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  • Vedo non-vedo

    La cosa che più mi da fastidio è avere una bruschetta in un occhio, che da quell’effetto “vedo, non-vedo”.

    Invece è così. In viaggio per Suviana, sabato 11, con l’ospite blablacar parlo anche dei triathlon nei laghi, per quest’anno gli unici che ho fatto, e che secondo me hanno quel microbioma specifico che l’acqua di mare non ha: perché il mare è salato!

    E quindi mi sarei trascinato dietro un po’ di batteri dall’ultimo triathlon sprint di Lecco, fino al venerdì successivo, perché non ho nuotato nel mare per tutta la settimana. E i batteri si sono installati dentro il mio naso.

    In effetti ho piuttosto riposato, il lunedì niente allenamenti, solo respiro.

    Il martedì 60 km senza troppa foga. Il mercoledì un bell’allenamento tecnico, soliti 60 km, dove rivedo meglio la posizione e la spinta con tricipite femorale in bici, e poi corsa senza strafare.

    Giovedì riposo. Venerdì 1111 mt in mare (millecentoundici).

    E oggi ho un occhio gonfio, da domenica sera.

    Il lago di Suviana è un posto strano, fuori dal mondo, in mezzo a colline impervie e confusionarie, credo che il lago sia l’unica superficie piana abbastanza estesa. Di certo non sono piane le strade, non ho mai visto qualcosa di più degradato e trasandato delle strade in questa zona tra Bologna e Pistoia.

    Il paesaggio è quasi alieno, non ci sono colline con un senso compiuto, dei valici, una linea dello spartiacque chiara. Invece da una parte all’altra sporgono pezzi di terra che si stagliano verso l’alto senza una qualche logica, come una camicia spiegazzata male e poggiata su mucchi di altri panni sparsi su un sofà alla rinfusa.

    Ed in mezzo alle pieghe di questa camicia strapazzata passano strade altrettanto strapazzate da pioggia, gelo, e bestemmie degli automobilisti.

    “Tanto non ci sono altre strade”, mi dice l’albergatore quando mi lamento del navigatore che mi ha fatto fare strade assurde per arrivare dal lago al B&B.

    E qui che mangio una pizza alla diavola ed un litro di birra (volevo il boccale, ma mi ha portato la caraffa …). Il B&B è in uno strano borgo medioevale imbellettato per la gioia dei turisti. Si regge con dei terrazzamenti che probabilmente hanno dimenticato come fare, visto come sono messe le altre strade.

    Invece qua e là ci sono lavori di messa in sicurezza “con micropali” e massicciata. Ma effettivamente le stradine del vecchio borgo sono più solide delle nuove strade asfaltate.

    Nella zona dove alloggio passa vicino l’autotrada A1, non capisco bene se la vecchia o la variante. Di suo l’A1 tra Firenze e Bologna è un incubo, vedere ora che in realtà sta bucherellando la pila di panni alla rinfusa con camicia spiegazzata sopra spiega molte cose, almeno a me.

    È per via del fatto che la colazione la servono solo alle 8:30 che decido di fare una corsa lì intorno, e vedo lavori, micropali, autostrada, eccetera. Faccio gli affondi con le gambe, perché secondo la tailandese dovrei rafforzare il medio gluteo, e perché gareggiare senza calzini non è scomodissimo, ma lascia qualche feritina fastidiosa ai piedi.

    Il sabato ho fatto una frazione nuoto piuttosto ansiogena per via della corrente e delle onde, sono riuscito a trovare la riva passando vicino alla sponda.

    Partito in bici non sembrava neanche salita. Appena arrivati alla diga si girava a destra, giù per la vallata, che avevo appena fatto in auto, poi si passa sopra un bel ponte spettacolare, e poi si sale verso il punto più alto del percorso, dove ci sono pale eoliche, e siamo a poco più di 500 mt slm. Il panorama è spettacolare, si vede tutta la vallata, quando si svalica e si scorge l’altro lato della collina, si gira a destra per scendere. La salita è di circa 10km non di più, ma piuttosto impegnativa. Arrivato al punto più alto non noto neanche l’altra vallata quando sono in bici, tanta è la voglia di farmi una discesa, che fortunatamente ha un asfalto discreto (in bici, in realtà fa piuttosto schifo se fatta in auto, visto che non si ha molta scelta sulle traiettorie).

    Scendo dalla bici pensando che ci ho messo una vita, che ho fatto casino col garmin e non so quanto sono migliorato nelle transition, e che devo correre. Ero praticamente asciutto, la bocca non riusciva neanche ad impastarsi per quanto non avessi bevuto. C’era un unico rifornimento di acqua lungo il tratto bike, e quella in borraccia era bollente. Dovevo correre per un chilometro per bere l’acqua, al resto della gara ci avrei pensato poi. Un chilometro in salita. Ristoro. 3 bicchieri, altri 2 bicchieri, mi porto con me 2 bicchieri ancora, uno me lo verso addosso, l’altro lo bevo. Sono ancora arido, in bocca e nel corpo. Altri 2 km e sono di nuovo al ristoro, questa volta 3 bicchieri e riparto. Le discese me la cavo, la salita non mollo. Non mollo fino alla fine, anche se ho idea che avrei passeggiato, in realtà lo faccio solo dopo il ristoro, per bere meglio e di più.

