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  • Buffi, ingenui, infantili e sostanzialmente scemi

    È così che vedo i credenti, qualsiasi cosa essi credano, riesco solo a vedere la parte buffa.

    I musulmani pregano rivolti alla Mecca. La Mecca è un posto dove è caduto un meteorite, sostanzialmente un sasso. Non v’è nulla di speciale nell’essere sassi. Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le stelle (morenti). I minerali, metalli, e tutte le sostanze più complesse dell’idrogeno, sono il risultato della combustione delle stelle. Figli delle stelle. Come lo è quel sasso alla Mecca. Ma un gruppo di individui (piuttosto numeroso), è daccordo nel ritenere che la cosa giusta per mostrarsi rispettosi nei confronti di un dio sia pregare nella direzione di quel sasso, il sasso eletto. Poi hanno una serie di regole assurde e precetti vari, che secondo loro sarebbero stati dettati da dio per voce del profeta, il cui nome eviterò di citare, visto che sono piuttosto permalosi ed iracondi. Suppongo che l’ira e l’odio faccia parte di un qualche loro precetto.

    Ma il fatto è che a me non interessa approfondire. Mi fermo solo alla parte buffa. “Stupido è chi lo stupido fa”, diceva Forrest Gump, e questo mi basta.

    I cristiani scolpiscono o rappresentano sempre un uomo appeso a due pezzi di legno, la croce. Sembra che mettere 2 pezzi di legno in quella maniera respinga le forze negative, ed abbia una serie di proprietà taumaturirgiche/magiche. Pochi giorni fa ne ho visto una rappresentazione talmente realistica che ho avuto l’istinto di dover fare qualcosa per far smettere quello scempio … mi sono ricordato che sono cristiano, di nascita, anch’io. E che tutto è normale qui. Appendere un uomo a 2 legni non è una minaccia. Il messaggio non è: “attenti, potremmo farlo anche a te. Riga dritto.”.

    No, il messaggio, della croce, è che bisogna soffrire, fare dei sacrifici, per avere la salvezza. A qualcuno viene il dubbio: ma la salvezza da cosa? Chi ha questo dubbio probabilmente lascia la confessione cristiana. Il fatto è che è totalmente insensato. La salvezza dalla morte? No, dalla morte vera. La morte viene ridefinita come apparente. E questo è bello pensarlo, ed anche sentirlo. Ma perché la morte vera sarebbe così terribile. La fine non è forse qualcosa con cui fare i conti? Io avvio un processo ed avrà una fine. Lavoro per una azienda, poi mi licenzierà un giorno. La stessa azienda avrà una fine. La fine esiste. “Alle hat ein Ende, nur die Würst hat zwei”, tutto ha una fine, solo la salciccia ne ha due.

    La fine è un concetto importante da assimilare. Ogni momento è unico, e tutto ha una fine. Se così non fosse saremmo destinati a ripetere. Sempre gli stessi momenti. Sempre gli stessi errori. Sempre le solite passioni. Sempre i soliti istanti.

    Ecco, il punto è che se ti piace pensarla così puoi benissimo esserne convinto. Senza minacciare con un uomo appeso ad un legno. Se vuoi soffrire per avere.

    Cose stupide. Si siedono e ascoltano frasi di dubbio senso compiuto. Poi si alzano come a comando, mossi da sentimenti di pentimento o di liberazione. Riti.

    Una sorta di ballo di gruppo. Catartico.

    Bello. Ma sono tutti così maledettamente seri. Pensa, se un giorno qualcuno non va deve fare penitenza, che poi è una cazzata, ma anche quella deve essere fatta a modo, con tutto il trasporto emotivo consono all’evento/rito.

    Ma ecco, di nuovo, il punto è: che cazzo vuoi?

    Cioè, intendo, te, credente, che cosa vuoi da me?

    Quella pretesa di sapere che la tua ricetta risolva tutti i problemi, i miei, da dove esce?

    Hai forse sconfitto il cancro? Stai bene? Se stai bene cosa ti fa supporre che gli altri stiano male? Ma la vera domanda è:

    Serve il proselitismo per farti star bene?

    La risposta purtroppo è sì, il che vuol dire che non stai bene affatto. Non che mi importi molto, ma prova a rifletterci, chessò, potresti farne un rito, il rito de fatti-li-cazzi-tui.

    Oh, non è così importante, ma è imbarazzante sentirsi “strano”, perché a mio avviso potreste essere voi gli “strani”. Capisco l’esigenza catartica, ma io la domenica voglio stare tranquillo, insieme agli altri, senza che mi buttate dentro i vostri riti, evidentemente ne ho altri, o non ne ho affatto. Forse prego il diavolo, il vostro avversario storico.

    Infondo so che è quella la vostra paura, se non sono con voi allora sono contro di voi. Se non siete uniti contro il nemico, non riuscirete a batterlo. E cercate alleati.

