Categoria: mind’s trip

Racconti, fughe della mente.

  • Da 8 anni il mio Mondo tra le Stelle

    Io sono un tipo strano.
    Vorrei essere accettato per quello che sono, ma infondo mi faccio un po’ schifo, quindi mi va bene essere rifiutato. E anzi me lo aspetto un po’.

    È che questa mattina mi sono svegliato ed ho pensato di avere forse mezz’ora in più per la bici, di poter arrivare in ritardo in ufficio, insomma. E perché? perché ieri sera sono stato un’ora in più, sono a buon punto e così è giusto.

    Ma il peggio è quello che ho pensato ieri sera, lì sì che mi sono superato.

    Sono 8 anni che lavoro per questa azienda di Francoforte scrivendo codice in javascript e php. Ecco, 8 anni fa non era tanto comune, in effetti l’interfaccia è ancora usata, fa schifo, andrebbe rifatta, ma è ancora in produzione. Poi c’è altro codice, che io non sapevo di aver scritto, ma in realtà l’ho fatto.

    Essere fuori di testa non paga. Ma non posso farvi niente, non è stato facile, e forse neanche voluto. Di fatto un po’ di questa ditta funziona grazie a me, e sono 2 le cose di cui non ero consapevole. La prima è che sono bravo a programmare e per questo vengo apprezzato (è bello scoprirlo e capire che non mi stanno prendendo per il….). La seconda è che faccio parte di un gruppo, di una impresa, e ci sono legato, da molto, e lo sarò, finché riusciremmo a tenerla in piedi e farla crescere.

    Ed ho pensato che dovrei esserne orgoglioso. O forse non è esatto. Dovrei prendermene cura. Questo è meglio. Del codice che ho scritto con le migliori intenzioni a livello formale, ma con nessuna speranza a livello commerciale, è usato effettivamente da anni e tutto sta funzionando (ok, è software, tutti si lamentano per i suoi odiosi difetti, ma sta andando avanti). Sì, ecco, dovrei prendermene cura come una creatura anche un po’ mia, dovrei difenderla e combattere perché continui a vivere, e quando non dipende da me, dovrei pretendere che i colleghi la trattino bene, e che la curino e la nutrino a dovere. E così si

    Non ho idea di cosa voglia dire, forse solo che devo riavviare il chromium, non c’è speranza che si riprenda, se non esco continuo con infinite reverie.

    No, così non va bene, sto testando dal browser e la cosa è lenta. Ora passo ad usare node. Devo implementare questa cosa entro stasera. Ci serve.

    E comunque avevo disabilitato javascript nel browser.

  • Ed ora 7 gradi nord

    7 gradi centrigradi stanotte. 11 Agosto, Germania. Questo mese è veramente bastardo da queste parti, si passa dai 28 gradi, per poi scendere ai 7 di stanotte nel giro di 3 giorni.

    I siriani sono degli idioti. Camminano per migliaia di chilometri con la brama di venire in Germania, altro che per scappare dalla guerra. Eppure non hanno idea di dove stanno andando. L’anno scorso la Merkel ha fatto una denuncia all’Europa dicendo che bisognava fare qualcosa per la situazione dei siriani. Era agosto, e in Italia ci siamo chiesti “Ora?!?”.

    Idioti, irresponsabili, criminali. Non conoscono le condizioni climatiche di una nazione dove desiderano andare a vivere? Ma come, non sono istruiti e di buone maniere, eccetera? Non hanno alcun contatto o posto dove dormire, portano con loro i figli piccoli a far cosa? A crepare? irresponsabili e criminali.

