Categoria: mind’s trip

Racconti, fughe della mente.

  • I Build Legal System

    Pagliaccio

    “Sistemi legali che producono profitto”, bella scemenza, così il profitto si fa intentando cause legali, ora denuncia anche me. No, perché io non condivido né moralmente, ne fattivamente, ed ho una lista di buoni motivi:

    1. le cause legali in Italia durano decenni
    2. le cause legali bloccano i tribunali
    3. le cause legali foraggiano solo gli avvocati, perché né brand né utenza avrà alcun ché.
    4. le cause legali come questa sono pretestuose e dovrebbero essere bloccate dal GIP

    Abbiamo dei programmi scolastici di merda e superati, dove due sposi si amano vicino al lago, ma tutti sembrano assorbiti dall’inconsistente storia d’amore (ma scopavano o parlavano solo da lontano?) e nessuno che nota che questo è il Paese degli Azzeccagarbuglia?

    Innominato, conversioni, inversioni e perversioni. Ma poi siamo i soliti coglioni che lasciano comandare degli stronzi, nullafacenti, ed affabulatori.

    Avrei commentato sotto il post dicendo che …

    fa un po’ paura la sproporzione sulle reazioni. C’è un rappresentante di 300+ mln di persone che pubblica filmati spazzatura di ogni genere dal proprio account istituzionale, causa guerre senza bisogno di giustificare nulla. E d’altra parte ci sono dei poveri cristi che “difendono un brand”, o semplicemente commentano come si farebbe al bar, senza insulto, perché “pagliaccio”, “buffone”, o anche “coglione”, descrivono il momento, l’episodio, non il brand. Casomai possono essere riferiti al messaggio, al modo di comunicarlo, …

    Ma sto pezzo di merda non aspetta altro che intentare una causa legale allo stronzo che ci casca.

    E ne ha fatto pure un sistema.

    Mafia 2.0, o 3.0.

    Ha fatto il sistema.

    Ma perché non vai a fare le rapine come i criminali che hanno le palle.

    Acquisizione metadati

    Sì, molte piattaforme hanno il bottone “segnala”, ed il sistema in automatico permette di acquisire una schermata, e tutti i metadati riguardanti il post vengono salvati insieme alla segnalazione.

    Questa funzionalità è stata introdotta per i casi di bullismo.

    Va messo in chiaro chi è in posizione di dominanza: chi domina esercita bullismo, chi è dominato è bullizzato.

    Chi ha più followers è dominante, e raramente chi commenta ha più followers di un influencer.

    Numeri e parole: “influencer” vuol dire “che influenza”, se ha bisogno di uno studio legale per far valere la propria reputazione, allora non è un buon influencer, ovvero non sa fare il suo lavoro.

    “amichevole”? io non lo sarei affatto.

    Bullismo legale

    Questa è la nuova moda dei politicanti, degli influencer, del clero, del potere.

    Ma non serve a niente, è solo uno sfogo di potenti prepotenti, giusto per ricordarsi di essere stokazzo, altrimenti guardandosi allo specchio si ricorderebbero di essere poco più di niente.

  • La vacuità dell’inespresso

    (scrivere mi rilassa? neanche un po’)

    Se poi penso a chi leggerebbe questo, e come ne uscirei, tutto sarebbe tranne che rilassante.

    Torno dalla farmacia in moto, sono stato a prendere gli amminoacidi essenziali, e noto una pisciata di cane sulla ruota della mia macchina. Rigiro e torno a buttarci su un po’ d’acqua.

    Le pisciate sono 3. Ed è esattamente quello che ho pensato tra il tragitto fatto in eccesso ed il ritorno all’auto.

    Padroni di cani che pisciate cani: non dovete far pisciare il cane sulle ruote dell’auto.

    Io parcheggio a P.Potenza Picena, poi vado a Lido di Fermo, poi parcheggio a P.S.Elpidio, poi parcheggio a Macerata.

    In ogni posto, c’è un cane e padrone di cane che pisciano sulla stessa ruota. E magari il cane piscia pure incazzato, se ritrova la stessa ruota con la sua vecchia pisciata e vicino quella di un cane.

