e trovarci un lago spettacolare e raggiante dove i pioppi si specchiano sornioni, sputacchiando i batuffoli buffi di bianco cotone. Però la gara è tutta sotto gli alberi, vedi solo la strada durante il percorso bici, e così anche durante la corsa. Il lago si scorge appena. Diciamo raccolta, gara ben organizzata, lago bello da nuotarci (acqua piuttosto calda), ben servito da ristoranti e chalet. Ma è un Olimpico impegnativo, e con un feedback visivo non all’altezza di un medio (troppi giri ripetuti in bici).

    Sprint di Lecco. Oh, Lecco è una città, sul lago. Ci sono bei posti da visitare, e la gara viene fatta in un campeggio. Il lago è pulito e facile da gareggiare, niente correnti, e acqua piatta. La bici è un circuito cittadino con molte variazioni, curve tecniche, cavalcavia, rotonde … variegato e divertente. Per molto del percorso vedi il lago e la sponda dal lato opposto, con i suoi paesi, il monte che sale, eccetera. La corsa si fa in un parchetto verde vicino alla sponda del lago, molto curato, e molto ombreggiato. L’organizzazione è praticamente perfetta, ci sono parcheggi a 50 mt dalla zona cambio, e tutto scorre alla perfezione. È un circuito cittadino, ma è davvero suggestivo, non te lo aspetteresti da uno Sprint.

    Lago di Suviana: Olimpico spettacolare. È un Olimpico no-draft, dove tipicamente la mancanza di scia te la sbatti nei cosiddetti. La bici parte in salita, arriva ad uno stop, giri a sinistra, fai un po’ di curve, ti ritrovi sopra la diga, la attraversi, giri a destra, e giù fino ad un paesino, dove “guadi” il fiume, e ti fai l’altro versante, tutto in salita, per 10 km circa, poi ridiscendi e torni al lago. La location è spettacolare e caratteristica come nessuna. Non ci sono neppure film ambientati in posto così inusuale come questo, non c’è manco mezzo metro di piano. Se penso ad una location caratteristica, mi viene in mente ad Avatar e le colline che sembrano appese alle nuvole. La zona del lago di Suviana è un altro pianeta ancora, nessun regista lo ha ancora scoperto. Nel frattempo farci una gara è un’ottima idea.

    Sprint di Como: ok, circuito cittadino. Como è stupenda, e lo è anche il lago, ma di per se la gara è qualcosa “per di più”.

    Lago di Iseo: penso che mi piacerebbe. Ma non l’ho fatta.

    Brescia: triathon sprint, peccato le scarpe non slacciate. Bello il percorso di corsa, attorno al lago dove si nuota. E bello anche il percorso di bici, anche se tutto in pianura, comunque Brescia per me è stata una bellissima sorpresa.

    Piediluco: non è una scoperta, il miglior Sprint spettacolare, il posto merita e l’organizzazione si fa valere.

    Alba Adriatica: percorso bici meraviglioso, non siamo ai livelli di Elba, perché ci vorrebbe un’isola, ma davvero è un bel vedere.

    Ma Cervia mi ha deluso? Ma non lo so, è solo malinconia, o tristezza.

  • Lo strano caso degli occhiali non-nella-borsa

    Sembrava ovvio che dovessero essere lì, ma non c’erano, evidentemente.

    Ho svuotato completamente la borsa rovesciando tutto nella stanza del hotel dove alloggio.

    Uno di quegli hotel dove tutto è automatizzato, e devi solo inserire codice e girare chiavi nella toppa della porta.

    Avevo davvero bisogno di una doccia, ma questa cosa degli occhiali era proprio fastidiosa.

    Dopo ogni T1, tolgo la cuffia ed infilo gli occhiali dentro. Poi metto tutto nella borsa per la gara successiva. Se faccio una gara alla settimana tutto ok. Ma ad agosto ho fatto uno stop e non trovavo più l’accoppiata cuffia-occhiali.

    Avevo un blablacar che arrivava in stazione e non potevo disfare la borsa alla partenza, ma rovistando non li sentivo.

    Ha fatto caldo per tutto il tragitto, il 29 Agosto è tempo di rientri dalle vacanze, e di code.

    Lei mi chiede di tenere la temperatura “un po’ più alta”, ma il problema è l’andatura a singhiozzo tra Rimini e Bologna, che non è la cosa più usuale.

    Così il giorno del triathlon sprint di Brescia ho un compito in più: comprare occhiali. Mi informo, chiedo alla taverna/pub dove mangio, e forse bevo un po’ troppo, Grillo, tengo tutta la bottiglia e prendo una cotoletta ed un piatto di pasta con non ricordo cosa.

    Brescia è stesa sotto la collina che sale su e la divide. In cima c’è un castello con delle mura e dei fossati, molto suggestivo. È un po’ come se Brescia abbracciasse la collina con tutto il castello, per quello che può.

    Si vede molto verde lungo i pendii di quelle che dovrebbero essere pre-alpi, se esiste questa cosa. La parte ovest è piuttosto riparata, c’è una insenatura che si infila tra 2 colline. La parte Est non ne ho idea, da sopra dovrei vederla, ma so che il 30 ho la gara proprio là.

    In quella zona ci sono laghetti formatisi dalla cava per estrarre sabbia, che poi è poco sotto il lago di Garda.

    Al mattino trovo un centro commerciale che ancora non è aperto. Litigo col navigatore e mi incazzo, ma sono comunque in anticipo. Arrivo a prendere gli occhiali: arena, e scontati pure.

    Per raggiungere la gara non ho idea, ma entro in una superstrada e finisco in una palude, dopo un po’ una vigilessa o carabiniera, mi dice che posso andare a parcheggiare “là”. Seguo la strada ed il parcheggio è davvero a 2 passi dalla zona cambio.

    Non c’è la cuffia. Questo per me è un male, visto l’antefatto. Mi lamento. Mi dicono che nella email “c’era scritto”. Taccio. Ho la casella piena e non ricevo email da 4 giorni, un bel casino …

    Per qualche strano motivo qualcuno mi presta la cuffia. Non capisco perché non si dovrebbe nuotare in una pozzanghera che risulta dalla cava senza cuffia. A rimetterci sarebbe solo la mia testa.

    Faccio una frazione nuoto imbarazzante, nonostante la muta.

    Mi fanno davvero male i piedi. Correre fino alla zona cambio scalzo è una sofferenza. Questa cosa dell’infortunio della caviglia e lo stop di Agosto mi ha ucciso. (e anche un po’ il Grillo della sera prima).

    Di suo Brescia non è affatto male. Il centro storico è pieno di chiese ed altri edifici storici, ma comunque le strade sono abbastanza ampie e tranquille. Ci sono fontane, ed è davvero carina. Non è una metropoli, o almeno il centro non è così grande. E poi ti puoi fare una scappata al castello da dove si vede tutto e c’è molto verde. Il sabato c’era anche un concerto.

    La frazione bici inizia come molta calma. Siccome la cuffia mi è stata prestata, mi ha anche detto il numero di dove dovevo restituirla. Ovviamente l’ho scordato, e lo poggiata in un posto a caso. Ma il mio l’ho fatto. Infilo le scarpe e ci corro dentro, quelle da bici, sì. La T1 la faccio così, la cosa degli elastici è assurda per me. Inforco la bici da sinistra, e aggancio prima il piede destro, inizio a pedalare ed aggancio il sinistro che era l’appoggio.

    Terra piatta. Assolutamente piatta. Ci sono 2, 3, ettupli calvalcavii, che io cavalco entusiasticamente. Tanto sono solo 50 metri, e comunque i 20 km dovrebbero finire presto. So benissimo che i primi 10 km sono di riscaldamento. Quello che non mi aspetto è che il personale sta oltre la curva, e non prima a mo’ di paratia come mi aspetto. Così salto anche il giro di boa, che è una rotonda. Veramente non capivo se fosse quella o la successiva. Finisco sul brecciolino, ma sono talmente lento …

    Insomma, potevo anche cercare qualche scia, ma alla fine era rimasta una ragazza che tirava, mi sembrava ineducato, e quindi mi sono messo davanti.

