Sì ho 40 anni ormai e non mi piace sentirmi trattare da macchietta, ma voglio essere universalista, sono stufo di sentir trattare i “ragazzi” di 25 anni come dei “ragazzi”. Ma dite sul serio? lo credete davvero??
E chi dovrebbe farla la selezione delle aziende che cercano delle “figure professionali”.
Io. Con questi criteri:
Se cerchi qualcuno lo fai personalmente, ovvero lo fa il direttore del dipartimento o dipendenti che lavorano in quel dipartimento e suggeriscono qualcuno, non deleghi una azienda per la selezione del personale, a meno che questo lavoro non sia fuori dal core business della tua azienda.
Se ti premuri di specificare che l’opportunità ha dei possibili sviluppi di crescita personale, stai semplicemente dicendo l’ovvio per riempire un vuoto o per coprire qualcosa. Non mi frega niente. Ovvio che voglio crescere personalmente e professionalmente.
Cerchi qualcuno che abbia attitudine al lavoro di gruppo? Aria fritta. Ovvio. (A no, scusa, stai cercando qualcuno che lavora su quello che gli pare senza neanche dirti cosa? beh allora specificalo)
Penso che l’idiozia abbia ormai occupato gran parte dello scenario mediatico di massa.
La massa è stupida, e di stupidità va nutrita.
Ed ecco la politica. Ed ecco l’animosita, la partigianità , la faziosità .
E se non ti interessa la politica basta dire che non sei un uomo tranquillo, ma un uomo inutile, ed aggiungere che stai citando Pericle, come se Pericle sia la persona più importante della storia ellennica, come se contasse più un sistema di governo che prevedeva la schiavitù, rispetto ad un Platone o Eratostele qualsiasi.
Che vuoi che non sia vero? Lo sarà pure, ma cosa c’entra se dico che sono tutti discorsi del cazzo? Cosa c’entra se quel che dici è solo “arte di avere ragione”, sul nulla.
Basta solo dargli il titolo di politica e già di suo assurge ad una rispettabilità immeritata?
Sono un informatico e capita che debba gestire le risporse, ma, siccome non scrivo sistemi operativi, mi capita più spesso di limitare le spese, ottimizzare, evitare gli sprechi di operazioni. Questa è Politica. E in questo riesco ad ottenere vantaggi piuttosto importanti (nel mio piccolo).
Ecco, quando sono davanti ad uno schermo, con una tastiera sotto le mie dita, finisco col fissarmi cercando di immaginare dove poter mettere le mani. E così mi accorgo di dover fare il punto, di fissare alcuni concetti. E per questo scrivo. Scrivo le caratteristiche del sistema, cosa spende di più, dove si potrebbero avere dei vantaggi, e cosa non conviene neanche cercare di migliorare. A volte disegno. Schizzi, stupidaggini, che in definitiva non serviranno a niente, ma mi aiutano ad avere un quadro meno offuscato di ciò che accade per poter intervenire.
Nessuno mi interrompe in questo processo.
Ma a volte mi capita di fare questo lavoro insiema ad altri. E ognuno sottopone la propria idea. Nessuno sbaglia, ognuno ritiene qualcosa più importante rispetto ad un’altra, ma non dobbiamo interromperci l’un l’altro per dimostrare che questo è più o meno importante, dobbiamo semplicemente attendere e capire quale aspetto si stia migliorando e cercare di ampiare il punto di vista per giungere ad una sintesi più inclusiva e/o scartare ciò che no va.
Andate tutti a fanculo. Esattamente in quest’ordine.
Mi piace ascoltare la politica quando sono in Germania, per imparare il tedesco, non per altri motivi. È sempre la stessa merda.
Mi tocca di ammettere che nella mia vita ogni volta che ho avuto ragione non ho mai imparato nulla, ogni volta che ho avuto ragione tutto è continuato alla stessa maniera. È solo quando sono costretto di ad ammettere di avere torto che la vita prende un’altra piega, un altro punto di vista, una nuova avventura. Come quando, incontrando un tornante in discesa, ti senti messo alla prova: devi frenare, portare i pesi, chiudere il giusto, e ripartire. È faticoso, ma molto più divertente.
Ad ascoltare i politici penso sempre di avere ragione.
Bisogna raccogliere il dissenzo in contenitori democratici compatibili col sistema repubblicano, legali, ed inseriti nel normale arco istituzionale.
