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  • lo spettacolo

    Forse non sei il top. In piedi non sei neppure uno schianto, forse hai le gambe corte, e di conseguenza anche un po’ il culo basso.

    Ma sorridi, e ti piace farti fare. Forse non credi neppure a quello che dico quando ti faccio complimenti, ma lo apprezzi perché sai che lo faccio per farti eccitare, e ti piace che io voglia farti eccitare. E questo è già  uno spettacolo.

    Non mi ami e non ti amo, e lo sappiamo entrambi. Ma cosa ci frega?

    Sei capace di messaggiarmi per dirmi che devo ricordarmi di avere voglia di te, e devo fissare un appuntamento. E non ti frega niente, e sai che sì, ho voglia di te, ma non me ne frega poi tanto. Ma ancora, non ti frega niente e messaggi. E questo è uno spettacolo.

    Sai che il mio segreto perverso è averti mia. Sai che un altro mio segreto perverso e condividerti con altri. Sai che non posso avere niente e ti diverte. Sei capace di insistere perché sono in ritardo e devo sbrigarmi ad arrivare. E sai che a me non mi frega niente, sto al gioco dandoti un’importanza che non hai, ma ti piace lo stesso continuare il gioco. E questo è uno spettacolo.

    Non tutti siamo uguali, non tutte le donne sono come te, molte sognano di esserlo, corteggiate e desiderate da tutti, possedute da nessuno. Ma non lo confesseranno mai. Sai che potresti fare invidia, ma non ti frega niente. E questo è uno spettacolo.

    Entro senza badare troppo ad altro, esco dopo più di mezz’ora svuotato più di uno straccio uscito da una centrifuga, passeggio godendomela e fregandomene di tutto, pure delle donne che incrocio e forse ci starebbero. Me la godo così, prosciugato e libero da pensieri, svuotato dalla voglia di affrontare un qualsiasi giudizio morale da femministe confuse. Perché questo è lo spettacolo, quello che non vedi e non puoi commentare, che non puoi avere da me. Ma so che non ti frega niente, ed è per questo che sono leggero.

    Buon viaggio.

  • La macchina e la testa

    Il problema vero, credo, è di chi le macchine ce le ha nella testa.

    Cosa ci può essere di spaventoso in una intelligenza? O nella definizione stessa? Se una soddisfacente è poi possibile trovarne.

    Cosa fa paura veramente? Che sia automatica, quindi non umana? è questo veramente che spaventa?

    Se durante l’indagine si scoprissero misteri legati alla stupidità  e anche, volendo, a comportamenti irrazionali che portano alla violenza verso gli altri e verso se stessi, sarebbe un male?

    Cosa spaventa veramente credo sia la macchina che ognuno crede di avere al posto della testa, il timore di essere da meno, di essere meno di ciò che si crede. Automatizzare il pensiero, come sarebbe possibile? vorrebbe dire non essere altro che macchine.

    E se lo fossimo? Cosa c’è di così inaccettabile nell’essere delle macchine imperfette e difettose, con un tempo di scadenza, percezioni deformate e deformabili, sistema di controllo senza istruzioni, e auto generato, e cangiante?

    Saremmo miseri? La paura forse è quella dell’essere rivelati coscientemente quando preferiremmo restare nascosti.

    In un certo senso tutti i meccanismi cerebrali sono rivelati, manca una congiunzione tra l’aspetto fisico e quello di livello più elevato, quello simbolico e concettuale.

    Nonostante questa conoscenza mancante, penso sia necessario ammettere che siamo noi tutti delle macchine, e per questo non è necessario tirare in ballo il determinismo, e neppure negare il libero arbitrio.

    Casomai questi timori nascono dalla mancata identificazione con la macchina stessa che siamo, e non per questo freddi o incapaci di sentimenti.

    Cosa ci accade identificandoci con la macchina? Accettare che siamo degli esseri opportunisti e determinati a sopraffare gli altri, sorridendo e mettendo in atto i nostri piani, per dar seguito alla nostra genia.

    E questo obiettivo va al di là della consapevolezza della autodistruzione alla quale ci indirizza.

    Sono stato piuttosto impressionato dalla lettura della lettura de “La dimensione nascosta” di Edward T. Hall, dove parla anche delle strategie adottate incosciamente da una popolazione per garantire la sopravvivenza della specie diminuendo la sua crescita.

    Ho pensato che l’amore ci stia portando fuori strada. Oppure l’idea che abbiamo di amore.

    Penso a tutte le cure contro la sterilità, o allo stabilire come diritto l’avere un figlio.

    Ci sono momenti in cui mi sento ignobile, e mi sono sentito così, e così credo mi sentirò in altri momenti in futuri.

    Penso di poterla chiamare “consapevolezza”.