    C’è qualche cosa che tralasciate. Siete voi i vostri nemici. Non c’è nessuno fuori, neanche io.

    Ognuno vive la sua battaglia con la consapevolezza, l’illusione è una bellissima droga, indispenzabile. Ma non bisogna abusarne, porta alla pazzia.

    E non crediate, so cosa avete fatto, e cosa fate nel mondo, so di cosa siete capaci, scempi e razie, uccisioni arbitrarie, massacri indiscriminati, atti di codardia organizzata. Ancora, il dipingervi come santi vi rende più buffi. E scemi.

    Ma non mi fa rabbia, così vanno le cose, i meteoriti nascono dalla morte di una stella, l’unione di meteoriti può far nascere un pianeta, dove può nascere vita, che è morte, e dalla morte nascere altra vita. E così i vostri massacri sono nulla infondo, è solo un altro modo di morire. Nulla di speciale.

  • Quello che non vi lasceranno fare

    È avere i vostri sogni, le vostre speranze, le vostre opinioni.

    Questo non vi lasceranno fare.

    Vi lasceranno pensare che siate veramente voi ad averli pensati, vi diranno che siete distratti, che avete disturbi all’attenzione.

    Questo vi diranno. E voi converrete, voi darete ragione al mondo che vi coccola e vi rende la vita più semplice.

    È vivere la vostra vita, innamorarvi nella vostra maniera, ed odiare quegli stupidi tramonti che fanno tanto figo.

    Non ve lo lasceranno fare.

    Certo è che non vogliono perdere il controllo.

    Il controllo è potere. Il potere è controllo.

    Non c’è un complotto. Siamo solo delle stupide galline ovaiole nelle nostre gabbie, col becco spezzato.

    Chi sbaglia viene soppresso. Con la massa che acclama alla flagellazione.

    Chi è senza pietra spari la sua cazzata. Va bene lo stesso, basta che la spari bella grossa.

    Questa è libertà. Benvenuto nel talk show.

    Così ci pensarai su 2 volte prima di avere un’idea, la tua idea.

    Ci penserai su 2 volte prima di avere un sogno. Il tuo sogno.

    Ci penserai più volte, prima di deciderti a vivere la tua vita.

  • + Evoluti dei poveracci

    Più evoluti è la definizione giusta, fino agli anni ’70 la donna doveva avere il permesso del marito per poter andare a lavorare, poi siamo evoluti. Siamo più avanti, non vuol dire che oltre ci sia il baratro, si può proseguire, ma sicuramente non è il caso di tornare indietro.
    Ecco, effettivamente pochi giorni fa ho avuto l’occasione di notare quanto sia difficile far capire un concetto dopo che ne fai uso per tanti anni e lo dai per scontanto, e dai per scontato che gli altri l’abbiano capito. Si trattava di chiudere o meno un tag, non c’entra niente, però, boh, forse bisognerebbe a volte tornare indietro e mettersi nei panni altrui, non per regredire, ma per accompagnare nel percorso.
    Parlo ovviamente del percorso necessario per capire l’inopportunità di chiudere il tag speciale del php “?>” alla fine del file, ovviamente. Perché? Perché posso aiutare chi mi sta vicino, chi è anni luce avanti a me non mi può aiutare, e chi è indietro centinaia di km mi rallenta esageratamente. Infondo c’è la nota massima di Confucio (o Gesù, ma credo ormai che i diritti siano scaduti, fa niente) che dice “ama il prossimo tuo”, vicino, anche sotto questo aspetto, credo.
    Perdita di tempo? No. 2 domeniche fa ho fatto 10km competitiva a Langen, poco a sud di Francoforte sul Meno. I concorrenti arrivavano al traguardo, poi tornavano indietro per 500mt, con un po’ di recupero, e facevano l’ultimo scatto insieme al concorrente di poco meno performante. E così via, a rotazione. Un ultimo scatto con chi è di poco peggio di te, lui è portato a spingere di più, per te che hai dato tutto in gara, è comunque uno sforzo allenante.
    Figo. Purtroppo se hai il chip poi l’organizzazione si lamenta, etc. Non ho notato se si togliessero il numero (dove era il chip) al volo prima di tornare indietro, ma è probabile.
    Comunque auguri femmine!
  • Una famiglia di fattoni: il family day va al gay pride e si veste da sceriffo

    Detto fuori dai denti penso che tutta questa storia della difesa della famiglia, e della difesa dei diritti delle coppie gay, sia una gigantesca presa di culo.
    Qualsiasi posizione tu voglia prendere conta realmente poco. Quel che conta è incastonarti da qualche parte. Anche la narrativa sull’omosessualità e sulla necessità del coming out, i gay prides e l’uniformarsi comunque a qualcosa.
    Qual è il vantaggio?

    (tl;dr) Se controlli il sesso, controlli la cosa più intima delle persone, che non saranno mai libere. Che tu voglia chiamarti etero, gay o bisessuale non importa. Basta che riescano ad appiccicarti una etichetta, e di lì non devi muoverti.

