Lo yogurt è una di quelle cose che se non le mangi subito finisce che va a male. 16 Agosto riporta la scritta a matrice di punti su di un lato del vasetto. Vasetto da 500gr, gusto fragola, proteine 3,6 ogni 100gr, fanno 18gr, non si scherza.
In questo periodo dovrei fare il carico dei carboidrati, ma penso piuttosto che io stia facendo lo scarico dei liquidi. Stamattina mi sono fermato 2 volte per pisciare in 2 ore di bici. Ore 7, 12 gradi, per il giorno di San Lorenzo non è esattamente la temperatura che ci si aspetta.
La strada scorre bene, l’asfalto è liscio e la bici risponde, se non dipendesse dalla mia condizione fisica tutto è favorevole. Mi alzo sui pedali all’apertura un passaggio a livello e tengo dietro ad un suv. Queste ruote sono spettacolari. E sono in scarico, non sto neanche tirando.
E dicevo. Mi pare di aver letto che con le temperature basse la tendenza è di consumare più carboidraiti durante gli allenamenti, e per di più sto facendo allenamenti molto aerobici, dovrò aumentare un po’ la quantità di pasta che mangio.
E ora a Francoforte va di moda andare sullo skate, o forse qui ci usa comunque. Stamattina c’è mancato poco che investissi un ragazzino sulla ciclabile, o forse che venissi investito, visto che ha messo giù il piede dal suo infernale aggeggio per darsi una spinta proprio quando gli stavo passando accanto. (a 20cm dal ciglio del marciapiedi, cioè dalla strada percorsa da mezzi pesanti, non sarebbe stata una bella esperienza).
Già . Ma qui sono tutti pazzi e non ci si fa caso.
Ma la domenica mi faccio una bella passeggiata per vedere i campi di battaglia.
Raunheimer Waldsee. Un lago in mezzo al bosco, a un chilometro dall’aeroporto, e sì che gli aerei si sentono, quelli pesanti si ha l’impressione che ti si poggino sulle spalle, senti le vibrazioni dell’aria con l’aumento di pressione. Un grande parcheggio che potrà tranquillamente contenere la zona cambio con migliaia di bici, ma forse potrebbero anche farla nella spiaggia. Questi tedeschi, hanno montato 2 pali, uno a riva, con in mezzo un cavo d’acciaio che traina un gancio per la corda per fare scii d’acqua. In acqua c’è una ragazza non esattamente esperta che vinisce sempre per volar via dalla tavola e cadere sull’acqua. Sembra divertente. Poi l’addetto si decide a spiegargli che dovrebbe tenere le ginocchia abbassate anche dopo partita e che la possizione giusta è quella nella quale si ha paura. Oppure qualsiasi cosa abbia detto io sono assolutamente daccordo con lui, infatti la ragazza inizia ad andare meglio e volar via più di rado.
Ho impiegato mezz’ora dalla stazione di Raunheim al lago, orientarsi non è stato difficile, si costeggia la ferrovia, poi si procede perpendicolarmente, pressappoco. Ma al lago si suda, mi tolgo la camicia e mi rinfresco le ascelle, braccia e faccia. L’acqua fa schifo. È un lago usato da una azienda edile per impastare il calcestruzzo, credo, o forse anche per cavare la sabbia per altri lavori, infatti dal lato dove mi affaccio è tutto mal messo, dall’altro lato c’è una spiagga e gente a prendere il sole.
È una giornata raggiante, il blu del cielo non è così comune da queste parti, il sole è gentile e discreto, fa caldo vero, ma di certo i raggi non bruciano. E sono le 12 in punto. Già , le 12. Devo partire per andare a visitare Wiesbaden, dove correrò la mezza maratona e sembra sia tutta salita.
Il mio treno, S9, attraversa Mainz, una città molto grande e molto diversa da Francoforte, una città con un carattere, non le solite imitazioni con inutili grattacieli. Invece case normali e palazzi, resti di un teatro romano, molti cantieri, ed un grande porto. Dovrei visitarla, ma oggi no.
Wiesbaden, niente street food. Mi fermo a prendere un kebab con una bibita che fa schifo. Mi fa lo sconto di 10 cent sulla limonata che prendo poi. Che poi non è mica colpa sua se la bibita fa schifo. Mah.