È per questo che esistono partiti populisti e demagoghi. Essi raccolgono i voti di chi non è daccordo con le logiche di spartizione del potere. I loro rappresentanti e frontman/frontwoman sono perfettamente inseriti nel sistema di potere esistente, anche se continuano a sostenere tesi contrarie al sistema, essi sono una sorta di paracadute per il sistema attuale, un modo soft per non far percepire al popolo che si è in trappola.
Riguardo l’abolizione del vitalizio, la tecnica è la seguente: chi è all’opposizione vota per l’abolizione del vitalizio, chi al governo per il mantenimento. A volte è l’inverso: la maggioranza prova ad abolirlo, e parte dell’opposizione vota contro. Ma questo accade solo se i numeri sono giusti.
Sinistra Ecologia Libertà . Partito considerato estremista di sinistra. Raccoglie tutti i voti di chi vorrebbe un sistema meno competitivo e più protezionista. Le reali azioni di rinnovamento sono inesistenti, generalmente gli elettori che votano SEL sono dipendenti pubblici, che ottengono per questa appartenenza dei favori, anche se non espliciti, si oppongono ad un sistema di valutazione meritocratico obiettivo (vedi sistema di punti per insegnanti). Questo partito non ha nulla contro il sistema, è assolutamente a favore della burocratizzazione della società , in perfetta antitesi con Bruno Rizzi, che ovviamente non è stato mai digerito dalla sinistra pseudo-marxista italiana.
Fratelli d’Italia. Partito di “ispirazione fascista”, non dichiaratamente, visto che è vietato dalla legge, rimane nel non-detto, tutti lo sanno, ma non è vero. E infatti non è vero. Non vuole la creazione di un partito fascista, non vuole mettere a capo un Duce carismatico, non vuole somministrare olio di ricino a chi non rispetta le regole. Semplicemente vuole mettere in dubbio la tesi che il fascismo sia stata una esperienza fallimentale. Una intera architettura dialettica su questioni di principio per dividere le coscienze, e far sì che si scelga: di qui o di là . Ma nessuno dice per fare cosa. Sostiene posizioni contro il sistema, come il ritorno alla sovranità monetaria, per poi non fare nulla per questo, o dileguarsi inspiegabilmente.
Lega Nord. Per questa formazione politica è importante sponsorizzare l’appartenenza e l’identità nazionale, oppure locale, o comunque solleticare la paura del diverso. Raccoglie così un malcontento dovuto alla microcriminalità .
Movimento 5 stelle. Sembra uscire da questo schema, ma essendo nei fatti etero-diretto, ovviamente sottostà al concetto di contenitore di malcontento.
Votare ha senso? No. Non ci sono possibilità di cambiamento tramite il voto, i partiti istituzionali sono per le istituzioni, quelli “contro” sono ugualmente per le istituzioni.
Il voto costituisce una fase grazie alla quale c’è una spartizione e una differente suddivisione degli equilibri di potere. Quindi non ha senso se ci si aspetta che le cosa cambino secondo quanto detto in campagna elettorale, ma solo se si considera differenti pesi ed equilibri di potere.
Resta il fatto che il voto è una parte realmente poco importante per il cambiamento, e molte altre azioni portano un cambiamento molto più incisivo.
Ci sono gli acquisti, e lo sciopero degli acquisti che incide decisamente negli equilibri di potere.
Le associazioni, e le azioni, e richieste, e conquiste che queste riescono ad ottenere, presso le istituzioni, e tramite i propri rappresentanti. Le pressioni su questi rappresentanti, il controllo di questi rappresentanti.
Le associazioni sono ad esempio Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confindustria.
I sindacati CGIL, CISL e UIL quelli che raccolgono più adesioni, hanno strutture simili ai partiti, e per questo sono effettivamente poco incisivi, determinano equilibri di potere, e, al pari dei partiti, assorbono una quantità esagerata di risorse.
Qualsiasi tipo di associazione tende generalmente a diventare bulimica di risorse, le associazioni dovrebbero essere usate per ottenere dei risultati, e non per farsi tragurgitare in voragini di dialettica infinite.
Si direbbe la stessa cosa per la politica, ma purtroppo il sistema è talmente malato che andrebbe terminato.
Il Governo non ha un piano, non ha obiettivi. Questo fa sì che non fallisca. Il Parlamento si fa promotore di cambiamenti di cui non avrebbe neanche il titolo, ma comunque riesce ad ottenere dei consensi.
Cosa andare a votare domenica prossima? Cosa? Cioè quale equilibrio di forze, o meglio quali forze?
