Vecchia storia: Perché?

Davvero non importa.

Perché ho smesso di fumare nel 2009? Ero stufo di “distrarmi un attimo”, da cosa? Da quello che amavo fare: scrivere software.

Ora la situazione è piuttosto confusa, ci sono tool e cose, tutti che parlano parlano, di tool e di cose.

Cosa ho amato fare? Sport.

5 allenamenti di cui una gara: un trail piuttosto breve, con una discesa tecnica fatta in una situazione da esaurito, non avevo la testa per finirla bene. Dal dodicesimo km in poi, cuore, polmoni, muscoli e cervello iniziano a lasciare, proprio quando servono di più.

E la prima parte di gara è stata anche più opaca: la salita è dura con 10kg sovrappeso.

Ma sta bene così. Mi godo il panorama del trail di Tallacano, faccio un tempo accettabile di 2h21′, un piatto di pasta (party) ed una birra. Rutti ed allegria.

Fare sport fa stare in salute? No. Stare in salute serve per fare sport.

Le ragioni del sì

Voglio scrivere qualcosa di politica, ma non di politica. Di dialettica.

Ascolto un dibattito alla TV, le ragioni del sì della riforma della magistratura. Non ne so niente, ma mi stupisce la scarsa qualità delle argomentazioni:

vota sì perché è un percorso iniziato dai padri costituenti che volevano superare il fascismo. Infatti nel ’99 “tizio, che di certo non è di destra, anzi è di sinistra”, ha introdotto una modifica in questa direzione, ed questa riforma va nella stessa direzione

Ora, io sono piuttosto ignorante su “Tizio” e sulle questioni tecniche, ma quello che trovo assurdo è l’argomento dialettico, proprio nelle fondamenta.

Nel 1948, quando la costituzione è stata approvata, hanno partecipato alla stesura tutte le anime politiche, ma non la direzione dittatoriale. L’ordinamento statale è stato concepito secondo i principi della suddivisione dei poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Il problema durante la dittatura era stato quello di aver assoggettato la magistratura al potere esecutivo, per far fuori dissidenti politici.

Dal quel gruppo di gente, non certo infanti, cioè non nati dopo la fine della guerra, ma laureati ed informati, e che avevano vissuto il periodo fascista, non penso di dovermi aspettare tanta ingenuità da non essere capaci di redarre un apparato legislativo che mettesse in sicurezza il sistema da questo tipo di pericolo, che era il più sentito: il pericolo della dittatura e della restrinsione delle libertà.

Il problema dell’Italia fascista non è quello di aver perso la guerra, è quello di essere stata fascista, di aver creduto che solo dietro un capo si possa dimostrare di aver valore. In parte è vero, ma c’è da capire dietro quale capo.

Questo capo valorizza o svalorizza le individualità?

Abbiamo un esempio di un bellimbusto (spesso brandizzato proprio “in busto”), che si arrogava tutti i meriti per qualsiasi risultato, culture della propria personalità, paranoico nella cura dei dettagli scenici.

Il passo che spesso manca è: ma tu, vorresti essere come lui?

Cioè, ora i social cercano di spacciare i politici come “uno di noi”. Ma davvero vorresti essere un politico?

Non credo ci si debba iscrivere ai cinque stelle, basta l’esercizio di fantasia, solo portato un po’ più agli estremi: immagina una giornata tipo. Guardati allo specchio la sera. Vorresti davvero?

No.

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