    Dolori. Caviglia, ginocchia, un po’ tutto. Ma corro a 5’40” o anche peggio di media. Ed è forse quello il problema: troppo piano. Per tutto il tempo cerco di concentrarmi sulla posizione delle mie gambe, l’appoggio, la direzione delle ginocchia, la postura. Non voglio fare il tempo, voglio fare una buona corsa, voglio provare a correre meglio. Non è neppure per paura di impattare sulle ginocchia, lo intendo invece come un allenamento, un condizionamento a correggere la mia postura. Gli ultimi 200mt sono in discesa passando al lato sinistro della zona cambio per arrivare al traguardo, vado 3’20”, faccio girare le gambe che ne hanno bisogno.

    Ho praticamente saltato il pranzo, a parte il panino all’autogrill. Sono arrivato in zona cambio per posare la bici e starmene seduto con le scarpe in mano a cambiare le tacchette finite: non sono fatte per correrci sopra, ma è molto divertente farlo. Dovrei pensare a mangiare. E infatti vado per un panino al ristorante “la spiaggetta”, lo mangio di fretta 20 minuti prima di tuffarci. Uno del Faenza Triathlon vedendomi mi dice che se lo avesse fatto lui sarebbe rimasto nel lago. Anche io, se non l’avessi mangiato. Seriamente avevo fame. Forse le gambe avrebbero retto visto che giovedì e venerdì ho riposato, ma la testa boh. (la spiaggetta è allegramente fornita di pacche di vitello frollate che mi fanno venire strane idee)

    Fa un caldo boia, sono circa 35/38 gradi. In bici è arieggiato, se si pedala, ma comunque quest’aria asciuga. Parte del percorso run è ombreggiata, dove non lo è conviene correre. L’organizzazione non riesce a far arrivare abbastanza acqua, anche versarla diventa un problema, tramite il rubinetto sotto la tanica, alla fine decidono di pescarla da sopra col bicchiere. È calda, ma non c’è altro.

    Dopo aver ripreso fiato e ingurgitato 2 bustine da 2gr di sale insieme a chinotto, faccio un tuffo nel lago per togliermi il sudore di dosso. Poi vicino al ristorante trovo un tubo col quale sciacquarmi meglio. Ho perso la voce, ho mal di gola e mi sento malaticcio. Ma lo stesso godo a buttarmi l’acqua del tubo addosso. Strani effetti del caldo.

    Recupero la bici, sono piuttosto fresh&clean, arrivo alla prima birreria prima del parcheggio auto, e mi ristoro mentalmente.

    Nel caricare la bici in auto devo combattere con la natura impervia della zona parcheggio: cavallette, mosche, moscerini, tutto. E meno male che sono fresh&clean. Riesco a trovare la calma e far salire la bici e le sue ruote, più o meno assicurate, e tutto il resto. Arrivo allo svalico prima di chiudere i finestrini per far uscire gli ultimi ospiti molesti (l’ultima: una mosca).

    Faccio delle foto. All’alba prima di partire. Al tramonto sul lago. A me deluso per aver fatto casino col garmin.

    Ho visto fare gli affondi ad un tipo qua vicino casa, e penso che siano migliori di sgambettare come ha suggerito la tailandese. Sento in effetti le chiappe doloranti, ed è un ottimo modo per fare stretching efficace.

    Torno senza che nessuno si aggreghi, uno mi da buca, e mi rimborsano metà di non so cosa. Allora mi fermo a Pesaro a mangiare vicino al promontorio, che è un po’ più fresco, 29 gradi.

    Ho metà testa fuori uso per via dell’occhio rosso. L’altra metà preoccupata per la situazione della metà sinistra.

    Dovrei mangiare qualcosa, probabilmente di piccante così mi esplode la testa.

  • Cento Ottanta Sei, o 157

    Questa settimana sono riuscito a combinare poco, tranne fissare un paio di appuntamenti.

    Uno per la visita per il certificato attività agonistica, l’altro per la riparazione del parabrezza.

    Per il parabrezza devo pagare la parte eccedente di mille euro, che è il massimale coperto dall’assicurazione. Confondo la franchigia col massimale. Me lo fa notare la ragazza che sale a Milano (San Donato Milanese), grazie a Blablacar.it

    Professionalmente in questa settimana il focus è capire se e come impostare un controllo di sicurezza tramite un tool esterno.

    Ho già installato ed impostato Harbor per il controllo e hardening delle image docker e la gestione di un registry privato. Ora serve controllare in automatico la supply chain del software open source. Per questo semgrep.dev offre un servizio automatico che accede ai repository privati tramite API. Faccio una rapida scorsa ai tool e linguaggi supportati da semgrep, ed è davvero esaustiva (nodejs npm, packagist composer, rust cargo, python requirements, …). Questo servizio costa qualcosa tipo 30 dollari/mese, che non è un costo eccessivo, poi va a salire in base al numero di progetti/sviluppatori.

    La caviglia va ancora male. Quindi faccio un massaggio tailandese. Martedì ore 13. La ragazza dice che ho la gamba destra un po’ strivellata o disallineata, il ginocchio tira verso l’interno, la caviglia verso l’esterno, e pare che l’anca sia bloccata quasi. Mi dice che non ha molto senso rifare un massaggio prima di una settimana. Il pomeriggio subito dopo il massaggio crollo sul letto: mi aveva avvertito che sarei stato scombussolato.

    Effettivamente ho corso quasi 10 km il lunedì, fiducioso nel miglioramento, ma poi a lezione di tango non riesco a fare il pivot sul piede sinistro: appunto, la caviglia problematica.

    Mi scoccia non poter ballare.

    Forse faccio 100 km di bici in settimana, pochi metri di nuoto.