    I tedeschi non sono simpatici. Nella lista dei primi aggettivi per descrivere un tedesco la simpatia non compare, e forse bisogna aspettare dopo almeno altre 20 caratteristiche prima di trovare la simpatia in quella lista. Ma hanno costruito una cultura, l’hanno fatto nei secoli, e col tempo si è delineata basandosi sul rispetto reciproco. Oggi puoi fare quello che vuoi, frequentare la chiesa o confessione che desideri. Devi rispettare le regole, qui si fa così, ma ciò che non è regolato è personale e libero. Vedi tutti aspettare il verde del semaforo prima di attraversare la strada. Ci sono poche regole e vanno rispettate. Ma nessuno ti giudica per quello che pensi, ed hai anzi lo spazio per esprimerti e persino l’attenzione della curiosità di chi vuole ampliare i propri orizzonti.

    Con i disordini in Turchia ultimamente sono capitate risse in strada e atti vandalici contro associazioni turche vicine ideologicamente al politico esiliato di cui non mi interessa sapere il nome né la storia. Immagino già tutto da me, Erdogan e l’altro sono entrambi rappresentanti di partiti politici oscurantisti tipici della loro cultura, uno è scappato, l’altro comanda, non è che rovesciando le parti le cose possano cambiare. Comunque le associazioni turche sono qui in Germania, e questo non è tollerabile.

    E il mio giudizio sui siriani (più esattamente, il mio pregiudizio sui siriani) è che essi non siano diversi dai turchi o da quelli che provengono da quella “cultura” violenta e diretta a coprire la conoscenza, in senso lato, con lo scopo di rendere il popolo suddito e succube del potere.

    Stamattina niente allenamento, devo fare un lavoro di leggerissimo carico per svegliare i muscoli ed è preferibile farlo la sera. Vado al supermercato vicino casa gestito da turchi. Ho già parlato dei turchi?

    La volta scorsa la cassiera mi ha dato la ricevuta della spesa del cliente precedente, io controllando mi sono insospettito, ho dimenticato del vuoto da pagarsi per le bottiglie d’acqua ed ho pensato che mi avesse fatto pagare di più (inoltre la cassiera non guardava neanche gli occhi e farfugliava tutte le formule di cortesia, Danke, Aufwidersehen, eccetera, in modo automatico e distaccato). Tornato indietro mi sono incazzato ed ho fatto la figura di merda per poi chiedere scusa. Ieri l’altro vado a comprare i tacchetti dei freni (Brennenshue) per la bici da passeggio/allenamento e la cassiera guarda come sono vestito e che razza di bici da quattro soldi ho.

    Così ieri sera mi sono masturbato anche se pensavo che non ne avessi le ragioni per farlo. È così, mi pare di aver stabilito che, apparte i casi in cui ho una giornata eccitante, lo faccio perché è uno spazio personale dove il mio alterego è libero di abitare lo spazio del mio cuore solitario, affranto e tenerissimo. E quello è una sorta di rivalza nei confronti del mondo che mi odia. Non ne ho bisogno quando non vivo con i miei, non che essi mi odino, ma non mi fanno sentire a mio agio soprattutto per il mio lavoro che sembra qualcosa di alieno. Qui no, quando lavoro tutti riconoscono quello che sto facendo.

    Ecco, così ierisera la rivalza era nei confronti dei commercianti. Sono cose che inizio a capire, forse piano alla volta unendo i punti si delineano le figure più oscure del mio io, e credo che questo sia giusto e opportuno. Il fatto che sia tardi è del tutto relativo. Suppongo di non aver avuto mai bisogno di nessuno nella vita perché il posto era già occupato. Ho sempre capito questa cosa, ma capire chi o cosa fosse ad occupare quel posto è sempre un lavoro di approssimazione.

    Temo l’amore. Ci si innamora di chi si frequenta, per quanto sia mostruoso un alterego che copra la realtà e non permetta di agire liberamente, evidentemente non è così mostuoso se riesce a riequilibrare la propria tristezza.

    Non vogli pensarci oltre. Ora si lavora.

  • Avere una Bianchi non ti salva la vita

    Abituato come sono con la mia KCP aus Berlin, stamattina prendendo la mia Bianchi in carbonio mi aspettavo chissà cosa. E invece va a finire che devi sempre pedalare.

