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  • Barcellona, Tarragona, Fiumicino e Sabaudia. Ma anche Terni

    Barcellona, Tarragona, Fiumicino e Sabaudia. Ma anche Terni

    Settimana campale, si direbbe, ma sono l’esercito perdente.

    Ciò non di meno.

    MSP Global “Barcellona”

    La scusa era questo evento per il quale avevo un biglietto gratuito. Fino a settembre non ho idea di cosa sia MSP ed il loro mercato. Poi mi decido a fare alcune ricerche, a comprare il biglietto aereo, a scoprire che l’evento è a Tarragona e trovare sistemazione lì, per poi riscoprire che è a PortAventura, e trovarmi un po’ a scoprire il mistero dei trasporti spagnoli.

    Un diversivo

    Memore di San Francisco, e dell’evento VC di TDK, perso per spostamento di aereo, decido di partire con qualche giorno di anticipo. Decido di farmi sabato, domenica e lunedì in tranquillità a Barcellona, magari riesco a trovare qualche contatto, o semplicemente faccio il turista.

    Porto le scarpe da corsa che riesco a mettere nella borsa minimale da Ryanair che ho comprato per l’occasione, insieme a poco altro abbigliamento

    Turista fai da te, ostello. United Hostel di Barcellona, struttura piuttosto spartana ma assolutamente funzionale, e full flagged. Nel basement c’è la cucina, con colazione a 9 euro, che per problemi di stomaco non uso. Inoltre c’è la lavanderia a gettoni. Al secondo piano c’è il co-working e area comune.

    Il primo giorno è soleggiato, dopo una passeggiata verso il molo, decido di fare una corsa per orientarmi meglio. Faccio il lungomare, e poi riesco a farmi un tuffo dagli scogli, faccio pochi metri. Ho con me solo il rfid per rientrare il albergo, che lascio sopra gli scogli insieme alle scarpe e maglietta. Le mutande scivolano via nuotando. Fortunatamente sono un pessimo nuotatore e vado pianissimo. Non so come sia l’acqua, non limpida come Acciaroli, ma non ho gli occhiali, quindi non so dire.

    La sera c’è una specie di festa, ma io ho corso per qualche chilometro e devo mangiare, faccio solo capolino e poi vado a prendere qualcosa. Il kebab è improponibile, posso scegliere vitello, pollo, oppure mischiato. Dico “mixed”, ma evidentemente mischia qualcosa che non è né vitello né pollo. Praticamente è maionese girata assieme. Ed il sabato è servito.

    La domenica piove. Tutto il tempo. Io ho sonno e mi sveglio piuttosto tardi. Riesco a correre la sera. Per pranzo mangio una pizza e sto attendo allo stomaco. La sera invece vado dall’indiano per il salmone, servito assieme a riso in bianco, una cosa che mi ricorda Brussel, dove ho mangiato un ottimo agnello fatto in tutte le maniere, e questo era il modo dei turchi, e mi piace assai.

    Ci bevo l’acqua frizzante, almeno quello. Il bagno fa piuttosto schifo. E per il resto il locale è tenuto piuttosto male, sembra più uno scantinato con le pareti colorate. Ma d’altra parte mangiando cibi cotti si può stare tranquilli.

    Visto che ho il problema all’intestino, cerco qualcosa che somigli allo psilloplus, ma scopro che è italiano, e devo scegliere una versione spagnola, Plantago Ovata, che sembra quasi “Acuna Matata”.

    Il mio consulente medico è Gemini: lo odio.

    Il pomeriggio riesco a correre 7 km, tra una pioggia e l’altra. L’obiettivo è visitare il parco solare, che magicamente arrivando scompare. Comunque in questo quartiere di Barcellona tutto è tappezzato di fotovoltaico, e ci sono ampie zone di verde.

    Finisco il corso di Cyber Security Introduction. Ho un altro badge in credly.com

    Visita alla città

    Il lunedì piove ancora, oggi molto pesante. Riesco male a dormire, tanto che la mattina la passo gironzolando, anche per l’atrio dell’ostello, dove cerco di capire che problema ho allo psoas. Mi siedo sul sofà in modo piuttosto scomposto, tanto che la tipa addetta mi dice “che non posso dormire lì”, mi incazzo un po’ e parlo in italiano, d’altra parte lei parla spagnolo e dice che devo parlare spagnolo. Lo farei, se ne fossi capace. L’atrio è vuoto, gente che viene, gente che lascia l’ostello. Mi alzo e me ne vado da un’altra parte. L’area comune è interdetta.