    Così arrivo allo sprint di Lecco consapevole che sarei arrivato ultimo nella frazione nuoto, e zoppicato in corsa. Quello che mi ha stupito è stata la pessima bici. Comunque decido di non mettere la muta perchè fa caldo, e avrei guadagnato 1 o 2 minuti, che poi avrei perso togliendomela. Col senno di poi, la muta tagliata sulle braccia e le gambe, me la sarei tolta in 30/40 secondi. Ma va bene lo stesso, visto che ho perso il tempo per mettere i guantini da ciclismo, rompendoli.

    Il nuoto di per se è andato bene, la vista fuori dal lago di Como (di Garlate) è spettacolare, sotto si vede poco per via delle ed il fondo scuro. L’ingresso è traumatico, i sassi sono spaccati male e fastidiosi sotto i piedi. Dopo essere stati 10 minuti ad aspettare la partenza in acqua, ci dicono che dobbiamo uscire a fare la spunta. Il secondo ingresso, almeno per me, è più semplice: cammino sullo scivolo in cemento, poi mi “tuffo” in orizzontale e nuoto fino a dove ero prima. Zero passi sui sassi. Non ho mai nuotato così forte, di meglio non potevo fare proprio, a tutta anche quando tiravo fuori la testa per guardare la direzione della boa successiva.

    Zoppico fino alla bici, che è un bel po’ di strada. Con i guantini faccio casino. Con le scarpe sono lento, col casco e occhiali lo stesso. Salgo in bici e sono rinco. È una salita semplice all’inizio ma spingo male con le gambe. Sono 3 giri da 6/7 km, con un po’ di curve, e piego male e prendo traiettorie assurde. Di cervello non connetto, di gambe spingo poco. Solo nei tratti lunghi riesco a prendere un po’ coscienza dei bicipiti femorali e del movimento rotatori e prendo i 40/h, questo a metà del secondo giro. Ma ancora il cervello connette male. Faccio quello che posso fino alla fine.

    Arrivo a posare la bici, dopo l’ennesima traiettoria assurda. Corro sulle punte delle scarpe da bici fino al sostegno. Tolgo casco, Scarpe. Mi incaponisco ad infilare i calzini, piuttosto inutili sui 5km che devo fare, ma in effetti ho visto un unghia troppo lunga e non avevo niente per tagliarla. Parto a 5, e penso che rallenterò. Ma tengo l’andatura, il caldo c’è ma non è eccessivo, c’è acqua ai ristori e gli ultimi 600 metri li corro a 4’15”.

    Insomma, è stata una gara un po’ sopra le righe, era come se fossi ubriaco, a partire dalla prima salita in bici, fino all’ultimo km di corsa.

    Di fatto il B&B devo ho dormito era “non adatto allo scopo”: praticamente la camera non aveva niente per oscurare le finestra, ed ho dormito malissimo. Forse hanno adattato quelli che dovevano essere degli uffici a camere di albergo, che sarà pure un ottimo pivot aziendale, ma un servizio davvero di merda.

    Questa volta mi ricordo di mettere il viaggio in blablacar in tempo. Così all’andata sale una ragazza di Macerata, futura medaglia Fields, che va a Torino a trovare amici. Si parla un po’ di Artificial Intelligence, LLM, statistica, algos, eventi, simulazioni, video su youtube alle 3 di notte. Avevo recuperato un altro posto a sedere, ma fino a Milano c’è solo la medaglia Fields. Arriva una richiesta da una ragazza che sale a Milano, chiede se c’è un secondo posto per una sua amica che non ha l’app. “Yes”. Il messaggio è scritto in inglese. Sono 2 Americane, Jessica più in carne, di Las Vegas, Megan biondina, di Virginia Beach. Il Virginia è bagnato dall’Oceano Atlantico, ed è proprio dove vive Megan, che è vestita coi colori della bandiera americana: “Hey, it’s 4th July, our anniversary”. 250esimo anniversario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America dal Regno Unito inglese. (tutto questo per 2 bustine di the, che al bar te le tirano dietro).

    Sono state in Scozia, a fare una “passeggiata”, di 80 km. Ora vanno a fare qualche passeggiata a Lecco, o nelle vicinanze. Jessica ha messo la propria casa in affitto con AirBnB, e guadagna più di quanto spende per andare in giro. I ristoranti a Milano sono meno costosi di quanto spende a Las Vegas (e te credo). Il figlio è all’università ed ha il suo prestito. Così non tornerà più. Ottima idea.

    Il ritorno con blablacar non è così movimentato. A parte la sosta a San Donato, che è davvero un bel posto, verde e tranquillo, e cercare di recuperare la ragazza che scende ad Ancona da Milano. Balla e fa una gara a Rimini il giorno dopo. Lavora per una ditta di supply management, o una cosa del genere. Mi spiega un po’ come si distingue da un ERP, e boh.

    A Lecco il sabato ho fatto una passeggiata fino al “castello dell’illuminato”, parlo con la custode, e mi pare di capire che tutto è stato fatto dopo il romanzo, anche il colle probabilmente è stato scelto a caso. In cima c’è uno spiazzo, sarebbe ottimo per ambientare una messa nera, o un rito Wicca, un raduno di streghe, o cose del genere. In effetti c’è il resto di un fuoco da una parte. Poi c’è una croce in acciaio che si vede dalla strada (circa 200 mt più in basso), in controluce, che da quel senso di disagio descritto nel romanzo. Poi ad est e ad ovest ci sono 2 torrette, in quella orientale un gruppo di statue che fa qualcosa, una targa dice di moltiplicazioni di beni deperibili (non so se pani e pesci, o altro, non ricordo). Altre cose strane, una scala in ciottoli che l’indicazione suggerisce di salire in ginocchio per avere in dono un indulgenza (che dovrebbe essere il perdono di tutti i peccati passati, presenti e futuri, e l’accesso al paradiso, che è tipo un altro livello del videogioco, di cui un livello sarebbe la vita … questo è più o meno come vedono le cose i cattolici). È una specie di Disneyland italiana, dove la gente sembra convinta che davvero queste cose avvengano, come se fossero tutti Paperino, Topolino, Pluto, eccetera.