    La discesa è problematica. Dovrei sganciare, ma questo è un giro singolo e non so quando sto per arrivare. Mi trovo ad avere slacciato una scarpa, e l’altra no. Scendo dalla bici e reinfilo la scarpa, la allaccio meglio. Parto a tutta, sulle punte delle scarpe, la curva è a gomito e alzo la bici.

    Mi fischiano.

    Mi spiega che avrei potuto uccidere qualcuno alzando la ruota. Sfortunatamente non l’ho fatto. Sarà per la prossima.

    Cambio scarpe ok.

    Si gira attorno al laghetto, e qualche altro posto. C’è un ristoro. Sono 2 giri, mi pare.

    Non ci ho capito molto, ho anche passeggiato un po’.

    Il clima era fresco, accettabile. Ma ho capito che lo stop di Agosto mi ha ucciso, e decisamente era meglio che tenessi il ritmo di una gara a settimana.

    Atterro a casa tra varie peripezie alla sera della domenica.

    AWS Zürich

    Il lunedì mi arriva il link per partecipare ad AWS di Zurigo. E questa cosa mi sconvolge un bel po’: perché me lo mandi lunedì se l’evento è martedì? Perché sono tornato da Brescia facendo 4 ore di auto, per poi dover ripartire e magari farmi la strada di notte senza dormire?

    Cosa è successo veramente?

    Non ho idea, ho solo perso un po’ di tempo per capire se tirar giù la bici o no, se alloggiare da qualche parte vicino a Zurigo, se fare la vignetta, il Gottardo, prendere il treno …

    E alla fine non sono partito.

    Ho trovato invece un impegno per la settimana dopo

    L’otto volante di Alba Adriatica

    Il 6 settembre c’è l’Olimpico di Alba Adriatica.

    Questo è andato ancora in modo più rocambolesco. Ricevo la email con i dettagli il venerdì, cosa che non leggo. Leggo il sabato, alle 9, che la gara parte alle 8 di mattino. Che è molto meglio.

    Questa volta ho 2 paia di occhiali, 2 cuffie, la muta non se ne parla.

    La zona cambio è un piazzale ampio e comodissimo. Solo che è a 300 metri dalla spiaggia. E mi fanno male i piedi!

    È un Olimpico no-draft, e la frazione bici inizia ad essere pesante.

    Non è stata la prima volta che facevo l’Olimpico di Alba Adriatica, e ricordavo il giro della bici, ma non ricordavo il panorama.

    Si sale a Tortoreto e si vede giù il lungomare con gli edifici che danno sulla spiaggia. Il blu è sempre un piacere, anche se è salita.

    Visto che sono 3 giri di circa 5km, la sensazione è quella di essere alle giostre o qualcosa del genere: sali piano e agile sulle gambe, scendi veloce, attento alla curva che stringe, becca la traiettoria in uscita, stai basso in pianura …

    Ma quello che è peggio è stata la corsa. Dopo 5km ho pensato che fosse troppo. Quindi ho iniziato a passeggiare. Ho scoperto solo poco prima della fine che ai ristori c’erano i gel!

    Infatti ho preso un gel ed ho fatto gli ultimi 700mt a 4’15”

    La caviglia non è ancora al meglio, e sono decisamente sovrappeso. Ma il potere del gel durante la corsa degli olimpici era qualcosa che avevo scordato.

    Solo bici

    Sembra quasi che faccio solo triathlon. In realtà sono bloccato al Re. Sto leggendo con piacere Trattato di Armonia e sono bloccato a pagina 45, perché Schoenberg dice di fare degli esercizi, e io quando leggo un libro dove c’è scritto di fare esercizi, mi fermo e faccio gli esercizi. Forse la chitarra non è abbastanza, ma già qualcosa.

  • Cascate. Piediluco Sprint 2026

    “Ma assaggi almeno qualcosa”

    Mi lascio convincere dall’amaro con gli odori tipici del posto, delle cascate delle Marmore …

    Perché, “Guardi”, mi giustifico, “ho appena fatto una gara al lago di Piediluco, poi mi sono fermato anche a mangiare un panino con salsiccia, e ci ho messo la maionese, quindi ora di assaggiare il tartufo non ne ho voglia”.

    “Il liquore è fatto con radici e cortecce e gli odori tipici della zona. Lo fanno qua vicino. Mi hanno detto hanno un capannone pieno di cortecce e di radici. Ovviamente vengono dall’estero. Perché in Italia non si può fare”

    Lo guardo un po’ curioso, un po’ meravigliato.

    “Perché, sa, si tratta di prendere le radici, bisogna sradicarla la pianta. “, continua, “Comunque hanno scelto una gradazione leggera, che possa piacere anche alle donne”.

    Qualcuno fa rafting, ma ancora non è sceso, non sanno dirmi che esperienza è, ma il biglietto si fa poco lontano da lì.

    Il miele più particolare che assaggio è quello di edera, al negozio che è fuori dalla zona cascate, non quello del liquore, dove “avevo un miele al tartufo, ma è andato via tutto in due giorni”, ma il tartufo non fa fiori, “ma no, è solo aromatizzato, non so come lo fanno, io lo vendo”.

    Negozi fuori, negozi dentro, biglietto per entrare, ma non potevo non fermarmi.

    Triathlon Sprint Piediluco

    La gara non è niente che mi sorprenda, neppure la location. Riconosco il circolo canottieri, però pare che abbiano spostato di capannone, così il vecchio spogliatoio non è più usato. Si usa una palestra dall’altra parte della strada, dove è il parcheggio ed il circolo del tennis. E lì c’è anche il bar dove prendo una pasta con la nutella ed un caffè.

    Ho decisamente bisogno del caffè, la sera prima ho bevuto mezzo litro di vino in cartone, una Paulaner Weisse, e un paio di Peroni dal 33cl, mangiando degli arrosticini decisamente troppo salati e pepati, cotti in una padella facendoli reinzuppare nel loro stesso grasso bruciacchiato.

    Il viaggio in auto è stato precipitoso, salendo in macchina alle 7:30, solite dimenticanze di qualcosa. Ma la colazione l’ho fatta alle 5 e piuttosto bene, avrebbe dovuto mettermi a posto lo stomaco sconquassato dalla cena della sera prima.

    Il solito nuoto, o anche peggio. Quando sono in acqua credo di aver fatto chissà quale performance, e sta volta il lago di Piediluco aiuta: non si vede un cazzo.

    Esco e stoppo per la transizione, non vedo neanche cosa c’è scritto, tolgo occhialini, li infilo nella cuffia, arrivo vicino alla bici subito dopo aver aperto la zip della muta. Sfilo la muta, faccio subito. Infilo le scarpe da bici, numero gara, occhiali, casco, prendo la bici ed esco fino 7 mt oltre la linea dove si può salire (voglio stare tranquillo e salire con calma). T1 in 1’33”.

    Pedalo ma parto subito con un rapporto duro. Il gel a quella cosa che doveva essere limone ha un sapore ripugnante ed è appiccicoso, ho bisogno di idratarmi effettivamente, un po’ per il caldo, un po’ per la sbronza della sera prima, ma anche nella borraccia c’è lo zucchero, così già dal primo strappo le gambe sono dure, e sono ancora fredde. Fino alla prima salitina di 700mt, l’unica nel percorso, dove definitivamente le gambe sono indurite, dopo appena 5km, e sono ancora coi muscoli freddi. La discesa non riesco a farle girare, devo arrivare alla fine del primo giro per sentirle un po’ riprendersi, ma sono sottotono.

    Faccio il secondo giro soffrendo, verso la metà iniziano a girare un po’ le gambe, la discesa la faccio un po’ meglio, e sul finire del giro stacco il gruppetto e arrivo quasi a prendere quelli evanti a me.