    Davvero ho migliorato qualcosa come tempi, qualche km/h, ma dal punto di vista dell’allenamento di certo non c’è differenza. Ma ecco. Eccomi qui sulla solita strada per Schmitten con la mia Bianchi e le mie Fulcrum zero. Se non altro posso recuperare andando ad un passo decente, 15km/h in salita, non è male.

    A proposito di KCP ieri sera ho fatto l’ultimo chilometro per arrivare a casa spingendola per via della ruota a terra. Ecco, per fare endurance ci vuole pazienza, ma per beccare una pinzetta per rilegare i fogli in questa maniera ci vuole sfiga, e anche un bel po’:

    Ruota-bucata-IMG_20160803_192602

    A posto. Bucato copertone camera d’aria, mi ero accorto che aveva perso un po’ il tono, già il giorno prima. Fortunatamente avevo già il copertone di ricambio, bello con una banda bianca, e camera d’aria, ovviamente.

    Questo è di suo un buon motivo per non usare la Bianchi per andare al lavoro, le ciclabili sono scomode e sporche, e comunque qualsiasi cosa smontassero dalla bici ci farebbero qualche soldo, e io starei lì a sbattermi per cercare di rimediare.

    Durante una discesa (fatta 2 volte), stamattina mi sono trovato poco stabile sopra le appendici, ero a 60km/h, purtroppo con i rapporti che ho su non posso pretendere di meglio (e purtroppo non ho la gamba per poter montare qualcosa di meglio), eppure già a quella velocità preferivo avere una presa più larga per instabilità. Mi è venuto il dubbio che dipenda dalla distanza longitudinale tra una prolunga e l’altra, forse mettendole più larghe potrebbe essere più stabile. Ma il problema potrebbe essere quello di non avere lo stesso vantaggio aerodinamico, e a quel punto tanto vale non farne nulla. Forse dovrei cercare un compromesso.

    Certo è soddisfacente fare 5km in 5’23”, ma non è una cosa che capiterà spesso, oggi solo una volta.

    Dopo l’allenamento di stamattina, andando al lavoro la KCP, mi è sembrata più duttile e versatile, più reattiva, e più facile da guidarsi.

  • Contravvenire alle psicosi e scatti compulsivi (*)

    Architettare una giusta tecnica per contravvenire alle psicosi e scatti compulsivi (*).

    Ok, sì, ci sono cose irrisolte e problemi che non sono mai affrontati fino in fondo, tutti ne abbiamo, è inutile pensarsi immuni.

    Ma vorrei parlare di qualcosa di più pragmatico, una abitudine che generalmente utilizzo prima di un giorno importante, diciamo una gara, ma anche un colloquio di lavoro, oppure vorrei approcciare una sconosciuta, in generale, diciamo, che torna utile.

    La tecnica è rivivere l’esperienza e scaricare la tensione. Facile? Sì lo è.

    È qualcosa di cui parla il Focusing (tecnica ideata da Eugene Gendlin e ben documentata), consiste nel ripensare a qualcosa di fastidioso, qualcosa che si sente irrisolta, che mette a disagio, o che non si vuole ammettere faccia paura.

    Facendo degli esempi espliciti. Ripensare a qualcosa di fastidioso. Ovvero qualcosa che ci ha fatto sentire a disagio. Esplicitamente parlando è quella cosa che si chiama fare la figura del coglione. Ammettere con se stessi queste situazioni non è sempre facile, ma superato questo scoglio il rivivere il momento risolve un bel po’ di scocciature.

    Non si è finito di esprimersi. Ecco, basta ripensare al disappunto e le sensazioni che ha generato.

    Le paure. In auto non vedere un passante e frenare all’ultimo momento. In curva non entrare bene e sentire uscire la ruota. Oppure cadere.

    Personalmente la modalità con la quale io la rivivo consiste nel distendermi su di un letto comodo. Rilassarmi per quanto possibile. In realtà non è possibile, in quanto ho qualcosa di irrisolto. Ma infondo l’irrisolto è ciò che distrae dal pensare al nulla.

