Mi lascio convincere dall’amaro con gli odori tipici del posto, delle cascate delle Marmore …
Perché, “Guardi”, mi giustifico, “ho appena fatto una gara al lago di Piediluco, poi mi sono fermato anche a mangiare un panino con salsiccia, e ci ho messo la maionese, quindi ora di assaggiare il tartufo non ne ho voglia”.
“Il liquore è fatto con radici e cortecce e gli odori tipici della zona. Lo fanno qua vicino. Mi hanno detto hanno un capannone pieno di cortecce e di radici. Ovviamente vengono dall’estero. Perché in Italia non si può fare”
Lo guardo un po’ curioso, un po’ meravigliato.
“Perché, sa, si tratta di prendere le radici, bisogna sradicarla la pianta. “, continua, “Comunque hanno scelto una gradazione leggera, che possa piacere anche alle donne”.
Qualcuno fa rafting, ma ancora non è sceso, non sanno dirmi che esperienza è, ma il biglietto si fa poco lontano da lì.
Il miele più particolare che assaggio è quello di edera, al negozio che è fuori dalla zona cascate, non quello del liquore, dove “avevo un miele al tartufo, ma è andato via tutto in due giorni”, ma il tartufo non fa fiori, “ma no, è solo aromatizzato, non so come lo fanno, io lo vendo”.
Negozi fuori, negozi dentro, biglietto per entrare, ma non potevo non fermarmi.
Triathlon Sprint Piediluco
La gara non è niente che mi sorprenda, neppure la location. Riconosco il circolo canottieri, però pare che abbiano spostato di capannone, così il vecchio spogliatoio non è più usato. Si usa una palestra dall’altra parte della strada, dove è il parcheggio ed il circolo del tennis. E lì c’è anche il bar dove prendo una pasta con la nutella ed un caffè.
Ho decisamente bisogno del caffè, la sera prima ho bevuto mezzo litro di vino in cartone, una Paulaner Weisse, e un paio di Peroni dal 33cl, mangiando degli arrosticini decisamente troppo salati e pepati, cotti in una padella facendoli reinzuppare nel loro stesso grasso bruciacchiato.
Il viaggio in auto è stato precipitoso, salendo in macchina alle 7:30, solite dimenticanze di qualcosa. Ma la colazione l’ho fatta alle 5 e piuttosto bene, avrebbe dovuto mettermi a posto lo stomaco sconquassato dalla cena della sera prima.
Il solito nuoto, o anche peggio. Quando sono in acqua credo di aver fatto chissà quale performance, e sta volta il lago di Piediluco aiuta: non si vede un cazzo.
Esco e stoppo per la transizione, non vedo neanche cosa c’è scritto, tolgo occhialini, li infilo nella cuffia, arrivo vicino alla bici subito dopo aver aperto la zip della muta. Sfilo la muta, faccio subito. Infilo le scarpe da bici, numero gara, occhiali, casco, prendo la bici ed esco fino 7 mt oltre la linea dove si può salire (voglio stare tranquillo e salire con calma). T1 in 1’33”.
Pedalo ma parto subito con un rapporto duro. Il gel a quella cosa che doveva essere limone ha un sapore ripugnante ed è appiccicoso, ho bisogno di idratarmi effettivamente, un po’ per il caldo, un po’ per la sbronza della sera prima, ma anche nella borraccia c’è lo zucchero, così già dal primo strappo le gambe sono dure, e sono ancora fredde. Fino alla prima salitina di 700mt, l’unica nel percorso, dove definitivamente le gambe sono indurite, dopo appena 5km, e sono ancora coi muscoli freddi. La discesa non riesco a farle girare, devo arrivare alla fine del primo giro per sentirle un po’ riprendersi, ma sono sottotono.
Faccio il secondo giro soffrendo, verso la metà iniziano a girare un po’ le gambe, la discesa la faccio un po’ meglio, e sul finire del giro stacco il gruppetto e arrivo quasi a prendere quelli evanti a me.
Prima sgancio il boa, destra, sinistra, poi tolgo il piede dalla scarpa sinistra, poi quella destra. Troppa attenzione ad acchiappare sopra la scarpa che gironzola e becco una buca in pieno. Ma arrivo alla linea “scendi qui”, salto giù dalla bici ed inizio a correre, me la trascino dietro di peso e gli faccio fare la curva con una ruota in zona cambio, arrivo a metterla sulla rastrelliera in qualcosa tipo 10″, veramente volo. Solo poi le scarpe mi accorgo di averle lasciate col boa stretto ed insisto nell’infilarci il piede, i retro si accartoccia e devo sganciare il boa, e fare meglio. Un po’ distratto parto col il casco, allacciato. Torno indietro a rimetterlo a posto. T2 in 1’00”.
Inizio a correre e non gira proprio. Sono demoralizzato per la bici, per la T2 incasinata, e voglio fermarmi ad ubriacarmi da qualche parte. Ma invece mi metto a parlare con Dario, compagno di Olimpia Triathlon, e parliamo un po’ di bici, e mi distraggo, il primo km passa, e arrivo poi al giro di boa, alla fine del primo giro sono ancora poco convinto, ma ormai c’è poco da abbandonare, e così le gambe iniziano a girare, e così inizio a correre un po’ più forte. Non per la gara, che non mi frega più niente della gara a questo punto. Voglio solo sentire le gambe che vanno, il corpo che si muove, le anche che si alternano, il corpo che respira, i piedi che si poggiano a terra … Corro per correre.
Al solito l’organizzazione è perfetta, la strada è chiusa al traffico, la corsa è nel paese ed è molto suggestiva. Piediluco è un ottima esperienza.
Due settimane di stop non ci volevano, finisco sempre per andare giù di morale. Inizio poi a non sopportare più il caldo e la dieta assurda che mi tocca seguire (frutta, pesce, raramente carne bianca, saltare il pranzo, mangiare la sera e la mattina presto). Dopo un po’ scivolo in arrosticini in padella e vino in cartone, non dovrei, ma è capitato. Ho anche donato sangue il mercoledì, ma questo non mi ha certo indurito le gambe.
1h22′, che se fossi andato più forte ci avrei messo meno (ma questa bisogna dirla senza ridere).
Ho fatto delle ottime transizioni, devo affinare alcune cose. È stata utile la carta gommata prestatami per fissare il gel. Peccato il gel, con mezza barretta sarei stato più felice.
Forse proverò a fare qualche corsa, non voglio superare i 10 km, e voglio avere le gambe sciolte, forse anche a 4’10” se riesco.
Como è piccolina, ti ci perderesti se fossi un insetto, ma solo uno di quelli che non volano, forse uno scarafaggio.
Tutto gira attorno allo stadio, o almeno questo è stato il mio punto di vista, quello di un praticante di triathlon che va a fare una gara una domenica di Luglio, senza un’idea precisa di cosa sia Como, se è bella, se è brutta, se ha cose, se no.
Blablacar lo faccio con Alberto che da Rimini va a trovare la ragazza a Milano per passare il fine settimana con lei. Milano il 18 luglio ha qualcosa tipo 37 gradi, Lodi 38. Già questo un po’ strano.
Grazie ad Alberto scopro il parcheggio dell’HERA di Rimini che è un ottimo punto di scambio per blablacaristi.
Fa caldo. Partire alle 8 di mattina per arrivare a Como il sabato pomeriggio, prima della gara. E questo forse è un po’ strano, ma voglio evitare casini.
Come dice Alberto, “Como è molto più piccola, di interessante c’è un treno che parte dal centro e va in collina…”
Tra Milano e Cantù mi fermo in McDonalds a comprare panini scadenti, tanto sono comunque migliori di altri. Metto il solito antibiotico ad occhi ed orecchie.
Stordito da otite, caldo, batteri. Ormai ho lasciato Alberto alla stazione di Milano Fiera. Sono sceso dall’auto ed ho iniziato a fare i piegamenti sul piano sagittale, 3 x 20. È una cosa che sta rafforzando il gluteo medio, e allentando il carico sulla caviglia, e migliorando la situazione di equilibrio. Ma l’otite di certo non aiuta.
Stare seduto in auto è una schifezza. Forse l’auto è troppo piccola? Mi ritrovo con la schiena curva, troppo curva, 4 ore di auto non sono uno scherzo, ed il traffico in questi fine settimana peggiora le cose.
A Como arrivo coi nervi a pezzi e mi incazzo col navigatore, mi servirebbe fermarmi con calma ma sembrano tutti indaffarati ad andare dove devono andare. Ma riesco a fare benzina.
Arrivo a parcheggiare vicino lo stadio, anche senza sapere che stessi parcheggiando nel punto di accumulazione della funzione “casomai ti perdi a Como, torna allo stadio”.
Praticamente se vedi il lago sai dove sei. Però è davvero un posto carino, un gioiellino. Una bella passeggiata che fiancheggia il lago, piena di ristoranti e di piazze dove fare l’aperitivo, ragazze a sfoggiare il loro ultimo vestito, o scarpe quello che gli tira di sfoggiare, partite da Milano, e forse arrivate in treno, con la ragazzo che gli regge il gioco, fighe, ricche, felici, e vestite bene.