    Prima sgancio il boa, destra, sinistra, poi tolgo il piede dalla scarpa sinistra, poi quella destra. Troppa attenzione ad acchiappare sopra la scarpa che gironzola e becco una buca in pieno. Ma arrivo alla linea “scendi qui”, salto giù dalla bici ed inizio a correre, me la trascino dietro di peso e gli faccio fare la curva con una ruota in zona cambio, arrivo a metterla sulla rastrelliera in qualcosa tipo 10″, veramente volo. Solo poi le scarpe mi accorgo di averle lasciate col boa stretto ed insisto nell’infilarci il piede, i retro si accartoccia e devo sganciare il boa, e fare meglio. Un po’ distratto parto col il casco, allacciato. Torno indietro a rimetterlo a posto. T2 in 1’00”.

    Inizio a correre e non gira proprio. Sono demoralizzato per la bici, per la T2 incasinata, e voglio fermarmi ad ubriacarmi da qualche parte. Ma invece mi metto a parlare con Dario, compagno di Olimpia Triathlon, e parliamo un po’ di bici, e mi distraggo, il primo km passa, e arrivo poi al giro di boa, alla fine del primo giro sono ancora poco convinto, ma ormai c’è poco da abbandonare, e così le gambe iniziano a girare, e così inizio a correre un po’ più forte. Non per la gara, che non mi frega più niente della gara a questo punto. Voglio solo sentire le gambe che vanno, il corpo che si muove, le anche che si alternano, il corpo che respira, i piedi che si poggiano a terra … Corro per correre.

    Al solito l’organizzazione è perfetta, la strada è chiusa al traffico, la corsa è nel paese ed è molto suggestiva. Piediluco è un ottima esperienza.

    Due settimane di stop non ci volevano, finisco sempre per andare giù di morale. Inizio poi a non sopportare più il caldo e la dieta assurda che mi tocca seguire (frutta, pesce, raramente carne bianca, saltare il pranzo, mangiare la sera e la mattina presto). Dopo un po’ scivolo in arrosticini in padella e vino in cartone, non dovrei, ma è capitato. Ho anche donato sangue il mercoledì, ma questo non mi ha certo indurito le gambe.

    1h22′, che se fossi andato più forte ci avrei messo meno (ma questa bisogna dirla senza ridere).

    Ho fatto delle ottime transizioni, devo affinare alcune cose. È stata utile la carta gommata prestatami per fissare il gel. Peccato il gel, con mezza barretta sarei stato più felice.

    Forse proverò a fare qualche corsa, non voglio superare i 10 km, e voglio avere le gambe sciolte, forse anche a 4’10” se riesco.

    È anche la mia prima gara senza cavigliera.

  • Sono uno di noi

    Como è piccolina, ti ci perderesti se fossi un insetto, ma solo uno di quelli che non volano, forse uno scarafaggio.

    Tutto gira attorno allo stadio, o almeno questo è stato il mio punto di vista, quello di un praticante di triathlon che va a fare una gara una domenica di Luglio, senza un’idea precisa di cosa sia Como, se è bella, se è brutta, se ha cose, se no.

    Blablacar lo faccio con Alberto che da Rimini va a trovare la ragazza a Milano per passare il fine settimana con lei. Milano il 18 luglio ha qualcosa tipo 37 gradi, Lodi 38. Già questo un po’ strano.

    Grazie ad Alberto scopro il parcheggio dell’HERA di Rimini che è un ottimo punto di scambio per blablacaristi.

    Fa caldo. Partire alle 8 di mattina per arrivare a Como il sabato pomeriggio, prima della gara. E questo forse è un po’ strano, ma voglio evitare casini.

    Come dice Alberto, “Como è molto più piccola, di interessante c’è un treno che parte dal centro e va in collina…”

    Tra Milano e Cantù mi fermo in McDonalds a comprare panini scadenti, tanto sono comunque migliori di altri. Metto il solito antibiotico ad occhi ed orecchie.

    Stordito da otite, caldo, batteri. Ormai ho lasciato Alberto alla stazione di Milano Fiera. Sono sceso dall’auto ed ho iniziato a fare i piegamenti sul piano sagittale, 3 x 20. È una cosa che sta rafforzando il gluteo medio, e allentando il carico sulla caviglia, e migliorando la situazione di equilibrio. Ma l’otite di certo non aiuta.

    Stare seduto in auto è una schifezza. Forse l’auto è troppo piccola? Mi ritrovo con la schiena curva, troppo curva, 4 ore di auto non sono uno scherzo, ed il traffico in questi fine settimana peggiora le cose.

    A Como arrivo coi nervi a pezzi e mi incazzo col navigatore, mi servirebbe fermarmi con calma ma sembrano tutti indaffarati ad andare dove devono andare. Ma riesco a fare benzina.

    Arrivo a parcheggiare vicino lo stadio, anche senza sapere che stessi parcheggiando nel punto di accumulazione della funzione “casomai ti perdi a Como, torna allo stadio”.

    Praticamente se vedi il lago sai dove sei. Però è davvero un posto carino, un gioiellino. Una bella passeggiata che fiancheggia il lago, piena di ristoranti e di piazze dove fare l’aperitivo, ragazze a sfoggiare il loro ultimo vestito, o scarpe quello che gli tira di sfoggiare, partite da Milano, e forse arrivate in treno, con la ragazzo che gli regge il gioco, fighe, ricche, felici, e vestite bene.

    Io dopo aver preso il pacco gara e lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento di 5 euro per 24 ore, a partire dalle 18, sto tranquillo e chiedo se posso mangiare un brodetto in un ristorante. Mangio con un Chianti davvero buono, quel gusto tannico che mi manca da tanto. Non spendo neppure troppo e mi alzo soddisfatto.

    Vado verso al stazione della funicolare, arrivo a Brunate alle 9 circa. Carino e tutto. Lampi. Non è scenografia. Infatti inizia a diluviare, riesco a scendere alle 11, la corsa è libera (per scendere). Ho fatto il calcolo sono circa 400mt di dislivello, a Brunate è tecnicamente “montagna”, essendo 700 mt slm.

    Da Brunate si vede la Svizzera. Ma in realtà non è come qualsiasi altro posto ora, visto che è notte e si vede pochissimo.

    Io sono in infradito ed è molto scomodo con l’acqua. Subito inizio a scivolarci sopra con i piedi, e divento instabile. Correre sotto la pioggia è escluso.

    Le infradito sono il male assoluto. Ma è un male necessario, come la Mafia.

    La gara cosa vuoi che sia? Grazie al kebabbaro mangio 280 gr di pane appena sfornato, a mezzo giorno. Consegno la bici, niente muta. 16 minuti 750mt, 34 minuti bici, al terzo giro sbatto contro i new jersey in plastica, fortunatamente vuoti. Non so esattamente come ho fatto, ma ho avuto la prontezza di sganciare la scarpa e sbatterci di piatto con la bici, senza cadere. Però la cosa mi ha turbato. Prima un po’ di difficoltà a riagganciare, poi sembrava che non riuscivo a spingere e riprendere velocità. I muscoli un po’ tesi, contratti, poco efficaci per tutto il tempo, ma dopo aver sbattuto contro i new jersey ero quasi demotivato. Mezza barretta, giusto il tempo di arrivare al giro di boa. Il giro è cortissimo, 5km in tutto,

    La cosa che mi fa incazzare in bici è uno strappo di un 50ina di metri, forse anche meno, dove non riesco a spararla giù a tutta, mi prende alla sprovvista e non faccio girare le gambe. Vorrei farlo a 20 all’ora, tanto poi c’è subito una discesa, ma non va. Non è che arrivi freschissimo lì, visto che sono naturalmente passista e mi piace spingere il piano, ma questa cosa dello strappetto mi fa incazzare. Il quarto giro un po’ meglio, arrivo alla zona del new jersey,e stavolta passo direttamente dall’altra parte, tanto hanno finito tutti in bici.

