Il 2 Gennaio vado alla cena di tango, ma effettivamente mi diverto poco a stare seduto. Cerco una scusa per uscire, e questa è fumare una sigaretta. Ora devo solo uscire dal vizio.
Non ci sono molte cose che sto combinando in questo periodo. Devo lasciarmi alle spalle un tempo assurdo.
Scaricare le tensioni, e ricominciare. Ho avuto un ricovero all’ospedale psichiatrico di Polistena questa estate. Non so se è stato abbastanza, penso di aver bisogno di svago, vero. Stare davanti al PC mi isola sempre più.
Dopo una settimana densa di pensamenti inutili, parto in bici per la solita strada. Porto Potenza, Numana, incontro un altro ciclista a Porto Recanati, sono davanti e mi si mette in coda, poi mi da il cambio, dico “sì va, oggi non ce l’ho tanto”, fa un ultimo sprint per arrivare al porto di Sirolo, tipo 40 all’ora (me cojoni!), poi mi dice che si ferma al porto.
Proseguo per Sirolo, sento un po’ la fatica dal poco allenamento, ma la giornata è soleggiata e va bene così.
Salgo tutta la provinciale, giro per Poggio, ed arrivo al paese, mi fermo per pisciare e scattare una foto da mettere su instagram, che è una cosa figa.
Giro attorno e ridiscendo verso la provinciale. Ancora giù, fino a Portonovo, solo la rotonda, proseguo fino al bivio.
Questa volta giro verso Montacuto, bella discesa, strada discreta, non tecnicamente difficile. Arrivo al carcere e trovo il cartello “Rimini”, forse non proprio a due passi, ma una bella discesa, ancora non tecnicamente difficile. L’idea è arrivare a Camerano per tornare indietro. Cioè l’idea è farmi l’adriatica fino a casa.
In realtà arrivo ad Ancona e sono un po’ in difficoltà. Sembra che posso prendere solo la SS16 da lì, che non è il massimo da farsi in bici. Invece c’è un cartello con direzione Camerano, che mi manda ad un incrocio che sembra la strada che dal porto va verso la galleria, sempre ad Ancona.
In realtà mi sto sbagliando, la strada è quella sotto l’università, la riconosco dal bar dove andavo a fare pranzo quando seguivo il corso di Big Data qualche anno fa (2019 o 2021 qualcosa).
Passo vicino al cimitero, e altra discesa divertente. Sempre asfalto discreto, e tecnicamente semplice.
Per quanto non ho voglia di fare salite, ho abbastanza fortuna perché di lunghe non ne trovo.
Mi ritrovo sulla provinciale per Numana, la “strada veloce del Conero”. Ok, veloce se sei in moto, in bici un po’ meno.
Questa l’ho fatta diverse volte, è tutto un saliscendi, molto semplice, ma con l’aria che tira non troppo semplice.
Poi arrivo a Numana e rifaccio la stessa strada.
Di cose da notare, ho le discese che mi sembravano più ripide la prima volta che le ho fatte, in effetti Strava dice che ho fatto i miei personal record, e non ho assolutamente corso.
La strada che non è perfetta, ma non neppure messa così male.
La forma del carcere di Monteacuto, che guardandola dal satellite è pentagonale. Infatti ho rinominato il carcere “Il Pentagono”, non sarò l’unico ad averlo pensato, ma è una cosa curiosa.
Altra cosa curiosa riguardo al carcere è la gente, che stasera girava attorno, penso famiglie dei detenuti, forse perché è vicino a Natale.
Traffico assente, strade vuote. Almeno quelle che ho fatto. Solo sulla provinciale c’erano qualche auto.
Un giro da 80 km, e circa 3 ore tranquille.
Ho sempre il problema del sellino che si abbassa leggermente, lentamente, e costantemente. Prima di Numana mi sono fermato per alzarlo un po’. Un sellino che va regolato ogni 60 Km non è il massimo della comodità.
Però buone sensazioni fisiche. Dopo una settimana di sedentarietà, finalmente vivo e sono un’entità fisica, mi sento salire e scendere, faccio le cose in presenza. Per ora, a parte il tango, fare sport è l’unica occasione in cui esisto.