Io dopo aver preso il pacco gara e lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento di 5 euro per 24 ore, a partire dalle 18, sto tranquillo e chiedo se posso mangiare un brodetto in un ristorante. Mangio con un Chianti davvero buono, quel gusto tannico che mi manca da tanto. Non spendo neppure troppo e mi alzo soddisfatto.
Vado verso al stazione della funicolare, arrivo a Brunate alle 9 circa. Carino e tutto. Lampi. Non è scenografia. Infatti inizia a diluviare, riesco a scendere alle 11, la corsa è libera (per scendere). Ho fatto il calcolo sono circa 400mt di dislivello, a Brunate è tecnicamente “montagna”, essendo 700 mt slm.
Da Brunate si vede la Svizzera. Ma in realtà non è come qualsiasi altro posto ora, visto che è notte e si vede pochissimo.
Io sono in infradito ed è molto scomodo con l’acqua. Subito inizio a scivolarci sopra con i piedi, e divento instabile. Correre sotto la pioggia è escluso.
Le infradito sono il male assoluto. Ma è un male necessario, come la Mafia.
La gara cosa vuoi che sia? Grazie al kebabbaro mangio 280 gr di pane appena sfornato, a mezzo giorno. Consegno la bici, niente muta. 16 minuti 750mt, 34 minuti bici, al terzo giro sbatto contro i new jersey in plastica, fortunatamente vuoti. Non so esattamente come ho fatto, ma ho avuto la prontezza di sganciare la scarpa e sbatterci di piatto con la bici, senza cadere. Però la cosa mi ha turbato. Prima un po’ di difficoltà a riagganciare, poi sembrava che non riuscivo a spingere e riprendere velocità. I muscoli un po’ tesi, contratti, poco efficaci per tutto il tempo, ma dopo aver sbattuto contro i new jersey ero quasi demotivato. Mezza barretta, giusto il tempo di arrivare al giro di boa. Il giro è cortissimo, 5km in tutto,
La cosa che mi fa incazzare in bici è uno strappo di un 50ina di metri, forse anche meno, dove non riesco a spararla giù a tutta, mi prende alla sprovvista e non faccio girare le gambe. Vorrei farlo a 20 all’ora, tanto poi c’è subito una discesa, ma non va. Non è che arrivi freschissimo lì, visto che sono naturalmente passista e mi piace spingere il piano, ma questa cosa dello strappetto mi fa incazzare. Il quarto giro un po’ meglio, arrivo alla zona del new jersey,e stavolta passo direttamente dall’altra parte, tanto hanno finito tutti in bici.
Mi coglie alla sprovvista la mia stessa decisione di togliere i piedi dalle scarpe lasciandoli sulla bici. Ho poco spazio e per poco non mi becco una penalità. Poi correre scalzi qua è forse una cazzata. Però così arrivo e metto le scarpe per correre in pochi secondi. Sono 5 km, duranti i quali non ho tempo di andare in crisi. Solo un bel casino intrecciato dentro Villa Olmo, per il resto solo Sole, viali alberati, lago, e voglia di arrivare.
Pesante e fastidioso mal di stomaco. Forse è il caldo.
Non ho fastidio alle ginocchia. Ma non spingo in bici. Il nuoto faccio un po’ cagare, ma sulle transizioni inizio ad ingranare.
Sì, lo trovo divertente.
Hanno anche la piscina vicino lo stadio. Como è lo stadio.
Sono fine settimana nei quali scarico tensioni che altrimenti non saprei come gestire, e tutto diventerebbe meno pressante, e tutto diventerebbe più noioso. Sono uno di noi.
I cerotti compeed possono rimanere aderente anche per 10 giorni, ma solo se applicati nel posto sbagliato.
“le ferite da frizione guariscono generalmente in 7-10 gg”
Questo è il lato selvaggio del “corro senza calzini perché non ho tempo”. Poi c’è il tallone. Ma sai cosa? Visto che la cavigliera non è vietata, il tallone sinistro è sano. e per il destro poca roba.
“Infezione batterica ad orecchio sinistro, e occhio sinistro.”, dice la dottoressa che fa guardia medica. Ho un rintontimento da acufene sinistro, e l’occhio infiammato, ho pensato che uno spritz avrebbe calmato tutto, ma nel dubbio ho preferito andare a farmi vedere. Mi fa sedere su un lettino posto in alto, e lei mi si siede su un fianco per osservare l’orecchio interno, e ad un certo momento, forse non sarà stata la supergnocca da TV, ma da quel certo non so che, forse sono poco reattivo, forse è lo spritz, o l’acufene. Niente: un nullafacente. Dice che sono lesionate le pareti dell’orecchio, non il timpano, e da entrambi i lati.
Come ottenere risultati e l’uscita da una possibile otite batterica prima di rituffarmi in un lago non salmastro e altrettanto ricco di batteri?
Sette giorni. La terapia antibiotica dura 7 giorni, o si favorisce la proliferazione di batteri resistenti. Ma la terapia è localizzata, gocce ad uso topico: orecchie e occhi.
Evita l’effetto ping pong: metti gocce da entrambi i lati.
Non infilarti le dita nelle orecchie, neppure se ci entra una mosca.
Lavandoti, non fare entrare acqua nelle orecchie.
Lavati spesso la faccia, anche più volte al giorno, ma sempre con sapone, e tieni separati i lati: mano destra lava lato destro, mano sinistra lava lato sinistro.
Usa panni assorbenti multiuso per asciugarti, non usare asciugamani.
Lava asciugamani, federe del cuscino, lenzuola ogni giorno, e cambiale.
Non sudare … alla Baraccola ci sono 37 gradi, ci vado a ritirare la macchina dopo avere cambiato il parabrezza per via di un sassolino … Noto che ho fatto 12mila km dal ottobre dell’anno scorso, e non era per niente mia intenzione.
La cosa che più mi da fastidio è avere una bruschetta in un occhio, che da quell’effetto “vedo, non-vedo”.
Invece è così. In viaggio per Suviana, sabato 11, con l’ospite blablacar parlo anche dei triathlon nei laghi, per quest’anno gli unici che ho fatto, e che secondo me hanno quel microbioma specifico che l’acqua di mare non ha: perché il mare è salato!
E quindi mi sarei trascinato dietro un po’ di batteri dall’ultimo triathlon sprint di Lecco, fino al venerdì successivo, perché non ho nuotato nel mare per tutta la settimana. E i batteri si sono installati dentro il mio naso.
In effetti ho piuttosto riposato, il lunedì niente allenamenti, solo respiro.
Il martedì 60 km senza troppa foga. Il mercoledì un bell’allenamento tecnico, soliti 60 km, dove rivedo meglio la posizione e la spinta con tricipite femorale in bici, e poi corsa senza strafare.
Giovedì riposo. Venerdì 1111 mt in mare (millecentoundici).
E oggi ho un occhio gonfio, da domenica sera.
Il lago di Suviana è un posto strano, fuori dal mondo, in mezzo a colline impervie e confusionarie, credo che il lago sia l’unica superficie piana abbastanza estesa. Di certo non sono piane le strade, non ho mai visto qualcosa di più degradato e trasandato delle strade in questa zona tra Bologna e Pistoia.
Il paesaggio è quasi alieno, non ci sono colline con un senso compiuto, dei valici, una linea dello spartiacque chiara. Invece da una parte all’altra sporgono pezzi di terra che si stagliano verso l’alto senza una qualche logica, come una camicia spiegazzata male e poggiata su mucchi di altri panni sparsi su un sofà alla rinfusa.
Ed in mezzo alle pieghe di questa camicia strapazzata passano strade altrettanto strapazzate da pioggia, gelo, e bestemmie degli automobilisti.
“Tanto non ci sono altre strade”, mi dice l’albergatore quando mi lamento del navigatore che mi ha fatto fare strade assurde per arrivare dal lago al B&B.
E qui che mangio una pizza alla diavola ed un litro di birra (volevo il boccale, ma mi ha portato la caraffa …). Il B&B è in uno strano borgo medioevale imbellettato per la gioia dei turisti. Si regge con dei terrazzamenti che probabilmente hanno dimenticato come fare, visto come sono messe le altre strade.
Invece qua e là ci sono lavori di messa in sicurezza “con micropali” e massicciata. Ma effettivamente le stradine del vecchio borgo sono più solide delle nuove strade asfaltate.
Nella zona dove alloggio passa vicino l’autotrada A1, non capisco bene se la vecchia o la variante. Di suo l’A1 tra Firenze e Bologna è un incubo, vedere ora che in realtà sta bucherellando la pila di panni alla rinfusa con camicia spiegazzata sopra spiega molte cose, almeno a me.
È per via del fatto che la colazione la servono solo alle 8:30 che decido di fare una corsa lì intorno, e vedo lavori, micropali, autostrada, eccetera. Faccio gli affondi con le gambe, perché secondo la tailandese dovrei rafforzare il medio gluteo, e perché gareggiare senza calzini non è scomodissimo, ma lascia qualche feritina fastidiosa ai piedi.