    Poco più tardi è ho il daily con starsellersworld, e sto facendo l’upgrade di redmine. Li aggiorno.

    Verso sera spiove e vado a fare una passeggiata, raggiungo il centro, vedo la Sacrada Famiglia, effettivamente sembra alta, ma tutto dipende da dove è messa, visto che la piazza è minimale, la chiesa spicca imponente. Se facesse lo stesso edificio a piazza duomo a Milano non farebbe lo stesso effetto. Comunque mi ha sempre colpito questa architettura perchè sembra un castello di sabbia, di quelli fatti con la sabbia bagnata. Trovo il modo di avere qualche scambio interessante, poi mi fermo a mangiare un hamburger in un posto a caso. Il panino ha una siringa di senape infilata sopra, penso che sia una specie di gioco, e provo a premerla. Sguscia via la salsa verso l’aiuola di fronte. Per fortuna mi sono seduto fuori.

    In questa regione gli hamburger sono qualcosa di assolutamente interessante.

    Ho mangiato una zuppa di pesce il sabato sul molo, ho speso 50 euro per mangiare una schifezza servita male. Ma gli hamburger da 7 euro sono eccezionali, spettacolari.

    Martedì: si parte per Tarragona

    Mi sveglio al mattino alle 5 con l’atteggiamento di chi ha sbagliato pianeta. Scendo dal castello dove è il mio letto ed infilo il pantaloncini da corsa che ho lavato/asciugato la sera prima nel basement. Esco e rifaccio lo stesso percorso, però di notte. Torno più fresco, faccio la doccia, ho il tempo di lavare e asciugare all’automatico, e sono pronto per la colazione, che faccio con cose strane, tipo avocado, e roba che ho comprato al supermarket. Qua ci sono centri commerciali, che chiudono per allerta meteo (ad esempio sabato), e supermarket 24, che non chiudono mai, e questo lo trovo piuttosto comodo.

    Ma è assolutamente da evitare il cappuccino. Famosa dalla catalogna, è la “crema catalana”, ma siccome sono bloccati a quella idea, il cappuccino lo bruciano, bruciano il caffè, bruciano il latte, i bruciano le lingue dei malcapitati che lo chiedono al bar. Non solo scotta, ma fa pure schifo. Ma è tradizione.

    Mettici che ho pure fretta perché devo trasferirmi a Tarragona.

    L’autobus urbano mi porta alla stazione degli autobus, e questa zona un po’ strana, ma riesco a capire come funziona, ed ottengo un biglietto per Tarragona.

    Salendo l’autista dice “la capitale de lo impero romano”, o qualcosa del genere, che io non capisco e lo guardo di sbiego, come a dire “estikatzi”.

    Il tragitto per Tarragona è variegato, è nuvoloso ed è una fortuna, vedo zone brulle, tenute male, o abbandonate, e catapecchie di lamiere, e gallerie. In lontananza, verso l’interno, si vedono il monti, dal lato opposto il mare sbuca ogni tanto.

    L’autobus è stretto, scomodo, ho lo zaino sulle gambe perché non metterei il laptop nella zona bagagli.

    Arrivo a Tarragona, stazione autobus. Non so cosa aspettarmi, e penso di essere in mezzo ad una strada. Mi affido a Google, e trovo il collegamento per l’albergo. L’urbano mi porta vicino al mare, l’hotel è nell’altra direzione, ma voglio affacciarmi. Vedo il teatro romano in basso, verso la spiaggia, poi il mare. Davvero una bella visuale. Vado in Albergo, ancora disorientato. Ci metto un po’ a capire dove sono. Dopo aver lasciato i bagagli faccio pranzo lì, sono appena le 2 e 30, tutto ok. Mangio una paella un senza infamia né gloria, forse la fanno meglio a Francoforte, quando c’è la festa del vino acetoso o come si chiama.

    Parto per girarmi la parte vecchia, Santa Tecla, eccetera, inizio a orientarmi. Decido di scendere il spiaggia, o almeno quella è l’intenzione, poi rinuncio per tornare in hotel e trovare la via per PortAventura. In effetti mi accorgo che l’evento non è a Tarragona solo il mattino stesso. Mi arrangio e vedo come partecipare al cocktail di benvenuto.

    Treno, il taxi sarebbe troppo costoso. Trovo la strada per la stazione spettacolare.

    Effettivamente si potrebbe scendere la scalinata, ma la rampa che porta alla stazione è bellissima.