    La vista che si scorge dalla cima è spettacolare. Si vede il Lago di Como (o forse il Lario?), la strettoia e il cambio nome in Garlate (non appare la scritta, a meno di non indossare occhiali per la realtà aumentata), e poi in qualcos’altro. In effetti al camping Rivabella c’è una illustrazione che spiega qualcosa sul lago, ma sto mangiando le patatine prima della gara, perché grazie alla passeggiata del sabato mi ritrovo una contrattura al quadricipite destro e una al polpaccio sinistro, oltre ai problemi di caviglia, e di sale in bustina non ne hanno.

    Lecco la visito poco, in palazzi famosi non riesco ad andare. Il Ponte Azzone lo attraverso per caso cercando una paninoteca appena arrivo. Mi piace come suona il nome, è un Pontazzone. Ma niente di particolare, non ha quell’impatto visivo che mi sarei aspettato. Ma scopro che è a senso unico per tornare dall’altra parte bisogna fare più strada.

    Le strade sono davvero contorte, onestamente non ci ho capito niente, ho solo seguito il navigatore, e piuttosto male, anche sbagliando il giorno della gara e tornando indietro. Il problema è che spesso non ci sono bivi, ma trivi, e poi le rotonde si susseguono vorticosamente, assumendo delle forme strane, allungate, come una specie di organismo unicellulare, un batterio, nel momento in cui si sta riproducendo per partenogenesi. Tanto che il navigatore sembra convinto che si possa attraversare nel mezzo, come se il tempo fosse andato avanti e tornato indietro, e quindi la partenogenesi fosse stata completata un tempo, lasciando un passaggio tra i 2 nuovi batteri, e poi fosse ritornata indietro, tornando a formare 1 organismo unico, ma ancora con 2 nuclei che poco si sopportano e stanno prendendo le distanze lo uno dallo altro nucleo. Ma questo tempo continua rimbalzare, avanti ed indietro, in una specie di sospensione dalla realtà.

    Questi adesivi sono una figata.

    Se mai ripeterò uno sprint: non metto calzini, niente guanti, a tutta in bici, e corsa a 4 dal terzo km.

    Sono 20esimo di categoria, 157esimo (su 220) assoluto, col pettorale 186. Ma un tempo totale di 1h18’24”, e qui recuperare 2 minuti in cambi e transizioni fa tutta la differenza: 2 minuti sono 20 posizioni avanti.

    Sinistro per via della caviglia, e destro? Il ginocchio tira verso l’interno e non è un bene. La tailandese mi ha suggerito di “Fare la farfalla” seduto. I cuneiformi sono contratti a go go, e le ginocchia sono sovraccaricati sulla parte esterna.

  • Tanta mattina a tutti! E niente bici

    E niente.
    Buongiorno.
    Dovevo pedalare 180km, ma stamattina ancora ho il mal di gola di ierisera.
    E 36.7°C sotto l’ascella. Il fatto è che in genere sto sotto i 35.6.
    Mi alzo e mangio. Pizza, due uova sode con un po’ di formaggio, un paio di
    bicchieri di vino. La gola non da più fastidio e mi sento meglio.
    Ma ho i muscoli scarichi e mi sento sbattuto. Vado a dormire.
    Chiudo gli occhi e rivedo i vicoli di Campo dell’Elba illuminati dal sole,
    la gente attorno che partecipa e ti incoraggia, i ragazzi che ti corrono dietro per passarti un bicchiere d’acqua.
    Riapro gli occhi e mi sento ancora sbattuto. Non ne vale la pena, non posso rischiare di doverci rinunciare.
    Quella dell’Elbaman è una gara dura, in Italia non ha confronti. E scegliere Elbaman come primo ironman è un po’ rischioso. Ma quasi sicuro che, sceso dalla bici, posso finire la maratona, in qualche maniera, anche senza energie.
    Giovedì scorso, alle 5e30 di sera, sono andato al mare in bici, forse era un po’ fresco.
    Capita.
    C’è un bel sole. Lo trovo crudele.

  • IRONMAN 70.3 Pescara 12/06/2016 – report

    allora, è andato come se fosse un allenamento fatto neanche troppo convinto.
    Il giorno prima sono andato a ritirare il numero e si scordano di darmi le sacche.
    Io non ne sapevo niente delle sacche, ma questa cosa mi ha fatto saltare il pranzo
    per tornare a prenderle dopo che ero arrivato in albergo, e mi ha fatto saltare i nervi non poco.

    Per una serie di questioni, la maggior parte colpa mia, ma comunque ero sotto stress.

    Quando al mattino ci hanno fatto aspettare le 12 prima di partire, per poi rimandare, con un mare col quale normalmente nuoto da solo (senza assistenza), sono andato in depressione.

    Ho preso  la bici, neanche troppo convinto, però ho tenuto il ritmo, sopra ai 30 di media.
    Ma era facile. Un pezzo di barretta a 12 km dalla transizione.

    quando sono sceso, per niente convinto, con calma sono andato a cambiarmi, ho mangiato un altro pezzo di barretta, mi sono cambiato con molta calma, ed ho bevuto un gel. (con tutta ‘sta calma ho fatto la transizione in 4’, di solito ce ne metto 5).