    Non incazzato, ma in realtà i cani non si incontreranno mai, ma fantasticheranno ognuno dell’altrui esistenza.

    Quindi alla fine impazziscono.

    Tutti e tre.

    E ci rimettono sia i cani che i padroni di cani.

    Quindi, padroni di cani: non fate pisciare il cane sulla ruota di auto.

    Specialmente se l’auto è la mia, perché a me di essere il fulcro delle faide tra cani non mi va proprio.

    E con questo ho chiuso.

    (…almeno non penso a…)

  • Vecchia storia: Perché?

    Davvero non importa.

    Perché ho smesso di fumare nel 2009? Ero stufo di “distrarmi un attimo”, da cosa? Da quello che amavo fare: scrivere software.

    Ora la situazione è piuttosto confusa, ci sono tool e cose, tutti che parlano parlano, di tool e di cose.

    Cosa ho amato fare? Sport.

    5 allenamenti di cui una gara: un trail piuttosto breve, con una discesa tecnica fatta in una situazione da esaurito, non avevo la testa per finirla bene. Dal dodicesimo km in poi, cuore, polmoni, muscoli e cervello iniziano a lasciare, proprio quando servono di più.

    E la prima parte di gara è stata anche più opaca: la salita è dura con 10kg sovrappeso.

    Ma sta bene così. Mi godo il panorama del trail di Tallacano, faccio un tempo accettabile di 2h21′, un piatto di pasta (party) ed una birra. Rutti ed allegria.

    Fare sport fa stare in salute? No. Stare in salute serve per fare sport.

    Le ragioni del sì

    Voglio scrivere qualcosa di politica, ma non di politica. Di dialettica.

    Ascolto un dibattito alla TV, le ragioni del sì della riforma della magistratura. Non ne so niente, ma mi stupisce la scarsa qualità delle argomentazioni:

    vota sì perché è un percorso iniziato dai padri costituenti che volevano superare il fascismo. Infatti nel ’99 “tizio, che di certo non è di destra, anzi è di sinistra”, ha introdotto una modifica in questa direzione, ed questa riforma va nella stessa direzione

    Ora, io sono piuttosto ignorante su “Tizio” e sulle questioni tecniche, ma quello che trovo assurdo è l’argomento dialettico, proprio nelle fondamenta.

    Nel 1948, quando la costituzione è stata approvata, hanno partecipato alla stesura tutte le anime politiche, ma non la direzione dittatoriale. L’ordinamento statale è stato concepito secondo i principi della suddivisione dei poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Il problema durante la dittatura era stato quello di aver assoggettato la magistratura al potere esecutivo, per far fuori dissidenti politici.

    Dal quel gruppo di gente, non certo infanti, cioè non nati dopo la fine della guerra, ma laureati ed informati, e che avevano vissuto il periodo fascista, non penso di dovermi aspettare tanta ingenuità da non essere capaci di redarre un apparato legislativo che mettesse in sicurezza il sistema da questo tipo di pericolo, che era il più sentito: il pericolo della dittatura e della restrinsione delle libertà.

    Il problema dell’Italia fascista non è quello di aver perso la guerra, è quello di essere stata fascista, di aver creduto che solo dietro un capo si possa dimostrare di aver valore. In parte è vero, ma c’è da capire dietro quale capo.

    Questo capo valorizza o svalorizza le individualità?

    Abbiamo un esempio di un bellimbusto (spesso brandizzato proprio “in busto”), che si arrogava tutti i meriti per qualsiasi risultato, culture della propria personalità, paranoico nella cura dei dettagli scenici.

    Il passo che spesso manca è: ma tu, vorresti essere come lui?

    Cioè, ora i social cercano di spacciare i politici come “uno di noi”. Ma davvero vorresti essere un politico?

    Non credo ci si debba iscrivere ai cinque stelle, basta l’esercizio di fantasia, solo portato un po’ più agli estremi: immagina una giornata tipo. Guardati allo specchio la sera. Vorresti davvero?

    No.