    Qualsiasi discussione che si legge sui social dice di essere contro o a favore del riconoscimento dei diritti, da parte di chi non è direttamente interessato. A che pro? Ho il diritto di fare quel che voglio se questo non nuoce gli altri.

    Il punto è un altro, questa storia del matrimonio gay, non è un diritto, è un obbligo. Stabilire che 2 persone possano o meno stare insieme, fare sesso, o qualsiasi altra cosa, non dovrebbe essere codificato, non in maniera così indissolubile.

    Se si vuole (deve) crescere ed educare dei figli, avranno bisogno di 20 anni di supporto. Se proprio fosse necessario codificare qualcosa è semplicemente questo, un accordo che stabilisca che si ha la responsabilità di crescerli nel migliore dei modi, con opportuni sgravi fiscali e favori sociali necessari. La famiglia non serve a niente. È una roba che è stata stabilita dall’alto, perché così faceva comodo, quando s’era poveri.

    E chi è direttamente interessato è veramente direttamente interessato? Cioè, in definitiva, che te ne frega? È la battaglia giusta?

    “Voglio sapere se ho il diritto di avere la reversibilità della pensione del coniuge?” E perché dovresti averla? Non dovresti avere un programma di protezione comunque, indipendentemente da chi hai sposato? Yoko Ono ha il diritto di sfruttare i proventi di Lennon? E perché mai?

    Non sarebbe il caso di fare battaglie giuste? Come il diritto di avere un esistenza (inclusa la vecchiaia) dignitosa? Oppure una battaglia per permettere di condividere i propri dati personali con chi viene indicato, e non necessariamente portarsi dietro tutti gli obblighi della famiglia?

    E invece no. Vogliono la famiglia. Ma per cosa?

    Poi altri che vogliono difendere la famiglia. Da cosa?

    E anche chi formula teorie sulla normalità sessuale e anomalie sessuali. Ma a te che te ne frega? Non riesci a rispondere a tuo figlio quando continua con i suoi interminabili “perché” e vorresti avere la certezza sui comportamenti umani? Non sai se stai per essere licenziato perché forse il tuo collega sta parlando male del tuo lavoro al capo, non sai se la tipa del ufficio nel palazzo di fronte stia guardando proprio te, ne riesci a trovare l’orario esatto in cui esce per poterle parlare, e il problema è …? stabilire se sia giusto che qualcuno che non conosci e di cui non dovrebbe fregartene nulla stia con un uomo, una donna, un imu o uno struzzo?

    Che differenza fa?

    [Spoiler: l’imu è originario dell’Australia, lo struzzo dell’Africa]

  • la Pausini — e il canto

    leggo questo http://chartitalia.blogspot.it/2007/01/il-grande-bluff-laura-pausini.html

    e infondo di canto non ne capisco niente, e così faccio finta di fare l’opinionista.

    Ma non è questo lo scopo, sto solo cercando di carpire qualche lezione da un successo non spiegabile. A parte il fatto che il video portato ad esempio nel blog chartitalia è in duetto con Lara Fabian, e per questo c’è sicuramente bisogno di uno sforzo di accordatura, e quindi non credo possa essere preso come esempio, ma poi ascolto altre versioni. Del 2007 di San Siro. Poi la versione del ’93 di Sanremo, la prima.

    Ecco, nel 2005 io ero convinto che Laura Pausini avesse una voce da bambina, una non voce, una bambina col microfono, nulla di maturo. Ma ascolto la versione del 2007 e la confronto con quella del ’93 ed è una altra. Una donna non cambia la voce, impara ad usarla. Si percepiscono i muscoli rilassati, la confidenza col canto, nel ’93 era asciutta, rigida, fissa, quasi plastica, ora è una altra cosa, è avvolgente, dolce, morbida, accompagnata, e comunque dinamica.

    Ma quello che cerco di carpire è il suo voler far pianobar (quello che ha detto durante una intervista), e il modo di cantare è questo: vicino, intimo, per pochi. Ossia canta difronte a migliaia di persone, ma lo fa come se stesse cantando davanti a 4 persone.

    Questo aspetto si percepisce, si sente, si sente vicino, anche se razionalmente è ovvio che chi va ad ascoltare i concerti sa di essere in mezzo a migliaia di persone e che non c’è niente di intimo, ma è un trucco che funziona.

    Al di là delle doti canore probabilmente mancanti, al di là della presenza scenica di una che sembra buttata sul palco per sbaglio a dover intrattenere prima che passi l’Asti e la torta del matrimonio e ci si vada a sprofondare su un materasso dopo aver rimesso sull’autostrada per casa. Cioè, nonostante tutto, lei sta lì, e racconta la sua storiella, come una bambina, una piccola storia, e lo fa senza pretese di essere grande, come se stesse in famiglia, e non importa dello zio che rutta, o della mamma che sbatte i piatti: lei deve finire la sua piccola poesia.