    Ovvero impedisce di annullare i propri pensieri e la propria stessa essenza non permettendoti di sentirti parte dell’universo e divenire infinito, eterno, nullo, assente ed essere in estasi, esattamente il pensiero irrisolto che devi rivivere e riguardare.

    Così, piuttosto che scacciare il pensiero, lo rivivo e ne ascolto le sensazioni.

    Il più delle volte (ovvero sempre), questo basta per farlo mio, perché mio è, il solo problema rimasto da risolvere è il non volerlo accettare.

    La vedo così, c’è vita vissuta che non voglio accettare, ma è mia vita, e merito di possederla, di esserne il principe, l’artefice, l’autore, il protagonista, di questa parte della mia vita. Non conta se questa parte la ritengo censurabile. È qualcosa a cui non devo rinunciare.

    Ma voglio tornare sul concetto di riviverla e rivivere le sensazioni.

    Penso ci sia una sorta di filtro riguardo le figure di merda. E penso ci sia una sorta di filtro riguardo le paure. Eccetera. Ecco, questi filtri sono necessari per essere “equilibrati”. Nel riviverlo si ha la libertà di dare più spazio ad alcune sensazioni, ad alcune emozioni.

    Credo, che il farlo alla lunga renda consapevoli, e addirittura persone migliori.

    Cioè si riesce meglio a modulare le proprie emozioni, ad averne coscienza, e a viverle in diretta più a pieno. Anche se la cosa la faccio in modo posticipato, penso che lasci il segno.

    Perché essere migliori?

    Non so, credo sia curiosità. Per migliori io intendo più saggi, conoscere più cose, vedere oltre il limite. Ossia avere le idee molto più confuse. Non avere certezze, essere impavidi e coraggiosi oltre un ragionevole appiglio. Facile avere certezze quando si crede di sapere tutto, molto più difficile comportarsi come tali quando si sa di non sapere nulla. E vedere il Mondo in modo diverso è vivere un altro mondo ancora, è fare un viaggio nel quale mai ci si ferma.
    (*) Riguardo agli scatti compulsivi, non ne ho mai avuti nella vita reale, ma quando applico questa cosa, rilassato sul letto, ne ho, si tratta spesso di calci dati in dormiveglia ed è molto rilassante la cosa. (ma non voglio nessuno intorno 🙂

  • Per quale motivo lo stai facendo?

    Forse siamo nell’epoca dell’inutile, ma io mi chiedo, forse non troppo spesso, per quale motivo lo stai facendo?

    E credo che ognuno di noi dovrebbe farsi questa domanda prima di intraprendere una impresa, anche la più banale.

    Esempio.

    Mi arriva una email che dice:

    Salve,

    mi chiamo Xxxx Yyyyy e mi occupo di grafica cartacea e digitale. Sono specializzata nella realizzazione di loghi, monogrammi e logotipi. Sarei interessata a realizzare un restyling del vostro logo.  Offro prezzi competitivi in tempi brevi.

    Vi ringrazio per la cortese attenzione con la speranza di una possibile collaborazione.

    Cordiali Saluti,

    XxxxYyyyy

     

    Da un contatto sconosciuto. Forse è raro calarsi nei panni altrui, ma sembra o no un po’ irritante?

    Non c’è nessun riferimento al destinatario. Chiaramente è SPAM. Invece no, la persona esiste davvero, e si occupa veramente di SPAM grafica!

    Ma per cosa lo sta facendo? Cioè contattare qualcuno in una maniera così irritante e aspettarsi una risposta di “possibile collaborazione”. Perché?

    Le rispondo (perché? ma perché esiste veramente e mi dispiace comunichi così), dico che sono un programmatore e che non ho soldi da spendere, e faccio notare che è un po’ irritante come messaggio.

    Mi risponde dicendo che le dispiace che mi sia offeso, e spiegandomi il significato di restyling.

    Io non ho detto di essermi offeso, e neanche di non conoscere il significato di restyling.