Il sabato ho fatto una frazione nuoto piuttosto ansiogena per via della corrente e delle onde, sono riuscito a trovare la riva passando vicino alla sponda.
Partito in bici non sembrava neanche salita. Appena arrivati alla diga si girava a destra, giù per la vallata, che avevo appena fatto in auto, poi si passa sopra un bel ponte spettacolare, e poi si sale verso il punto più alto del percorso, dove ci sono pale eoliche, e siamo a poco più di 500 mt slm. Il panorama è spettacolare, si vede tutta la vallata, quando si svalica e si scorge l’altro lato della collina, si gira a destra per scendere. La salita è di circa 10km non di più, ma piuttosto impegnativa. Arrivato al punto più alto non noto neanche l’altra vallata quando sono in bici, tanta è la voglia di farmi una discesa, che fortunatamente ha un asfalto discreto (in bici, in realtà fa piuttosto schifo se fatta in auto, visto che non si ha molta scelta sulle traiettorie).
Scendo dalla bici pensando che ci ho messo una vita, che ho fatto casino col garmin e non so quanto sono migliorato nelle transition, e che devo correre. Ero praticamente asciutto, la bocca non riusciva neanche ad impastarsi per quanto non avessi bevuto. C’era un unico rifornimento di acqua lungo il tratto bike, e quella in borraccia era bollente. Dovevo correre per un chilometro per bere l’acqua, al resto della gara ci avrei pensato poi. Un chilometro in salita. Ristoro. 3 bicchieri, altri 2 bicchieri, mi porto con me 2 bicchieri ancora, uno me lo verso addosso, l’altro lo bevo. Sono ancora arido, in bocca e nel corpo. Altri 2 km e sono di nuovo al ristoro, questa volta 3 bicchieri e riparto. Le discese me la cavo, la salita non mollo. Non mollo fino alla fine, anche se ho idea che avrei passeggiato, in realtà lo faccio solo dopo il ristoro, per bere meglio e di più.
Dolori. Caviglia, ginocchia, un po’ tutto. Ma corro a 5’40” o anche peggio di media. Ed è forse quello il problema: troppo piano. Per tutto il tempo cerco di concentrarmi sulla posizione delle mie gambe, l’appoggio, la direzione delle ginocchia, la postura. Non voglio fare il tempo, voglio fare una buona corsa, voglio provare a correre meglio. Non è neppure per paura di impattare sulle ginocchia, lo intendo invece come un allenamento, un condizionamento a correggere la mia postura. Gli ultimi 200mt sono in discesa passando al lato sinistro della zona cambio per arrivare al traguardo, vado 3’20”, faccio girare le gambe che ne hanno bisogno.
Ho praticamente saltato il pranzo, a parte il panino all’autogrill. Sono arrivato in zona cambio per posare la bici e starmene seduto con le scarpe in mano a cambiare le tacchette finite: non sono fatte per correrci sopra, ma è molto divertente farlo. Dovrei pensare a mangiare. E infatti vado per un panino al ristorante “la spiaggetta”, lo mangio di fretta 20 minuti prima di tuffarci. Uno del Faenza Triathlon vedendomi mi dice che se lo avesse fatto lui sarebbe rimasto nel lago. Anche io, se non l’avessi mangiato. Seriamente avevo fame. Forse le gambe avrebbero retto visto che giovedì e venerdì ho riposato, ma la testa boh. (la spiaggetta è allegramente fornita di pacche di vitello frollate che mi fanno venire strane idee)
Fa un caldo boia, sono circa 35/38 gradi. In bici è arieggiato, se si pedala, ma comunque quest’aria asciuga. Parte del percorso run è ombreggiata, dove non lo è conviene correre. L’organizzazione non riesce a far arrivare abbastanza acqua, anche versarla diventa un problema, tramite il rubinetto sotto la tanica, alla fine decidono di pescarla da sopra col bicchiere. È calda, ma non c’è altro.
Dopo aver ripreso fiato e ingurgitato 2 bustine da 2gr di sale insieme a chinotto, faccio un tuffo nel lago per togliermi il sudore di dosso. Poi vicino al ristorante trovo un tubo col quale sciacquarmi meglio. Ho perso la voce, ho mal di gola e mi sento malaticcio. Ma lo stesso godo a buttarmi l’acqua del tubo addosso. Strani effetti del caldo.
Recupero la bici, sono piuttosto fresh&clean, arrivo alla prima birreria prima del parcheggio auto, e mi ristoro mentalmente.
Nel caricare la bici in auto devo combattere con la natura impervia della zona parcheggio: cavallette, mosche, moscerini, tutto. E meno male che sono fresh&clean. Riesco a trovare la calma e far salire la bici e le sue ruote, più o meno assicurate, e tutto il resto. Arrivo allo svalico prima di chiudere i finestrini per far uscire gli ultimi ospiti molesti (l’ultima: una mosca).
Faccio delle foto. All’alba prima di partire. Al tramonto sul lago. A me deluso per aver fatto casino col garmin.
Ho visto fare gli affondi ad un tipo qua vicino casa, e penso che siano migliori di sgambettare come ha suggerito la tailandese. Sento in effetti le chiappe doloranti, ed è un ottimo modo per fare stretching efficace.
Torno senza che nessuno si aggreghi, uno mi da buca, e mi rimborsano metà di non so cosa. Allora mi fermo a Pesaro a mangiare vicino al promontorio, che è un po’ più fresco, 29 gradi.
Ho metà testa fuori uso per via dell’occhio rosso. L’altra metà preoccupata per la situazione della metà sinistra.
Dovrei mangiare qualcosa, probabilmente di piccante così mi esplode la testa.
Questa settimana sono riuscito a combinare poco, tranne fissare un paio di appuntamenti.
Uno per la visita per il certificato attività agonistica, l’altro per la riparazione del parabrezza.
Per il parabrezza devo pagare la parte eccedente di mille euro, che è il massimale coperto dall’assicurazione. Confondo la franchigia col massimale. Me lo fa notare la ragazza che sale a Milano (San Donato Milanese), grazie a Blablacar.it
Professionalmente in questa settimana il focus è capire se e come impostare un controllo di sicurezza tramite un tool esterno.
Ho già installato ed impostato Harbor per il controllo e hardening delle image docker e la gestione di un registry privato. Ora serve controllare in automatico la supply chain del software open source. Per questo semgrep.dev offre un servizio automatico che accede ai repository privati tramite API. Faccio una rapida scorsa ai tool e linguaggi supportati da semgrep, ed è davvero esaustiva (nodejs npm, packagist composer, rust cargo, python requirements, …). Questo servizio costa qualcosa tipo 30 dollari/mese, che non è un costo eccessivo, poi va a salire in base al numero di progetti/sviluppatori.
La caviglia va ancora male. Quindi faccio un massaggio tailandese. Martedì ore 13. La ragazza dice che ho la gamba destra un po’ strivellata o disallineata, il ginocchio tira verso l’interno, la caviglia verso l’esterno, e pare che l’anca sia bloccata quasi. Mi dice che non ha molto senso rifare un massaggio prima di una settimana. Il pomeriggio subito dopo il massaggio crollo sul letto: mi aveva avvertito che sarei stato scombussolato.
Effettivamente ho corso quasi 10 km il lunedì, fiducioso nel miglioramento, ma poi a lezione di tango non riesco a fare il pivot sul piede sinistro: appunto, la caviglia problematica.
Mi scoccia non poter ballare.
Forse faccio 100 km di bici in settimana, pochi metri di nuoto.
Così arrivo allo sprint di Lecco consapevole che sarei arrivato ultimo nella frazione nuoto, e zoppicato in corsa. Quello che mi ha stupito è stata la pessima bici. Comunque decido di non mettere la muta perchè fa caldo, e avrei guadagnato 1 o 2 minuti, che poi avrei perso togliendomela. Col senno di poi, la muta tagliata sulle braccia e le gambe, me la sarei tolta in 30/40 secondi. Ma va bene lo stesso, visto che ho perso il tempo per mettere i guantini da ciclismo, rompendoli.
Il nuoto di per se è andato bene, la vista fuori dal lago di Como (di Garlate) è spettacolare, sotto si vede poco per via delle ed il fondo scuro. L’ingresso è traumatico, i sassi sono spaccati male e fastidiosi sotto i piedi. Dopo essere stati 10 minuti ad aspettare la partenza in acqua, ci dicono che dobbiamo uscire a fare la spunta. Il secondo ingresso, almeno per me, è più semplice: cammino sullo scivolo in cemento, poi mi “tuffo” in orizzontale e nuoto fino a dove ero prima. Zero passi sui sassi. Non ho mai nuotato così forte, di meglio non potevo fare proprio, a tutta anche quando tiravo fuori la testa per guardare la direzione della boa successiva.