  • La Bella Vita e Oltre

    Avrei voluto parlare della maestra d’asilo che, partita da Genova, sostava a Castelnuovo di Garfagnana prima di partire per un giro perlustrativo allo scopo di organizzare un’escursione. Di come avesse iniziato la sua carriera come maestra d’asilo, per poi buttarsi negli affari, e poi ritornare a fare la maestra d’asilo. Per poi concludere con il solito “la vita va così”.

    Ma non siete troppo fortunati oggi, cari miei lettori immaginari, vi toccherà di sorbire uno dei miei funamboli viaggi mentali, uno di quelli che raccontano la vita vera, ma adornata di tutto la fantasia necessaria per non farla sembrare futile ed impalpabile, come spesso, in realtà, la vita è.

    [14/07/25, 17:55:42] Daniele Cruciani?: Io chiamavo moglie Laura, ma solo dopo che ha deciso di non vedermi più
    [14/07/25, 17:56:28] Daniele Cruciani?: Così queste definizione un po’ leggere
    [14/07/25, 17:56:58] Daniele Cruciani?: Però si era vestita di bianco, come una sposa

    [14/07/25, 18:01:58] Daniele Cruciani?: mi ha poi nominato maestro dell’ordine dei Pappataci, ordine a cui è prescritto: Mangia e taci
    [14/07/25, 18:02:36] Daniele Cruciani?: (dal libretto di non so quale opera, sentita stamattina su rai stereo 3) ?
    [14/07/25, 18:11:21] Daniele Cruciani?: Sono partito 2 giorni dopo per Sharm El Sheik. Ho dato un passaggio a Sophie Marchò, o una sua sosia di 25 anni che cercava un passaggio da Foligno a Roma. Abbiamo parlato di lasciarsi cose alle spalle, ma ero confuso. Ho parlato in modo confuso, di tutto e di niente ai compagni di viaggio per il mar rosso. Ho passato giorni in orbita, senza trovare il tempo giusto per atterrare. Ho accettato consigli strani. Ho fatto poi viaggi oscuri. Ho preso un camper ad un prezzo alto. Ho girato un po’ cercando appigli, dietro di me, in quella strana vita che mi aveva portato alla mia casuale conquista sudata.
    [14/07/25, 18:14:09] Daniele Cruciani?: E così sono partito. In un orbita più alta, ancora più fuori dalle mie frequenze. E lontano dal mio centro di gravità. Orbitando attorno strani pianeti, che mi raccontavano di trasformazioni, tute spaziali, avatar e personaggi, che avrebbero potuto prendere il mio posto, e così mi sono perso.
    [14/07/25, 18:16:56] Daniele Cruciani?: Sono tornato a guardarmi il ventre, e dove avevo cambiato rotta. Da quando e perché mi fossi incamminato altrove, dove la mia voce era schermata e deformata, dove ha lasciato il passo al dire degli altri, ed alle loro aspettative.
    [14/07/25, 18:17:22] Daniele Cruciani?: La gente mi ha seguito, come si segue una lepre con la quale si vuol banchettare
    [14/07/25, 18:19:33] Daniele Cruciani?: era novembre, e il mio balcone era pieno di fumo, suoni leggeri, e parole dissonanti. C’era dell’astio, contro gli eventi, e contro me stesso. Ho sentito artisti suonare, e dipingere quadri di vite possibili, ed ho subito il fascino dei loro racconti.
    [14/07/25, 18:20:28] Daniele Cruciani?: è successo davvero, o è solo un abbaio? Chi studia la mente sa che non conta, chi studia le piante sa che conta ancora meno.
    [14/07/25, 18:21:04] Daniele Cruciani?: Il mondo ha continuato a girare. E nelle case si è continuato a banchettare
    [14/07/25, 18:21:55] Daniele Cruciani?: la vita di un uomo vale meno di un sospiro di un cane
    [14/07/25, 18:22:33] Daniele Cruciani?: Triste a dirlo e scriverlo, quando l’uomo sono io.
    [14/07/25, 18:27:08] Daniele Cruciani?: La mente, così confusa ed annebbiata, da chiunque può essere diretta ed indirizzata.
    Ed è così che mi sono trovato dove mai sarei voluto andare. “troppo tardi per tornare” dicono. Ma allora che cosa fare? Se ho 2 gambe, due braccia, una testa, ed un solo cuore, e niente di tutto questo ci vuole stare dove mi avete cacciato con le vostre subdole parole, ora che lingua dovrei parlare?
    Burattino per sempre? Avete risorse per tutto questo? Volete davvero accollarvi il mio peso?
    [14/07/25, 18:28:57] Daniele Cruciani?: Pazzo io? Sì che lo sono stato. Ma non siete forse più pazzi voi a guidare un burattino da 80kg, che se lo lanci di qua, poi non lo fermi fino a che non sbatte di la? O continuare con questo gioco medioevale, dai una spinta e vedi che succede?
    [14/07/25, 18:35:49] Daniele Cruciani?: ah che fatica la vita di corte, per un messere vestito da giullare, ed oggi ridotto ad improbabile scribano