Avrei voluto parlare della maestra d’asilo che, partita da Genova, sostava a Castelnuovo di Garfagnana prima di partire per un giro perlustrativo allo scopo di organizzare un’escursione. Di come avesse iniziato la sua carriera come maestra d’asilo, per poi buttarsi negli affari, e poi ritornare a fare la maestra d’asilo. Per poi concludere con il solito “la vita va così”.
Ma non siete troppo fortunati oggi, cari miei lettori immaginari, vi toccherà di sorbire uno dei miei funamboli viaggi mentali, uno di quelli che raccontano la vita vera, ma adornata di tutto la fantasia necessaria per non farla sembrare futile ed impalpabile, come spesso, in realtà, la vita è.
[14/07/25, 17:55:42] Daniele Cruciani?: Io chiamavo moglie Laura, ma solo dopo che ha deciso di non vedermi più [14/07/25, 17:56:28] Daniele Cruciani?: Così queste definizione un po’ leggere [14/07/25, 17:56:58] Daniele Cruciani?: Però si era vestita di bianco, come una sposa
[14/07/25, 18:01:58] Daniele Cruciani?: mi ha poi nominato maestro dell’ordine dei Pappataci, ordine a cui è prescritto: Mangia e taci [14/07/25, 18:02:36] Daniele Cruciani?: (dal libretto di non so quale opera, sentita stamattina su rai stereo 3) ? [14/07/25, 18:11:21] Daniele Cruciani?: Sono partito 2 giorni dopo per Sharm El Sheik. Ho dato un passaggio a Sophie Marchò, o una sua sosia di 25 anni che cercava un passaggio da Foligno a Roma. Abbiamo parlato di lasciarsi cose alle spalle, ma ero confuso. Ho parlato in modo confuso, di tutto e di niente ai compagni di viaggio per il mar rosso. Ho passato giorni in orbita, senza trovare il tempo giusto per atterrare. Ho accettato consigli strani. Ho fatto poi viaggi oscuri. Ho preso un camper ad un prezzo alto. Ho girato un po’ cercando appigli, dietro di me, in quella strana vita che mi aveva portato alla mia casuale conquista sudata. [14/07/25, 18:14:09] Daniele Cruciani?: E così sono partito. In un orbita più alta, ancora più fuori dalle mie frequenze. E lontano dal mio centro di gravità. Orbitando attorno strani pianeti, che mi raccontavano di trasformazioni, tute spaziali, avatar e personaggi, che avrebbero potuto prendere il mio posto, e così mi sono perso. [14/07/25, 18:16:56] Daniele Cruciani?: Sono tornato a guardarmi il ventre, e dove avevo cambiato rotta. Da quando e perché mi fossi incamminato altrove, dove la mia voce era schermata e deformata, dove ha lasciato il passo al dire degli altri, ed alle loro aspettative. [14/07/25, 18:17:22] Daniele Cruciani?: La gente mi ha seguito, come si segue una lepre con la quale si vuol banchettare [14/07/25, 18:19:33] Daniele Cruciani?: era novembre, e il mio balcone era pieno di fumo, suoni leggeri, e parole dissonanti. C’era dell’astio, contro gli eventi, e contro me stesso. Ho sentito artisti suonare, e dipingere quadri di vite possibili, ed ho subito il fascino dei loro racconti. [14/07/25, 18:20:28] Daniele Cruciani?: è successo davvero, o è solo un abbaio? Chi studia la mente sa che non conta, chi studia le piante sa che conta ancora meno. [14/07/25, 18:21:04] Daniele Cruciani?: Il mondo ha continuato a girare. E nelle case si è continuato a banchettare [14/07/25, 18:21:55] Daniele Cruciani?: la vita di un uomo vale meno di un sospiro di un cane [14/07/25, 18:22:33] Daniele Cruciani?: Triste a dirlo e scriverlo, quando l’uomo sono io. [14/07/25, 18:27:08] Daniele Cruciani?: La mente, così confusa ed annebbiata, da chiunque può essere diretta ed indirizzata. Ed è così che mi sono trovato dove mai sarei voluto andare. “troppo tardi per tornare” dicono. Ma allora che cosa fare? Se ho 2 gambe, due braccia, una testa, ed un solo cuore, e niente di tutto questo ci vuole stare dove mi avete cacciato con le vostre subdole parole, ora che lingua dovrei parlare? Burattino per sempre? Avete risorse per tutto questo? Volete davvero accollarvi il mio peso? [14/07/25, 18:28:57] Daniele Cruciani?: Pazzo io? Sì che lo sono stato. Ma non siete forse più pazzi voi a guidare un burattino da 80kg, che se lo lanci di qua, poi non lo fermi fino a che non sbatte di la? O continuare con questo gioco medioevale, dai una spinta e vedi che succede? [14/07/25, 18:35:49] Daniele Cruciani?: ah che fatica la vita di corte, per un messere vestito da giullare, ed oggi ridotto ad improbabile scribano
(che dici? lo metto sul blog in “mind’s trip”? C’è la sezione apposita, se navighi la vedi)
Chiedo come chiosa, alla mia paziente corrispondente. Ed ecco a voi, del mio immago lettori, quanto ho viaggiato e dove, stasera spero per sollievo, e forse un po’ per diletto.