    Nel comunicare ci vorrebbe meno Schopenhauer e più Dale Carnigie, nel senso di

    Come trattare gli altri e farseli amici

    e non l’arte di avere ragione.

    E basta con questo spam!

    Non chiedere: “soldi, pochi maledetti e subito”. Perché non è una collaborazione.

    Lavorare, collaborare, un mucchio di soldi e di continuo. Questo dovrebbe essere l’obiettivo.

  • certe persone fanno schifo

    È inutile cercare di giustificare o altro, fanno schifo e basta.

    E stare a lì a cercare di capire come sia andata o altro.

    Certe persone fanno schifo, si comportano come delle bestie, senza ragione, senza senso. E basta.

    La società è avanzata, ci sono agi, e sono per tutti. C’è la possibilità di imparare, ed è alla portata di tutti. L’istruzione è obbligatoria, e se non gratis, è comunque alla portata di tutti. Ci sono servizi, come la sanità gratuita, o almeno il pronto soccorso che fanno un ottimo lavoro. Ci sono istituzioni, che gestiscono le risorse e fanno sì che tutto scorra abbastanza bene. Ci sono strade, per lo più manutenute e pulite. Ci sono infrastrutture e trasporti.

    Ci sono cose che non funzionano, certo. Ma se dovessimo fare un bilancio non credo proprio che la soluzione sia sfasciare tutto e tornare a vivere nelle caverne.

    Ecco, certe persone hanno ancora la testa e la convinzione di vivere nelle caverne, quindi non si accorgono proprio di come urtano e sfasciano qualsiasi cosa. Spesso inneggiano al fascismo, perché durante il fascismo c’era ordine. Ma loro il disordine ce l’hanno nel cervello, è per quello che non riescono ad adattarsi, è per quello che urtano e sfasciano tutto quello gli capita a tiro.

    Perché se ti piace l’ordine, finisci la scuola. Se ti piace l’ordine ti informi tutti i giorni. Se ti piace l’ordine accetti l’attuale ordinamento. Se ti piace l’ordine hai la consapevolezza dell’opulenza in cui vivi e te la smetti di lamentarti.

    Forse ogni tanto tutti facciamo schifo.

    Ma c’è chi fa eccessivamente schifo.

  • Un trail atipico

    Così tanto per provare, a chi non avesse mai provato, e anche per vedere un percorso trail, ma soprattutto per passare un paio d’ore assieme, s’è deciso di farsi una corsa tra Villa (Cessapalombo) e Lame Rosse (che sono queste robe qua:

    Lame Rosse

    belle, no?)

    e il percorso è tutto un sottobosco. Il bello di questa corsetta è stato proprio il non essere una gara. Cioè nessuno pretendeva di gestire le energie, di stare avanti, di arrivare fino alla fine (in tutto erano 4,5 km andata e altrettanti al ritorno, e anche moltissime pause!). Ovvero, modalità molto easy.

    Così durante le discese si è dato tutto, e cosa conta? Perché ci siamo presi la libertà di provare. Ed anche le salite, solo che non era la stessa cosa in termini di richieste energetiche, sicché io spesso non arrivavo in cima, ma camminavo.

    La cosa è molto simile al programmare, ti diverti a ragionare ed andare avanti a mettere insieme i pezzi, ma ad un certo punto devi fermarti, sei un po’ stanchino, letteralmente sragioni, è come se corressi pestandoti continuamente l’altro piede. E stai fermo.

    Ecco, dico, penso sia uguale ad usare il cervello, divertente, ma faticoso

     

  • La tipica furbizia italiana

    Ecco, soprattutto pensavo ad un vecchio servizio di Report. Si parlava di piani regolatori e di come in Francia e in Germania (il servizio diceva “andiamo a vedere cosa succede fuori da casa nostra”), di come in queste nazioni il piano regolatore venisse progettato dagli amministratori comunali, e non come avviene qui dagli appaltatori.