Zoppico fino alla bici, che è un bel po’ di strada. Con i guantini faccio casino. Con le scarpe sono lento, col casco e occhiali lo stesso. Salgo in bici e sono rinco. È una salita semplice all’inizio ma spingo male con le gambe. Sono 3 giri da 6/7 km, con un po’ di curve, e piego male e prendo traiettorie assurde. Di cervello non connetto, di gambe spingo poco. Solo nei tratti lunghi riesco a prendere un po’ coscienza dei bicipiti femorali e del movimento rotatori e prendo i 40/h, questo a metà del secondo giro. Ma ancora il cervello connette male. Faccio quello che posso fino alla fine.
Arrivo a posare la bici, dopo l’ennesima traiettoria assurda. Corro sulle punte delle scarpe da bici fino al sostegno. Tolgo casco, Scarpe. Mi incaponisco ad infilare i calzini, piuttosto inutili sui 5km che devo fare, ma in effetti ho visto un unghia troppo lunga e non avevo niente per tagliarla. Parto a 5, e penso che rallenterò. Ma tengo l’andatura, il caldo c’è ma non è eccessivo, c’è acqua ai ristori e gli ultimi 600 metri li corro a 4’15”.
Insomma, è stata una gara un po’ sopra le righe, era come se fossi ubriaco, a partire dalla prima salita in bici, fino all’ultimo km di corsa.
Di fatto il B&B devo ho dormito era “non adatto allo scopo”: praticamente la camera non aveva niente per oscurare le finestra, ed ho dormito malissimo. Forse hanno adattato quelli che dovevano essere degli uffici a camere di albergo, che sarà pure un ottimo pivot aziendale, ma un servizio davvero di merda.
Questa volta mi ricordo di mettere il viaggio in blablacar in tempo. Così all’andata sale una ragazza di Macerata, futura medaglia Fields, che va a Torino a trovare amici. Si parla un po’ di Artificial Intelligence, LLM, statistica, algos, eventi, simulazioni, video su youtube alle 3 di notte. Avevo recuperato un altro posto a sedere, ma fino a Milano c’è solo la medaglia Fields. Arriva una richiesta da una ragazza che sale a Milano, chiede se c’è un secondo posto per una sua amica che non ha l’app. “Yes”. Il messaggio è scritto in inglese. Sono 2 Americane, Jessica più in carne, di Las Vegas, Megan biondina, di Virginia Beach. Il Virginia è bagnato dall’Oceano Atlantico, ed è proprio dove vive Megan, che è vestita coi colori della bandiera americana: “Hey, it’s 4th July, our anniversary”. 250esimo anniversario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America dal Regno Unito inglese. (tutto questo per 2 bustine di the, che al bar te le tirano dietro).
Sono state in Scozia, a fare una “passeggiata”, di 80 km. Ora vanno a fare qualche passeggiata a Lecco, o nelle vicinanze. Jessica ha messo la propria casa in affitto con AirBnB, e guadagna più di quanto spende per andare in giro. I ristoranti a Milano sono meno costosi di quanto spende a Las Vegas (e te credo). Il figlio è all’università ed ha il suo prestito. Così non tornerà più. Ottima idea.
Il ritorno con blablacar non è così movimentato. A parte la sosta a San Donato, che è davvero un bel posto, verde e tranquillo, e cercare di recuperare la ragazza che scende ad Ancona da Milano. Balla e fa una gara a Rimini il giorno dopo. Lavora per una ditta di supply management, o una cosa del genere. Mi spiega un po’ come si distingue da un ERP, e boh.
A Lecco il sabato ho fatto una passeggiata fino al “castello dell’illuminato”, parlo con la custode, e mi pare di capire che tutto è stato fatto dopo il romanzo, anche il colle probabilmente è stato scelto a caso. In cima c’è uno spiazzo, sarebbe ottimo per ambientare una messa nera, o un rito Wicca, un raduno di streghe, o cose del genere. In effetti c’è il resto di un fuoco da una parte. Poi c’è una croce in acciaio che si vede dalla strada (circa 200 mt più in basso), in controluce, che da quel senso di disagio descritto nel romanzo. Poi ad est e ad ovest ci sono 2 torrette, in quella orientale un gruppo di statue che fa qualcosa, una targa dice di moltiplicazioni di beni deperibili (non so se pani e pesci, o altro, non ricordo). Altre cose strane, una scala in ciottoli che l’indicazione suggerisce di salire in ginocchio per avere in dono un indulgenza (che dovrebbe essere il perdono di tutti i peccati passati, presenti e futuri, e l’accesso al paradiso, che è tipo un altro livello del videogioco, di cui un livello sarebbe la vita … questo è più o meno come vedono le cose i cattolici). È una specie di Disneyland italiana, dove la gente sembra convinta che davvero queste cose avvengano, come se fossero tutti Paperino, Topolino, Pluto, eccetera.
La vista che si scorge dalla cima è spettacolare. Si vede il Lago di Como (o forse il Lario?), la strettoia e il cambio nome in Garlate (non appare la scritta, a meno di non indossare occhiali per la realtà aumentata), e poi in qualcos’altro. In effetti al camping Rivabella c’è una illustrazione che spiega qualcosa sul lago, ma sto mangiando le patatine prima della gara, perché grazie alla passeggiata del sabato mi ritrovo una contrattura al quadricipite destro e una al polpaccio sinistro, oltre ai problemi di caviglia, e di sale in bustina non ne hanno.
Lecco la visito poco, in palazzi famosi non riesco ad andare. Il Ponte Azzone lo attraverso per caso cercando una paninoteca appena arrivo. Mi piace come suona il nome, è un Pontazzone. Ma niente di particolare, non ha quell’impatto visivo che mi sarei aspettato. Ma scopro che è a senso unico per tornare dall’altra parte bisogna fare più strada.
Le strade sono davvero contorte, onestamente non ci ho capito niente, ho solo seguito il navigatore, e piuttosto male, anche sbagliando il giorno della gara e tornando indietro. Il problema è che spesso non ci sono bivi, ma trivi, e poi le rotonde si susseguono vorticosamente, assumendo delle forme strane, allungate, come una specie di organismo unicellulare, un batterio, nel momento in cui si sta riproducendo per partenogenesi. Tanto che il navigatore sembra convinto che si possa attraversare nel mezzo, come se il tempo fosse andato avanti e tornato indietro, e quindi la partenogenesi fosse stata completata un tempo, lasciando un passaggio tra i 2 nuovi batteri, e poi fosse ritornata indietro, tornando a formare 1 organismo unico, ma ancora con 2 nuclei che poco si sopportano e stanno prendendo le distanze lo uno dallo altro nucleo. Ma questo tempo continua rimbalzare, avanti ed indietro, in una specie di sospensione dalla realtà.
Questi adesivi sono una figata.
Se mai ripeterò uno sprint: non metto calzini, niente guanti, a tutta in bici, e corsa a 4 dal terzo km.
Sono 20esimo di categoria, 157esimo (su 220) assoluto, col pettorale 186. Ma un tempo totale di 1h18’24”, e qui recuperare 2 minuti in cambi e transizioni fa tutta la differenza: 2 minuti sono 20 posizioni avanti.
Sinistro per via della caviglia, e destro? Il ginocchio tira verso l’interno e non è un bene. La tailandese mi ha suggerito di “Fare la farfalla” seduto. I cuneiformi sono contratti a go go, e le ginocchia sono sovraccaricati sulla parte esterna.
Sabato 20 Giugno. Arrivato al Lago di Vico sono un po’ confuso sulla partenza, fermo un paio di ragazzi che non sanno niente della gara. In effetti dalla strada il lago si intravede appena, e se c’é una gara dovrebbe vederlo solo chi la fa. Scendo in uno chalet a chiedere, e mi dicono che “più o meno dovrebbe essere più in giù”.
Insomma, per approssimazioni successive, ci arrivo, e mi fermo in un parcheggio polveroso e assurdamente in pendenza.
Vicino al punto di partenza della frazione nuoto c’è un ristorante pizzeria e gli chiedo spaghetti olio limone e formaggio, che fanno alla perfezione. Strano, il limone capiscono di grattare la scorza sopra, e io intendevo il succo, comunque sono buoni, e sanno anche di limone (quindi il succo c’è).
Tutto questo perchè, tra la fretta e tutto non avevo capito quando fosse la partenza, credevo alle 13. Era alle 15.
Riesco a farmi una nuotata pure dopo aver preparato la zona cambio, ed è tutto molto rilassante.
La sabbia, nera, è bollente sotto i piedi, io ho la cavigliera, dalla zona cambio all’acqua c’é, per fortuna, i tappeto.
La partenza è un po’ strana, ci dicono di tornare vicino alle bici, ed io mi adatto. Una passeggiata di dolore per via della caviglia. Poi di nuovo vicino al lago, e partenza, 10 minuti dietro le donne. 2 giri. Il primo stanco, il secondo lo stesso. Riesco a fare un paio di accelerazioni cambiando ritmo di respirazione e frequenza di bracciata. È soprattutto una questione di testa, il nuoto per me è un po’ così, dovrei allenarmi di più.
