Amo il mio microbioma

Dopo l’ultimo trail a San Vicino (Apiro – Pian Dell’Elmo), torno un po’ sfasato. Mangio una lenticchia con fagioli al pasta party, poi una tagliata di maiale un po’ troppo asciutto.

La visita dalla nutrizionista mi fa notare che dovrei mangiare verdure, fibre. Mi domando perché.

La frequenza cardiaca ha una varianza troppo ampia. Penso che dovrei aumentare la quantità di grassi a catena corta, o altro. Ma sono anche sovrappeso/obeso, cosa piuttosto fastidiosa se voglio correre. E voglio correre.

Le arance. Se c’è una cosa che mi fa cagare sono le arance.

Sembra positivo, ma questo distrugge il mio microbioma.

Penso che la stagione delle arance sia andata ormai, è il caso di ricostruire il microbioma.

Cerco qualcosa che faccia puzzare la merda. Più la merda puzza, più il microbioma è in salute.

Cavolini di Bruxel, metto una teglia in ceramica dentro una pentola dove bolle l’acqua e tappo col coperchio. 30 minuti. Cottura a vapore. Non devo fare altro, ho solo spolverato sopra i cavolini un po’ di sale. Quando si fredda tolgo la teglia e la metto in frigo. Per 2 o 3 giorni sono disponibili.

Questo la settimana prima della gara. Poi la gara. Ho (re-)iniziato a fare colazione con fiocchi di avena, uvetta e tea al limone (porrige di tea), e uovo sodo. Se parto per un allenamento mi trovo ad avere risorse che non mi aspetto.

Così è più o meno in gara. Arrivo in ritardo e tutto di fretta prendo il numero, ritorno all’auto per cambiarmi, e di nuovo alla partenza, che ormai è andata da 3 o 4 minuti. Ma parto lo stesso. Tutto in rimonta, fino a dove trovo la neve, la fila di gente che sta gareggiando, chiedo permesso, supero tra le racchette, faccio l’idiota (visto che ne sono capace), sto sudando, un po’ troppo in effetti, e non ci sono banchetti o ristori, il sale sugli occhi è fastidioso, mi sciacquo la faccia con un po’ di neve, la neve è …

Cazzo! la neve è fredda! Ma veramente gelata.

È vero che sto sudando, ma non fa per niente caldo.

Ho i capelli lunghi, che d’estate sono la mia salvezza, ma d’inverno mi tengono la testa gelata. Mettici pure che non ho neanche un cappello (per la fretta).

Appunto che dopo la gara al ristoro cerco di mangiare qualsiasi cosa, carboidrati, qualcosa che mi faccia riprendere. Poi pasta party: lenticchia e salsiccia.

Gironzolo un po’ tornando verso casa. L’andata è stata agitata ed ho corso. Dopo Appignano ed essere salito verso Cingoli, mi sono goduto di fretta il panorama, mentre facevo la discesa frequentata da gente troppo tranquilla la domenica mattina. Mi ha stupito un l’atmosfera un po’ alpina, tra boschi, freddo, laghi, salite, gente in bici. Ma dovevo arrivare a Frontale, trovare parcheggio, correre.

Il ritorno vado un po’ più tranquillo. Ma poi ho già visto tutto, di panorami ne ho fatto una scorpacciata durante la gara, tra un sorpasso e l’altro. Mi è sembrato un po’ strano, ma non ho mai guardato a terra, per correre bene non serve, anche se a terra ci sono pietre nevischio, buche, salti. Ma ogni tanto sale l’acido lattico, e in discesa è difficile da gestire. Visto gente che si fermava e riprendeva. E forse è meglio così invece che sovraccaricare sperando di gestirla. Nel triathlon è diverso. Anche le salite in bici riesci a gestirle, puoi abbassare i rapporti e recuperare, puoi far salire e scendere l’acido lattico, gestirlo. E la corsa del triathlon è in piano. Ma in montagna, nei trail, è diverso, è complicato. 3 chilometri di discesa, a che ritmo la prendi? 4 min/km? 5 min/km? Poi se varia come la gestisci? C’è una quantità di variabili non prevedibili. Magari c’è un tratto tecnicamente difficile, o un errore di percorso, o qualcuno davanti, o un sorpasso, o inciampi e carichi un po’ per riprenderti. E magari accumuli lattato proprio quando arriva il pezzo più ripido dove ti servono testa e gambe, e devono andare d’accordo. Insomma, con questo lattato finisco sempre le discese con i quadricipiti massacrati. Ho pensato che è la mia obesità, però era più o meno lo stesso 7/8 kg fa. 12 km sono una gara piuttosto corta e 5-6 minuti di sofferenza su 1 ora e mezzo sono accettabili. In più la gara finisce in salita, cosa strana, ma è un ottimo modo per scaricare il lattato: il trucco è RESPIRARE.

Nel momento in cui i muscoli sono doloranti, bloccati, e c’è una salita, inutile ostinarsi a cercare di spingere, tanto vale respirare e camminare come se niente fosse.

Senza navigatore, non so neanche se riesco a ritrovare la strada. Ma in effetti sbaglio solo una volta ad una rotonda (la vuelta de la vuelta), e me ne accorgo pochi metri più avanti.

Devio per Recanati, cercando una rosticceria che faccia agnello arrosto. Niente, trovo in piazza un locale che fa carne arrosto, e serve ai tavoli all’aperto. Ma fa freddo, non come a Pian dell’Elmo, ma fa freddo in Piazza Leopardi.