Mi viene da pensare al politico intervistato da Mastroianni in Signori e Signore, Buonanotte
Parto in condizioni di salute dubbie: devo ancora fare accertamenti per un problema di gonfiaggio del collo sconosciuto, ho fatto 2 giorni di letto 2 settimane prima, saltato 10 allenamenti circa, fegato sotto stress per i medicinali. Piccole cose insomma, ma una somma di piccole cose, per le quali avrei potuto rimandare la gara all’anno prossimo.
Decido comunque di esserci, di provarci lo stesso. Prenoto un albergo l’ultimo momento e non guardo neanche dove è (a 7 km da Rimini, e me li faccio in bici prima e dopo la gara! 🙂
E comunque ho imparato.
Nuota bene. Le punte dei piedi, ossia gli alluci, devono sfiorarsi continuamente. Non fermare mai i piedi. Con la muta puoi tendere ad “affondare” le gambe, questo aiuta la spinta. Le braccia devono spingere, belle larghe. Ma se passi vicino a qualcuno necessariamente devi stringere un po’. Perderai qualche bracciata, non importa se non spingono tutte al 100%, basta anche 60%, ma mantieni il ritmo di bracciata. Le botte
arrivano quando sei in mezzo agli altri. Non importa, siamo sulla stessa … sulla stessa acqua, un po’ ne prendi un po’ ne dai, stai tranquillo e vai. Sì, 2 anni di triathlon e ancora perdevo la pazienza pretendendo di non prendere/dare botte. Il mare è mosso, è una gara, ognuno deve pensare per se.
Non ci si può far niente.
Ho imparato.
Se ti dicono lascia le scarpe nella busta, è ok, lasciale nella busta e corri fino alla bici con le scarpe in mano.
Stai giù e appoggiati bene sulle aerobars, anche in salita. Stai tranquillo e concentrato mentre pedali.
Il peso dietro sulle curve. Non è facile, da motociclista ricordo che bastava accellerare, a volte, non è possibile in bici, tirare dietro il sedere e appoggiarsi sul pedale interno alla curva, ma non ci si sente molto stabili. Bisogna allenarsi alle curve. Le gigane sono difficili. Se la vedi sposta le mani sul manubrio prima. Stai attento e vedila, altrimenti il cambio di posizione dentro una gigane non è molto agile/consigliabile, ma almeno puoi rallentare, sbagliando la curva, ma almeno non cadendo.
Ho imparato.
Bevi il giusto. Sali all’inizio, e urina prima di partire. Non importa, un posto lo trovi.
Non devi bere troppo se è freddo e piovoso. Non devi esagerare quando c’è sole. Se vai sotto di liquidi devi bere un po’ di più. Allora 3 bicchieri d’acqua (fresca) bloccano un po’ il diaframma, se stai correndo rendono la respirazione più difficoltosa, dovrai rallentare e respirare profondamente, tenere un passo più lento, come 7′ a km, per 1 o 2km sarebbe l’ideale, così affronti una difficoltà  senza perdere troppo. I sali durante la corsa “cum grano salis”. I sali asciugano, e non arrivano ai muscoli in tempo. Se è un medio c’è poco da fare, se sono arrivati i crampi, la corsa la finirai con i crampi. Sei hai i crampi devi camminare, o correre lentamente, pochi sali, e bere il giusto. Fermarsi
non fermerà i crampi. Fare scatti è la cosa peggiore. Ascoltare i muscoli, e ascoltare i crampi. Rilassare l’addome, e tutti i muscoli che è possibile rilassare. Ascoltare una sensazione di scorrimento dentro di se, cercare di avere, ad ogni respiro, l’impressione che l’aria/il sangue vada ad ossigenare le gambe, fino alla punta dell’alluce, e le spalle, e le braccia. I crampi sono dolorosi, ma l’ascolto è una cosa bellissima.
Guarda avanti e corri.
Se non vuoi sorridere stai serio, sai di essere felice, che importa il farlo sapere?
Ho sbagliato.
Alla seconda boa continuo a nuotare in direzione sud, invece di girargli attorno e tornare a nord.
Ho sbagliato.
Le scarpe da bici le avrei dovute lasciare nella sacca Swim/Bike per correre poi verso la bici con le scarpe in mano. Invece le ho lasciate agganciate alla bici, per poi doverle sganciare e mettermele prima di partire verso l’uscita dal deposito bici.
Ho sbagliato.