    Mi coglie alla sprovvista la mia stessa decisione di togliere i piedi dalle scarpe lasciandoli sulla bici. Ho poco spazio e per poco non mi becco una penalità. Poi correre scalzi qua è forse una cazzata. Però così arrivo e metto le scarpe per correre in pochi secondi. Sono 5 km, duranti i quali non ho tempo di andare in crisi. Solo un bel casino intrecciato dentro Villa Olmo, per il resto solo Sole, viali alberati, lago, e voglia di arrivare.

    Pesante e fastidioso mal di stomaco. Forse è il caldo.

    Non ho fastidio alle ginocchia. Ma non spingo in bici. Il nuoto faccio un po’ cagare, ma sulle transizioni inizio ad ingranare.

    Sì, lo trovo divertente.

    Hanno anche la piscina vicino lo stadio. Como è lo stadio.

    Sono fine settimana nei quali scarico tensioni che altrimenti non saprei come gestire, e tutto diventerebbe meno pressante, e tutto diventerebbe più noioso. Sono uno di noi.

  • Vedo non-vedo

    La cosa che più mi da fastidio è avere una bruschetta in un occhio, che da quell’effetto “vedo, non-vedo”.

    Invece è così. In viaggio per Suviana, sabato 11, con l’ospite blablacar parlo anche dei triathlon nei laghi, per quest’anno gli unici che ho fatto, e che secondo me hanno quel microbioma specifico che l’acqua di mare non ha: perché il mare è salato!

    E quindi mi sarei trascinato dietro un po’ di batteri dall’ultimo triathlon sprint di Lecco, fino al venerdì successivo, perché non ho nuotato nel mare per tutta la settimana. E i batteri si sono installati dentro il mio naso.

    In effetti ho piuttosto riposato, il lunedì niente allenamenti, solo respiro.

    Il martedì 60 km senza troppa foga. Il mercoledì un bell’allenamento tecnico, soliti 60 km, dove rivedo meglio la posizione e la spinta con tricipite femorale in bici, e poi corsa senza strafare.

    Giovedì riposo. Venerdì 1111 mt in mare (millecentoundici).

    E oggi ho un occhio gonfio, da domenica sera.

    Il lago di Suviana è un posto strano, fuori dal mondo, in mezzo a colline impervie e confusionarie, credo che il lago sia l’unica superficie piana abbastanza estesa. Di certo non sono piane le strade, non ho mai visto qualcosa di più degradato e trasandato delle strade in questa zona tra Bologna e Pistoia.

    Il paesaggio è quasi alieno, non ci sono colline con un senso compiuto, dei valici, una linea dello spartiacque chiara. Invece da una parte all’altra sporgono pezzi di terra che si stagliano verso l’alto senza una qualche logica, come una camicia spiegazzata male e poggiata su mucchi di altri panni sparsi su un sofà alla rinfusa.

    Ed in mezzo alle pieghe di questa camicia strapazzata passano strade altrettanto strapazzate da pioggia, gelo, e bestemmie degli automobilisti.

    “Tanto non ci sono altre strade”, mi dice l’albergatore quando mi lamento del navigatore che mi ha fatto fare strade assurde per arrivare dal lago al B&B.

    E qui che mangio una pizza alla diavola ed un litro di birra (volevo il boccale, ma mi ha portato la caraffa …). Il B&B è in uno strano borgo medioevale imbellettato per la gioia dei turisti. Si regge con dei terrazzamenti che probabilmente hanno dimenticato come fare, visto come sono messe le altre strade.

    Invece qua e là ci sono lavori di messa in sicurezza “con micropali” e massicciata. Ma effettivamente le stradine del vecchio borgo sono più solide delle nuove strade asfaltate.

    Nella zona dove alloggio passa vicino l’autotrada A1, non capisco bene se la vecchia o la variante. Di suo l’A1 tra Firenze e Bologna è un incubo, vedere ora che in realtà sta bucherellando la pila di panni alla rinfusa con camicia spiegazzata sopra spiega molte cose, almeno a me.

    È per via del fatto che la colazione la servono solo alle 8:30 che decido di fare una corsa lì intorno, e vedo lavori, micropali, autostrada, eccetera. Faccio gli affondi con le gambe, perché secondo la tailandese dovrei rafforzare il medio gluteo, e perché gareggiare senza calzini non è scomodissimo, ma lascia qualche feritina fastidiosa ai piedi.

    Il sabato ho fatto una frazione nuoto piuttosto ansiogena per via della corrente e delle onde, sono riuscito a trovare la riva passando vicino alla sponda.

    Partito in bici non sembrava neanche salita. Appena arrivati alla diga si girava a destra, giù per la vallata, che avevo appena fatto in auto, poi si passa sopra un bel ponte spettacolare, e poi si sale verso il punto più alto del percorso, dove ci sono pale eoliche, e siamo a poco più di 500 mt slm. Il panorama è spettacolare, si vede tutta la vallata, quando si svalica e si scorge l’altro lato della collina, si gira a destra per scendere. La salita è di circa 10km non di più, ma piuttosto impegnativa. Arrivato al punto più alto non noto neanche l’altra vallata quando sono in bici, tanta è la voglia di farmi una discesa, che fortunatamente ha un asfalto discreto (in bici, in realtà fa piuttosto schifo se fatta in auto, visto che non si ha molta scelta sulle traiettorie).

    Scendo dalla bici pensando che ci ho messo una vita, che ho fatto casino col garmin e non so quanto sono migliorato nelle transition, e che devo correre. Ero praticamente asciutto, la bocca non riusciva neanche ad impastarsi per quanto non avessi bevuto. C’era un unico rifornimento di acqua lungo il tratto bike, e quella in borraccia era bollente. Dovevo correre per un chilometro per bere l’acqua, al resto della gara ci avrei pensato poi. Un chilometro in salita. Ristoro. 3 bicchieri, altri 2 bicchieri, mi porto con me 2 bicchieri ancora, uno me lo verso addosso, l’altro lo bevo. Sono ancora arido, in bocca e nel corpo. Altri 2 km e sono di nuovo al ristoro, questa volta 3 bicchieri e riparto. Le discese me la cavo, la salita non mollo. Non mollo fino alla fine, anche se ho idea che avrei passeggiato, in realtà lo faccio solo dopo il ristoro, per bere meglio e di più.

    Dolori. Caviglia, ginocchia, un po’ tutto. Ma corro a 5’40” o anche peggio di media. Ed è forse quello il problema: troppo piano. Per tutto il tempo cerco di concentrarmi sulla posizione delle mie gambe, l’appoggio, la direzione delle ginocchia, la postura. Non voglio fare il tempo, voglio fare una buona corsa, voglio provare a correre meglio. Non è neppure per paura di impattare sulle ginocchia, lo intendo invece come un allenamento, un condizionamento a correggere la mia postura. Gli ultimi 200mt sono in discesa passando al lato sinistro della zona cambio per arrivare al traguardo, vado 3’20”, faccio girare le gambe che ne hanno bisogno.

    Ho praticamente saltato il pranzo, a parte il panino all’autogrill. Sono arrivato in zona cambio per posare la bici e starmene seduto con le scarpe in mano a cambiare le tacchette finite: non sono fatte per correrci sopra, ma è molto divertente farlo. Dovrei pensare a mangiare. E infatti vado per un panino al ristorante “la spiaggetta”, lo mangio di fretta 20 minuti prima di tuffarci. Uno del Faenza Triathlon vedendomi mi dice che se lo avesse fatto lui sarebbe rimasto nel lago. Anche io, se non l’avessi mangiato. Seriamente avevo fame. Forse le gambe avrebbero retto visto che giovedì e venerdì ho riposato, ma la testa boh. (la spiaggetta è allegramente fornita di pacche di vitello frollate che mi fanno venire strane idee)

    Fa un caldo boia, sono circa 35/38 gradi. In bici è arieggiato, se si pedala, ma comunque quest’aria asciuga. Parte del percorso run è ombreggiata, dove non lo è conviene correre. L’organizzazione non riesce a far arrivare abbastanza acqua, anche versarla diventa un problema, tramite il rubinetto sotto la tanica, alla fine decidono di pescarla da sopra col bicchiere. È calda, ma non c’è altro.