La bici, si fa su 4 giri, dicono che è salita, ma io sono arrivato in auto, salite assurde non ce ne sono. Il fatto è che la sella della mia bici continua a scivolare e ad abbassarsi ad ogni buca, mi ritrovo a pedalare col culo a terra … Tutto questo dopo essere uscito dall’acqua, aver zoppicato fino alla zona cambio, messo le scarpe da bici e fatto la salita mooolto lentamente, poi salito su.
Il primo giro becco il gruppetto dei primi e mi metto in scia, ma purtroppo la posizione in bici non mi aiuta e non riesco a tenergli dietro. Arrivo al giro di boa e capisco di cosa si parla quando raccontano della salita. La discesa è davvero tranquilla e non si raggiungono neanche i 60, e sono uno di quelli che scorre di più.
Il secondo giro lo trovo più affrontabile. Il terzo una sofferenza. Il quarto ok, ormai è finita. Ma mi ritrovo attorno sempre gli stessi: non ho guadagnato niente dalla frazione.
Si va a posare la bici. Questa volta mi tolgo le scarpe, la discesa è peggio per la mia caviglia.
Riesco a fare tutta la corsa, “di corsa”, a parte qualche camminata, sono 3 giri, e la pendenza si fa sentire, ma sto ben messo come postura, stare dritto e muovere le gambe veloci è l’unica ricetta. Anche se poi tanto veloce non sono, però almeno non cado.
I primi 2 giri sono dubbioso sull’arrivare alla fine. Il terzo giro cerco di dare il massimo ed aumentare la frequenza, di corsa, e di respirazione. Sì, fa un caldo assurdo, ma è tutto ombreggiato da piante, anche se l’acqua dei ristori è praticamente buona per cuocere la pasta.
Finisco la gara in 2h57′, che onestamente per un Olimpico è un tempo di merda, ma lo trovo buono, per la mia condizione, sia di peso, sia di caviglia, sia di livello di nuoto.
Alla fine c’è anche il pasta party, ormai sono le 6 di pomeriggio, le 7? Più o meno quella è l’ora delle premiazioni. Faccio un ultimo bagno nel lago, poi mi cambio. Mangio 2 o 3 piatti pasta da persona pulita, e forse qualche mela. Me ne vado che stanno ancora premiando gente.
Esco dal parcheggio assurdo e polveroso e riprendo la strada, stessa direzione che avevo quando sono arrivato, cioè proseguo. Arrivo ad un bivio con di fronte un bel bar bianco e arioso, uno di quei bar chic che servono cose frik, che non si capisce una cipp.
Ma ho sete, ed mi prendo una birra, anzi 2. Prima una Ceres, poi una Peroni. Da 33cl. Ci mangio patatine e noccioline. Uso il bagno per lavare i denti con lo spazzolino e il dentifricio del pacco gara.
Arrivo a Viterbo, non so per quale ragione, è ancora giorno e lo trovo un posto strano. Ho voglia di mangiare una pizza, e trovo una pizzeria recensita in modo contraddittorio. Prendo una pizza condita con una cosa assurda, dicono “Philadelphia”, una specie di crema dentifricia dal sapore languido e vomitevole. Il resto del condimento è molto buono, mi basta scansare quella porcheria.
Nel frattempo che aspetto la pizza trovo un hotel, un B&B sul “ponte del paradosso”, non ho idea di cosa sia, ma non costa molto e riuscire a prenotare alle 9 di sera per la nottata stessa è assurdo, neanche fossimo a San Francisco, dove basta che bussi e chiedi “there’s a free room?” e ti rispondo “no”, o “yes”, ma alla fine dormi.
Trovo il posto dove si trova il B&B, e finisco vicino a ZTL, e cose simili. Lascio l’auto in mezzo ad un vicolo senza uscita, e contatto l’host. Mi risponde infastidito, non sapeva niente. Poi trova la prenotazione ed è un po’ stupito (e te credo), ma visto che ho già pagato mi accorda di stare. Apre da remoto e sono i casa. Un B&B su 2 piani, molto figo, con doccia massaggiante, e tutti i confort. Poco da mangiare. Non mi piace non avere compagnia, ma non posso farci molto stasera.
Domenica 21. Al mattino penso di dover mangiare, dalle spiegazioni che mi ha dato l’host ho capito una beata m… niente. Quindi faccio una passeggiata, così la caviglia è felice. scendo sul torrente sotto, dove c’è un mulino per un frantoio, e risalgo in una zona semi abbandonata, poi ancora, arrivo in una piazzetta e mi fermo a mangiare in un bar.
Passeggio un altro po’, trovo un’altra piazzetta. “Viterbo sotterranea” dice l’insegna di un locale. Mi avvicino, e mi invitano ad entrare, mi spiegano che fanno un tour, per i cuniculi di Viterbo. Gli Etruschi, quando fondavano una città, la prima cosa che facevano era preoccuparsi dell’acqua. Così costruivano una rete di irrigazione sotterranea … questi ed altri misteri.
Comunque il tour partiva alle 10, ed io volevo fare un massaggio. Avevo chiesto poco dopo colazione riguardo “le terme dei Papi”, e così provo a raggiungere il posto. Dopo aver fatto rifornimento in un supermercato: frutta, yogurt, acqua. Perché la colazione era sono cosmesi :).
Per le terme che posto solo il pomeriggio. Provo altri, da google maps. Non ho fortuna, o forse scelgo il canale poco adatto. Va bene anche una che mi coccoli, la compagnia che cercavo per la sera prima, fa anche massaggi …
PHP, Docker, Nginx, Harbor, e composer
Prosegue lo sviluppo presso Starsellersworld. Lavoro sul servizio che richiede l’auth per gli utenti in Otto, tramite OAuth. Praticamente riuso 4 righe del POC che mi è stato passato. Ha impiegato 1 ora e mezzo per spiegarmi quali fossero i meccanismi di OAuth, che è uno standard, illustrandomeli come se fosse una cosa contorta …
Ecco, i protocolli sono così, c’è poco da meravigliarsi: ogni singolo passo ha una sua giustificazione dal punto di vista della garanzia di autenticità degli attori in gioco. Nel caso di OAuth gli attori in gioco sono 3. Va da se che ognuno di questi 3 attori deve avere dei meccanismi per assicurarsi che gli altri 2 siano effettivamente chi dicono di essere. La soluzione viene da se, ed è standardizzata perché non ci sono alternative più veloci.
Ciò che invece è arbitrario è il modo di fare il deploy, e quanti componenti ci sono da parte dell’integrator, che sarebbe starsellersworld. Nel nostro caso devo mettere in mezzo un frontend, e farlo dialogare col backend, e tutto questo all’interno di OAuth. Anche sul deploy si potrebbe avere idee diverse, ma in generale è meglio avere una app immutabile e versionata, che include sia nginx, sia la app php.
Queste ed altre mansioni che devo svolgere per lavoro, e durante i meeting giornalieri mi limito a dire che ci sto lavorando.
Ma ho piacere di usare Harbor per controllare i layer delle image, poi composer per la distro php, e docker-composer per lo sviluppo e test locale.
La Fiera di Bologna, l’autostrada, ed E.L.I.S.A.
Alla fiera We Make Future di Bologna sono stato il primo e l’ultimo giorno.
Il mercoledì 24 sono partito in auto alle 8 di mattino per arrivare alle 11, pagare 24 euro di parcheggio, poi andarmene giusto in tempo per arrivare al Wallstreet institute a fare l’incontro su vacanze e posti strani. Ho mangiato piuttosto male durante la giornata, ma sono andato comunque a fare 35 km di bici. Per questo ho saltato il Tango, anche se poi non sono troppo sicuro che avrei trovato qualcuno.
Alla fiera incontro Fabio Carucci col suo Dokumenta.it, dice che ha uno stand, siamo fuori, al caldo infuocato, e sta cercando di ordinare qualcosa da mangiare. Dico che “sicuramente domani sto con più calma”, ma il mio domani capita essere giovedì, il giorno che poi ho saltato.
In effetti la notte dormo poco e male, così il giovedì mattino parto in bici alle 4:50, arrivo a Numana e vedo il Sole enorme sparpagliare le sue fiamme sul mare piatto vicino al porticciolo, in lontananza. Prendo la solita salita per Sirolo e poi su Conero e Portonovo. Questa mattina recupero il giro tagliato il giorno prima e arrivo a 65 km. Convinto di poter passare 2 giorni a Bologna tranquillo, in realtà controllo il calendario e vedo che ho la valutazione posturale alle 7 di sera.
Il venerdì 26 invece credevo di potermela cavare con calma. Faccio solo una passeggiata al mattino. Non ho molto voglia di affrontare un viaggio di 3 ore per stare lì altre 3 e poi tornare …
Apro l’app di WMF e vedo una notifica, capisco che posso provare a contattare qualcuno, ma chi?
Le posturali e la caviglia
Il giovedì mi accorgo di avere questo appuntamento per l’analisi posturale: come sto messo, letteralmente.
4 foto, passaggio al computer, documento di analisi posturale in pdf, e poi stampato su carta.