    In particolare la risposta di un responsabile di un comune tedesco è stata: “non possiamo lasciare che gli appalatatori facciano, o propongano, il piano regolatore per il comune, perché gli appaltatori hanno interesse a massimizzare il profitto, e non a garantire servizi essenziali o ad assicurare uno sviluppo urbano che garantisca una città vivibile“.

    Quello che vogliono gli appaltatori è massimizzare i profitti, cioè in Germania non è che gli appaltatori facciano i furbi, semplicemente fanno i loro interessi.

    Il profitto è un interesse proprio, non è una furbata.

    Mentre gli italiani sono furbi, cioè qualcosa di losco, di poco corretto, o qualcosa che fa scalpore, “è stato furbo”, “i soliti furbetti”, etc.

    Cioè, farsi i fatti propri è una colpa? Pensare al proprio tornaconto è una furbata?

    Forse il problema è che ci sentiamo un Paese di missionari o roba del genere, poi finiamo per essere come tutti, ma sentendoci un po’ in colpa.

  • leggendo partiture qua e là

    Sto rileggendo Carcassi, non nel senso di rilettura critica ed reinterpretazione in chiave moderna. Lo sto rileggendo perché è da molto che lo suono solo a pezzi e a memoria, i pezzi che mi ricordo, quelli più caratteristici.

    Riguardo alla musica non ho mai fatto grandi progressi, suonicchio, diciamo che mi accompagna orma da 25 anni, credo. Ma non ho mai saputo suonare.

    Ma quello che mi sta un po’ meravigliando è quanto ho perso nel leggerlo, cioè le note, non il fatto di suonarle, l’interezza di ogni nota.

    La chitarra si pizzica, gli viene dato un input e questo decide l’andamento di ciò che suonerà per un tempo variabile, ma anche la timbrica, il modo col quale si pizzica determina la durata e la forma dell’onda. Qualcuno parla di colore, ma io voglio parlare proprio d’onda, voglio sentire l’onda, o le onde. Il susseguirsi e il sovrapporsi leggerlo delle note che vanno a muovere dolcemente l’aria, la sospenzione e la leggerezza sopra la quale si riesce a galleggiare e sentirsi assenti. E l’input, il singolo tocco dell’unghia sulla corda non è solo quello, non è finita lì. È tutto il corpo che continua a vibrare e far vibrare le corde, ad assecondare le onde, ed è tutto un naufragare.

    Ecco, ricordo la prima volta che, davanti all’insegnante di chitarra, esegui il primo brano degli studi di Carcassi, lo trovavo stupido, lo suonai in maniera essatta, precisa, ero soddisfatto. Guardai l’insegnante che aveva un’espressione esterrefatta. E chiesi: “va bene, no?”. Prof.:”Va bene cosa???”, io: “Questo l’ho suonato bene”, prof: “Non hai suonato niente”.

    Ecco, mi ero perso questa parte. Non ho suonato niente.

  • Alienato. E tutto va bene

    Renzi e la rivoluzione. Renzi e i poteri forti.

    Le cosce delle donne. Le scappate delle dive. Le scopate delle dive. Le chiacchiere del vicino.

    Le fatture. I contratti telefonici. Il trasferimento di credito. Il commercialista. Pagare l’iva.

    La giustizia. Riina superstar. La mafia superstar. Io mi indigno. Sono costernato.

    Ma non me ne frega niente. Per me contano i numeri, il metodo, i ragionamenti.

    Incapace di avvicinarmi all’umanità. Insensibile. Fanculo.

    Posso persino amare, e mi è capitato. Ma non capisco il bisogno di riempire l’aria con le interferenze delle vostre scoregge.

    Penso che sbaglierò di nuovo, e tornerò a cercare di mettere in ordine e scremare le informazioni inutili che mi arrivano.

    Ma quello che mi serve ora veramente è il secchio dell’umido.

    Non sono un ottima persona. Sono poco empatico, non me ne frega niente, penso ai fatti miei ed agli altri non bado.

    Non mi va di disturbare. Non voglio essere disturbato.

    Faccio la cacca. Stop.