    Dopo aver ripreso fiato e ingurgitato 2 bustine da 2gr di sale insieme a chinotto, faccio un tuffo nel lago per togliermi il sudore di dosso. Poi vicino al ristorante trovo un tubo col quale sciacquarmi meglio. Ho perso la voce, ho mal di gola e mi sento malaticcio. Ma lo stesso godo a buttarmi l’acqua del tubo addosso. Strani effetti del caldo.

    Recupero la bici, sono piuttosto fresh&clean, arrivo alla prima birreria prima del parcheggio auto, e mi ristoro mentalmente.

    Nel caricare la bici in auto devo combattere con la natura impervia della zona parcheggio: cavallette, mosche, moscerini, tutto. E meno male che sono fresh&clean. Riesco a trovare la calma e far salire la bici e le sue ruote, più o meno assicurate, e tutto il resto. Arrivo allo svalico prima di chiudere i finestrini per far uscire gli ultimi ospiti molesti (l’ultima: una mosca).

    Faccio delle foto. All’alba prima di partire. Al tramonto sul lago. A me deluso per aver fatto casino col garmin.

    Ho visto fare gli affondi ad un tipo qua vicino casa, e penso che siano migliori di sgambettare come ha suggerito la tailandese. Sento in effetti le chiappe doloranti, ed è un ottimo modo per fare stretching efficace.

    Torno senza che nessuno si aggreghi, uno mi da buca, e mi rimborsano metà di non so cosa. Allora mi fermo a Pesaro a mangiare vicino al promontorio, che è un po’ più fresco, 29 gradi.

    Ho metà testa fuori uso per via dell’occhio rosso. L’altra metà preoccupata per la situazione della metà sinistra.

    Dovrei mangiare qualcosa, probabilmente di piccante così mi esplode la testa.

  • Cento Ottanta Sei, o 157

    Questa settimana sono riuscito a combinare poco, tranne fissare un paio di appuntamenti.

    Uno per la visita per il certificato attività agonistica, l’altro per la riparazione del parabrezza.

    Per il parabrezza devo pagare la parte eccedente di mille euro, che è il massimale coperto dall’assicurazione. Confondo la franchigia col massimale. Me lo fa notare la ragazza che sale a Milano (San Donato Milanese), grazie a Blablacar.it

    Professionalmente in questa settimana il focus è capire se e come impostare un controllo di sicurezza tramite un tool esterno.

    Ho già installato ed impostato Harbor per il controllo e hardening delle image docker e la gestione di un registry privato. Ora serve controllare in automatico la supply chain del software open source. Per questo semgrep.dev offre un servizio automatico che accede ai repository privati tramite API. Faccio una rapida scorsa ai tool e linguaggi supportati da semgrep, ed è davvero esaustiva (nodejs npm, packagist composer, rust cargo, python requirements, …). Questo servizio costa qualcosa tipo 30 dollari/mese, che non è un costo eccessivo, poi va a salire in base al numero di progetti/sviluppatori.

    La caviglia va ancora male. Quindi faccio un massaggio tailandese. Martedì ore 13. La ragazza dice che ho la gamba destra un po’ strivellata o disallineata, il ginocchio tira verso l’interno, la caviglia verso l’esterno, e pare che l’anca sia bloccata quasi. Mi dice che non ha molto senso rifare un massaggio prima di una settimana. Il pomeriggio subito dopo il massaggio crollo sul letto: mi aveva avvertito che sarei stato scombussolato.

    Effettivamente ho corso quasi 10 km il lunedì, fiducioso nel miglioramento, ma poi a lezione di tango non riesco a fare il pivot sul piede sinistro: appunto, la caviglia problematica.

    Mi scoccia non poter ballare.

    Forse faccio 100 km di bici in settimana, pochi metri di nuoto.

    Così arrivo allo sprint di Lecco consapevole che sarei arrivato ultimo nella frazione nuoto, e zoppicato in corsa. Quello che mi ha stupito è stata la pessima bici. Comunque decido di non mettere la muta perchè fa caldo, e avrei guadagnato 1 o 2 minuti, che poi avrei perso togliendomela. Col senno di poi, la muta tagliata sulle braccia e le gambe, me la sarei tolta in 30/40 secondi. Ma va bene lo stesso, visto che ho perso il tempo per mettere i guantini da ciclismo, rompendoli.

    Il nuoto di per se è andato bene, la vista fuori dal lago di Como (di Garlate) è spettacolare, sotto si vede poco per via delle ed il fondo scuro. L’ingresso è traumatico, i sassi sono spaccati male e fastidiosi sotto i piedi. Dopo essere stati 10 minuti ad aspettare la partenza in acqua, ci dicono che dobbiamo uscire a fare la spunta. Il secondo ingresso, almeno per me, è più semplice: cammino sullo scivolo in cemento, poi mi “tuffo” in orizzontale e nuoto fino a dove ero prima. Zero passi sui sassi. Non ho mai nuotato così forte, di meglio non potevo fare proprio, a tutta anche quando tiravo fuori la testa per guardare la direzione della boa successiva.

    Zoppico fino alla bici, che è un bel po’ di strada. Con i guantini faccio casino. Con le scarpe sono lento, col casco e occhiali lo stesso. Salgo in bici e sono rinco. È una salita semplice all’inizio ma spingo male con le gambe. Sono 3 giri da 6/7 km, con un po’ di curve, e piego male e prendo traiettorie assurde. Di cervello non connetto, di gambe spingo poco. Solo nei tratti lunghi riesco a prendere un po’ coscienza dei bicipiti femorali e del movimento rotatori e prendo i 40/h, questo a metà del secondo giro. Ma ancora il cervello connette male. Faccio quello che posso fino alla fine.

    Arrivo a posare la bici, dopo l’ennesima traiettoria assurda. Corro sulle punte delle scarpe da bici fino al sostegno. Tolgo casco, Scarpe. Mi incaponisco ad infilare i calzini, piuttosto inutili sui 5km che devo fare, ma in effetti ho visto un unghia troppo lunga e non avevo niente per tagliarla. Parto a 5, e penso che rallenterò. Ma tengo l’andatura, il caldo c’è ma non è eccessivo, c’è acqua ai ristori e gli ultimi 600 metri li corro a 4’15”.

    Insomma, è stata una gara un po’ sopra le righe, era come se fossi ubriaco, a partire dalla prima salita in bici, fino all’ultimo km di corsa.

    Di fatto il B&B devo ho dormito era “non adatto allo scopo”: praticamente la camera non aveva niente per oscurare le finestra, ed ho dormito malissimo. Forse hanno adattato quelli che dovevano essere degli uffici a camere di albergo, che sarà pure un ottimo pivot aziendale, ma un servizio davvero di merda.

    Questa volta mi ricordo di mettere il viaggio in blablacar in tempo. Così all’andata sale una ragazza di Macerata, futura medaglia Fields, che va a Torino a trovare amici. Si parla un po’ di Artificial Intelligence, LLM, statistica, algos, eventi, simulazioni, video su youtube alle 3 di notte. Avevo recuperato un altro posto a sedere, ma fino a Milano c’è solo la medaglia Fields. Arriva una richiesta da una ragazza che sale a Milano, chiede se c’è un secondo posto per una sua amica che non ha l’app. “Yes”. Il messaggio è scritto in inglese. Sono 2 Americane, Jessica più in carne, di Las Vegas, Megan biondina, di Virginia Beach. Il Virginia è bagnato dall’Oceano Atlantico, ed è proprio dove vive Megan, che è vestita coi colori della bandiera americana: “Hey, it’s 4th July, our anniversary”. 250esimo anniversario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America dal Regno Unito inglese. (tutto questo per 2 bustine di the, che al bar te le tirano dietro).