  • Cosa ho veramente letto nel 2019

    È vero non è facile, ma cerco di fare mente locale, e parlo solo di libri.
    Credo di aver terminato solo La Guerra privata del Tenente Guillet, e Spartacus.
    Interessante che si tratti di 2 libri di guerra. Forse ho bisogno di combattere.

    Ho invece iniziato “La tavola periodiaca degli elementi”, che mi ha annoiato a dismisura, e “I vagabondi del Dharma”, ma sempre interrotto perché “volevo gustarmelo”

    Mi sarebbe piaciuto leggere l’opera di Locke sull’intelletto umano, cosa che ho iniziato, acquistando una traduzione, giudicata mediocre, in realtà piuttosto comprensibile.

    Di libri tecnici ne ho letti almeno un paio: su Zookeeper e su kafka.

    Devo dire che ho passato molto tempo a ragionare e discutere cose inutili con persone inconsapevoli, e per questo ho trovato molto istruttivo l’articolo di Carlo Cipolla pubblicato su “Whole World Review” nel ’87 http://harmful.cat-v.org/people/basic-laws-of-human-stupidity/ Suppongo sia un ottimo spunto per usare il mio tempo in modo meno dispersivo

    Devo dire che non mi dispiace Kerouac, ma ho trovato molto utili per la mia crescita in questo periodo i libri che parlano di guerre e battaglie.

    Vorrei dare più spazio a Pirandello, di certo Verga lo sopporto a fatica.

    Ricordo i Fratelli Karamazov lasciati ad inizio strada, forse Dostojevskj non meritava neppure di essere pagato per terminarlo. (“opera magna”, forse perché ci mangiava …). No, non riprenderò questo libro durante il 2020.

    Penso che mi butterò sulla guerra, ancora, e ancora. Almeno finché non finirà la mia.

    In realtà mi piace molto visualizzare, ed è i libri di guerra sono ottimi per questo.

    Ho scritto 4 articoli in questo blog nel 2019, tutti di dubbio valore.

    Credo di aver svolto un ottimo lavoro presso xWave per Starsellersworld.com, cionondimeno resta la mia volontà di andarmene e cercare altro. Principalmente credo di valere più di quanto vengo pagato, e, nonostante ciò, di non riscuotere la fiducia che merito.

  • Ho smesso di scrivere, forse. Perché non so farlo

    Incollo qui l’ultima cosa che ho scritto e non pubblicato. Datata 10 Luglio 2018, 2 giorni dopo l’ironman di Francoforte.

    Come sto invecchiando male.

    Francoforte non è più la stessa. Rimugino guardando i cantieri aperti mentre il bus navetta ci sta portando al Langen Waldsee, da dove si parte per l’Ironman.

    Ai cittadini sicuramente non piace questo, o almeno non ai tedeschi. Ed è capitato perché l’inghilterra è uscita dalla comunità europea (che non è esattamente la stessa cosa che uscire da una comunità di recupero, ma forse hanno interpretato male il quesito).

    Tutte le aziende vogliono stare vicino alla sede dello stock-exchange più pesante dell’eurozona. E così anche i lavoratori. E qui servono maestranze. Di tutti i tipi. Lavori in corso ovunque. Bene per chi é proprietario che forse può pretendere qualcosa di più. Male per chi vive in affitto, che vedrà aumentare la pigione.

    Francoforte è finita. Ci ho tenuto tanto a questa gara, e soprattutto alla corsa: correre lungo il meno durante un evento vero.

    Ho preparato la maratona di Roma qui a Francoforte, quella era la mia prima maratona.
    Mi ricordo di essermi svegliato alle 6 di mattino, a marzo, in un ostello, per uscire ed andare a correre dalla zona ovest, poco oltre la stazione centrale, per arrivare al meno, a volte per fare qualche ripetuta, e poi tornare.

    E mi ricordo pure quando alloggiavo al golden leave, a poche centinaia di metri dall’ufficio, ed poco più distante dal palazzo della BCE. Correre lungo il Meno: riva sinistra o riva destra, che poi infondo non si capisce neppure da quale parte scorra, e proseguire verso est a volte, ci sono gli orti, e altre città. E capita un po’ di tutto, esci col sole, inizia a nevicare i pezzi di gelo, poi torni e si è gia scaldata l’aria. E in primavera sono tutti lungo il fiume a bersi una birra, mangiarsi un panino o parlare, fare giocoleria gli universitari, suonare, o fare sport all’aria aperta. Ed io corro. A volte chiedo permesso, e forse do un po’ fastidio. Come succede ovunque.

    Ieri c’erano degli americani, così ho pensato subito. Poi sentendoli parlare ho pensato che fossero più probabilmente africani. Neri, sicuramente. Ma non era certo quello che li distingue qui a Francoforte. È più la mancanza di tedeschitudine. Avevano quel modo di parlare ad alta voce e muoversi senza senso, tipico degli americani.