La temperatura era ok per l’impermeabile leggero, uscito dall’acqua avevo freddo ed ho messo quello pesante subito, per poi cambiare idea e mettere quello leggero. 1 minuto perso. La decisione pianificata era ok, le previsioni danno la temperatura giusta. A 14 gradi si pedala bene con il paravento leggero.
Ho sbagliato.
Dopo i crampi, primo giro, ho reidratato. Ho rallentanto e respirato. Ok. Ma ho smesso di crederci. Come se un piccolo problema causasse la fine del mondo. Non potevo stare sotto le 6 ore, lo vedevo, ma avrei potuto stare sotto le 6 ore e 30′. Avrei potuto comunque correre e trovare le forze. E non mettermi a mangiare, perdere la concentrazione, e roba del genere.
Se non ci fossi stato, non avrei potuto sbagliare.
Riccione, Adriatica, direzione imbocco autostrada per Ancona. Una ragazza, sui 13-14 anni, sulla strada, più avanti una rotonda con dei furgoni parcheggiati. Sbracceggia, chiama e dice “ehi, ferma! ferma!”. Mi fermo. Guardo dietro, abbasso il finestrino e aspetto che raggiunga l’auto. “Sì, che c’è?”, lei: “Mi dai un passaggio?”, “Eh?! cosa? ma sei sola?”, “Sì, sono sola. Dai, vicino”, “come mai sei sola qui?”, “dai, fammi salire. È vicino”, “No, ho troppa roba, la macchina è piena”, “Vuoi scopare?”, “No. Dai ciao.”, tiro lo sportello che aveva aperto facendo per entrare. Riparto e fa stridere le sue unghie
sul finestrino, forse rigandolo, e dicendo “ciao”.
Avrei. Pensato. Pensato e riflettuto. Avrei fatto bene a dargli 20 euro e dirgli che doveva andarsi a divertire, che la vita è più importante, e non è quella. Che infondo a quell’età vuoi essere accettato/a, ed è così per tutti, e finisci per fare quello che gli altri si aspettano da te, anche se infondo senti che non ha senso.
Ho pensato che dirglielo non sarebbe servito a nulla. Che comunque avrebbe continuato a farlo, a compiacere gli altri, per buttare la propria vita senza amarsi, per paura di non essere accettata.
E così nessuno l’avrebbe convinta. Nessuno mai la convincerà .
E non sai d’avere un anima, di essere individuo. Ancora non lo sai.
Così il tuo animo è plasmato, da chi ami, chi ammiri, o chi temi.
Non importa, fai quello che gli altri si aspettano da te per essere rispettato, per essere accettato, per essere all’altezza di ciò che viene considerato bravo/a dalla tua famiglia, dal tuo gruppo. Cioè dal tuo mondo.
Non è solo quello il mondo.
Vorrei solo dire. Stupidi adolescenti: imparate ad essere liberi.
Il Mondo è immenso, ed immensi lo siete ognuno di voi.
Non privatevi del resto del Mondo. Non private il Mondo della vostra Anima.
Per quanto stupide crediate siano le vostre scelte. Fatele. Ora.
È il filo del rasoio. Non mi frega se quelli forti hanno finito da più di un
ora. Questo è il mio filo del rasoio, e lì sopra devo correre.
Equilibrio e concentrazione. Respirazione giusta. Devo rilassare i piedi,
le dita dei piedi.
Non è possibile. Deve essere saltata qualche unghia, oppure c’è qualche
vescicola. Fastidioso, ma devo ignorarlo. Devo ignorare la parte finale del
piede, il dolore della parte finale, ma devo spingere comunque senza
scocciare le ossa. Sono cazzate, vado talmente piano che non potrei rompere
nulla.
Non sono contento. Sono distrutto.
Non sono contento. Sono riempito e poi svuotato.
Non sono contento. Sono appagato.
Ho fermato il mio orologio. Ora respiro e provo a camminare.
Ho fame. Non fame, ho bisogno di energie. Ho bisogno di zucchero.
Camminare non è semplice. Penso così sia ok:
Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.
Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.
Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.
“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10” mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?
Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.
Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.
Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.
Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.
La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.
Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.
E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.
Potrei sembrare un po’ puntiglioso, forse a volte scostante nel notare gli errori, o come dicono alcuni, un po’ rompicoglioni.
Si potrebbe pensare che non ammetto errori. Ma non è quello. Assolutamente.