    Ok, non avevo niente da fare, quindi sono partito di corsa. 4’30″/40″ dopo 5-600 mt c’è da attraversare un ponte (si faceva una sola volta), comunque lo affronto tranquillo, scendo e inizio a correre pensando che 4’30” è un ritmo troppo alto, ma non mi importa niente della gara. Al terzo km sento che non potrei tenere quel ritmo, passo a 4’50”. Supero Tarabelli che forse è al secondo giro.

    Al km 5 mi fermo per bere, perché sono convinto che non sono convinto (??? è sì, proprio così). Ma poi riparto perché non ho bisogno di niente, non ho fame, mi basta bere, le gambe vanno, non ho crampi, se ci fosse anche la testa ad andare nella stessa direzione …

    Ma devo pisciare. Cerco di individuare un bagno prima che sia troppo tardi, lo trovo, devo solo fare un km. Tutto programmato, è prima del rifornimento dell’acqua, arrivo al bagno, un addetto mi guarda e mi fa “Closed”, e con atteggiamento incazzato mi indica di continuare a correre. Ecco, questa cosa mi ha fatto incazzare di brutto. Punto primo perché io non sapevo che 200mt più avanti ci fosse un altro bagno. Punto secondo perché mi sta anche bene che me lo dici in inglese, ma non mi dai gli ordini, sto facendo una gara non l’assalto al forte, o una fottuta esercitazione militare. Inoltre se vuoi significare che che n’è uno più avanti, mi dici “there’s another further”. Idiota.

    Ho maledetto tutta l’organizzazione prima di vedere il successivo bagno. Cosa di cui mi sono vergognato. Ma quello è un idiota.

    Vergognarmi non è una cosa che mi piace, mi mette a disagio. Idiota mi ci sono sentito
    io subito dopo essere uscito dal bagno.

    Ho fatto altri 2km ma non la buttavo giù.

    Dal km 11 ho passeggiato, corricchiato, e fine.

    Niente gara, per me è stato solo continuare fino alla fine perché ha iniziato a piovere e se mi fossi fermato mi sarei preso una polmonite.

    Senno di poi:
    loro vogliono far entrare più di 1000 persone in mare, e in quel caso per assistere
    qualcuno la cosa si fa complicata. In queste gare è facile che ti segano il nuoto.
    All’Elba non l’avrebbero fatto, ma 200 persone è un’altra roba.

    Senno di poi 2:
    perdonati, subito. Gli altri non lo fanno, nessuno può farlo. Poi ragiona sullo sbaglio, se c’è stato e cosa l’ha provocato, a gara finita. Ma perdonati subito, perché la gara sta continuando e non puoi parcheggiarti un attimo per rimuginare e insieme pensare che devi gestire le energie e tutto per la gara.

    Senno di poi 3:
    il dubbio è una merda. È così, è bastardo, è qualcosa che se ne sta lì, da quando parti e poi torna, non puoi fare mezza maratona col dubbio di non volerla fare. Dubbio assurdo. Ma sta lì fintantoché non ti dici “è un dubbio assurdo.”

    Senno di poi 4:
    Una gara è una gara. Anche se a volte gli organizzatori sono degli incompetenti, gli altri atleti stanno comunque gareggiando, e non puoi mancare di rispetto chi corre insieme a te e non c’entra niente. Una gara è una gara. E SI CORRE! Fanculo ai dubbi, fanculo alle lamentele, fanculo al non poter pisciare, fanculo agli idioti. Si corre al meglio che si può. (Che poi, discorsi da doccia a fine gara: “èh, sì, all’inizio è stata un po’ dura, poi verso la metà ho preso un gruppone in discesa, ho toccato i 60… comunque la bici è la parte più bella.”. Ah, ok, proprio belli ‘st’avversari, che “comunque la bici è la parte più bella”. Sono arrivato alla fine, con i più scarsi, in tutti i sensi)

  • È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

    Diciamola così: sono arrivato alla fine.

    Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

    E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

    Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
    e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

    Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

    Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

    Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
    so di essere all’inizio.

    Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
    lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

    Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

    Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

    Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
    a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

    Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

    Non divagare.

    È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

    Oppure il mio successo nel fallimento.

    Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
    Non sono mica un professionista.

    Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

    E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

    E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
    Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
    lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

    Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
    ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

    Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
    e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

    E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

    Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

    E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
    siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
    Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
    il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

    E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
    al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
    un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
    devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
    la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
    pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
    Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
    un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
    un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
    o additivo può darti, almeno credo.

    Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
    ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

    Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
    nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

    Ciò che capita.

    E meravigliarsi.

  • Rimini Challenge 2015 – Comunque meglio esserci

    Parto in condizioni di salute dubbie: devo ancora fare accertamenti per un problema di gonfiaggio del collo sconosciuto, ho fatto 2 giorni di letto 2 settimane prima, saltato 10 allenamenti circa, fegato sotto stress per i medicinali. Piccole cose insomma, ma una somma di piccole cose, per le quali avrei potuto rimandare la gara all’anno prossimo.

    Decido comunque di esserci, di provarci lo stesso. Prenoto un albergo l’ultimo momento e non guardo neanche dove è (a 7 km da Rimini, e me li faccio in bici prima e dopo la gara! 🙂

    E comunque ho imparato.

    Nuota bene. Le punte dei piedi, ossia gli alluci, devono sfiorarsi continuamente. Non fermare mai i piedi. Con la muta puoi tendere ad “affondare” le gambe, questo aiuta la spinta. Le braccia devono spingere, belle larghe. Ma se passi vicino a qualcuno necessariamente devi stringere un po’. Perderai qualche bracciata, non importa se non spingono tutte al 100%, basta anche 60%, ma mantieni il ritmo di bracciata. Le botte
    arrivano quando sei in mezzo agli altri. Non importa, siamo sulla stessa … sulla stessa acqua, un po’ ne prendi un po’ ne dai, stai tranquillo e vai. Sì, 2 anni di triathlon e ancora perdevo la pazienza pretendendo di non prendere/dare botte. Il mare è mosso, è una gara, ognuno deve pensare per se.
    Non ci si può far niente.