    Al bagno della stazione capisco che qui le donne sono davvero magroline

    Ma davvero non c’è un cartello che si capisca. Anche la lingua è un po’ strana.

    Port Aventura

    Deve essere una sorta di parco giochi

    Parco Ferrari, è piuttosto alto.

    Al party incontro ZenCommerce, e nessun altro.

    Port Aventura: giorno 2

    La cosa interessante, è che davvero non capisco niente di questo mondo, gli MSP, Managed Service Provider. Sono servizi che stanno in mezzo tra l’hardware, il software opensource, i software closed, le licenze, e gli utenti finali che solitamente sono i SaaS, e altri sviluppatori di applicazioni che non vogliono accollarsi i costi operativi della gestione.

    Così gironzolo tra gli stand e cerco di parlare con qualcuno che mi illumina, incontro un paio di aziende, una fa hosting a Madrid e mi spiega che svolgono per lo più SRE per terzi, installazioni, eccetera: supporto. Un altro mi spiega che è certificato per vendere supporto per alcuni software, cosa che altri fornitori non vogliono gestire (aggiornamento delle certificazioni), e quindi si rivolgono a loro.

    La parola chiave è “White Label services“, o almeno è una delle parole chiave più importante.

    Ovvero, tu non vedi chi fa cosa, parli con ovhcloud, con rh-tec, con Aruba, con altri che prendono i soldi dalla tua carta di credito. Apri il ticket vari in caso di necessità, o comunque usi control panel e altri tool, ma non sai effettivamente se sono open/closed, o con supporto, né da parte di chi. Effettivamente questi dettagli sono nei Term Of Use che dovresti leggere quando stai pagando il servizio.

    Ad esempio, hai un backup? Quei dati verranno salvati “da qualche parte”, e per opera di qualche servizio, o software, che viene aggiornato regolarmente, e quindi supportato, ma non direttamente a te, ma a chi ti fornisce la feature di cliccare e ripristinare un backup.

    Tutto fa pensare immediatamente che comunque c’è bisogno di una pipeline di deployment di questi servizi, degli aggiornamenti, del monitoraggio.

    Anche la security spesso è fornita da un MSP terzo, e che monitora e agisce, oppure fornisce semplicemente una piattaforma di monitoraggio e alerting, e la vende su licenza o con un certo periodo di aggiornamento.

    Port Aventura: una stazione in mezzo al nulla.

    Il posto è davvero fuori dal mondo. C’è questa cosa del parco divertimenti, e questo hotel e centro eventi assurdo in mezzo ad un parco. Forse piscina e spa. Ma io alloggio a Tarragona, una vera città.

    Arrivare al Parco Hotel di Port Aventura a piedi è piuttosto disagiante in effetti, si cammina su una strada fatta per auto, tutto a misura di nababbi disagiati, niente di popolare. Alla fine dell’evento fanno la gara del lancio del server.

    Ma in realtà sono pochi passi dalla stazione di PortAventura – Solau. La stazione ferroviaria e super moderna, ma in mezzo al nulla, circondata dal deserto.

    Solau è sul mare, almeno credo, mentre PortAventura è verso l’interno. La stazione è al centro, lontano da entrambe.

    Controllo i prezzi degli alberghi nelle vicinanze, e si viaggia attorno alle 200 euro a notte, l’offerta dell’evento era di 180.

    Tarragona by Night.

    Siccome prima sera ha fatto un freddo boia, cerco di andarmene prima, così arrivo in hotel prima delle 8, e decido di correre lungo la spiaggia di Tarragona. Atterro sul molo dalla rampa volante che passa sopra la stazione, e decido di fare un piccolo diversivo. Ma scopro tutta una parte industriale portuale di Tarragona, e mi incuriosisce. Il porto è davvero enorme, verso sud, verso Port Aventura, e proseguo sul braccio del molo, fatto da una strada sopra degli scogli. È pieno di gente che corre, c’è la ciclabile ed è chiuso al traffico. Del resto la notte chi vuoi che passi?

    Sono 8 km, lascio? Arrivo giusto alla fine del molo, anche se sono un po’ troppi: devo tornare indietro. A ritorno non riprendo la rampa, ma proseguo lungo la spiaggia, e qui è davvero spettacolare, sembra di essere tornati indietro di 2 millenni, all’epoca romana, la spiaggia conserva ancora i resti dell’antico porto, poi sopra c’è la strada e i locali. Individuo una strada ed un ponte per risalire su verso l’albergo, chiudendo un anello. E così sono in hotel alle 9:30, dopo 14 km di corsa, non velocissima, ma comunque impegnativa.