    (che dici? lo metto sul blog in “mind’s trip”? C’è la sezione apposita, se navighi la vedi)

    Chiedo come chiosa, alla mia paziente corrispondente. Ed ecco a voi, del mio immago lettori, quanto ho viaggiato e dove, stasera spero per sollievo, e forse un po’ per diletto.

    E pure oggi si tromba domani.

  • L’obbligo della reciprocità  amorosa

    “Se io ti amo tu devi amarmi”

    “Io ti ho dato tanto, qualcosa me la devi”

    “Sei infedele non te ne puoi andare”

    “Non è giusto che tu mi lasci”

    “Dovresti mostrare un po’ di gratitudine”

    “Devi mostrare gratitudine”

    Perché?

  • L’imperativo nella conoscenza

    La conoscenza, nel senso di capacità  mentale, può essere suddivisa in dichiarativa e procedurale.

    Dichiarativa è un’informazione nozionistica che può essere richiamata, riferita ed usata.

    Mentre la conoscenza procedurale è più difficile da catturare, ed è quella relativa all’esecuzione di una determinata operazione, un dato programma. Tra i due estremi ci sono tutte le sfumature possibili. Può capitare di riflettere su di un proprio processo mentale, mentre sta avvenendo o a posteriori, e accorcersi dei meccanismi che lo guidano, facendo così emergere l’aspetto dichiarativo della conoscenza, rendendola codice analizzabile, e probabilmente modificabile. [1]

    Mi capita di essere troppo duro con me stesso, e a volte di esserlo con gli altri. So quanto di migliorabile esiste, non ho realmente problemi ad accettarlo, ma non è così per gli altri.

    Non è un modo di pormi al di sopra, è un mio modo di essere profondo senza citare Aristotele o Kant, anche se infondo potrei o dovrei farlo.

    Una descrizione di una procedura inevitabilmente deve descrivere i suoi passi, assieme alle motivazioni che accompagnano questi passi. Si possono in questa maniera spiegare meccanismi che ad una prima osservazioni sembrano poco accessibili.

    Il mio aspetto imperativo

    D’altra parte qualsiasi osservazione su di una procedura seguita, se la procedura risulta essere poco efficace o poco efficiente, è accompagnata da possibili commenti su aspetti poco ragionevoli, sebbene in una prima analisi.

    La descrizione dichiarativa di una procedura suona come imperativa, ed il motivo di questa sfumatura sta nell’essere sostanzialmente approssimativa.

    Analisi procedurale

    Più si procede a fondo nella “analisi procedurale” (per comodità  la chiamo così), più emergono aspetti sfumati che la riguardano, e che ne determinano i singoli passi. Inoltre capita spesso che i singoli passi possano essere ulteriormente separati, per così scendere ad un livello più basso di descrizione procedurale, e conseguentemente far emergere maggiori dettagli riguardo agli argomenti che li accompagnano.

    In questo discorso riguardo all’analisi procedurale si riconoscono almeno due elementi estranei: la critica sulla procedura e i singoli passi, e la motivazione causale della procedura e dei singoli passi.