A Francoforte non si mangia più. Dopo mezzogiorno è difficile trovare qualcosa. Prendo un gelato, un tram, e vado a dormire un ora.
Abituato come sono con la mia KCP aus Berlin, stamattina prendendo la mia Bianchi in carbonio mi aspettavo chissà cosa. E invece va a finire che devi sempre pedalare.
Davvero ho migliorato qualcosa come tempi, qualche km/h, ma dal punto di vista dell’allenamento di certo non c’è differenza. Ma ecco. Eccomi qui sulla solita strada per Schmitten con la mia Bianchi e le mie Fulcrum zero. Se non altro posso recuperare andando ad un passo decente, 15km/h in salita, non è male.
A proposito di KCP ieri sera ho fatto l’ultimo chilometro per arrivare a casa spingendola per via della ruota a terra. Ecco, per fare endurance ci vuole pazienza, ma per beccare una pinzetta per rilegare i fogli in questa maniera ci vuole sfiga, e anche un bel po’:
A posto. Bucato copertone camera d’aria, mi ero accorto che aveva perso un po’ il tono, già il giorno prima. Fortunatamente avevo già il copertone di ricambio, bello con una banda bianca, e camera d’aria, ovviamente.
Questo è di suo un buon motivo per non usare la Bianchi per andare al lavoro, le ciclabili sono scomode e sporche, e comunque qualsiasi cosa smontassero dalla bici ci farebbero qualche soldo, e io starei lì a sbattermi per cercare di rimediare.
Durante una discesa (fatta 2 volte), stamattina mi sono trovato poco stabile sopra le appendici, ero a 60km/h, purtroppo con i rapporti che ho su non posso pretendere di meglio (e purtroppo non ho la gamba per poter montare qualcosa di meglio), eppure già a quella velocità preferivo avere una presa più larga per instabilità . Mi è venuto il dubbio che dipenda dalla distanza longitudinale tra una prolunga e l’altra, forse mettendole più larghe potrebbe essere più stabile. Ma il problema potrebbe essere quello di non avere lo stesso vantaggio aerodinamico, e a quel punto tanto vale non farne nulla. Forse dovrei cercare un compromesso.
Certo è soddisfacente fare 5km in 5’23”, ma non è una cosa che capiterà spesso, oggi solo una volta.
Dopo l’allenamento di stamattina, andando al lavoro la KCP, mi è sembrata più duttile e versatile, più reattiva, e più facile da guidarsi.
Si parte per Francoforte e questa volta con un impegno in più. Wiesbaden Half Ironman.
Così preparo la valigia e mettendo le ruote non riesco a non preoccuparmi. E a non smettere di farlo.
I raggi sono  in carbonio e devo caricare la bici in aereo, e non lo farò io. Già cerco di elaborare qualcosa nel caso i raggi siano rotti, andare ad un negozio per bici (B.O.C. in Hanauerlandstrasse 2cento qualcosa), cercare ruote usate, eccetera.
All’arrivo a Francoforte non ho idea di dove andare a prendere una valigia fuori misura, chiedo ad un tipo poco motivato, mi risponde in tedesco, e non capisco neanche cosa dice. Aspetto. Dopo aver ritirato la borsa con dentro la muta, e dopo aver aspettato altri 5 minuti, mi decido ad andare all’uffico bagagli. Se si chiama così dovranno pur sapere qualcosa. Sono agitato ma mostro il bigliettino del mio bagaglio all’addetta allo sportello libero. Lei controlla nel terminale e dice che dovrebbe essere già qui. Muove il capo per vedere oltre, al lato opposto dell’atrio dove mi trovo, nota una valigia grande, la indica e fa, “isn’t that?”. “ah, yes, thank so much”.
Arrivo alla valigia la apro. Apro le ruote. Tutto a posto. Fortunatamente.
Ok. Ora il problema è arrivare a casa. Lavori sulla metropolitana, linea U5 direzione Preugenheimer, precisamente. È più o meno dove vivo io a Francoforte. Dovrò usare il tram 18 e farmi 6 o 700mt a piedi.