    Sono state in Scozia, a fare una “passeggiata”, di 80 km. Ora vanno a fare qualche passeggiata a Lecco, o nelle vicinanze. Jessica ha messo la propria casa in affitto con AirBnB, e guadagna più di quanto spende per andare in giro. I ristoranti a Milano sono meno costosi di quanto spende a Las Vegas (e te credo). Il figlio è all’università ed ha il suo prestito. Così non tornerà più. Ottima idea.

    Il ritorno con blablacar non è così movimentato. A parte la sosta a San Donato, che è davvero un bel posto, verde e tranquillo, e cercare di recuperare la ragazza che scende ad Ancona da Milano. Balla e fa una gara a Rimini il giorno dopo. Lavora per una ditta di supply management, o una cosa del genere. Mi spiega un po’ come si distingue da un ERP, e boh.

    A Lecco il sabato ho fatto una passeggiata fino al “castello dell’illuminato”, parlo con la custode, e mi pare di capire che tutto è stato fatto dopo il romanzo, anche il colle probabilmente è stato scelto a caso. In cima c’è uno spiazzo, sarebbe ottimo per ambientare una messa nera, o un rito Wicca, un raduno di streghe, o cose del genere. In effetti c’è il resto di un fuoco da una parte. Poi c’è una croce in acciaio che si vede dalla strada (circa 200 mt più in basso), in controluce, che da quel senso di disagio descritto nel romanzo. Poi ad est e ad ovest ci sono 2 torrette, in quella orientale un gruppo di statue che fa qualcosa, una targa dice di moltiplicazioni di beni deperibili (non so se pani e pesci, o altro, non ricordo). Altre cose strane, una scala in ciottoli che l’indicazione suggerisce di salire in ginocchio per avere in dono un indulgenza (che dovrebbe essere il perdono di tutti i peccati passati, presenti e futuri, e l’accesso al paradiso, che è tipo un altro livello del videogioco, di cui un livello sarebbe la vita … questo è più o meno come vedono le cose i cattolici). È una specie di Disneyland italiana, dove la gente sembra convinta che davvero queste cose avvengano, come se fossero tutti Paperino, Topolino, Pluto, eccetera.

    La vista che si scorge dalla cima è spettacolare. Si vede il Lago di Como (o forse il Lario?), la strettoia e il cambio nome in Garlate (non appare la scritta, a meno di non indossare occhiali per la realtà aumentata), e poi in qualcos’altro. In effetti al camping Rivabella c’è una illustrazione che spiega qualcosa sul lago, ma sto mangiando le patatine prima della gara, perché grazie alla passeggiata del sabato mi ritrovo una contrattura al quadricipite destro e una al polpaccio sinistro, oltre ai problemi di caviglia, e di sale in bustina non ne hanno.

    Lecco la visito poco, in palazzi famosi non riesco ad andare. Il Ponte Azzone lo attraverso per caso cercando una paninoteca appena arrivo. Mi piace come suona il nome, è un Pontazzone. Ma niente di particolare, non ha quell’impatto visivo che mi sarei aspettato. Ma scopro che è a senso unico per tornare dall’altra parte bisogna fare più strada.

    Le strade sono davvero contorte, onestamente non ci ho capito niente, ho solo seguito il navigatore, e piuttosto male, anche sbagliando il giorno della gara e tornando indietro. Il problema è che spesso non ci sono bivi, ma trivi, e poi le rotonde si susseguono vorticosamente, assumendo delle forme strane, allungate, come una specie di organismo unicellulare, un batterio, nel momento in cui si sta riproducendo per partenogenesi. Tanto che il navigatore sembra convinto che si possa attraversare nel mezzo, come se il tempo fosse andato avanti e tornato indietro, e quindi la partenogenesi fosse stata completata un tempo, lasciando un passaggio tra i 2 nuovi batteri, e poi fosse ritornata indietro, tornando a formare 1 organismo unico, ma ancora con 2 nuclei che poco si sopportano e stanno prendendo le distanze lo uno dallo altro nucleo. Ma questo tempo continua rimbalzare, avanti ed indietro, in una specie di sospensione dalla realtà.

    Questi adesivi sono una figata.

    Se mai ripeterò uno sprint: non metto calzini, niente guanti, a tutta in bici, e corsa a 4 dal terzo km.

    Sono 20esimo di categoria, 157esimo (su 220) assoluto, col pettorale 186. Ma un tempo totale di 1h18’24”, e qui recuperare 2 minuti in cambi e transizioni fa tutta la differenza: 2 minuti sono 20 posizioni avanti.

    Sinistro per via della caviglia, e destro? Il ginocchio tira verso l’interno e non è un bene. La tailandese mi ha suggerito di “Fare la farfalla” seduto. I cuneiformi sono contratti a go go, e le ginocchia sono sovraccaricati sulla parte esterna.

  • Ah, pensavo fosse oggi

    Settimana passata all’insegna della dimenticanza.

    Triathlon, Lago di Vico, e Viterbo

    Sabato 20 Giugno. Arrivato al Lago di Vico sono un po’ confuso sulla partenza, fermo un paio di ragazzi che non sanno niente della gara. In effetti dalla strada il lago si intravede appena, e se c’é una gara dovrebbe vederlo solo chi la fa. Scendo in uno chalet a chiedere, e mi dicono che “più o meno dovrebbe essere più in giù”.

    Insomma, per approssimazioni successive, ci arrivo, e mi fermo in un parcheggio polveroso e assurdamente in pendenza.

    Vicino al punto di partenza della frazione nuoto c’è un ristorante pizzeria e gli chiedo spaghetti olio limone e formaggio, che fanno alla perfezione. Strano, il limone capiscono di grattare la scorza sopra, e io intendevo il succo, comunque sono buoni, e sanno anche di limone (quindi il succo c’è).

    Tutto questo perchè, tra la fretta e tutto non avevo capito quando fosse la partenza, credevo alle 13. Era alle 15.

    Riesco a farmi una nuotata pure dopo aver preparato la zona cambio, ed è tutto molto rilassante.

    La sabbia, nera, è bollente sotto i piedi, io ho la cavigliera, dalla zona cambio all’acqua c’é, per fortuna, i tappeto.

    La partenza è un po’ strana, ci dicono di tornare vicino alle bici, ed io mi adatto. Una passeggiata di dolore per via della caviglia. Poi di nuovo vicino al lago, e partenza, 10 minuti dietro le donne. 2 giri. Il primo stanco, il secondo lo stesso. Riesco a fare un paio di accelerazioni cambiando ritmo di respirazione e frequenza di bracciata. È soprattutto una questione di testa, il nuoto per me è un po’ così, dovrei allenarmi di più.

    La bici, si fa su 4 giri, dicono che è salita, ma io sono arrivato in auto, salite assurde non ce ne sono. Il fatto è che la sella della mia bici continua a scivolare e ad abbassarsi ad ogni buca, mi ritrovo a pedalare col culo a terra … Tutto questo dopo essere uscito dall’acqua, aver zoppicato fino alla zona cambio, messo le scarpe da bici e fatto la salita mooolto lentamente, poi salito su.

    Il primo giro becco il gruppetto dei primi e mi metto in scia, ma purtroppo la posizione in bici non mi aiuta e non riesco a tenergli dietro. Arrivo al giro di boa e capisco di cosa si parla quando raccontano della salita. La discesa è davvero tranquilla e non si raggiungono neanche i 60, e sono uno di quelli che scorre di più.

    Il secondo giro lo trovo più affrontabile. Il terzo una sofferenza. Il quarto ok, ormai è finita. Ma mi ritrovo attorno sempre gli stessi: non ho guadagnato niente dalla frazione.

    Si va a posare la bici. Questa volta mi tolgo le scarpe, la discesa è peggio per la mia caviglia.