    La motivazione causale

    Ciò che causa l’esecuzione di una procedura è qualcosa che è legato al fine ultimo, in qualche maniera e per qualche percorso seguito fino a giungere alla messa in atto della procedura. Ma ciò che ha determinato la metodologia seguita nell’esecuzione di un determinato compito, e col tempo ha rafforzato la consapevolezza della correttezza procedurale (anche se la procedura può in seguito rivelarsi errata), è uno aspetto che può essere posto al di fuori della procedura stessa, anche se ne è la causa che determina i singoli passi e la sequenza seguita.

    La critica sulla procedura

    Ad un livello più alto c’è la critica della procedura, in quanto mette sotto osservazione sia la procedura stessa, sia gli elementi causali che l’hanno determinata.

    Ma fuori da cosa?

    E torno alle tesi di Hofstadter, che si rafforza ancora di più. Dove pongo la motivazione causale e la critica procedurale?

    In qualche maniera la motivazione causale è un aspetto più dichiarativo che procedurale, d’altra parte è l’analisi procedurale che fa emergere una procedura come dichiarativa, quindi sembra assodato che una procedura possa essere portata in superficie.

    Più in alto o più in basso?

    Ho appena scritto “ad un livello più alto …” parlando della critica procedurale, e questo fa pensare ad un esoterismo dell’anima, o della mente, che è un’inclinazione comune.

    C’è una contraddizione nel parlare di “livello più alto”, ed allo stesso tempo di “emersione in superficie” di una procedura che avviene quando si evidenziano i suoi aspetti dichiarativi.

    Sembra piuttosto che fin quando una procedura non abbia una descrizione ci piace pensare che sia una caratteristica inspiegabile, “sono fatto così” è la tipica frase di chi non ha voglia di prendere in considerazione possibili cambiamenti.

    E da questo punto di vista trovo piuttosto irritante che le mie osservazioni siano così irritanti (e qui abbiamo una ricorsività del prurito). Sì, pur rimanendo osservazioni, la cosa che risulta irritante è il fatto che venga fatto emergere che: non sei fatta così, ma ti comporti così. [2]

    In sostanza è un furto dell’anima, che è costretta ad arretrare a qualcosa di più essenziale.

    Generi e gruppi etnici

    Ci sono ovviamente anche altri aspetti. Ad esempio sono un uomo, e osservo un modo di agire di una donna. Questo è inaccettabile perché non colgo tutti gli aspetti.

    Sono etero ed osservo un comportamento di un gay. Di nuovo inaccettabile perché è un giudizio approssimativo.

    Sono bianco e critico un nero, o sono nero e critico un cinese, o sono un europeo e critico un sudamericano, o sono slavo e critico un italiano.

    D’altra parte la critica (nel senso di osservazione) è in un primo momento approssimativa e superficiale, perché fa parte di un processo di indagine nel quale cercare di far emergere aspetti dichiarativi della conoscenza procedurale sotto esame.

    Esame? no, semplice curiosità, che esamino.

    Buoni o cattivi?

    Chi si aspetta un giudizio positivo o negativo, oppure è offeso da una osservazione o critica, lo trovo irritante. Nessuno è tenuto a cambiare un proprio comportamento semplicemente perché io ho osservato una qualche fallacia, né tanto meno mi assumo la responsabilità riguardo alla definizione di fallacia su qualcosa che può essere una descrizione approssimativa di una procedura, ed in sostanza un abbaglio.

    D’altra parte questa mia inclinazione proviene da una mia passione alla quale, in quanto causa finale, non voglio rinunciare.

    È piuttosto un utile consiglio quello di adottare una causa finale dell’esistenza come essenza dell’anima, e non i vari “sono fatto così” o “sono fatta così” utilizzando questi tratti bizzarri per sintetizzare locuzioni come “uomo di carattere” e “donna di carattere”.

    Perché atteggiamenti differenti dal perseguire uno scopo finale sono artificiosi, e naturalmente irritanti.

    p.s.: non cito “Superfici ed Essenze” dello stesso Hostadter perché è ancora incelofanato

    [1] Sto chiaramente citando Douglas Hofstadter, in Godel, Escher e Bach, capitolo XI, conoscenza dichiarativa e conoscenza procedurale
    [2] Scientemente ho declinato prima al maschile e poi al femminile per non far torto a nessuno
  • Pensieri in libertà

    Non mi interessa che tu dica che farsi le canne è sbagliato e che chi lo fa dovrebbe essere incarcerato. Quel che conta è che se incontri qualcuno che sta fumando lo saluti e lo tratti in modo rispettoso e non violento.