Inoltre la linea regionale S9 si ferma a Hauptbahnhof, dove devo prendere U4 fino a Konstablerwache, da dove devo salire in strada per prendere il 18.
“passa di qui il 18?”, “no, il 18 lavoro non vado certo in giro per Zeil a fare compere”.
Hauptbahnhof è la stazione principale, come dice il nome, e di certo non è piccola. La valigia è grande, poco comoda nelle curve, ma quanto meno è piano e così posso contare sulle ruote. Non mi sembra male.
Arrivo alla piattaforma per la U4 direzione Bornheim, mi sento un eroe.
A Konstablerwache devo salire. Becco casualmente l’uscita dal lato della strada dove devo prendere il 18, uscita per il supermercato Konrad, ma va a capire, occupa un isolato.
Friedberger Warte, è da qui che devo farmi i miei 600 o 700 mt facendo correre la valigia. Mi accorgo presto che su terreni poco regolare al centro tocca, o meglio mi accorgo che questo fatto è molto noioso.
Ragazzi tornano da una partita a tennis, almeno credo, visto che hanno le racchette in mano. Si offrono i aiutarmi, ma dovremmo sollevarla, e finirei per stancarmi di più. Gli dico che c’è poco da fare, devo solo andare piano e avere pazienza.
Ecco, è vero. Ci vuole pazienza, e bisogna continuare, senza fare troppi sforzi e trovarsi esausti a dover aspettare ancora di più per ritrovare le energie.
E così è l’endurance, già a partire dall’olimpico questa cosa si sente, non puoi pretendere di arrivare prima cercando di andare oltre la velocità per la quale sei preparato. Ci vuole pazienza. Se hai sfortuna e la gara è piena di gente forte sicuramente ti rode vedere passare così tanta gente, ma ci vuole pazienza. Capita.
Sicuramente ho di nuovo la preoccupazione per i raggi, vorrei ma le vibrazioni non posso evitarle, le ruote sono piccoline.
Arrivo a casa. Non mi sento più un eroe. Controllo la bici ed è tutto a posto. Questo infondo è solo un allenamento.
Forse non sono fisicamente pronto. È ormai un anno che non riesco a fare un medio bene, finendolo correndo e con un buon tempo nella mezza. Ecco, un “buon” tempo nella mezza non sono mai riuscito ad averlo. Il mio “buon tempo nella mezza” sarebbe 1h45′, e sarei pienamente soddisfatto. Qui ho anche 1600mt di dislivello in bici.
Ci vuole pazienza, con se stessi, con le cose, le cose che capitano, e con gli altri.
Torno indietro, di corsa, con un pacco d’acqua sotto braccio. Arrivo e mi lamento. C’è molta fila alla cassa. Credo di aver fatto una figura di merda non tenendo conto del pfand, il vuoto, di 25¢ a bottiglia, è 1,50€ che serve per arrivare a 3,93€, cioè quello che ho pagato. Chiedo comunque il mio scontrino. Lo stampa. Arriva anche un dipendente altro circa 2mt che sembra avere l’intenzione di spaventarmi. Lo trovo un gesto idiota e lo guardo stupito e per nulla intimorito. Ma questa cosa mi infastidisce, cosa avevano in mente? Spaventare la gente che si lamenta? Che tipo di commercianti sarebbero?
Resta la mia figura di merda. Innegabile.
Non ci bado, ma poi il mattino seguente rimugino. Devo correre e l’ansia blocca il diaframma. Ci vuole pazienza. Provo a rielaborare e visualizzare. Provo a richiamare le sensazioni. Troppo cerebrale, non riesco. Provo con i colori, colorando tutto di arancione cerco di far uscire le senzasioni di disappunto. I colori sono usati nel training autogeno, non so se abbiano validità , ma li ho già usati per raggiungere l’autoipnosi, quindi potrei essermi condizionato e averli resi efficaci, tanto da associare all’arancione il rilassamento delle emozioni (rosso-fisico, arancio-emozioni, giallo-mente, verde-pace, blue-passione, viola-amore, argento/oro-estasi).
Ci vuole pazienza. Monto la bici.