    Sabato scorso c’era un turco con la macchina d’epoca ma tutta sporca. La turchitudine si capiva per via della musica in auto e la macchina sporca: un tedesco non terrebbe la macchina sporca, un turco lo fa per dimostrare di essere all’altezza di potersela comprare.

    Il problema non sono gli immigrati. Il problema è la generazione che viene su e si aspetta tutto il giorno stesso in cui lo desidera, per poi non sapere neppure che farsene. Sì, pensavo proprio questo domenica scorsa.

    E rifletto. Ma poi cosa ne so io che direzione dovrebbe prendere il mondo? e non spetta certo a me decidere ora, a 40 anni, decidere dove andare. Al più posso fare da motore, ma non sono certo io ad indicare la rotta. Forse avrei dovuto farlo 20 anni fa.

    E penso che sto invecchiando, nel modo sbagliato. Non ho più contatto con le giovani generazioni, e nemmeno con le meno giovani. E quello in cui sbaglio di più è il non accettare neppure il loro atteggiamento, o le loro aspettative.

    Come posso dire io che stato uno sbaglio degli inglesi lasciare la comunità europea? come posso dire che è stato uno sbaglio degli americani votare Trump? e come posso criticare la scelta degli italiani per il M5S e la lega?

    Con l’età le passioni per ciò che accadrà in futuro sono destinate a scemare, e qualsiasi altro atteggiamento è solo inopportuno.

    Faciate ‘npo come cazzo ve pare. Direi.

    Epperò vorrei che emerga qualcuno che guarda avanti, che si sappia imporre, con una visione.

    O forse è proprio vero che quando inizi a brillare ogni altra stella sembra lontana ed oscura.

    Sì, sto invecchiando male e anche l’ultima impennata di orgoglio è piuttosto triste. Perché vedere l’errore nel mondo e non prendere atto invece di ciò che è e basta? Si dice, anche a Francoforte, “es ist wie es ist”. Mi sono accorto che sto leggendo molto meno di quello che potrei, e sto perdendo molto.

  • cosa vuoi diventare?

    Io non voglio diventare. Sarà per via dei corsi di sviluppo personale che uno si fa la domanda, ma non mi serve. Io voglio restare così come sono. Certo invecchierò, diventerò forse più antipatico, spero di correggere alcuni difetti. Ma io non voglio diventare. Tutta questa cosa del personal branding, se non si beve non è roba che mi interessa. Fai di te un brand, ma che vuol dire? Cioè, dopo esser diventato un brand cosa faccio? Mi clono in formato postit e mi distribuisco negli uffici dei miei clienti?

    “Sei tu il prodotto”, “bisogna sapersi vendere bene, con tutto il rispetto”. È qui ci vuole il rispetto, ma guarda caso non ce la nessuno per chi fa il mestiere veramente “sono poco di buono”, e tanto basta. Ma cosa cambia da sei tu il prodotto?

    No, non sono un prodotto, non voglio esserlo.

    Poi “quando vendi un prodotto, devi vendere una storia, devi vendere un sogno”, cioè il prodotto è un sogno ed io sarei il prodotto?

    No. È una cazzata.

    Io invece vorrei esere il sogno erotico di chi dico io. Lei bendata e legata, su di un letto qualche rosa qua e là, la sfioro e lei impaurita o incuriosita, non sa cosa scegliere ma capisce che è sempre più eccitata, non riesce a parlare ma forse non vorrebbe, si contorce, le labbra socchiuse ed umide e non solo. Mi masturbo e vado via, perchè sono stronzo. Ma non un prodotto, sarei un prodoto di merda.

    Comunque non voglio diventare niente, ci pensa il tempo per quello.

    Se corri diventi un atleta? “Se vuoi diventare un atleta devi correre”, ma se io voglio semplicemente correre e non diventare qualcosa? Voglio correre. Basta. Non voglio essere bello, essere magro, essere prestante, essere vincente, essere un accidenti che so io o sapete voi. Voglio correre, punto.

    “Se vuoi essere una persona famosa devi fare molta gavetta”. Sono cazzate, se vuoi imparare un mestiere devi farlo per molto tempo, se veramente vuoi apprezzarne tutte le sfumature e capirne a fondo la bellezza che è nel fare e saper fare.

    La vita è un divenire, no diventare

  • geo tag location!

    http://geotags.com/

    grazie alle api di google si trovano facilmente latitudine e longitudine da inserire nel tag

    < meta name="geo.position" content="45.500998;9.235210" / >

    sono le coordinate di Milano (latitudine,longitudine)

    < meta content="45.500998;13.290033" name="geo.position" / >

    quelle di Via Stelvio, 10 Tolentino, MC Italia

    yahoo.com ha inserito la ricerca per localizzazione

  • development libcairo?

    Mi sono chiesto perché su mac OSX fosse così difficile sostituire la libcairo usata da firefox. Fortunatamente su Ubuntu (e su debian) le cose sono molto differenti … semplicemente:

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