    Non mi interessa che tu neghi la correlazione tra il riscaldamento globale e l’attività  umana. Quel che conta è che tu adotti usanze e atteggiamenti di consumo compatibili con la sostenibilità  ambientale.

    Il risparmio non è una leva. “Io mi guadagno dei soldi e quindi sono contento di spenderli per comprarmi una BMW Z4 che consuma come una fogna e mi costa 2 euro per fare 3km.” è qualcosa di assolutamente comprensibile ed inattaccabile. Non ha mai funzionato l’argomento del risparmio:

    I soldi li guadagno col mio lavoro -> il lavoro mi da soddisfazioni -> le soddisfazioni diventano tangibili con il mio potere spendere -> l’atto di spendere evidenzia il mio successo -> il lavoro genera più soddisfazioni.

    Fin’ora questo pattern è stato un circolo virtuoso, e non vizioso.

    Si possono concepire altri pattern:

    La conoscenza mi porta al saper fare -> il saper fare mi permette di realizzare nuove soluzioni -> le nuove soluzioni mi svelano altra conoscenza -> il costo dell’acquisizione di nuova conoscenza viene ripagato dalle soddisfazioni e dalla quantità di strumenti realizzati.

    Sembra evidente, almeno ad occhio, che più il percorso diventa lungo, più ci si perde, più non si riesce a correlare i vari passi, più ogni passo sembra indipendente dal resto, e quindi acquisisce un valore a se stante.

    Più la correlazione è nascosta, più essa diventa inconscia, più l’azione in se diventa potente in quanto non necessità di giustificazione, viene fatta in modo automatico.

    Sul portare i bimbi (i giovani) alla manifestazione in auto. è implicitamente una manifestazione di vicinanza, ma anche il voler dimostrare l’amore per i propri figli dandogli la protezione offerta da un’auto. L’amore si dimostra dando protezione, per questo motivo si spendono soldi per tenere alto il riscaldamento in casa, e per lo stesso motivo si accompagnano i figli a scuola.

    Il bisogno di proteggere è un aspetto atavico dell’umanità , caratterizzata da un infanzia lunga, una adolescenza lunga, e effettivamente bisognosa di protezione.

    Ciò che non é naturale è l’eccessiva percezione del pericolo, che porta a misure abnormi.

    Le assicurazioni necessitano di vendere la propria polizza, e assicurare qualsiasi cosa. Più si assicura, più si vende, più si vende più si guadagna. Il pericolo è ovunque. La percezione viene manipolata e ingigantita. C’è anche il diavolo, non si sa mai. Anche la religione necessita di instillare l’idea di pericolo: non sai cosa ci sia nell’aldilà.

    Appunti su una riflessione fatta scendendo le scale, per buttare l’umido, e risalire. Sette piani: devo perdere peso.

    Non ho citato Greta Thunberg, dovrei farlo altrimenti non posso taggare

  • C’è da capirsi. A volte.

    Poche idee, e ben confuse.

    Che poi questa cosa del vero uomo che regge l’alcool non è del tutto autoctona, ed è un concetto che è sfuggito ai più.

    Sta di fatto che non ci dovrebbe essere nulla di moralmente deprecabile nel prendersi una sbronza, ma l’opposto, cioè l’idea di poter bere senza essere sbronzi ha qualcosa di profondamente assurdo. Sarebbe un’inutile perdita di tempo e sperpero di denaro e risorse.

    Se non voglio essere sbronzo bevo l’acqua, giusto?

    Nelle terre più a nord del mediterraneo l’acqua non era un granché, spesso è stagnante in zone paludose, spesso l’acqua è poco minerale, e quindi meno resistente ai batteri. È per questo motivo che in Germania, Francia, Olanda, e via dicendo si fa fermentare l’orzo nell’acqua per ammazzare microbi e batteri, o almeno per stordirli. E così se vuoi essere uomo, cioè se vuoi sopravvivere, devi imparare a reggere l’alcool.