  • 2015 Hello … Goodbye!

    Un anno.

    Cosa dire di questanno? 12 Mesi, meglio. Il primo passato nell’attesa della partenza per Francoforte. Il mio primo viaggio per Francoforte, e così mi muovo.
    Avevo proposte per la Germania, per l’Inghilterra, ho fatto colloqui durante il 2014 con l’idea di dovermi muovere. Alla fine, a Novembre 2014 ho deciso di partire. Ma non ho potuto per via di un incidente in bici. Così ho dovuto rimandare di qualche mese.

    Il 2015 è l’anno della mia prima maratona, quella di Roma. Così, per via dell’infortunio e della caduta dalla bici (incidente stradale) ero fermo da 1 o 2 mesi, e preparare una maratona in 3 mesi non è stato facile.

    Il clima, quello di Francoforte, a Febbraio/Marzo è piuttosto rigido, vivo in albergo e la cosa è piacevole, credo. Il problema è mangiare. Con gli allenamenti lunghi ho bisogno di carboidrati, qualcosa di raro in questa terra, piuttosto vendono carne. Würstel, Rindwürst per la precisione, cioè di carne di vitello e piuttosto speziati. Piacevoli e non grassi.
    Ecco, l’ufficio apre alle 10 di mattino, così ho tempo per il te del mattino per andare al bagno, l’ora e mezzo di allenamento, la doccia, la colazione più corposa, e poi al lavoro.
    Si lavora bene, non ho altro a cui pensare e devo scrivere codice.

    Durante le mie prime 2 settimane è andato tutto liscio, lavoro consegnato ed altro lavoro iniziato. Il tedesco è una lingua impossibile, parlano con un tono troppo piatto e non si capisce se è una affermazione o una domanda. L’inglese, il loro inglese, è preciso, non capisco sbagli di pronuncia, non li accettano. Sono abituato ad ascoltare gli indiani che parlano qualcosa di molto lontano dall’inglese. Poi ci sono i sudamericani o comunque di lingua spagnola/portoghese, che della pronuncia anglossassene se ne fregano e parlano alla “basta che si capisce”.

    I tedeschi no, o preciso o nulla.
    Anche nel loro tedesco lo sono. Una lingua complicatissima, o quanto meno lo è per me. Il supermercato è difficoltoso. La sensazione è quella di sentirsi escluso.
    Correre mi fa bene. Impiegherò dei mesi prima di dare un nome a quella sensazione: sono un immigrato, uno straniero, è così che ci si sente quando non si è del posto.
    La piscina di Francoforte apre alle 6.30 di mattino. Una cosa inconcepibile … ma bellissima!

    22 Marzo 2015, Roma. La maratona, la mia prima, è un’esperienza indimenticabile, a livello emotivo qualcosa che segna e porterò con me per sempre. Quello che è successo attorno al km 33 è piuttosto una consapevolezza, quella cioè di esistere, non ero certo l’unico e la folla non era lì per me solo, ma ero tra i tanti, tra i tanti che l’hanno sentito, e ai quali era diretto il calore, non so come altro chiamarlo. La bellezza di Roma ha fatto la sua parte.

    Reiniziano poi problemi fisici ai piedi, ma riesco comunque a fare 2 sprint, 2 olimpici, 3 medi, 2 granfondo, 2 mezze maratone, 4 o 5 10km, e in ultimo, a Novembre, la mia seconda maratona, a Firenze.

    È dopo Roma che conosco una ragazza in una chat, proviamo a portare avanti la cosa per una settimana ma non va, un emozione fortissima che non posso condividere, o forse proprio non mi va.

    Non posso dire di avere le idee chiare. Ma vado avanti.

    Aprile è periodo di Pasqua, e io, figo, me ne vado a Francoforte con un prezzo di 400 euro per 2 settimane di soggiorno in albergo. Non male. Ma passo 2 giorni in ufficio da solo, per via della festa.

    Un Maggio freddissimo a Francoforte. Sono ospite di un collega, non più in albergo, ho preso una bici, ordinata da Berlino e fatta consegnare all’ufficio di Francoforte. Costo 300 euro. È da strada e l’intensione è quella di potermi allenare. Ma mi accorgo che per le strade di Francoforte è praticamente impossibile pedalare: semafori, rotaie dei tram, traffico.

    Non so per quale ragione, ma è proprio a Maggio, e a Francorte, che inspiegabilmente mi gonfio tipo rospo, senza una ragione, o almeno senza ancora averne trovata una.

    Ho pensato fosse una specie di intolleranza alimentare. E forse intolleranza all’orzo. Di fatto mi sono scontrato con un sistema sanitario che, senza una tessera di riconoscimento (la tessera sanitaria che in Italia non serve a nulla), ti lascia in mezzo ad una strada. Mi ha fatto pensare che tutto il Mondo è paese, ma forse che in Italia ci sarebbe stata più compassione, o almeno più umanità.