Oggi corsa. Diluvia, ci ripenso. Poi ho un ripensamento sul ripensamento. Parto. Ed è quasi una liberazione. Ci vuole pazienza, sì, ma a volte anche correre non è male. E va bene, poco più di 3km per arrivare vicino la Nidda e fare i miei 3×4000, ho un appogio buono e tutto sembra andare per il meglio.
Poi chissà . Ci sono cose che fai bene, cose che fai male. Per qualche errore non puoi perdere tempo a rimuginare, rischi di rovinare quello che potrebbe capitarti di far bene. Ma sono così, e ci vuole pazienza.
È importante respirare e non agitarsi, non andare in affanno: di aria ce n’è per tutti.
Architettare una giusta tecnica per contravvenire alle psicosi e scatti compulsivi (*).
Ok, sì, ci sono cose irrisolte e problemi che non sono mai affrontati fino in fondo, tutti ne abbiamo, è inutile pensarsi immuni.
Ma vorrei parlare di qualcosa di più pragmatico, una abitudine che generalmente utilizzo prima di un giorno importante, diciamo una gara, ma anche un colloquio di lavoro, oppure vorrei approcciare una sconosciuta, in generale, diciamo, che torna utile.
La tecnica è rivivere l’esperienza e scaricare la tensione. Facile? Sì lo è.
È qualcosa di cui parla il Focusing (tecnica ideata da Eugene Gendlin e ben documentata), consiste nel ripensare a qualcosa di fastidioso, qualcosa che si sente irrisolta, che mette a disagio, o che non si vuole ammettere faccia paura.
Facendo degli esempi espliciti. Ripensare a qualcosa di fastidioso. Ovvero qualcosa che ci ha fatto sentire a disagio. Esplicitamente parlando è quella cosa che si chiama fare la figura del coglione. Ammettere con se stessi queste situazioni non è sempre facile, ma superato questo scoglio il rivivere il momento risolve un bel po’ di scocciature.
Non si è finito di esprimersi. Ecco, basta ripensare al disappunto e le sensazioni che ha generato.
Le paure. In auto non vedere un passante e frenare all’ultimo momento. In curva non entrare bene e sentire uscire la ruota. Oppure cadere.
Personalmente la modalità con la quale io la rivivo consiste nel distendermi su di un letto comodo. Rilassarmi per quanto possibile. In realtà non è possibile, in quanto ho qualcosa di irrisolto. Ma infondo l’irrisolto è ciò che distrae dal pensare al nulla.
Ovvero impedisce di annullare i propri pensieri e la propria stessa essenza non permettendoti di sentirti parte dell’universo e divenire infinito, eterno, nullo, assente ed essere in estasi, esattamente il pensiero irrisolto che devi rivivere e riguardare.
Così, piuttosto che scacciare il pensiero, lo rivivo e ne ascolto le sensazioni.
La vedo così, c’è vita vissuta che non voglio accettare, ma è mia vita, e merito di possederla, di esserne il principe, l’artefice, l’autore, il protagonista, di questa parte della mia vita. Non conta se questa parte la ritengo censurabile. È qualcosa a cui non devo rinunciare.
Ma voglio tornare sul concetto di riviverla e rivivere le sensazioni.
Penso ci sia una sorta di filtro riguardo le figure di merda. E penso ci sia una sorta di filtro riguardo le paure. Eccetera. Ecco, questi filtri sono necessari per essere “equilibrati”. Nel riviverlo si ha la libertà di dare più spazio ad alcune sensazioni, ad alcune emozioni.
Credo, che il farlo alla lunga renda consapevoli, e addirittura persone migliori.
Cioè si riesce meglio a modulare le proprie emozioni, ad averne coscienza, e a viverle in diretta più a pieno. Anche se la cosa la faccio in modo posticipato, penso che lasci il segno.
Non so, credo sia curiosità . Per migliori io intendo più saggi, conoscere più cose, vedere oltre il limite. Ossia avere le idee molto più confuse. Non avere certezze, essere impavidi e coraggiosi oltre un ragionevole appiglio. Facile avere certezze quando si crede di sapere tutto, molto più difficile comportarsi come tali quando si sa di non sapere nulla. E vedere il Mondo in modo diverso è vivere un altro mondo ancora, è fare un viaggio nel quale mai ci si ferma.