    Ho imparato.
    Se ti dicono lascia le scarpe nella busta, è ok, lasciale nella busta e corri fino alla bici con le scarpe in mano.
    Stai giù e appoggiati bene sulle aerobars, anche in salita. Stai tranquillo e concentrato mentre pedali.
    Il peso dietro sulle curve. Non è facile, da motociclista ricordo che bastava accellerare, a volte, non è possibile in bici, tirare dietro il sedere e appoggiarsi sul pedale interno alla curva, ma non ci si sente molto stabili. Bisogna allenarsi alle curve. Le gigane sono difficili. Se la vedi sposta le mani sul manubrio prima. Stai attento e vedila, altrimenti il cambio di posizione dentro una gigane non è molto agile/consigliabile, ma almeno puoi rallentare, sbagliando la curva, ma almeno non cadendo.

    Ho imparato.
    Bevi il giusto. Sali all’inizio, e urina prima di partire. Non importa, un posto lo trovi.
    Non devi bere troppo se è freddo e piovoso. Non devi esagerare quando c’è sole. Se vai sotto di liquidi devi bere un po’ di più. Allora 3 bicchieri d’acqua (fresca) bloccano un po’ il diaframma, se stai correndo rendono la respirazione più difficoltosa, dovrai rallentare e respirare profondamente, tenere un passo più lento, come 7′ a km, per 1 o 2km sarebbe l’ideale, così affronti una difficoltà senza perdere troppo. I sali durante la corsa “cum grano salis”. I sali asciugano, e non arrivano ai muscoli in tempo. Se è un medio c’è poco da fare, se sono arrivati i crampi, la corsa la finirai con i crampi. Sei hai i crampi devi camminare, o correre lentamente, pochi sali, e bere il giusto. Fermarsi
    non fermerà i crampi. Fare scatti è la cosa peggiore. Ascoltare i muscoli, e ascoltare i crampi. Rilassare l’addome, e tutti i muscoli che è possibile rilassare. Ascoltare una sensazione di scorrimento dentro di se, cercare di avere, ad ogni respiro, l’impressione che l’aria/il sangue vada ad ossigenare le gambe, fino alla punta dell’alluce, e le spalle, e le braccia. I crampi sono dolorosi, ma l’ascolto è una cosa bellissima.
    Guarda avanti e corri.
    Se non vuoi sorridere stai serio, sai di essere felice, che importa il farlo sapere?

    Ho imparato che lo stretching è importantissimo.

    E tutto questo perché c’ero.

    E ho sbagliato.

    Ho sbagliato.
    Alla seconda boa continuo a nuotare in direzione sud, invece di girargli attorno e tornare a nord.

    Ho sbagliato.
    Le scarpe da bici le avrei dovute lasciare nella sacca Swim/Bike per correre poi verso la bici con le scarpe in mano. Invece le ho lasciate agganciate alla bici, per poi doverle sganciare e mettermele prima di partire verso l’uscita dal deposito bici.

    Ho sbagliato.
    La temperatura era ok per l’impermeabile leggero, uscito dall’acqua avevo freddo ed ho messo quello pesante subito, per poi cambiare idea e mettere quello leggero. 1 minuto perso. La decisione pianificata era ok, le previsioni danno la temperatura giusta. A 14 gradi si pedala bene con il paravento leggero.

    Ho sbagliato.
    Non ho urinato durante il cambio bici/corsa perché c’era la fila. Ho pianificato di farlo dopo il primo giro, convinto ci fosse un bagno. Non era così. Mi sono agitato ed ho tentato di saltare una transenna. Decisione poco lucida e poco assennata, con conseguenti immediati crampi.

    Ho sbagliato.
    Dopo i crampi, primo giro, ho reidratato. Ho rallentanto e respirato. Ok. Ma ho smesso di crederci. Come se un piccolo problema causasse la fine del mondo. Non potevo stare sotto le 6 ore, lo vedevo, ma avrei potuto stare sotto le 6 ore e 30′. Avrei potuto comunque correre e trovare le forze. E non mettermi a mangiare, perdere la concentrazione, e roba del genere.

     

    Se non ci fossi stato, non avrei potuto sbagliare.

    Ci vediamo il prossimo anno, Rimini Challenge

  • Il triathlon è anche o soprattutto. per me

    Il triathlon è molte cose. Sono 3 sport da fare in sequenza e questo già dice qualcosa, ma non è quello il punto. Il triathlon è molte cose perché, come qualsiasi altra disciplina, coinvolge differenti aspetti.

    Certo c’è un aspetto fisico, ma con l’andare ti accorgi che il fisico era già lì da un pezzo, e l’unico limite è nella tua mente, nel non sapergli chiedere abbastanza e nel modo giusto. Sono ancora convinto di poter ottere risultati al di là delle aspettative solo grazie alla conoscenza di me.

    Ma soprattutto per me è il triathlon è gara. È trovarsi in mezzo a un branco di gente sicura di quello che sta facendo, tu che non ci stai capendo niente e che infondo percepisci che più o meno è così anche per chi pensi sia così sicuro. E allora sei solo, perché tanto vale esserlo: parlare, condividere, farsi forza non è poi così importante, hai davanti il mare e non è per nulla calmo, hai davanti una distanza e non conosci il percorso, hai davanti dei problemi e degli inconvenienti, e non sai esattamente quali saranno, sai che ci saranno. E hai davanti a te tutto quello che ti sei lasciato indietro senza definire troppo, tutte le tue imprese a metà, tutti i tuoi farò, tutti i tuoi avrei fatto, e tutti i tuoi avrei dovuto fare.