    Torno in Italia, faccio il medio di Rimini, in pessime condizioni fisiche (nessun allenamento per 2 settimane, cura al cortisone, e cuore poco affidabile). Nonostante tutto, crampi inclusi, lo finisco, il 6h34′. Ma vengo squalificato, dicono che non mi sia fermato dopo la notifica di un’infrazione. Non indago neanche per sapere quale fosse l’infrazione.

    Non torno in Germania fino a fine giugno. E faccio lo sprint di Porto Sant’Elpidio di giugno.

    La pesantezza è ancora presente e mi zavorra, non come a Febbraio durante gli allenamenti per la maratona, ma c’è.

    Il mio giugno a Francoforte riserva la scoperta della piscina di 50mt, zona sud, vicino l’aeroporto. La piscina l’avevo adocchiata prima di partire, già a Gennaio, da google maps. Ma è all’aperto. Divento un po’ più pratico della città, ora me la faccio da Est a Sud, a Nord-Est.

    Il Luglio è il mese della Granfondo dei Sibillini. Hanno cambiato percorso e non gradisco affatto. (Ancora pesantezza). Poi c’è uno sprint sul lago di Piediluco. Strano posto, il lago è il bacino della cascata delle Marmore, ha tutta l’aria di essere un posto di villeggiatura, con palestre, fitness club, club di cannottaggio, etc. tutt’intorno al lago. E gente molto fighetta e VIP.

    Una gara veramente tosta, la parte cliclistica, molto dislivello, e io sulle salite sono una frana. Nonostante la mia nuova bici. È sicuramente dovuto alla pesantezza.

    Poi Aronaman, questa volta faccio il viaggio insieme a Trucchia, pessima prestazione in acqua, faccio una buona frazione ciclistica, ma dimentico di mangiare abbastanza, finisco la mezza in 1h50′. Non male come tempo finale, ma mi scoccia di non avere corso la mezza al massimo, e di essere andato in deficit di zuccheri.

    Parto per la Germania, è fine luglio. Compro nuove scarpe. Tempo di arrivare a casa e mi chiama un amico di mio fratello per chiedermi delle sue condizioni. Non sapevo niente. Paolo ha perso i sensi per via dell’esplosione di un aneurisma al cervello ed è stato ricoverato ed operato d’urgenza.

    Prognosi riservata, ossia boh. Capisco che spesso si da per scontata la presenza di qualcuno, finché non ci si trova con l’idea tangibile della possibile assenza.

    Nella vita puoi perdere qualsiasi cosa e ti arrabbi come un cane, sbraiti e urli pur di riaverlo, poi ti calmi e cerchi di trovare una soluzione. Ma quando ti si pensi che potresti perdere qualcuno, che qualcuno possa sparire, o anche non essere più quello di una volta, di fronte a questo sei impotente.

    In quel momento ho pensato che avrei potuto pregare, se avessi creduto in qualcosa/qualcuno, quindi mi sono sforzato, ho proceduto come nelle dimostrazioni per assurdo, se qualcosa di sovranaturale esistesse, ora, cosa chiederei? come pregherei?

    Ho pensato che se esistesse un essere superiore, se lo credessi, e se credessi che esso sia veramente superiore, esso debba necessariamente sapere ed avere una consapevolezza maggiore della mia. Anche di ciò che sia meglio per me e i miei cari, di cosa si giusto, di quale sia la soluzione più equa, corretta, migliore, etc.

    “Il meglio. Spero il meglio”.

    Ma io non credo che esista tutto ciò. Quindi ho semplicemente sperato per il meglio,
    ho capito che non c’era nulla che io potessi fare, neanche se fossi stato vicino.

    Torno dopo 2 settimane e mio fratello ha aperto gli occhi da qualche giorno, i medici hanno fatto un ottimo intervento, l’aver perso i sensi immediatamente ha evitato forse dei danni maggiori, l’intervento dell’ambulanza è stato velocissimo. Fortunatamente non ha avuto conseguenze gravi. Credo di aver sperato la cosa giusta.

    E mi sono iscritto a Elbaman73. Infondo Arona non è andata male, e dovevo rifarmi. Poi
    le salite dell’Elba non sono così impossibili. Ho un ricordo nefasto solo perché nel
    2013 ha diluviato. Devo rifarlo.

    Faccio le prime 2 settimane di Settembre a Francoforte. Mi perdo la festa dei 40enni,
    ma così posso farmi Elbaman. Salite. La strada per Schmitten ripetuta a iosa, al massimo della potenza, 6km x2, pausa, poi 4×3 . Un accidenti di allenamento combinato 3x(33bici+7corsa) che finisco in 6 ore e mezzo, gironzolando per l’Assia, tra pioggia e strane feste e saghe locali in mezzo a boschi e pascoli di cavalli e mucche.