(*) Riguardo agli scatti compulsivi, non ne ho mai avuti nella vita reale, ma quando applico questa cosa, rilassato sul letto, ne ho, si tratta spesso di calci dati in dormiveglia ed è molto rilassante la cosa. (ma non voglio nessuno intorno 🙂
Questa la mia prima uscita abbastanza lunga con le Fulcrum Zero. Sono rimasto impressionato da queste ruote, a livello quasi viscerale, le sento sulla gamba, rispondono precisamente alla spinta, quando vado tranquillo nel recupero si sente la presenza, è come avere una estenzione del corpo attaccata alle gambe. Pedalare è piacevolissimo.
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Sulla precisione in curva le avevo provate 2 giorni prima in un giretto corto, anche lì ottime sensazioni, impostare una curva con ruote di bassa qualità è una cosa obbligata, se sbagli non hai modo di prendere se non rallentando molto, buttare più giù la bici durante una curva è molto più difficile. Con le Zero no, spingi sul pedale e le ruote rispondono, la bici piega ed aggiustare una curva è fattibile. Vero è che le curve vanno impostate all’inizio, altrimenti non puoi avere la stessa resa, ma la tranquillità di sapercele permette di essere più concetrati, per lo meno per me che sono un tipo anzioso. Così finisce che imposto meglio la curva già dall’inizio, sapendo di poterla aggiustare, cosa di cui non avrò bisogno.
Ma in questa occasione, col bagnato, non ho praticamente piegato mai.
Così il giro l’ho segato a 150km e stop. Ma un po’ avevo recuperato, infatti poi corro 4km a 4’47” di media. Bene. Penso sia un buon test per Wiesbaden il prossimo 14 Agosto, penso che correrò a quel ritmo, credo che avrò un bel po di acido lattico, anche se ho 6km di discesa per recuperare. Mi preoccupano le ultime 2 salite, dal 70* al 76* e dal 80* all’83*, è bene che mi spendo abbastanza, ma è bene che ne abbia da spendere a quel punto.
Ok, è tutt’altra roba, questo non era un test, era un allenamento aerobico, il livello di lattato sarà maggiore in gara, ma la stanchezza minore. E prenderlo come punto di riferimento mi tranquillizza, punterò a tenere quel ritmo. Ormai sto imparando ad ignorare cardiofrequenzimetro e gps durante la corsa ed ascolare il corpo.
Sono scarso, daccordo. Ma tutto è relativo. Punto ad arrivare tra i “primi” 800, su 1600, se arrivassi 700esimo per me sarebbe un traguardo. Ma non andrà perfettamente, e farò peggio di quello che avrei potuto fare. È così. Sempre. Così, anche se arrivassi 700esimo, cioè 100 posizioni meglio di quello che prevedo, avrò da rimproverarmi qualcosa.
Mi dispiace che non si sia qualificata per Kona, ci tiene. Comunque non è una tipa che molla l’osso.
Quello che ho capito ieri sera, anche se non ho fatto una gara perfetta, è quanto sono pesanti entrambe le parole: ritmo e gara.
Ho capito le parole di runner di vecchia data riguardo la poca utilità del cardiofrequenzimetro.
Ritmo va sentito e assecondato (va tenuto). Ogni passo è un battito. Il cuore ha il suo battito. Il ritmo è alto, 170/180 passi a minuto inizia ad essere un rock piuttosto veloce.
Ho capito (ma ci sto lavorando da un po’) quanto sia importante la postura nella corsa in relazione al passo che si tiene, e quanto sia importante l’appoggio del piede.
Guardare il cardiofrequenzimetro per sapere la frequenza cardiaca, o il gps per conoscere il passo, è una perdita di tempo, una distrazione, e un’inutile perdita di ritmo e postura ottimale (alzare il braccio e tenerlo avanti perdendo momentaneamente il bilanciamento, poca roba, ma inutile).
Inutile il cardiofrequenzimetro, l’affanno va ascoltato e la frequenza cardiaca è solo una componente, che varia da periodo a periodo, anche in date (o orari) ravvicinate.