    Ed è altrettanto vero nell’umida Inghilterra. Poi se ne sono andati in america, hanno litigato con se stessi, ma tenendo la stessa radice culturale, sono arrivati i western (nel senso di film che raccontavano l’epopea della conquista dell’ovest statunitense), e ovviamente riesce questa storia del reggere l’alcool, cioè bere senza ubriacarsi, per essere uomini.

    Mentre più a sud bere è sbagliato, l’alcool fa male.

    Visto che ora imbottigliamo l’acqua, ed è sicuramente buona, visto che abbiamo acquedotti piuttosto sicuri e controlli distribuiti, siamo più che capaci di arrivare alla maggiore età e sopravvivere (essere uomini) senza dover necessariamente bere alcool.

    Effettivamente non essendoci nessuna ragione per non bere l’acqua, non si capisce perché si dovrebbe bere alcool se non per ubriacarsi.

    E per l’acqua gassata vale più o meno lo stesso discorso: non serve a nulla se non a darti l’idea che sia birra e quindi più salubre.

    Insomma, io bevo per ubriacarmi, bevo perché voglio perdere il controllo, e non perché voglio reggere l’alcool. Preferisco essere ubriaco dopo mezzo bicchiere che dopo un litro e mezzo, se non altro per una questione economica di soldi e tempo per raggiungere lo scopo.

    Ed è per questo motivo che bevo birra analcolica, che poi non è così pessima.

  • Tua sorella in carozzella – (ma io soffro)

    “Tua sorella in carozzella”

    Senza motivo, mi viene in mente questa battuta, orribile, detta solitamente senza capirne il senso.

    Lo spunto è (ho letto appena un paio di libri e già mi torna la voglia di scrivere?? mah), i falsi invalidi.

    Mi viene da pensare a chi benedice l’invalidità riconosciuta per avere dei soldi da parte dello stato, e a chi potrebbe invidiare l’invalidità di altri perché ci sono delle leggi che garantiscono l’inclusione dei portatori di handicap.

    Più o meno 7 anni fa uscivo da un disagio mentale ed ero in cura farmacologica, per il lavoro che faccio questo mi causava dei rallentamenti cognitivi piuttosto evidenti, tanto che pensavo (e un po’ lo penso tuttora) che il disagio fosse aggravato dai farmaci, non curato. Per questo chiesi se fosse possibile riconoscermi una invalidità temporanea. La risposta fu: niente da fare.

    La cosa curiosa è che vidi l’opportunità di avere dei soldi per la mia invalidità. Quando invece l’invalidità non c’è, quante opportunità vedo? E realmente altre opportunità non ci sono?

    Perché effettivamente a mente lucida, con un corpo sano, quante opportunità di guadagno si riescono a vedere?

    Il problema spesso è il bombardamento di informazioni e la mancanza di concentrazione e focus, tanto che prendere delle soluzioni preconfezionate è semplice e viene fatto. Ma seguire la propria indole e sfruttare le opportunità adattandosi all’ambiente, di cui va fatta una mappa, va interpretato e compreso (a modo proprio), ecco, tutto questo non viene fatto. Non che costi fatica, seguire la propria indole è di per se qualcosa di inerziale, certo c’è un po’ di sforzo, ma si può contare sul primo principio della dinamica.

    C’è un’altra frase che mi viene in mente ed è “in Italia fare la vittima per qualcuno è un mestiere”. Questa è stata detta dalla persona sbagliata non troppo tempo fa, ma non posso non essere d’accordo col contenuto.

    In sostanza sembra il solo modo di essere vincenti (o perdonati??), quello di dipingere un mondo avverso tutto intorno a se.

    Ho troppo il sospetto che è proprio il desiderio di essere perdonati per la propria fortuna che porta molti ad essere vittime, prima ancora di aver subito un torto, e in tutte le maniere si ricerca il modo di subirlo per sentirsi a posto con se stessi, con la coscienza, con gli altri. Perdonati.

    Ma perdonati per cosa?

    Non è ammirevole una persona felice, sana, piena di forza, che non si fa fregare, pur essendo onesta, e che riesce ad essere vincente?