    L’Elba? no problem. Esco dall’acqua in 38′, tempo pessimo per un nuotatore, ma ottimo
    per me. Salgo in bici e non mi frega niente, forse non lo ricordo bene il tragitto, ma
    tiro a 35/40 all’ora fino alla prima salita, poi salgo di buona lena. Su e giù, vado
    un po’ meglio sulle curve, ho più fiducia, questo sì. Finisco il primo giro, e non vedo
    perché rallentare. Mangio, per tutta la frazione ciclistica. Il giusto, al limite, ma
    sufficiente. Ripongo la bici e prima di correre vado al bagno. 20″ per pisciare, meglio
    così, parto tranquillo, ho 2 gel con me, ne userò uno, metà dopo 7 km, l’altra metà dopo
    14. Bevo, perché ci sono beveraggi ben distribuiti. Tengo una media di 5′ a km.

    Finisco in 6h0’56”, mi scoccia di non avere potuto stare sotto le 6h, li avrei dovuti
    prendere nella frazione ciclistica, e anche nel cambio di muta e bici/scarpe. Ma è andata molto bene. Sono 99esimo nella classifica. E sono anche piuttosto fresco,
    non è stato un massacro.

    Così arriva l’ottobre e torno in Germania. 4 gradi al mattino e clima umido. Cado dalla bici passando sopra delle rotaie bagnate che attraversano in obliquo la strada. La mia spiegazione è che, essendo la strada leggermente in salita, pedalando applico una forza sul punto di contatto della ruota sulle rotaie, che hanno minor attrito la ruota con più facilità scorre lungo le rotaie, seguendo l’andatura obliqua, e non quella della strada.
    Per questo motivo la ruota posteriore e scappata verso la salita e io sono andato a
    terra. Una signora ferma al semaforo (verde) mi ha guardato meravigliata. Io ho perso un po’ di tempo a rimettere la catena ed ha cercare di rendermi conto di cosa accidenti fosse accaduto. Almeno un paio di minuti. Non per questo, ma arrivo in ritardo in ufficio.
    Ho dolore al polso e bicipite sinistro e non posso poggiarmi sul manubrio della bici. Provo a nuotare, ma non va, mi fa male. Dopo 5 giorni realizzo che posso correre. Corro.

    Mi sono iscritto all’olimpico di Sabaudia, perché voglio il rank per l’anno prossimo. E così vado a farlo. 5 ore di andata in auto, 4 ore tra pacco gara, gara (2h24′) e pizza parti, 5 ore di ritorno.

    Sabaudia è una bella città, razionalismo italiano. È una città della fondazione, va da se che sia un po’ fascistella, ma tenuta bene. La separa dal mare una striscia di acqua, il lago Paula, che si attraversa sopra un ponte, per arrivare alla spiaggia del litorale. Mare pieno di meduse in quel periodo, ma siamo stati abbastanza gentili e loro altrettanto da nuotare un po’ più in basso.

    E ora rimane “solo” da preparare Firenze. Non ne ho la minima voglia. Vorrei solo dormire. “Fai un lungo di 30km”, ok. Poi corro troppo velocemente, finisco il fiato non arrivo alla fine. Sono stanco. Veramente. Forse non riuscirò a finire la maratona. Me lo ripeto così tante volte che di divento la mia peggiore ossessione.

    Passo tutto Novembre a Tolentino. Il 29 Novembre è l’apice del mio autotartassamento,
    il giorno della maratona. E l’acme è al 41esimo km, ho dovuto dirmi mentalmente:
    “come non ce la fai? sei riuscito a far tutto fin’ora, no? dai!”.

    Non era vero, non è vero, non sono riuscito a far tutto finora, di fallimenti a iosa, però almeno ho finito la maratona. 3h24′, Roma era 3h34′, – 10 minuti, meglio no?!?

    Beh, ho dovuto digerirla. Non so, forse questa cosa mi ha voluto insegnare che … boh.

    Insegnare che le cose vanno fatte ed affrontate con entusiasmo, qualsiasi siano le condizioni, insegnare che le aspettative non sono mal riposte, in nessuna condizione, perché se c’è l’impegno e il lavoro si ottengono dei risultati, e non essere entusiasta serve solo a guastare la festa, a non fartela godere. Ecco, questo forse mi ha voluto insegnare.

    La mia prima fiorentina a Firenze, poi a casa.