Arrivare è un po’ particolare, pare che bisogna passare per Pisa, e poi Lucca. Vorrei usare i mezzi ma non mi convince molto l’idea che esista veramente un treno per Castelnuovo di Garfagnana. Google dice di cambiare a Pisa, e prendere per Lucca, e poi per Castenuovo. Ma a volte sono autobus, non è il massimo dell’affidabilità google maps. (Ma questa volta ci ha preso! Arrivare a Castelnuovo in treno è possibile e molto facile)
Per tutta la mattinata sono un po’ frastornato da tutti, i vicini, i villeggianti, la barista …
Riesco a decidermi dopo le 10. Arrivo all’autonoleggio e chiedo cosa è disponibile. Auto costosa e con bagagliaio piccolo. Faccio un altro giro. Indeciso se andare in moto e rinunciare alla pedalata tra i monti della Garfagnana. Di certo devo fare rifornimento.
Voglio pedalare. Per quanto non sono in forma, devo frequentare gente mentre fatico sulle salite. Sono stufo di fare sport strani, come il fuma-fuma.
Torno al noleggio auto, ed ora trovo “solo” un Opel Corsa ibrida con cambio automatico. “Ok, la prendo. Tirerò giù i sedili e ci sto lo stesso”.
Sabato, ore 12, fa già piuttosto caldo. Carico la bici. Poi l’abbigliamento, lo stretto necessario. Parto. Pranzo a Colfiorito, in un ristorante che non conoscevo. Sala ampia ed arieggiata. Pappardelle al cinghiale. Pasta all’uovo e cinghiale in umido al pomodoro. Un quarto di rosso che bevo per metà. Tiramisù servito un baratto che io normalmente ci trovo i carciofi sott’olio, ma al ristorante va di moda così. Tiramisù fatto coi pavesini. Ok, meno male non sono carciofi.
Fino all’ingresso in A1 non mi fermo. In autostrada voglio prendere una cocacola, anche per capire se la qualità della gente è migliorata. Le bottiglie in plastica sono tutte personalizzate con un nome. Dico “eh ma il mio non ci sta”, alla ragazza addetta al rifornimento. Dice che è strano e si mette in testa di trovarmene una col mio nome. Controlla tutte quelle in frigo. E poi quelle che dovrebbe mettere su. Tra quest’ultime trova quella con scritto “Daniele”. Dice che non c’è neanche Roberta, strana un bel po’.
Mi accorgo di avere comprato una cocacola calda solo dopo essere uscito dall’autogrill, ma è così gasata che va bene lo stesso, non è neppure così calda, tra l’altro, sui 10 gradi direi.
A Firenze si prosegue, e poi si prende per Pistoia, poi Lucca. Faccio strade che non ho mai fatto. Poi la strada per Castelnuovo è tutta panoramica al contrario, cioè sotto il vallone, vicino al fiume che scorre qua sotto, asfalto molto ben messo.