    Deve per forza esserci qualcosa di losco dietro?

    Non sarà forse poco opportuno avere come punti di riferimento qualcuno che si fa crocifiggere, perde, dice cose giuste ma incontra gente sbagliata, si fa fregare e finisce per essere una vittima?

    Ma basta col parlare dell’immagine di Renzi.

    Volevo scrivere qualcosa sulle opportunità e la miopia di chi non riesce a vederle, ma ho finito per lo scrivere della totale mancata comprensione di cosa sia veramente una opportunità.

    Una opportunità è qualcosa che ti faccia stare bene. Un opportunità non è qualcosa che ti salva dalla dannazione di una vita felice alla quale corrisponderebbe un prosieguo terribile dopo il trapasso.

    Altrimenti alla fin fine va pure bene stare di fronte la porta del supermercato a chiedere gli spicci a chi fa la spesa, oppure farsi rompere un braccio per incassare i soldi della assicurazione: “ma io soffro”.

  • Sui vaccini e gli antivaccinisti

    Penso piuttosto che.

    Se pensi che dare la colpa a qualcuno, a qualcosa, al sistema, alle case farmaceutiche, al denaro, eccetera, possa sollevarti dal peso di accettare l’autismo di un tuo figlio, fa pure. E movimenta anche folle di persone che battaglino contro i farmaci, i vaccini, o le onde elettromagnetiche, o qualsiasi cosa tu creda che sia la causa della caratteristica di quel tuo figlio.

    Difficoltà. Evidenti e lampanti. Non certo una persona normale, quel tuo figlio autistico.

    E non posso mettermi nei tuoi panni, tutti i giorni, tutte le notti, tutte le occasioni. Qualsiasi rappresentazione o film è solo una immagine sbiadita di parte di ciò che attraversi, e attraversate.

    “E il mio maestro ci insegnò come è difficile cercare l’alba dentro l’imbrunire”

    da quasi fastidio sentir citare Battiato. Ma resta il fatto che è difficile.

    Difficile.

    Se potessi mi picchierei da solo per quello che ho appena scritto.

    È brutto, schifoso e freddo. Ma la scienza è così: fredda e pura. Non puoi girarci attorno, la realtà continuerà a dirti che sono solo tue fantasie, che non c’è nessun complotto, e d’altra parte come puoi essere sicuro che quello che sarebbe stato sia veramente vero?

    Come puoi sapere quale sarebbe stata la tua vita avendo un figlio non-autistico? E come sarebbe stata la sua vita, sei sicuro di saperlo?

    Stai solo applicando un modello, una proiezione, una probabilità. Statistica. Quella che non accetti quando ti dice che non ci sono correlazioni.

    E dunque il problema non sono i vaccini, la legge o le case farmaceutiche. Il problema è una mancata crescita personale.

    Altra statistica. Veniamo all’interesse delle case farmaucetiche affinché più e più persone sviluppino il disturbo autistico della personalità.

    Evidentemnete ci sono farmaci specifici per autistici, che sono riconosciuti dalla comunità scientifica per la loro efficacia, almeno quanto i vaccini. Altrimenti per quale motivo una casa farmaceutica avrebbe di questi interessi? Sadismo? spendere soldi per far ammalare gente … per sadismo?

    Ok. Ma ad oggi non ci sono farmaci specifici per il disturbo autistico. Si utilizzano antipsicotici che vengono adottati per una pletora di altri disturbi psichici, nonché i farmaci di nuova generazione, che in pratica sono sempre antipsicotici.

    Per di più ci si orienta sempre verso una terapia cognitivo-comportamentale, che coinvolga la famiglia quindi.

    In sostanza la comunità scientifica non riconosce in modo unanime l’efficacia di un determinato farmaco per la terapia del disturbo autistico della personalità.

    È piuttosto complicato riuscire a vendere farmaci basandosi su questo.

    Eppure ci riescono, ma nessuno solleva qualche dubbio sui farmaci terapeutici (dove non c’è un consenso), piuttosto lo si solleva sui vaccini (che statisticamente non c’entrano una mazza, e su questo si è tutti d’accordo).

    Buonanotte a tutti.