    Poi ultima scappata a Francoforte, qui il Natale è vicino, Weihnachten. Arrivo il giorno di San Niklaus, 6 dicembre. È in questo giorno che ci si scambia i regali e che arrivano anche i regali per i bimbi (non il 25, come la CocaCola e google vogliono farci credere). È capitato fosse di domenica, ma di fatto è un giorno feriale in Germania. Due settimane piuttosto intense dal punto di vista lavorativo. È un caldo irreale per questo periodo, e c’è qualcosa di insano in questo, ma vado ai Weihnachtesmarkt ugualmente e bevo del vino caldo. È una strana sensazione, mi sento molto pulito dentro, bisognoso di calore e di qualcosa di dolce. Ma senza pretese. Dormo e sto bene con me. L’ultimo venerdì a Francoforte c’è la cena di fine anno della ditta, e, visto che sono lì, partecipo.
    Il cibo indiano mi disturba, non per altro, ma perché è scadente, non come ingredienti,
    è scadente come preparazione, la carne troppo asciutta, molte spezie, ma usate male.
    La compagnia è bella in compenso. Credo di riuscire a capire qualcosa del tedesco.
    Forse ho deciso di mettermi di impegno ed imparare la lingua.
    Persino i commessi dei negozi dell’aeroporto, andandomene, mi dicono “you need to practice”, senza che io abbia chiesto niente, forse mi si legge in faccia l’imbarazzo.

    Giusto in tempo per il Natale, a casa.

    Il mio primo giro in mountain bike (primo giro con una bici seria, escludendo una uscita di diversi anni fa), il 27 Dicembre. È stato bello il rifornimento con la carne alla brace.

    È la transubike organizzata da ASD Monti Azzurri, la società con la quale corro e vado in bici.

    In pratica cosa ho imparato?

    Ho imparato che i progetti si finiscono, se riesci a rappezzarli su, che a volte devi prendere delle strade poco ortodosse, col fine di far funzionare l’applicazione e servire l’utente, per poi scoprire una implementazione pulita, nonostante l’esserti lasciato corrompere un po’.

    Ho imparato ad escludere, a non perdere tempo, è un esercizio che ancora devo forzare un po’.
    Ho imparato a fregarmene. Ecco, ho letto almeno 3 o 4 libri, di quelli inutili, come “licenza di chissenefrega”, “manuale di sopravvivenza del maschio”, “la dittatura delle abitudini”, e altre amenità. Ho iniziato la lettura di molti libri, ma forse non ho portato a termine nessuna.
    On the road è uno di questi. Davvero un bel libro, uno di quelli che ti cambia la vita.

    Ed ho imparato che non c’è nulla che io debba o possa imparare, che vivere è di per se uno sbaglio. Uno stupendo sbaglio. E così ho sbagliato e sbaglio.

    Oh, poi voi direte che nel 2015 c’è stato il terrorismo, l’ISIS, l’invasione dei profughi dalla Siria, il solito vociare della disinformazione scambiata per cultura, e via dicendo.

    Ma io me ne sono stato a spasso per l’Italia, per la Germania, ho conosciuto nuova gente, ho ballato in una discoteca tedesca, sono caduto dalla bici come nel 2014 (ma stavolta per colpa mia, e senza farmi troppo male) e ho fatto cose che non avevo mai fatto prima d’ora.

    Ho persino compiuto 40 anni.

    E soprattutto ho ancora più di un giorno prima che finisca.

    Scusa Facebook, ma me la scatto io la fotografia.

  • Alcune gare, ed alcuni traguardi

    Torno in Italia ed c’è un sole che è impossibile non aver voglia di fare un giro in bici.

    Così mi decido, tardi, e parto per 2 ore tranquille, 60km circa.

    La Bianchi in carbonio, leggera, favolosa. Rispetto a quella con la quale mi muovo a Francoforte, in acciaio, e “dura” sul manubrio, non c’è confronto.

    Visto la tipica fretta degli automobilisti della domenica decido di tagliare per la collina.
    400 metri di buche tali da inghiottire il cerchione della bici e scassartelo.

    Cosicché inizio a preparare tutta l’arringa sul fatto che sia inaccettabile qualcosa del genere, che in questo Paese tutto va a rotoli, che nessuno si occupa di mobilità, etc.

    Sono stati 2 minuti intensi con scroscianti applausi finali. Tutti immaginati alla perfezione.

    Eppure svalicata la salitina mi appoggio sul manubrio e vado giù tranquillo, l’asfalto è migliore e tutto scorre. In effetti per il 98% del tragitto l’asfalto è stato accettabile, non che non si possa far meglio, ma a tratti era addirittura buono. E quel 2% devastato dovrebbe invalidare tutto il lavoro della provinciale?

    Ma soprattutto, quel 2% di disagio dovrebbe farmi evitare di godere del resto della strada e farmi dimenticare di quella passata scorevolissimevolmente?

    Praticamente la storia della mia vita.

    E in quel momento ho capito il traguardo, cosa è un traguardo, quale significato ha.

    Non importa quando arrivi, raggiungerlo è qualcosa che ti migliora comunque.

    Tanto vale correre.

    buche

    fonte img: http://www.corrierepadano.it/provincia-buche-sulle-strade-e-emergenza-calza-stiamo-raschiando-il-fondo-del-barile/

    copyright sconosciuto

  • Firenze Marathon 2015 – e forse la digerisco

    Ecco, un altro ricordo.

    Di fronte a me una ragazza con la maglia, non ricordo il colore, ma ricordo i cerchietti uso obiettivo, con i colori della bandiera francese.