L’auto. La Opel Corsa con cambio automatico ibrida è per me davvero sorprendente. Ci faccio un giro attorno quando sono all’autogrill a bermi la mia Coca-cola-Daniele. Cerchi il lega, freni a disco anche nelle posteriori, sensori di parcheggio, telecamera posteriore. Certo che litigo con il cambio automatico, convinto di pigiare la frizione, ma normalmente un’auto così piccola non ha lo spazio per usare 3 pedali, a meno che non hai piedi di donna, e scarpe piccole. Invece 2 pedali stanno benissimo a tutti. Ha 3 modalità di marcia: Sport, Normal, Eco. La possibilità di cambiare manualmente (2 leve sul volante, ci metto 400 km per capire a cosa servono). Aria condizionata. E da ferma parte in elettrico. Ogni tanto si spegne il benzina … Insomma, fa un po’ come gli pare, ma l’impressione è che consumi davvero poco.
Non arrivo in tempo per ritirare il numero la sera. Ma arrivo ad un ristorante che serve pizza, focacce, gin tipico, hamburger tipici. Si chiama “La Rocca”.
Bella Vita è l’ostello dove alloggio, o forse è solo un bar. Ma non ci bado. Sotto ha una ampia camera con letti a castello, quindi posso dormire.
Al mattino mi sveglio presto, ma stanco. Decido di partire per la GF solo alle 6.15. Arrivo, parcheggio baldanzoso difronte alla porta del bar dello stadio, in un posto quasi vietato, scendo e vado a fare l’iscrizione da ospite, non sono tesserato quest’anno. Ma prendo anche il chip in affitto. Esco, vado a parcheggiare, monto la bici, metto l’abbigliamento, salgo in bici e pedalo. Sensazione strana. Le gambe ci sono e non ci sono. Aspetto la partenza pensieroso. Parto e tengo la ruota di uno che va piuttosto regolare. Non voglio strafare, almeno per i primi 60 km, la mediofondo sono 79Km. Forse non voglio strafare e basta, voglio solo farmi un giro.
Il telefono è quasi scarico, mi fermo solo per fare questa strana foto:
Il paese dovrebbe essere Isola Santa, ci siamo passati vicino prima di salire qui, che è un altro paese, con un altro nome. Tra questi monti un po’ tutto è santo, basta che c’è una sorgente d’acqua che ti fa campare. Il sito della Granfondo ha foto spettacolari, e davvero pensavo fossero irreali o con filtri. Anche quando ho preso questo scatto, non mi aspettavo che fosse così bello, forse per via degli occhiali da sole. Niente filtri, è proprio così.
Una discesa è messa piuttosto male, ci hanno avvertiti, subito dopo il pezzo cronometrato da 4 km. Fortunatamente pulita sulle curve, anche se un po’ di brecciolino poco prima di un tornante non è stato il massimo. Del resto aveva piovuto da poco, quindi asfalto discretamente pulito.
Tutto il resto è filato liscio, tranne 10 minuti di pioggia. Del resto ho fatto di tutto per spicciarmi, ma le mie condizioni fisiche non erano un granché, una media di 20km/h su 76km e 1500mt di dislivello (sì, ci hanno regalato qualche km 🙂
Tutto il pasta party sotto le tende, mangio con qualcuno che ha fatto qualche salita con me, chiedo anche il nome, ma poi le parole volano e la memoria scivola.
Dicono di andare sulla gradinata, ma volevo andarmene. Pensavo durasse troppo la pioggia ed avevo bisogno di una doccia.
Così restituisco il chip, metto l’antivento, che è più asciutto, arrivo alla macchina, smonto le ruote sotto la pioggia e butto su tutto.
Penso di aver provato diverse droghe in vita mia, tutta roba leggera a dire la verità, niente di preoccupante. Ma non c’è niente di meglio di una bella doccia lenta sotto la pioggia mentre smonti la bici per caricarla sull’auto. Ha quel qualcosa di innocuo, inusuale, e anche un po’ folle. Nessuno si metterebbe a smontare le ruote della bici tranquillamente senza urgenza. Eppure è così, farlo senza motivo, e comunque farlo, è leggero ed inaspettatamente rilassante.
Arrivo vicino l’ostello e parcheggio lontano. Mi faccio una paseggiatina sotto la pioggia. Poi doccia. Purtroppo l’acqua calda è guasta. Doccia fredda.
Dovrei dormire o riposare, ma non ho per niente sonno, e neppure sono troppo stanco. Mi faccio due passi in paese.
Al bar sotto il loggiato mi prendo un Fernet perché la pasta al pesto scende con poca convinzione. Ma hanno un liquore chiamato “Nulla”, e un altro “Niente”. Così gli dico che pago Nulla, tanto il prezzo è quello.