Piazza Leopardi è piuttosto assurda. È l’arrivo (o almeno lo è stata) della Granfondo Leopardiana, che si correva a settembre. Avrei dovuto notare questa cosa, ma si vede che ero distratto. In mezzo alla piazza c’è una torre in muratura piuttosto inutile, forse usata come pollaio un tempo. Di fatto ripara dal vento freddo, almeno in questa domenica, e ha delle campane sopra, ogni tanto fa rumore, e anche piuttosto fastidioso. L’idea di un pollaio mi piace, forse la rosticceria farebbe prima, ma poi la piazza sarebbe piena di cagate.

Ai tavoli, dall’altra parte, c’è una scolaresca, gente che mangia panini e fa rumore. In realtà neanche troppo, sembrano rincoglioniti ma felici. Non ce n’è alcuna ragione, di esserlo. Felici. Fa freddo, nessuno fa agnello arrosto, c’è un mucchio di mattoni a forma di torre con le campane sopra, la piazza è in discesa, da uno scorcio si vede il mare (sì, questa è una cosa strana, dalla piazza un vicolo sembra che ci si possa tuffare direttamente nel mare, ma poi ti avvicini e scopri che ci sono una decina di chilometri di colline, campi, case, boschetti, e miscellanea che ti separano dal blu dell’Adriatico). Insomma, ci sono tutte le premesse per un pranzo scomodo.

Pessima tagliata di maiale, troppo asciutta e magra, sembra coniglio, pollo, tacchino … sembra cibo cinese, dove tutto è uguale. Ma manca la salsa di soglia e tutta la zuppa che la fa sembrare appetibile. Ne lascio metà nel piatto. Qua fanno la crescia di Cingoli, perchè, dice “quella di Cingoli c’è l’olio d’oliva. Quella di Pesaro c’è lo strutto”. Mah, forse è la piadina che c’è lo strutto? La crescia è una focaccia, ma siccome sono strani, la chiamano “crescia”. Se cuoci un impasto con lo strutto dentro, al forno, avrai i “panini all’olio”, o “panini conditi”, si chiamano “all’olio”, ma se ci metti l’olio fai la pizza, quindi ci metti lo strutto. O la margarina. Ma la margarina ha un sapore che va poco d’accordo col sale, quindi ci faresti una pizza dolce. Quindi ci metti lo strutto. E fai i panini all’olio. Ora torniamo alla crescia, o focaccia. Ma veramente? Bisogna assolutamente andare a Pesaro ad assaggiare la crescia allo strutto. Ma perchè sembra naturale, la farina lo strutto se lo mangia, mentre l’olio lo repelle, almeno un po’, e viene così quella cosa dorata che somiglia ad una pizza, una focaccia, o alla crescia. Però se ha detto così … boh.

Per un qualche motivo il lunedì, durante la lezione di tango, prendo una birra, e così martedì, e poi mercoledì prendo una bottiglia di rosso, Primitivo di Manduria.

Penso che devo far marcire tutte le verdure che sto mangiando.

Mi faccio piatti di verdure con un po’ di pesce, o formaggio, o uova, o qualcosa. Una specie di insalate proteiche.

Ma ieri va così: patate fritte, 4 cavolini, cime di cicoria, insalata, carpaccio di vitello con cipolla, mezzo litro di Primitivo. Pop-corn.

Ascolto TG1 e finalmente dicono che la nazionale ha giocato di merda. Finora stavano dando il 100%. Martedì li ho visti partire e fare un’azione veloce, sembrava quasi per sbaglio, e sono andati in gol. Il sospetto è che per sbaglio hanno giocato bene, ma il resto del tempo stessero a recitare. Cercare lo schema per andare a porta, calciarsi i palloni addosso invece di appoggiarli, stoppare in area come se fosse da solo al circo a fare il giullare, e via dicendo. Tutti presi da far finta di farsi male non appena venivano toccati, tutte le sceneggiate da idioti … perché? A fine partita la dichiarazione “mi dispiace per i bambini che non potranno vedere i mondiali …” … perchè? Perchè non ti dispiace di aver giocato di merda, di aver dato spettacolo con le stronzate da teatrante? Boh. Gente strana e piuttosto assurda.

Ah, i cronisti: “occasione persa! mannaggia!”. Ma mannaggia cosa? Gli ha tirato una cannonata addosso e doveva far gol di prima? Ma quale occasione? Neanche mezza. Anche i cronisti rincoglioniti. Non si possono avere dei cronisti che sommessamente ed elegantemente facciano notare che stanno giocando di merda?

Decido di adottare Gitea, “Git with a cup of Tea”, così ci faccio il porrige. Meglio così che gitlab. Per installare gitlab su kubernetes ho provato il chart helm e mi stava installando mezzo mondo. Sembra un framework con un milione di cose gitlab, e non ne ho bisogno attualmente. Ah, se me lo chiedi per la tua organizzazione lo faccio, ma ora ho bisogno di un repo privato per aggiungere dei subtree ai repo sui quali lavoro, roba con la quale istruisco gli MCP o gli agent, ma non voglio mandare upstream, e neanche caricare su github o gitlab pubblico.

E l’insalata marcisce insieme al carpaccio, tutto imbevuto di vino troppo dolce per il mio palato. Forse era meglio l’Aglianico, o il Barolo.

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