    Riesco a fare tutta la corsa, “di corsa”, a parte qualche camminata, sono 3 giri, e la pendenza si fa sentire, ma sto ben messo come postura, stare dritto e muovere le gambe veloci è l’unica ricetta. Anche se poi tanto veloce non sono, però almeno non cado.

    I primi 2 giri sono dubbioso sull’arrivare alla fine. Il terzo giro cerco di dare il massimo ed aumentare la frequenza, di corsa, e di respirazione. Sì, fa un caldo assurdo, ma è tutto ombreggiato da piante, anche se l’acqua dei ristori è praticamente buona per cuocere la pasta.

    Finisco la gara in 2h57′, che onestamente per un Olimpico è un tempo di merda, ma lo trovo buono, per la mia condizione, sia di peso, sia di caviglia, sia di livello di nuoto.

    Alla fine c’è anche il pasta party, ormai sono le 6 di pomeriggio, le 7? Più o meno quella è l’ora delle premiazioni. Faccio un ultimo bagno nel lago, poi mi cambio. Mangio 2 o 3 piatti pasta da persona pulita, e forse qualche mela. Me ne vado che stanno ancora premiando gente.

    Esco dal parcheggio assurdo e polveroso e riprendo la strada, stessa direzione che avevo quando sono arrivato, cioè proseguo. Arrivo ad un bivio con di fronte un bel bar bianco e arioso, uno di quei bar chic che servono cose frik, che non si capisce una cipp.

    Ma ho sete, ed mi prendo una birra, anzi 2. Prima una Ceres, poi una Peroni. Da 33cl. Ci mangio patatine e noccioline. Uso il bagno per lavare i denti con lo spazzolino e il dentifricio del pacco gara.

    Arrivo a Viterbo, non so per quale ragione, è ancora giorno e lo trovo un posto strano. Ho voglia di mangiare una pizza, e trovo una pizzeria recensita in modo contraddittorio. Prendo una pizza condita con una cosa assurda, dicono “Philadelphia”, una specie di crema dentifricia dal sapore languido e vomitevole. Il resto del condimento è molto buono, mi basta scansare quella porcheria.

    Nel frattempo che aspetto la pizza trovo un hotel, un B&B sul “ponte del paradosso”, non ho idea di cosa sia, ma non costa molto e riuscire a prenotare alle 9 di sera per la nottata stessa è assurdo, neanche fossimo a San Francisco, dove basta che bussi e chiedi “there’s a free room?” e ti rispondo “no”, o “yes”, ma alla fine dormi.

    Trovo il posto dove si trova il B&B, e finisco vicino a ZTL, e cose simili. Lascio l’auto in mezzo ad un vicolo senza uscita, e contatto l’host. Mi risponde infastidito, non sapeva niente. Poi trova la prenotazione ed è un po’ stupito (e te credo), ma visto che ho già pagato mi accorda di stare. Apre da remoto e sono i casa. Un B&B su 2 piani, molto figo, con doccia massaggiante, e tutti i confort. Poco da mangiare. Non mi piace non avere compagnia, ma non posso farci molto stasera.

    Domenica 21. Al mattino penso di dover mangiare, dalle spiegazioni che mi ha dato l’host ho capito una beata m… niente. Quindi faccio una passeggiata, così la caviglia è felice. scendo sul torrente sotto, dove c’è un mulino per un frantoio, e risalgo in una zona semi abbandonata, poi ancora, arrivo in una piazzetta e mi fermo a mangiare in un bar.

    Passeggio un altro po’, trovo un’altra piazzetta. “Viterbo sotterranea” dice l’insegna di un locale. Mi avvicino, e mi invitano ad entrare, mi spiegano che fanno un tour, per i cuniculi di Viterbo. Gli Etruschi, quando fondavano una città, la prima cosa che facevano era preoccuparsi dell’acqua. Così costruivano una rete di irrigazione sotterranea … questi ed altri misteri.

    Comunque il tour partiva alle 10, ed io volevo fare un massaggio. Avevo chiesto poco dopo colazione riguardo “le terme dei Papi”, e così provo a raggiungere il posto. Dopo aver fatto rifornimento in un supermercato: frutta, yogurt, acqua. Perché la colazione era sono cosmesi :).

    Per le terme che posto solo il pomeriggio. Provo altri, da google maps. Non ho fortuna, o forse scelgo il canale poco adatto. Va bene anche una che mi coccoli, la compagnia che cercavo per la sera prima, fa anche massaggi …

    PHP, Docker, Nginx, Harbor, e composer

    Prosegue lo sviluppo presso Starsellersworld. Lavoro sul servizio che richiede l’auth per gli utenti in Otto, tramite OAuth. Praticamente riuso 4 righe del POC che mi è stato passato. Ha impiegato 1 ora e mezzo per spiegarmi quali fossero i meccanismi di OAuth, che è uno standard, illustrandomeli come se fosse una cosa contorta …

    Ecco, i protocolli sono così, c’è poco da meravigliarsi: ogni singolo passo ha una sua giustificazione dal punto di vista della garanzia di autenticità degli attori in gioco. Nel caso di OAuth gli attori in gioco sono 3. Va da se che ognuno di questi 3 attori deve avere dei meccanismi per assicurarsi che gli altri 2 siano effettivamente chi dicono di essere. La soluzione viene da se, ed è standardizzata perché non ci sono alternative più veloci.

    Ciò che invece è arbitrario è il modo di fare il deploy, e quanti componenti ci sono da parte dell’integrator, che sarebbe starsellersworld. Nel nostro caso devo mettere in mezzo un frontend, e farlo dialogare col backend, e tutto questo all’interno di OAuth. Anche sul deploy si potrebbe avere idee diverse, ma in generale è meglio avere una app immutabile e versionata, che include sia nginx, sia la app php.

    Queste ed altre mansioni che devo svolgere per lavoro, e durante i meeting giornalieri mi limito a dire che ci sto lavorando.

    Ma ho piacere di usare Harbor per controllare i layer delle image, poi composer per la distro php, e docker-composer per lo sviluppo e test locale.

    La Fiera di Bologna, l’autostrada, ed E.L.I.S.A.

    Alla fiera We Make Future di Bologna sono stato il primo e l’ultimo giorno.

    Il mercoledì 24 sono partito in auto alle 8 di mattino per arrivare alle 11, pagare 24 euro di parcheggio, poi andarmene giusto in tempo per arrivare al Wallstreet institute a fare l’incontro su vacanze e posti strani. Ho mangiato piuttosto male durante la giornata, ma sono andato comunque a fare 35 km di bici. Per questo ho saltato il Tango, anche se poi non sono troppo sicuro che avrei trovato qualcuno.

    Alla fiera incontro Fabio Carucci col suo Dokumenta.it, dice che ha uno stand, siamo fuori, al caldo infuocato, e sta cercando di ordinare qualcosa da mangiare. Dico che “sicuramente domani sto con più calma”, ma il mio domani capita essere giovedì, il giorno che poi ho saltato.

    In effetti la notte dormo poco e male, così il giovedì mattino parto in bici alle 4:50, arrivo a Numana e vedo il Sole enorme sparpagliare le sue fiamme sul mare piatto vicino al porticciolo, in lontananza. Prendo la solita salita per Sirolo e poi su Conero e Portonovo. Questa mattina recupero il giro tagliato il giorno prima e arrivo a 65 km. Convinto di poter passare 2 giorni a Bologna tranquillo, in realtà controllo il calendario e vedo che ho la valutazione posturale alle 7 di sera.

    Il venerdì 26 invece credevo di potermela cavare con calma. Faccio solo una passeggiata al mattino. Non ho molto voglia di affrontare un viaggio di 3 ore per stare lì altre 3 e poi tornare …

    Apro l’app di WMF e vedo una notifica, capisco che posso provare a contattare qualcuno, ma chi?

    Le posturali e la caviglia

    Il giovedì mi accorgo di avere questo appuntamento per l’analisi posturale: come sto messo, letteralmente.

    4 foto, passaggio al computer, documento di analisi posturale in pdf, e poi stampato su carta.