E siccome non ho il cavetto per caricare il cellulare, inizio peripezie per provare a rimediare. Di domenica. Chiedo. Al bar. Arrivo al supermercato. No. Chiedo al supermercato. Pieve Fosciana. Avrei dovuto trovare un negozio cinese, ma è probabilmente quello chiuso. Vado ad un ristorante Giapponese gestito da cinesi. Ok, è una cosa un po’ assurda, ma meglio battere piste inusuali. Mi dice che boh, parla italiano stentato. Poi chiedo un sake, e mi fa bere una brocchetta dalla quale verso con 5 o 6 bicchierini. Allora poi parliamo un po’, di pasta al pesto, di pizza, di tortellini al ragù, di quando va a Prato a mangiare. Insomma un po’ di tutto, ma del mio cavetto per il caricatore niente. Il biscotto della fortuna dice:
“sei veramente bravo come credi.”
Non a trovare il cavetto USB-C per il cellulare, direi. Tutti i negozi che ha consigliato il cinese (che non beve sake, né mangia pesto alla genovese), sono chiusi, e tra l’altro sono gli stessi che avevo controllato prima.
Per tutto un complesso di cose (TM) il rapporto con il vecchio committente si è incrinato.
Diciamo che quando tu parli e dall’altra parte trovi qualcuno che assente senza capire niente (magari ripetendo le tue parole o aggiungendo dei dettagli completamente fuori rotta), oppure dissente e adduce motivazioni senza fondamento, riesce difficile credere che quello che stai facendo sia reale …
…Tutto un complesso di cose.
Ma stamattina mi metto in testa di installare odoo nel kubernetes che ho messo dentro a delle VM in un server Proxmox … è tutto un inscatolamento di cose dentro cose …
Parto con helm chart. Ma odoo si lamenta di cose, non parte.
Mi viene in mente che non ho una CNI installata.
Mi documento e trovo che calico sia la migliore opzione.
Per tutta la mattina sbatto il muso con la configurazione.
Alla fine riesco a fare andare calico (la CIDR scelta di default da tigera non era disponibile: kubectl edit a mano).
Poi passo a odoo. Ecco, mancavano i PersistentVolume.
Ne faccio 2 a caso.
Poi mi dico, dopo 8 ore di lavoro, “ma questo è quello che mi piace fare”.
E perché dunque non lo faccio? Semplice: committente sbagliato.
Non so più se ha molto senso annotare cose. Questo giorno è passato un po’ così. Ma il pomeriggio salgo in moto e faccio un giro a Potenza Picena passando da Montecanepino, e ridiscendendo dalla provinciale. L’asfalto non è perfetto, e mi accorgo di scegliere traiettorie a caso, cioè invado l’altra corsia, giusto per non farmi una curva su cose tremolanti. Ma vabbé.
Piuttosto sono uscito dopo cena. La moto è comodissima, ma trascinarsi dietro il casco mentre faccio una passeggiata un po’ meno. Un bauletto non è più rimandabile. Magari bello capiente.
Giornata piuttosto grigia, devo assolutamente uscire a costo di perdermi mezza lezione del corso su cloud computing e AWS services.
Mi decido alle 19.10, e salgo in moto dieci minuti più tardi. Faccio pochi km, tranquillo.
Arrivo a Potenza Picena e poi torno. Vado decisamente tranquillo, non piano, tranquillo.
Anche come maneggio la moto da fermo è molto meno ansiogeno.
Salita ok, discesa altrettanto. Traiettorie giuste, niente cose strane. Questa volta la piego un po’ meglio, sono ai giri giusti, non sempre, ma comunque abbastanza spesso.
Arrivo al supermercato, parcheggio senza troppe paranoie. Scendo, entro nel market. Esco.
è troppo tardi, non voglio aver fretta.
Prossimo supermercato. Salgo tranquillo, arrivo in strada, mi metto in strada e vado.
Parto in piega e la tengo bene. Non è vero che va dritta, basta appoggiarci.
Scendo e la poggio sul cavalletto.
Niente di particolare, ma forse sto togliendo qualche difetto, e mi sto riappacificando con la manopola del gas.