    Insomma, un bel po’ di confusione in testa, ma ti piace, e ti piace molto averne di confusione proprio in quel mometo, nel momento sbagliato. Momento sbagliato perché dovresti pensare alla gara, ma ti fa piacere proprio perché infondo la gara è solo un mezzo. Devi finirla. Non si scappa. Ma non è poi così importante. Devi finirla a tutti i costi. Ma non è poi così importante. La tua testa è affollata da tutto. E tutto nella tua testa devi tenere e ricordare, devi portarlo dietro. E devi finirla. La gara devi finirla. Non hai neanche idea di cosa sia tagliare il traguardo, e neanche ti frega un granché. O forse non hai tempo ora per pensarci, ci sono cose più importanti del traguardo e della gara. Perché cazzo la gara devi finirla.

    È stato un piacere tagliare il traguardo, ma ti ha lasciato in bocca quel gusto un po’ amaro di cose perdute. Hai corso tra le nuvole dei pensieri che affollavano la tua mente, ed ora all’improvviso è sereno. Di chi ti fa i complimenti te ne fotti. Ti dice “bravo, sei forte” e a te non frega un cazzo, “forte che??”. Non hai neanche capito di aver fatto qualcosa che secondo loro sarebbe difficile e stancante. E non hanno capito niente. Guardano e non vedono. E tu non sai di cosa stiano parlando, non hai visto lo stesso film, tu stavi correndo secondo gli altri, ma dal tuo punto di vista tu sei fermo. Tu sei fermo e al centro del mondo per tutto il tempo in cui corri, ma loro ti vedono correre e pensano che questo sia stancante. Lo è, cazzo se lo è stancante. Ma lo è anche perché dal tuo punto di vista sei fermo. È il tutto che scorre attorno e così devi farlo andare abbastanza veloce.

    Ma non stai scappando da nulla. Anzi sei bello concentrato su di te, e sei la presenza più ingombrante con cui potrai mai avere a che fare. Sei con te per tutto il tempo della gara e fai un baccano che ti assordisce quasi. Ma adori ascoltarti con quella forza, insicurezza e sincerità disarmante. Ascolti i capricci, le battute, e le cazzate. Riesce a raggiararti il tuo io, lo vedi chiaramente, usa tutte le tattiche, giri di concetti, di parole.

    Ma la gara è il tuo percorso, la tua guida, il dolore che devi sopportare, per continuare nel sentiero che devi seguire che è la tua gara. Composto nel nuotare. Calmo cazzo. CALMO. CAZZO. Devi essere rapido, leggero, elegante non eccessivo, spingere con armonia, non intralciare gli altri, e andare. Calmo, andare velocemente calmo.

    Inevitabili le cazzate. Non spariranno mai. Forse continuerai a raccontarti cazzate e riconoscerle solo nel momento giusto. Devi far pace anche con questo. Le tue cazzate. Ci saranno sempre e sempre si rinnovano.

    La tua gara il tuo sentiero. Ecco. In fondo per me è Triathlon è sapere che c’è un sentiero, basta iscriversi e mettersi a correre.

    Non importa se il sentiero ti porta davanti un traguardo dove qualcuno ti fa dei complimenti per dei motivi che tu non capisci, quel che conta è che quel che scorre dentro ora ha più senso.

    La gara non serve ad un cazzo.

    Ho reso l’idea?

  • Aronaman 2014 – il racconto

    Preparare una gara consiste nell’allenarsi.

    Ogni gara ha il suo imprevisto, spesso il trucco è accettare questo come dato di fatto. Così è stato per me riguardo ad Aronaman.

    Il posto è bellissimo, il lago Maggiore, non il più grande d’Italia, ci deve essere una qualche ragione per cui è chiamato maggiore … comunque Arona sembra una città piuttosto elegante (cioè costosa) quindi soggiorno a Dormelletto, un nome che sembra suggerire il sonno (non uso il latino perché non lo conosco ma sarebbe stato azzeccato dire nome nomen).

    Comunque non ho molto tempo di meravigliarmi dei colori che il sole dona al castello nell’altra riva, al lago ed alla città di Arona: devo capire dove è la zona cambio, devo trovare un parcheggio, devo consegnare la bici e fare tutto abbastanza velocemente da poter arrivare al checkin in albergo prima delle 8 di sera. Fortunatamente la strada non è chiusa come avevano avvertito, fortunatamente un parcheggio alla meglio in divieto non da problemi (ne multe), fortunatamente la fila per il pacco gara non è disumana, fortunatamente viene fornito dalla organizzazione un sacchetto di nylon per coprire la bici (tipo bozzolo di farfalla). A ben vedere, col senno di poi, non tutti gli imprevisti sono negativi. Riesco a sistemare la bici prima delle 7 e 30, esco dal parcheggio e vado in albergo (5′ d’auto). Doccia, cena, letto.

    Sveglia alle 4 (partenza gara alle 6.50, chiusura zona cambio alle 6.30). Integratori: ho studiato abbastanza bene la situazione, dovrei poter terminare la gara in 6 ore (scaccio la velleità di andare sotto questo limite, non so se sarà bagnato e non conosco la salita) essere a posto:

    – boraccia da 700ml e 150kcal disciolte e barretta da 150kcal: questo copre la frazione ciclistica

    – gel 100kcal: appena uscito dall’acqua per recuperare energie della frazione nuoto

    – magnesio-potassio se fosse troppo caldo per evitare crampi

    – gel 70kcal con amminoacidi perché li ricordo come benzina dalla granfondo dei sibillini del 2013

    Comunque penso alla colazione. Non prendo latte ma tea al limone, mi fa cagare ed è perfetto. Di roba ce ne sarebbe, ma preferisco rimanere leggero: anche se sono solo le 4 non voglio tenere l’intestino impegnato e la cena di ieri è stata più che sufficiente.