    Il documento ha anche gli esercizi, che devo fare per allentare la tensione al collo.

    Quindi non era solo la caviglia, sto proprio tutto piegato.

    Questi esercizi mi scombussolano più di altre cose, ho proprio altre percezioni.

    Inizio a ripeterli continuamente, ho altre sensazioni e mi piace, mi sento diverso, forse più presente.

    Di certo una componente è il dover prestare attenzione alla posizione del mio stesso corpo: devo dare più importanza alla senso della propriocezione.

    Respiro anche in maniera differente, più di petto, ed è allo stesso tempo stressante, e rilassante.

    Ho come compenso per la visita un cuscino cilindrico, che messo sotto al collo rilassa la cervicale. Dovrebbe.

    La dieta incasinata e la frutta

    Fa troppo caldo in questo periodo, e preferisco non mangiare affatto. Il giovedì mattino, parto alle 4:50 di mattino per un giro in bici e praticamente non ho fatto colazione, forse una banana, qualche albicocca, Psyllogel, e amminoacidi. E finisco il giro di quasi 3 ore, che ho appena iniziato una barretta energetica.

    Amminoacidi e frutta, e naturalmente acqua è la dieta. Ho praticamente eliminato le proteine. Anche se poi alla fiera di Bologna vado a panini con hamburger, e anche negli autogrill cerco prosciutto e cose simili. Il salmone affumicato con un po’ di limone è praticamente il mio unico pasto, spesso la sera.

    Mangio qualcosa come 1 kg di frutta al giorno, quindi ok.

    Per qualche motivo riesco a sopportare il caldo meglio di quanto mi aspettassi.

    Torre di Palme, il vino raccontato male, e il Tango Stanco

    Il venerdì da Bologna scrivo “ma l’evento di Tango a Torre di Palme è per stasera alle 7?”. E no. Era per il sabato alle 7. A Bologna sono stato fino a tardi, ma a fare cosa poi?

    Il sabato sono stanco, ma riattivo l’assicurazione della moto perché dicono che è difficile trovare parcheggio. La caviglia sta un po’ meglio grazie agli esercizi di postura. Certo la moto scalda vicino alla caviglia, dove ho la cicatrice con l’aderenza.

    Trovo un parcheggio di fortuna. Arrivo e scopro che è un festival del vino e delle cantine. Dicono festa di San Giovanni, o qualcosa del genere. C’è una biglietteria all’ingresso del paese suggestivo e panoramico, che conoscevo già per via di una ricarica borraccia mentre stavo facendo un lungo pianeggiante in Aprile, in visto di un olimpico che non ho potuto più fare.

    Prima giro un po’ a caso, ignorando del tutto la biglietteria, poi torno alla biglietteria convinto che il tango fosse andato e finito.

    Ed è alla biglietteria che mi danno indicazioni e trovo la location.

    Arrivo al tango avendo i biglietti per bere. Ho mangiato poco e male, e sono di umore pessimo. La Fiera è andato più o meno boh.

    Riesco a ballare con Stefania, ed è veramente figa stasera, ma è così fredda che sembra quasi un segnaposto. O forse io stesso sono poco concentrato e non so neppure che passi voglio fare, e ne sbaglio uno dietro l’altro. Ho appena bevuto un calice e sono infastidito.

    Mi allontano e sono triste. E guardo il mare. Da qui si vede il litorale illuminato, fino a Civitanova. È un posto eccezionale per essere tristi.

    Poi risalgo, mi faccio un giro.

    Arrivo ad un banchetto, dove vendono anche l’acqua, e questa è ora una buona idea.

    Per qualche motivo ho voglia di andare al banchetto vicino l’entrata, dove c’è molta fila. In fila chiedo “perché tutta questa fila proprio qui”, “perché è il primo”, ok. Arrivo e mi chiedono se voglio un vino “leggero”, “frizzante”, o “aromatico”. Gli chiedo che razza di descrizioni sarebbero? O meglio, “che vitigno?”.

    E dire che il lunedì ho ballato con Marisa e non era per niente male, visto il video ho pensato che stavamo bene assieme. Ma era prima delle posturali. Ora non so, forse le posturali hanno cancellato il tango.

    Non ho più voglia di scrivere

    Insomma, sarebbe stato un articolo migliore, ma non sono riuscito a scriverlo in un’ora ed è piuttosto scadente.

  • Giri in bici: il solito Conero

    Dopo una settimana densa di pensamenti inutili, parto in bici per la solita strada. Porto Potenza, Numana, incontro un altro ciclista a Porto Recanati, sono davanti e mi si mette in coda, poi mi da il cambio, dico “sì va, oggi non ce l’ho tanto”, fa un ultimo sprint per arrivare al porto di Sirolo, tipo 40 all’ora (me cojoni!), poi mi dice che si ferma al porto.

    Proseguo per Sirolo, sento un po’ la fatica dal poco allenamento, ma la giornata è soleggiata e va bene così.

    Salgo tutta la provinciale, giro per Poggio, ed arrivo al paese, mi fermo per pisciare e scattare una foto da mettere su instagram, che è una cosa figa.

    Giro attorno e ridiscendo verso la provinciale. Ancora giù, fino a Portonovo, solo la rotonda, proseguo fino al bivio.

    Questa volta giro verso Montacuto, bella discesa, strada discreta, non tecnicamente difficile. Arrivo al carcere e trovo il cartello “Rimini”, forse non proprio a due passi, ma una bella discesa, ancora non tecnicamente difficile. L’idea è arrivare a Camerano per tornare indietro. Cioè l’idea è farmi l’adriatica fino a casa.

    In realtà arrivo ad Ancona e sono un po’ in difficoltà. Sembra che posso prendere solo la SS16 da lì, che non è il massimo da farsi in bici. Invece c’è un cartello con direzione Camerano, che mi manda ad un incrocio che sembra la strada che dal porto va verso la galleria, sempre ad Ancona.

    In realtà mi sto sbagliando, la strada è quella sotto l’università, la riconosco dal bar dove andavo a fare pranzo quando seguivo il corso di Big Data qualche anno fa (2019 o 2021 qualcosa).

    Passo vicino al cimitero, e altra discesa divertente. Sempre asfalto discreto, e tecnicamente semplice.

    Per quanto non ho voglia di fare salite, ho abbastanza fortuna perché di lunghe non ne trovo.

    Mi ritrovo sulla provinciale per Numana, la “strada veloce del Conero”. Ok, veloce se sei in moto, in bici un po’ meno.

    Questa l’ho fatta diverse volte, è tutto un saliscendi, molto semplice, ma con l’aria che tira non troppo semplice.

    Poi arrivo a Numana e rifaccio la stessa strada.

    Di cose da notare, ho le discese che mi sembravano più ripide la prima volta che le ho fatte, in effetti Strava dice che ho fatto i miei personal record, e non ho assolutamente corso.

    La strada che non è perfetta, ma non neppure messa così male.

    La forma del carcere di Monteacuto, che guardandola dal satellite è pentagonale. Infatti ho rinominato il carcere “Il Pentagono”, non sarò l’unico ad averlo pensato, ma è una cosa curiosa.

    Altra cosa curiosa riguardo al carcere è la gente, che stasera girava attorno, penso famiglie dei detenuti, forse perché è vicino a Natale.

    Traffico assente, strade vuote. Almeno quelle che ho fatto. Solo sulla provinciale c’erano qualche auto.

    Un giro da 80 km, e circa 3 ore tranquille.

    Ho sempre il problema del sellino che si abbassa leggermente, lentamente, e costantemente. Prima di Numana mi sono fermato per alzarlo un po’. Un sellino che va regolato ogni 60 Km non è il massimo della comodità.

    Però buone sensazioni fisiche. Dopo una settimana di sedentarietà, finalmente vivo e sono un’entità fisica, mi sento salire e scendere, faccio le cose in presenza. Per ora, a parte il tango, fare sport è l’unica occasione in cui esisto.