    Ora, non che mi interessi molto entrare nelle logiche terroristiche, però il mio pensiero è stato:

    È vero, infondo a gente come noi non frega di niente, neanche di morire. Noi corriamo, e non esiste un passato o futuro, quando sei lì, sia che siano passati 2, 10, 25 km, l’emozione rimane costante, sempre alta. Spara, non importa. Non importano i progetti passati, presenti, o futuri. In quel momento stai correndo, e questo è tutto.

    Cosicché poco prima del 39esimo mi stavo per dire: “ecco, ora rallento e non forzo tanto, così almeno dom… COSA?!? domani?!? non esiste, non ho nulla da fare domani, non esiste proprio ‘domani’.”

    E tutto questo spero sia un qualcosa che mi porterò sempre dietro, la leggerezza, un bagaglio di leggerezza. Tanto non pesa.

  • Maratona di Firenze 2015 – arrivato

    Firenze2015_Diploma_5213

    Non sono riuscito a spiegarmi fino all’ultimo perché avessi deciso di partecipare, e ancora ora non me lo riesco a spiegare.

    Non che non sia soddisfatto, lo sono, tempo eccezionale, per il mio livello.

    Ma è andata così. Cinque settimane per prepararla. Uscivo dall’ultimo olimpico di Sabaudia, il 24 ottobre, fatto senza troppo entusiasmo per via di una caduta dalla bici. Caduta con conseguente dolore al braccio (che fortunatamente a Sabaudia non mi ha disturbato troppo durante il nuoto, ma a dire il vero ho ancora qualche dolorino al polso). Cinque settimane x 3 lunghi, andiamo, è poco.

    Ok, ho fatto una stagione da endurance, quindi posso dire di avere la resistenza, posso fare un medio iron senza troppi problemi, preparandomi 5 settimane.

    Ma la maratona è troppo. In 5 settimane non riesco neanche a mettermi mentalmente su quel binario. E così è stato. Ho corso fuori binario.

    Da una parte la testa mi diceva “Smetti, è inutile. Non è la tua gara.”, dall’altra il fisico rispondeva, non da top runner, ma rispondeva, il giusto. Anche l’appoggio, piuttosto preciso. Cinque settimane passate solo a concentrarmi sulla postura, l’andatura, l’appoggio, la respirazione, le progressioni, la concentrazione, rilassamento, concentrazione. Hanno dato il loro frutto, considerato che il tempo precedente era di 3h34′, a Roma. Considerato che il mio personale sulla mezza maratona di Centobuchi (Febbraio di quest’anno) è di 1h40′! Ho corso la maratona dopo 9 mesi alla stessa andatura!

    Il calvario è iniziato proprio al km 21. Display: 1:41:05. “Non ce la farò”, non era una voce, era una consapevolezza razionale che ho zittito preventivamente.

    Ma la ragione non aveva ragione. Non l’ha avuta.

    Non potevo ragionare e capire perché fossi arrivato a questa forma. So che in assoluto non è un gran tempo, ma per come la vedevo io non era qualcosa a cui potessi ambire.

    Scrivo questo e mi chiedo cosa mi aspetta adesso. Cosa mi aspetto adesso? A cosa punto ora? Ora che ho raggiunto un traguardo senza pormelo, ora che ho superato di troppo l’asticella. Cosa c’è dopo?

    Poche cose capisci durante una maratona. E queste poche cose è una sola: corri.

    Siamo tutti eroi, col senno di poi.

    In realtà si fa quel che si può, ed è sempre troppo poco, e ci si sente insoddisfatti.

    Ma quando capita di fare di più di ciò che ci si aspetta, ci si sente insoddisfatti lo stesso.

    E anche queste sono soddisfazioni.

    (non sono affatto soddisfatto di quello che ho scritto)

  • E guardo il tempo. Che tempo fa?

    Devo uscire per correre e non so quanto faccia freddo, o quanto si scalderà l’aria, così cotnrollo ilmeteo.it, è l’applicazione de ilmeteo.it per cellulare.

    La apro, essa controlla la mia posizione, poi mi appare il tempo di Francoforte, ok, sono a Tolentino, la domanda potrebbe essere “cosa avresti controllato?”.

    Poi appare la pubblicità. Ecco, la chiudo. Cambio località. I dati sono aggiornati a 3 giorni fa. Scorro col dito per darmi i dati attuali. Ok. Ho i dati attuali, e riappare la pubblicità.

    Ilmeteo.it è gratis grazie alla pubblicità.

    Ma quanto costa la pubblicità? e centinaia di stazioni meteo che forniscono i dati gratuitamente alla rete meteo?

    E quante volte l’applicazione mobile va aggiornata? e a quale prezzo?

    Si sovraccarica il costo per poi dire che per pagare il costo del sovraccarico c’è bisogno di pubblicità?

    E poi cosa sono gli alert meteo? abbiamo uragani? non mi risulta. Abbiamo eccesso di produzione.