Il documento ha anche gli esercizi, che devo fare per allentare la tensione al collo.
Quindi non era solo la caviglia, sto proprio tutto piegato.
Questi esercizi mi scombussolano più di altre cose, ho proprio altre percezioni.
Inizio a ripeterli continuamente, ho altre sensazioni e mi piace, mi sento diverso, forse più presente.
Di certo una componente è il dover prestare attenzione alla posizione del mio stesso corpo: devo dare più importanza alla senso della propriocezione.
Respiro anche in maniera differente, più di petto, ed è allo stesso tempo stressante, e rilassante.
Ho come compenso per la visita un cuscino cilindrico, che messo sotto al collo rilassa la cervicale. Dovrebbe.
La dieta incasinata e la frutta
Fa troppo caldo in questo periodo, e preferisco non mangiare affatto. Il giovedì mattino, parto alle 4:50 di mattino per un giro in bici e praticamente non ho fatto colazione, forse una banana, qualche albicocca, Psyllogel, e amminoacidi. E finisco il giro di quasi 3 ore, che ho appena iniziato una barretta energetica.
Amminoacidi e frutta, e naturalmente acqua è la dieta. Ho praticamente eliminato le proteine. Anche se poi alla fiera di Bologna vado a panini con hamburger, e anche negli autogrill cerco prosciutto e cose simili. Il salmone affumicato con un po’ di limone è praticamente il mio unico pasto, spesso la sera.
Mangio qualcosa come 1 kg di frutta al giorno, quindi ok.
Per qualche motivo riesco a sopportare il caldo meglio di quanto mi aspettassi.
Torre di Palme, il vino raccontato male, e il Tango Stanco
Il venerdì da Bologna scrivo “ma l’evento di Tango a Torre di Palme è per stasera alle 7?”. E no. Era per il sabato alle 7. A Bologna sono stato fino a tardi, ma a fare cosa poi?
Il sabato sono stanco, ma riattivo l’assicurazione della moto perché dicono che è difficile trovare parcheggio. La caviglia sta un po’ meglio grazie agli esercizi di postura. Certo la moto scalda vicino alla caviglia, dove ho la cicatrice con l’aderenza.
Trovo un parcheggio di fortuna. Arrivo e scopro che è un festival del vino e delle cantine. Dicono festa di San Giovanni, o qualcosa del genere. C’è una biglietteria all’ingresso del paese suggestivo e panoramico, che conoscevo già per via di una ricarica borraccia mentre stavo facendo un lungo pianeggiante in Aprile, in visto di un olimpico che non ho potuto più fare.
Prima giro un po’ a caso, ignorando del tutto la biglietteria, poi torno alla biglietteria convinto che il tango fosse andato e finito.
Ed è alla biglietteria che mi danno indicazioni e trovo la location.
Arrivo al tango avendo i biglietti per bere. Ho mangiato poco e male, e sono di umore pessimo. La Fiera è andato più o meno boh.
Riesco a ballare con Stefania, ed è veramente figa stasera, ma è così fredda che sembra quasi un segnaposto. O forse io stesso sono poco concentrato e non so neppure che passi voglio fare, e ne sbaglio uno dietro l’altro. Ho appena bevuto un calice e sono infastidito.
Mi allontano e sono triste. E guardo il mare. Da qui si vede il litorale illuminato, fino a Civitanova. È un posto eccezionale per essere tristi.
Poi risalgo, mi faccio un giro.
Arrivo ad un banchetto, dove vendono anche l’acqua, e questa è ora una buona idea.
Per qualche motivo ho voglia di andare al banchetto vicino l’entrata, dove c’è molta fila. In fila chiedo “perché tutta questa fila proprio qui”, “perché è il primo”, ok. Arrivo e mi chiedono se voglio un vino “leggero”, “frizzante”, o “aromatico”. Gli chiedo che razza di descrizioni sarebbero? O meglio, “che vitigno?”.
E dire che il lunedì ho ballato con Marisa e non era per niente male, visto il video ho pensato che stavamo bene assieme. Ma era prima delle posturali. Ora non so, forse le posturali hanno cancellato il tango.
Non ho più voglia di scrivere
Insomma, sarebbe stato un articolo migliore, ma non sono riuscito a scriverlo in un’ora ed è piuttosto scadente.
Perché ho smesso di fumare nel 2009? Ero stufo di “distrarmi un attimo”, da cosa? Da quello che amavo fare: scrivere software.
Ora la situazione è piuttosto confusa, ci sono tool e cose, tutti che parlano parlano, di tool e di cose.
Cosa ho amato fare? Sport.
5 allenamenti di cui una gara: un trail piuttosto breve, con una discesa tecnica fatta in una situazione da esaurito, non avevo la testa per finirla bene. Dal dodicesimo km in poi, cuore, polmoni, muscoli e cervello iniziano a lasciare, proprio quando servono di più.
E la prima parte di gara è stata anche più opaca: la salita è dura con 10kg sovrappeso.
Ma sta bene così. Mi godo il panorama del trail di Tallacano, faccio un tempo accettabile di 2h21′, un piatto di pasta (party) ed una birra. Rutti ed allegria.
Fare sport fa stare in salute? No. Stare in salute serve per fare sport.
Le ragioni del sì
Voglio scrivere qualcosa di politica, ma non di politica. Di dialettica.
Ascolto un dibattito alla TV, le ragioni del sì della riforma della magistratura. Non ne so niente, ma mi stupisce la scarsa qualità delle argomentazioni:
vota sì perché è un percorso iniziato dai padri costituenti che volevano superare il fascismo. Infatti nel ’99 “tizio, che di certo non è di destra, anzi è di sinistra”, ha introdotto una modifica in questa direzione, ed questa riforma va nella stessa direzione
Ora, io sono piuttosto ignorante su “Tizio” e sulle questioni tecniche, ma quello che trovo assurdo è l’argomento dialettico, proprio nelle fondamenta.
Nel 1948, quando la costituzione è stata approvata, hanno partecipato alla stesura tutte le anime politiche, ma non la direzione dittatoriale. L’ordinamento statale è stato concepito secondo i principi della suddivisione dei poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Il problema durante la dittatura era stato quello di aver assoggettato la magistratura al potere esecutivo, per far fuori dissidenti politici.
Dal quel gruppo di gente, non certo infanti, cioè non nati dopo la fine della guerra, ma laureati ed informati, e che avevano vissuto il periodo fascista, non penso di dovermi aspettare tanta ingenuità da non essere capaci di redarre un apparato legislativo che mettesse in sicurezza il sistema da questo tipo di pericolo, che era il più sentito: il pericolo della dittatura e della restrinsione delle libertà.
Il problema dell’Italia fascista non è quello di aver perso la guerra, è quello di essere stata fascista, di aver creduto che solo dietro un capo si possa dimostrare di aver valore. In parte è vero, ma c’è da capire dietro quale capo.
Questo capo valorizza o svalorizza le individualità?
Abbiamo un esempio di un bellimbusto (spesso brandizzato proprio “in busto”), che si arrogava tutti i meriti per qualsiasi risultato, culture della propria personalità, paranoico nella cura dei dettagli scenici.
Il passo che spesso manca è: ma tu, vorresti essere come lui?
Cioè, ora i social cercano di spacciare i politici come “uno di noi”. Ma davvero vorresti essere un politico?
Non credo ci si debba iscrivere ai cinque stelle, basta l’esercizio di fantasia, solo portato un po’ più agli estremi: immagina una giornata tipo. Guardati allo specchio la sera. Vorresti davvero?
Arrivare è un po’ particolare, pare che bisogna passare per Pisa, e poi Lucca. Vorrei usare i mezzi ma non mi convince molto l’idea che esista veramente un treno per Castelnuovo di Garfagnana. Google dice di cambiare a Pisa, e prendere per Lucca, e poi per Castenuovo. Ma a volte sono autobus, non è il massimo dell’affidabilità google maps. (Ma questa volta ci ha preso! Arrivare a Castelnuovo in treno è possibile e molto facile)
Per tutta la mattinata sono un po’ frastornato da tutti, i vicini, i villeggianti, la barista …
Riesco a decidermi dopo le 10. Arrivo all’autonoleggio e chiedo cosa è disponibile. Auto costosa e con bagagliaio piccolo. Faccio un altro giro. Indeciso se andare in moto e rinunciare alla pedalata tra i monti della Garfagnana. Di certo devo fare rifornimento.
Voglio pedalare. Per quanto non sono in forma, devo frequentare gente mentre fatico sulle salite. Sono stufo di fare sport strani, come il fuma-fuma.
Torno al noleggio auto, ed ora trovo “solo” un Opel Corsa ibrida con cambio automatico. “Ok, la prendo. Tirerò giù i sedili e ci sto lo stesso”.