Inutile il passo, c’è poco da guardare mentre si è in gara, ci si deve concentrare sul ritmo, sulla spinta delle dita (momento del distacco), una fase aerea il più prolungata possibile, un appoggio il più delicato possibile, un buon equilibrio e compensazione con le braccia. Inoltre l’ascolto della tenzione sugli addominali e sulla schiena, stare dritti col collo e la testa ma rilassati, dar modo ai muscoli di recuperare il più velocemente possibile (rilassamento, rilassamento, e rilassamento).
Nelle gare un po’ più competitive ha un effetto simile lo star dietro ad una runner con un bel culo, essendo tondo ha qualcosa di rilassante e infonde pace nell’animo. Ma ieri sera c’erano poche donne ad andare forte, credo non tra i primi 36 assoluti.
La corsa è completa, nella corsa senti tutto e senti tutti. È difficile non essere onesti se corri prima o poi dovrai fare i conti con te stesso. Non puoi porti degli obiettivi fuori dalla tua portata, devi concentrarti e cercare di far bene quello che sai fare, cioè tenere il ritmo che riesci a tenere. E farlo bene. Non importa essere primo, davvero non conta. Quel che conta è tenere il ritmo e farlo al meglio. Goderne di ciò che senti, di ciò che scorre. Il movimento e i muscoli con contrazioni e distensioni. Yoga e altre discipline orientali parlano di chakra ed individuano la personalità , l’Io, nella zona addominale bassa. Nella corsa questa zona è al centro di tutto. La postura viene principalmente da quella zona, se quella zona è fuori asse, se è troppo indietro, se è troppo flessa, la corsa non è buona, non è equilibrata, è dispendiosa e tenere il ritmo è difficilissimo. Mi piace pensare che se l’Io non vuole allora non correre. Se non sai qual è il tuo posto, allora non correre. Se ti credi qualcos’altro, non ti sta bene chi sei, o pretendi di essere altro, allora mettiti l’animo in pace. Poi gareggia.
Ma credo che vadano usate con moderazione e con la testa. Non si può appoggiare male è assolutamente pericoloso, e con le Kismet lo è di più!
Sono praticamente non ammortizzate sul tallone, l’urto arriva diritto all’anca ed avendo spinto forte con la gamba dietro che non ha ancora recuperato si sta facendo la spaccata col bacino non contrapposto, è come cercare di far uscire il femore dall’incavo dell’anca. L’appoggio deve essere sotto il corpo. Si trovano video che lo spiegano bene.
Forse siamo nell’epoca dell’inutile, ma io mi chiedo, forse non troppo spesso, per quale motivo lo stai facendo?
E credo che ognuno di noi dovrebbe farsi questa domanda prima di intraprendere una impresa, anche la più banale.
Esempio.
Mi arriva una email che dice:
Salve,
mi chiamo Xxxx Yyyyy e mi occupo di grafica cartacea e digitale. Sono specializzata nella realizzazione di loghi, monogrammi e logotipi. Sarei interessata a realizzare un restyling del vostro logo. Offro prezzi competitivi in tempi brevi.
Vi ringrazio per la cortese attenzione con la speranza di una possibile collaborazione.
Cordiali Saluti,
XxxxYyyyy
Da un contatto sconosciuto. Forse è raro calarsi nei panni altrui, ma sembra o no un po’ irritante?
Non c’è nessun riferimento al destinatario. Chiaramente è SPAM. Invece no, la persona esiste davvero, e si occupa veramente di SPAM grafica!
È inutile cercare di giustificare o altro, fanno schifo e basta.
E stare a lì a cercare di capire come sia andata o altro.
Certe persone fanno schifo, si comportano come delle bestie, senza ragione, senza senso. E basta.
La società è avanzata, ci sono agi, e sono per tutti. C’è la possibilità di imparare, ed è alla portata di tutti. L’istruzione è obbligatoria, e se non gratis, è comunque alla portata di tutti. Ci sono servizi, come la sanità gratuita, o almeno il pronto soccorso che fanno un ottimo lavoro. Ci sono istituzioni, che gestiscono le risorse e fanno sì che tutto scorra abbastanza bene. Ci sono strade, per lo più manutenute e pulite. Ci sono infrastrutture e trasporti.
Ci sono cose che non funzionano, certo. Ma se dovessimo fare un bilancio non credo proprio che la soluzione sia sfasciare tutto e tornare a vivere nelle caverne.