La moto è anche un’utilità, è un mezzo per spostarsi. Altrimenti giustifico poco la spesa.
Devo passare in banca, alla filiare di Chiaravalle.
Sono circa 50 km, e la cosa potrebbe essere impegnativa, ma la strada è facile.
Faccio l’adriatica fino ad Ancona, poi giro per Polverigi, e poi ridiscendo verso Chiaravalle.
Tutta semi collinare, qualche curva, e un paio di lunghi rettilinei.
Sul dritto vado bene, tiro su la moto a 100-120, non di più.
L’abbigliamento è quello che è, non sono un motociclista ancora, e mi accontento di mettere qualcosa che ripari il vento. Ma le mani sono scoperte, i moscerini sbattono, l’aria sulle braccia si sente picchiare (insieme a qualche moscerino).
Va bene così. Arrivato ad Ancona sbaglio rotonda, e quindi faccio un giro completo per ritornare sulla strada principale.
Percorso su rotonda molto lento. Ci deve essere una qualche qualità nell’andare lento nelle rotonde, in realtà è una questione di portanza e sensibilità. Ci sto facendo l’amore, ma ancora mi muovo malissimo. Pessimo amante direi.
La seconda rotonda è quella giusta. Così piego ed esco dalla rotonda.
Poche centinaia di metri e sono al bivio per prendere il primo rettilineo.
Non ricordo bene la strada e sono guardingo.
Rittilineo apro un po’, tranquillo.
Arrivato al bivio per Offagna, cioè alle curve sotto Polverigi, le affronto come un pensionato, molto lento. Anche uno scooter mi sorpassa. Va bene così.
Quello che inizialmente credevo mi avrebbe creato problemi, le discese, non sono per niente un problema.
Arrivo a Chiaravalle ed in Città mi muovo malino. Arrivo in qualche maniera in Banca, ed è tardi.
Fa un caldo assurdo. Fermo la moto e lascio girare un po’ il motore, per farlo freddare.
Mi fermo a pranzare lì e aspetto l’apertura del pomeriggio.
Fatto il dovuto, riparto.
Questa volta sbaglio strada, ritorno a Chiaravalle, e poi ritrovo quella giusta.
Niente male.
Il ritorno ha l’altra salita per Polverigi, c’è una leggera curva uscendo dalla rotonda.
Mi ritrovo nell’altra corsia, mentre sta arrivando un camion. Sto rallentando di istinto, ma non è il caso. Accelero e tengo la piega, ritorno nella mia corsia e vado tranquillo.
Avere parecchi cavalli vuol dire accelerare e vedere la moto drizzarsi, cioè andare dritta.
Per questo la mia ansia nel dosare l’acceleratore e nell’impostare le traiettorie.
Ansia vuol dire sbagliare: traiettoria sbagliata quasi sempre, quasi ad ogni occasione.
Ansia vuol dire sbagliare: apro troppo poco e fatico a tenere la moto su, invece che giù, cioè dritto, invece che girare.
Sto praticamente guidando al contrario.
Ma questa volta ho fatto il gesto giusto, ho “aggiustato” una traiettoria sbagliata.
Ora dovrei essere più previdente: le curve vanno anticipate, e così le traiettorie.
Questo dovrebbe darmi più fiducia, e anche “più modo” per affrontare la strada.
La moto verrà da se.
Il consiglio dell’amico “poggia su pedane e manubrio” è sicuramente utile, ma anche poggiare il ginocchio opposto al serbatoio funziona, e forse me lo trovo più adatto a me. O forse è solo una cosa da aggiungere.
Tra accelerazione e decelerazione la moto sposta il peso da dietro ad avanti. In genere dovrebbe essere un problema per la tenuta in curva, ma in realtà la moto è molto stabile, e vado talmente lento che è come se stessi sempre dritto.
Vizi e difetti
In questi primi giorni guido male, e penso di prendere qualche vizio che dovrò perdere.
Mi viene da pensare alle lezioni di chitarra classica, quando ti fanno passare mesi sullo stesso pezzo perché “altrimenti prendi vizi”. E forse non è il caso di essere così fissati sulla perfezione, alla fine se suoni suoni, poi i vizi li togli man mano che trovi difficoltà. O no?
Boh, spero di non morire per via di qualche vizio di guida.