Chi non ammette errori si fermerebbe dopo aver scritto le prime 5 righe di codice, non appena vede che non fanno esattamente quello che si aspetta ed è costretto a rileggerle, e correggerle.
Rileggere e correggere. Questo può essere frustrante. Richiede di ammettere un fallimento, di ammettere di non sapersi esprimere, neanche in un linguaggio formale.
Ma forse la frustrazione si supera per la curiosità di capire qual è il modo giusto.
È vero forse, siamo esseri perfetti, ma non combaciamo esattamente con la meccanica della materia, non esattamente con la matematica meccanicistica e col calcolo automatico, non perfetti in quella accezione. Diversamente perfetti.
Dicevo appunto che per me il punto è tutt’altro, non è vero che non ammetto errori, io sono un feticista dell’errore, capisco che possa essere fastidioso sentirsi criticare, ma la mia è solo curiosità , non un giudizio.
M’hanno fatto credere io fossi pazzo. Mi hanno fatto fare cose stupide. Mi hanno dato dello stupido. Del frocio. Del coglione. Hanno sostenuto continuamente io non avessi amici, e mai hanno riconosciuto di sbagliarsi. Ho dato 14 anni della mia vita per cercare di convincerli che non fosse così, che non sono così, che sono altro. Che vivo e anche il resto del mondo può accettarmi per quel che sono. Anche se essi si rifiutano di darmi credito. Anche se essi rifiutano di apprezzarmi per quel che valgo, non per i loro stupidi pregiudizi e valutazioni affrettati.
Avrei voluto parlare. Mi sono incazzato. Niente. Avrei voluto che cambiassero? No, non l’avrei voluto. Avrei voluto ascoltassero. Mai l’hanno fatto, e mai lo faranno.
Tutto, solo per sentirmi amato.
Come potrei non sentirmi tradito dall’amore?
Ho rinunciato alle mie passioni, ho pensato ci fossero cose più importanti, che fossero loro le cose più importanti, che fosse il loro amore.
Non ne voglio più.
E non mi sento affatto tradito dall’amore. Piuttosto mi sento tradito da me stesso. Ho dato 14 anni della mia vita per una stupida paura.
Succede, inseguendo una brillante chimera, di essere abbagliati dalla sua lucentezza, e di calpestare, senza accorgersene, qualsiasi cosa si incontri nel camino che porta verso di essa. Ed ignorare il dolore di chi si fa soffrire. Ed odi chiunque voglia fermarti. Ma esso ti mostra ciò che stavi facendo agli altri, ed a te, e il mostro che stai diventando, e finisci per ringraziarlo per i suoi stupidi consigli.
Ma a volte è invece la paura che questo succeda che finisce per frenare e fermare il tuo cammino, preoccupandoti di chi sta facendo altrettanto a causa di quella stupida paura, non molto diversa dalla tua.
Credere di essere pazzo ed esserlo veramente è differente, la stessa differenza che passa tra l’inferno e il paradiso.
Sì, mi sento tradito, da me stesso.
Non avrei mai dovuto concedere ad altri tutto questo.
È necessario stare soli quando non si è padroni di se stessi. E questo vorrei dirvelo candidamente: non capite un cazzo.
Questo blog ha contenuti che si alternano tra la psicopatologia e il faceto, così mi sento in diritto di parlare di psicologia del programmatore.
La programmazione è una attività dell’intelletto, ma consegnare un lavoro e decidere le priorità riguarda molto la parte emotiva. Del resto Agile, Extreme Programming, Kanban, etc, parlano più di metodo, di interazione, di rapporti sociali, piuttosto che di metodologie (i vari manifests dicono: non si esclude l’importanza degli strumenti, ma la persona viene prima …).
Shortest Path to Success. La strada più breve per il successo. È un concetto fondamentale, però si rischia sempre di lasciare questo tipo di approccio per paura di fare qualcosa di sbagliato. Il mantra era “chi prende le scorciatoglie si troverà sempre nei guai“. Non so se c’entra qualcosa di religioso, o meno, so che è una idiozia. Invece la cosa più semplice che funziona e che ha successo è la migliore scelta che si possa fare.
Succede di studiare una gran quantità di concetti, di algoritmi, di modelli e di pattern per la soluzione di diversi problemi, ed è possibile essere attratti dal decidere prima il pattern senza chiedersi se nel caso specifico sia strettamente necessario. Oppure succede di vedere librerie realizzate con un certo schema e, non potendole usare nel caso specifico, aver voglia di realizzarle con concetti simili.