Sabato, ore 12, fa già piuttosto caldo. Carico la bici. Poi l’abbigliamento, lo stretto necessario. Parto. Pranzo a Colfiorito, in un ristorante che non conoscevo. Sala ampia ed arieggiata. Pappardelle al cinghiale. Pasta all’uovo e cinghiale in umido al pomodoro. Un quarto di rosso che bevo per metà. Tiramisù servito un baratto che io normalmente ci trovo i carciofi sott’olio, ma al ristorante va di moda così. Tiramisù fatto coi pavesini. Ok, meno male non sono carciofi.
Fino all’ingresso in A1 non mi fermo. In autostrada voglio prendere una cocacola, anche per capire se la qualità della gente è migliorata. Le bottiglie in plastica sono tutte personalizzate con un nome. Dico “eh ma il mio non ci sta”, alla ragazza addetta al rifornimento. Dice che è strano e si mette in testa di trovarmene una col mio nome. Controlla tutte quelle in frigo. E poi quelle che dovrebbe mettere su. Tra quest’ultime trova quella con scritto “Daniele”. Dice che non c’è neanche Roberta, strana un bel po’.
Mi accorgo di avere comprato una cocacola calda solo dopo essere uscito dall’autogrill, ma è così gasata che va bene lo stesso, non è neppure così calda, tra l’altro, sui 10 gradi direi.
A Firenze si prosegue, e poi si prende per Pistoia, poi Lucca. Faccio strade che non ho mai fatto. Poi la strada per Castelnuovo è tutta panoramica al contrario, cioè sotto il vallone, vicino al fiume che scorre qua sotto, asfalto molto ben messo.
L’auto. La Opel Corsa con cambio automatico ibrida è per me davvero sorprendente. Ci faccio un giro attorno quando sono all’autogrill a bermi la mia Coca-cola-Daniele. Cerchi il lega, freni a disco anche nelle posteriori, sensori di parcheggio, telecamera posteriore. Certo che litigo con il cambio automatico, convinto di pigiare la frizione, ma normalmente un’auto così piccola non ha lo spazio per usare 3 pedali, a meno che non hai piedi di donna, e scarpe piccole. Invece 2 pedali stanno benissimo a tutti. Ha 3 modalità di marcia: Sport, Normal, Eco. La possibilità di cambiare manualmente (2 leve sul volante, ci metto 400 km per capire a cosa servono). Aria condizionata. E da ferma parte in elettrico. Ogni tanto si spegne il benzina … Insomma, fa un po’ come gli pare, ma l’impressione è che consumi davvero poco.
Non arrivo in tempo per ritirare il numero la sera. Ma arrivo ad un ristorante che serve pizza, focacce, gin tipico, hamburger tipici. Si chiama “La Rocca”.
Bella Vita è l’ostello dove alloggio, o forse è solo un bar. Ma non ci bado. Sotto ha una ampia camera con letti a castello, quindi posso dormire.
Al mattino mi sveglio presto, ma stanco. Decido di partire per la GF solo alle 6.15. Arrivo, parcheggio baldanzoso difronte alla porta del bar dello stadio, in un posto quasi vietato, scendo e vado a fare l’iscrizione da ospite, non sono tesserato quest’anno. Ma prendo anche il chip in affitto. Esco, vado a parcheggiare, monto la bici, metto l’abbigliamento, salgo in bici e pedalo. Sensazione strana. Le gambe ci sono e non ci sono. Aspetto la partenza pensieroso. Parto e tengo la ruota di uno che va piuttosto regolare. Non voglio strafare, almeno per i primi 60 km, la mediofondo sono 79Km. Forse non voglio strafare e basta, voglio solo farmi un giro.
Il telefono è quasi scarico, mi fermo solo per fare questa strana foto:
Il paese dovrebbe essere Isola Santa, ci siamo passati vicino prima di salire qui, che è un altro paese, con un altro nome. Tra questi monti un po’ tutto è santo, basta che c’è una sorgente d’acqua che ti fa campare. Il sito della Granfondo ha foto spettacolari, e davvero pensavo fossero irreali o con filtri. Anche quando ho preso questo scatto, non mi aspettavo che fosse così bello, forse per via degli occhiali da sole. Niente filtri, è proprio così.
Una discesa è messa piuttosto male, ci hanno avvertiti, subito dopo il pezzo cronometrato da 4 km. Fortunatamente pulita sulle curve, anche se un po’ di brecciolino poco prima di un tornante non è stato il massimo. Del resto aveva piovuto da poco, quindi asfalto discretamente pulito.
Tutto il resto è filato liscio, tranne 10 minuti di pioggia. Del resto ho fatto di tutto per spicciarmi, ma le mie condizioni fisiche non erano un granché, una media di 20km/h su 76km e 1500mt di dislivello (sì, ci hanno regalato qualche km 🙂
Tutto il pasta party sotto le tende, mangio con qualcuno che ha fatto qualche salita con me, chiedo anche il nome, ma poi le parole volano e la memoria scivola.
Dicono di andare sulla gradinata, ma volevo andarmene. Pensavo durasse troppo la pioggia ed avevo bisogno di una doccia.
Così restituisco il chip, metto l’antivento, che è più asciutto, arrivo alla macchina, smonto le ruote sotto la pioggia e butto su tutto.
Penso di aver provato diverse droghe in vita mia, tutta roba leggera a dire la verità, niente di preoccupante. Ma non c’è niente di meglio di una bella doccia lenta sotto la pioggia mentre smonti la bici per caricarla sull’auto. Ha quel qualcosa di innocuo, inusuale, e anche un po’ folle. Nessuno si metterebbe a smontare le ruote della bici tranquillamente senza urgenza. Eppure è così, farlo senza motivo, e comunque farlo, è leggero ed inaspettatamente rilassante.
Arrivo vicino l’ostello e parcheggio lontano. Mi faccio una paseggiatina sotto la pioggia. Poi doccia. Purtroppo l’acqua calda è guasta. Doccia fredda.
Dovrei dormire o riposare, ma non ho per niente sonno, e neppure sono troppo stanco. Mi faccio due passi in paese.
Al bar sotto il loggiato mi prendo un Fernet perché la pasta al pesto scende con poca convinzione. Ma hanno un liquore chiamato “Nulla”, e un altro “Niente”. Così gli dico che pago Nulla, tanto il prezzo è quello.
E siccome non ho il cavetto per caricare il cellulare, inizio peripezie per provare a rimediare. Di domenica. Chiedo. Al bar. Arrivo al supermercato. No. Chiedo al supermercato. Pieve Fosciana. Avrei dovuto trovare un negozio cinese, ma è probabilmente quello chiuso. Vado ad un ristorante Giapponese gestito da cinesi. Ok, è una cosa un po’ assurda, ma meglio battere piste inusuali. Mi dice che boh, parla italiano stentato. Poi chiedo un sake, e mi fa bere una brocchetta dalla quale verso con 5 o 6 bicchierini. Allora poi parliamo un po’, di pasta al pesto, di pizza, di tortellini al ragù, di quando va a Prato a mangiare. Insomma un po’ di tutto, ma del mio cavetto per il caricatore niente. Il biscotto della fortuna dice:
“sei veramente bravo come credi.”
Non a trovare il cavetto USB-C per il cellulare, direi. Tutti i negozi che ha consigliato il cinese (che non beve sake, né mangia pesto alla genovese), sono chiusi, e tra l’altro sono gli stessi che avevo controllato prima.
Non mi rendo conto di cosa sto per fare. Lo dico il giorno prima, me lo ripeto al mattino, incasinato con la preparazione delle sacche.
Sacca bici: scarpe, calzini, antivento, body (non ho la salopette per la bici), panini nell’antivento, ok, devo prenderli dal frigo … casino … asciugamani (nuoterò con il costume, è previsto freddo: il meteo non sa come aumentare i click ed esagera qualsiasi cosa), fascia cardio.
Sacca corsa: scarpe, calzini leggeri, un gel.
Sacche consegnate ad Alessandro che va in auto e le lascerà in zona cambio.
Qual è il casino? non lo so. Devo andare.
Colazione fatta, in bagno tutto ok, anche troppo. Questa volta ho deciso di non mangiare fino a che non sarò fuori dall’acqua.
E allora bella passeggiata fino alla zona cambio. Chiedo la sacca che ha portato Alessandro prima, ma non si trova. Boh, giro l’isolato per entrare in zona cambio e mettere la borraccia con un po’ di zuccchero sulla bici. Altro? chiedo la sacca, deve esserci una barretta alle noccioline che vorrei direttamente qui … chiedo di poter andare a cercare la borsa, mi risponde la ragazza che deve fare l’antipatica e non far passare nessuno, aspetto un po’ ma alla fine la trovano.
Tutto ok, resta solo di togliere la tuta e indossare la muta. (odio assonanze, rime e rimbalzi, dovrebbero essere vietati)
Lascio lo zaino col mio numero attaccato al deposito, e vado verso la spiaggia, o meglio verso un cespuglio. Ok, ma ho ancora le infradito ai piedi, ed ho un po’ di fretta, torno al deposito, e poi in spiaggia. Mancano 6 minuti.
Ancora non mi rendo conto. La cuffia in testa ora, tiro su la muta, infilo le braccia.