    Faccio le cose di fretta in zona cambio, metto le scarpe, tolgo il nylon, pretendo di uscire in orario, quando avrei dovuto approfittare per gonfiare le gomme, cosa che farò durante la T1.

    Nuotare non è il mio mestiere. Mi metto in scia, ormai l’ho capita, tranquillo e cerco di tener dietro a chi va molto lento e rimane dietro, cioè dietro a tutti, ma cerco di tenere seguire un tragitto efficiente. Sono 2 giri, avrei dovuto tenerlo a mente. Al secondo giro, avendo tolto gli occhialini, per lo più è tutto appannato ed anche la tattica del seguire il tragitto diventa difficoltosa, devo tirare su la testa più spesso.

    Non è tanto quello il problema, mi preoccupa di decidere se gonfiare o meno la bici, ma decido per il sì: ci sono 36km piani, ho le appendici e posso sperare di farli in un ora, ma con le ruote ben gonfie, giacché è tutto bell’asciutto.

    Ah, ecco il rapporto lungo. Questo non ci voleva, la partenza è in salita, ed anche se è leggera non è l’ideale. Rischio di travolgere il pubblico (a quell’ora?!? gente strana). Poi anche infilare le scarpe è un parto, per non parlare dell’attesa del gps e dei satelliti. Ma poi è piano. E qui l’ultimo mese di allenamento mi regala una piacevole sorpresa, sono praticamente il più veloce tra quelli rimasti indietro al nuoto, anzi, riprendo anche qualche donna, ma solo nella parte piana. Così arrivo al rifornimento, ci sarebbe la barretta, ma prendo solo l’acqua e un gel che fa comodo. Mezza barretta l’ho già mangiata e l’acqua va bene per digerire l’altra metà. Non sto seguendo il programma, ma i rifornimenti sono riforniti e non avrò problemi. Succede che durante la salita riesco a rilassarmi e far andare le gambe un po’ più velocemente, non so bene cosa sia ma ho il sospetto che il mio modo di pedalare sia piuttosto inefficiente solitamente e trovando la postura giusta potrei fare anche le salite in modo discreto. La salita è tortuosa in mezzo ai boschi, poi c’è un po’ di pianura e si aprono i boschi, si sentono pascoli bovini. Poi fanno capolino giocatori di golf con la sacca in spalla. Si scorge poco come panorama, o forse sono troppo impegnato dalla strada che non conosco, e dalla gara. Bisogna tenere la distanza da chi precede, sorpassare in breve tempo, o farsi sorpassare. Non è sempre semplice, è strano come diventa difficile tenere la scia quando invece si potrebbe e si dovrebbe farlo.

    La salita sembra finita e per la maggior parte tutto fila liscio, le curve sono larghe ed arrivo a posare la bici.

    Sulla corsa sono scarso, l’ho tralasciata negli ultimi 2 mesi per feritine o scuse varie, così non esagero, dopo 7km mi fermo per pisciare dove non dovrei, ma gli alberi, in fondo, nascono e crescono per quello. Poi posso proseguire, ma fermandomi di nuovo, questo l’ho stabilito durante l’ultimo allenamento: non reggo, quindi meglio fermarmi e approfittare anche per prendere il gel. Il tempo è perfetto, 24°, non si può chiedere di più (taxi a parte).

    Finisco in 5h39’52”. Ma questo lo scopro il giorno dopo, sicuramente so di aver finito prima delle 6 ore e questo per me è un ficata. Non so se potrò eguagliare questo in futuro, non è un gran tempo, lo so, ma non sono un granché, e so anche questo.

    Quello che ho capito è che a volte è inutile starci a ragionare troppo con tattiche di allenamento, e tutto il resto. La bici ha bisogno che tu pedali, e devi starci sopra, e pedalare. Il cervello conta fino ad un certo punto, devi metterci l’anima e il cuore, non solo in senso polmonare e cardiaco.

    In seguito, uno degli allenamenti che mi sono piaciuti di più è stato fare le ripetute in bici: 20″ tirando, 10″ recupero x8, 5 minuti di recupero, tutto ripetuto x5. Andrebbero fatte in pianura, ma ho trovato più interessante farle su pendenza mista, con interezioni e traffico (molto moderato, ma non assente). Il bello è la concentrazione nel dover eseguire tutto senza perdere equilibrio, arrangiandosi con cambio rapporti se è salita, gestendo anche sorpassi o pedalando e frendando contemporaneamente … pensare solo all’esercizio ed al resto non pensare affatto.

    Per quanto tutto il mondo e la mia vita sia più importante di qualsiasi gara o allenamento, in realtà non è importante neanche quella, e a volte squilibrare le priorità permette di vedere le cose da lontano, distaccati da se stessi, e capire che ci si rifiuta di vedere ciò che è evidente e che ci tiene prigionieri di un personale modo di essere.

    Forse mi sbaglio, ma farò altre gare e altri allenamenti. “secondo me siamo al mondo per imparare”, mi disse una volta una ragazza, e forse ha ragione, e forse va bene tutto, che sia costruire la torre Eiffel, calcolare la traiettoria di un asteroide, diventare miliardario, o fare una mediocre gara di triathlon medio, o un semplice allenamento.

    Va bene tutto.