Multisport. Il garmin è pronto, io non lo so.
Sono alla fila per la spunta ed ora tiro su gli occhialini dal collo, per poggiarli sopra la fronte che è coperta dalla cuffia.
È l’alba e mancano 4 minuti.
Non agitato, ancora non mi rendo conto. 4-3-2-1 VIA!
…che entusiasmo … non ho ancora messo gli occhialini sugli occhi, ci vuole poco, poi start del garmin (sto rubando qualche secondo).
Sono quasi tutti in acqua ed io cerco di posizionarmi al centro, si nuota per un po’, poi il fondale è troppo basso e si ricomincia a camminare.
Con calma, ce n’è di strada da fare. Ok, si parte, un po’ di ressa, qualcuno invece di fare la bracciata sull’acqua la fa sopra la mia spalla. Tutto qui. Niente cazzotti, niente schiaffi, niente calci.
Sono al centro e la scia mi tira fino alla prima boa, perdo terreno (acqua?), sono indietro, ma raggiungo la zona dove c’è vegetazione nel fondo, qua si vedono stelle marine e l’ancoraggio della boa rossa attorno la quale bisogna girare, e anche la boa, da sotto. Tutti ordinati si gira, e di nuovo senza schiaffi.
In questa zona il fondale è più scuro per via della vegetazione, ma il chiarore del giorno sta salendo in fretta e non c’è problema. La seconda boa arriva presto, e presto arrivano le donne che sono partite poco più tardi. Alla terza boa ho vicino Sergiopher, lo vedo che con un braccio e mezzo va quanto me. Usciamo insieme al primo giro, guardo il garmin, 38 minuti, ma manaca ancora qualche bracciata, forse esco a 40 e per me è un traguardo. Dice Sergio “c’è un po’ di corrente”. Io: “abbiamo preso una bella scia, ora tocca farsela da soli”.
Invece neppure il secondo giro è stato troppo tribolato. Questa volta c’era più luce e nella zona con più vegetazione si vedevano i pesci scuri su sfondo scuro, facevano uno strano effetto, sulle prime quasi una interferenza visiva, poi, quando l’occhio ha accettato l’idea che potessere esistere tutto ciò fuori dai documentari, la sensazione è stata quella di nuotare in un acquario.
Lasciata la seconda boa, al secondo giro, il fondale schiarisce e allora lo vedo riflesso sulla superfice dell’acqua, da sotto. Come nei documentari, o come in piscina, ma in piscina non c’è il fondale dell’Elba.
Non mi rendo conto ancora. Tiro giù la muta e passo sotto le docce, mi fermo qualche secondo.
Corro al tendone in zona cambio: ho da fare. Tiro giù la muta, tiro via il costume. Nudo come un cane, bagnato, e col pelo bagnato. L’asciugamani in microfibra fa quello che può, poco in realtà . Infilo il body, non scorre, ma ce la faccio. Anche le braccia. Ok. E l’antivento con i panini dentro … e la fascia cardio? Cazzo. Slaccio l’antivento e faccio scorrere giù la zip del body. Con un contorcimento assurdo che mi costa un paio di minuti riesco ad infilarci la fascia cardio e controllare che sia in piano. Non potrei fare le salite senza la certezza di non sforare.
Riordinare infilando tutto nella sacca. E probabilmente qui ho perso il costume, che non ho poi chiesto agli oggetti smarriti.
Arrivo alla bici, infilo il casco e gli occhiali, e metto il garmin sulle appendici, al rovescio, ricomincio, si appannano gli occhiali … perdo altri 2 minuti forse.
Chiedo se posso andare di là , e il giudice “certo”, ed io mi dico “e muoviti”.
La salita per Sant’Ilario non è dura, la vista è stupenda verso la baia di Marina di Campo, per chi fa il mezzo si perde sempre questa vista, da sotto la spiaggia e Marina di Campo stessa sembra un posto popolare/commerciale, ma vedendola da S.Ilario si capisce che è uno spettacolo unico, specialmente al primo giro quando il sole è ancora basso e si specchia sul mare.
Un falso piano in discesa dall’incrocio per S.Piero a S.Ilario, curve non difficili, forse un po’ stretto, ma asfalto accettabile e assolutamente pulita. Al primo rifornimento salto: ho dato un morso al panino con scamorsa e subito ho avuto la sensazione di rigetto, la borraccia da 700ml con lo zucchero è piuttosto piena e devo fare salite, è ancora fresco e non avrò sete, solo mal di stomaco.
Le salite le faccio con calma, non sono il mio pasto, ma cerco comunque di tenere un ritmo rispettabile, di non addormentarmici.
Ci sono i compagni del mezzo che hanno fretta, in salita. Poi in discesa vanno più calmi. Se vai fuori soglia in salita l’ossigenazione si abbassa e non hai la concentrazione giusta per affrontare la discesa e le curve. Io invece faccio un’ottima discesa dove l’asfalto è pessimo, la prima curva difficile sotta Marciana la prendo in modo assurdo, stringendola troppo presto in frenata, scappa leggermente ruota posteriore e vado di controsterzo in mezzo agli altri ciclisti, ma comunque superandoli. Non sento nessun lamento, non devo essere stato di troppo disturbo.
Non la farò più così velocemente, si arriva a Marina, ed ora è tutta da tirarsi per un passista. Poi Procchio, e di nuovo discesa verso la partenza e giro di boa.
Il secondo giro è ancora studiato. Sono riuscito a mangiare, sempre col mal di stomaco, ma dal punto di vista energetico sono ok. Di nuovo non esagerare e bere il giusto. A Marciana questa volta prendo un gel all’ananas, strano, ma sembra che mi metta a posto lo stomaco.
Al terzo giro sono cerebralmente devastato. Troppa bellezza attorno, troppo caldo con l’antivento, e troppe salite, ma la spunto. Durante la discesa tra Marciana e Marina questa volta dormo, mi riacchiappano in due, e ci sta, anche se poi c’è troppa trippa per passisti ed ho da guadagnare un po’ di minuti.
Scarpa slacciata. Prima di 2km, forse ho fatto a posta a legarla male così avrei avuto la scusa per fermarmi.
Al decimo butto giù un po’ di gel e bevo l’acqua al ristoro dove camminicchio, e poi vado in bagno. Solo urina, ma ho comunque il culo che brucia per via delle cozze del giorno prima, era meglio non scorreggiare.
Poi non ricordo tutto. Il mio gel al limone l’ho finito, alla soglia dei 21km ho pensato che non avrei potuto reggere questo ritmo, comunque avevo bisogno di zucchero, prima di andare in ipoglicemia, prendo un gel all’ananas, ma questa volta ha l’effetto contrario, e il mal di stomaco torna, e l’unica cosa che posso fare e cercare di sobbalzare il meno possibile, cioè camminare, e un po’ d’acqua, ma senza esagerare.
Si faceva sera, e buio, iniziava anche a rinfrescare, il calore del pubblico iniziava a diminuire, ho iniziato a sentire dolori al torace bagnato dalla maglia sudata, fortunatamente avevano le noci ai ristori, che non facevano bene al mio stomaco, ma i dolori al torace sono passati.
Non mi sono annoiato molto in realtà , a ristori sono stati tutti molto affabili, simpatici e ci incoraggiavano, anche il pubblico c’è stato sempre fino a sera e sempre a tifare chiamandoti per nome.
All’arrivo volevo arrivarci correndo, ma non vomitando, così ho camminato un po’, fino al ponticello lungo la spiaggia, poi la lieve discesa mi ha spinto a correre, e così ho fatto fino al traguardo. C’era Cambio arrivato da 10 minuti quasi, che per tutto il tempo mi diceva “spicciati, mi riacchiappi! ti sto aspettando”.
Ci sono emozioni che durano un attimo, altre che durano una giornata intera. E non è una medaglia o una maglia finisher che ti porti a casa, ma è qualcosa che non dimentichi più.
Per tutto ieri scrivo cose orribili. E non riesco a concentrarmi. Mi sveglio oggi alle 3 e scrivo questo.
Mi dico che non posso massacrare il mio orgoglio per sentirmi ancora inadeguato, ancora la prossima volta, se mai ci sarà . Devo decidere che non mi piaceva, o che non fosse abbastanza, o che forse era antipatica. Forse posso decidere che ho sbagliato, sono inciampato, è partito lo start, sono andato in terra, ho battuto il naso, ho perso i sensi e non ho corso la gara. La vita è assurda, forse non quanto me, ma potrebbe esserlo.
Va decisamente meglio raccontarsela così: ho avuto un calo di zuccheri, mi sono sentito male e mi si è bloccata la mascella, stavo per avere un ascesso e sono dovuto scappare in auto a prendere il colluttorio.
Cosa penso di queste garone di no-draft finto è sempre quello (a parte Venezia dove l’anno scorso eravamo 300, ma solo per sbaglio): si fanno se sono in una capitale o un posto che ti piace visitare. Così ora, beh, penso che Rimini o Riccione non rientrano tra questi, ci vai in 2 ore, e quando ti pare.