    Esco per mangiare, non so cosa. Chiedo a Gemini, mi consiglia Smash Burger. Mi fermo e ne ordino uno. È talmente buono che penso ci sia qualcosa di illegale dentro. Non c’è confronto col burger king, ma nonostante tutto, finito all’ Old Dirty Smash, faccio un salto al burger king dove prendo anche le patate. Il confronto è impietoso.

    Mi faccio tutta la Rambla Nova, sculture, eccetera. Finisce con un laghetto e giardino stile giapponese che è al centro di una rotonda, quella vicino alla stazione degli autobus, che avrei fatto tranquillamente a piedi se avessi conosciuto il posto.

    É curioso come ci si senta disorientati di fronte ad un nuovo posto, per poi scoprire il giorno dopo che tutto è semplicissimo, si riconoscono vie, zone, ed esattamente dove si è. Eppure è lo stesso posto dove ho dovuto chiedere al navigatore “che autobus prendo?”

    Arrivo ad un Foro Romano a sud della Rambla, poi risalgo verso l’hotel.

    È una città davvero bella, affascinante, spettacolare.

    Dormo.

    Giorno di riflessione e lavaggio.

    Brutto ripartire con i panni puzzolenti, se c’è una lavanderia non sarebbe male. Così la trovo, ma è in un posto dove non c’è copertura telefonica, così sono costretto a non fare niente per un’ora, per di più funziona pure male e non asciuga. Pessima esperienza. Devo mangiare, ho perso mezza giornata per questa idea malsana.

    Mi siedo e chiedo carne alla brace, niente. Mi indica un altro posto. Non capisco cosa hanno scritto in inglese. Due signore spagnole non trovano il castigliano. Il cameriere è gentile e riesco ad ottenere una bistecca da 400gr con patate. Spendo 30 euro e mangio da favola, una carne deliziosa e delle patate arrosto dolcissime.

    Hanno un pianoforte automatico del 1800, ancora funzionante, e suona da Dio.

    Da informatico, in un epoca di automazioni, come non fotografarlo? 22.500 euro, dice, è in vendita. Il rullo con scheda perforata è una idea fantastica, cambiando rullo si cambia spartito.

    Mi sembra trattato malissimo, ci poggiano sopra posate e condimenti, ma in realtà è in ottimo stato. Vale quella cifra.

    Volete qualcosa di meglio: Museo

    L’anfiteatro romano è sotto, vicino la spiaggia, a questo altro edificio è stato praticamente smontato in alcune parti durante il medioevo.

    Sembra che la Rambla Vella, la via vecchia, ha preso il posto delle mura medioevali. Restano comunque molti resti della costruzione romana che visito, senza prendermi il tempo per capire cosa sia.

    Cerco di comprare un biglietto per Barcellona presso ALSA, il servizio col quale sono arrivato: “Lo siento…” non ci sono biglietti per il mattino. Ho l’aereo alle 8:40, un po’ di panico. Poi trovo sul sito di Plana il biglietto per l’autobus.

    Al mattino la sveglia è alle 4. Preparo tutto, e poi mi faccio la Rambla Nova a piedi, non è poi troppa strada.

    Scomodissimo, ma arrivo all’aeroporto. Per qualche ragione penso che la destinazione sia Terminal 1, prendo un autobus, superstrada, altro lato dell’aeroporto. No, era T2. Di nuovo indietro. Ok ci sono.

    Atterro a Bologna, comodissimo arrivo in stazione, e poi verso Porto Potenza. La sera riesco a ritirare le scarpe da tango. E per la prima volta in vita mia ho delle scarpe da tango.

    Il sabato parto per Sabaudia.

    Le zanzare e gli ospiti demanding

    Blablacar è sempre stato molto comodo, ma questa volta mi trovo in una situazione assurda, “una mia amica deve andare …”, già mi suona male. Da Camerino a Fiumicino, l’aeroporto. Ok, in mezzo alla campagna, ma c’è la mamma che deve essere accompagnata al negozio. In più la tipa ha anche un bel valigione, e mi sono dimenticato di specificare “pochi bagagli, prego”, questa volta. Risistemo la bici e ci arrangiamo. È biologa e studia le zanzare. Mi chiede se ho figli, gli dico no, lei risponde “sì, gli uomini possono avere figli fino a 60”, biologa ma ignorante. Visto che hai una figa pensi che qualsiasi cosa funziona come te, ma no. Gli uomini hanno solo il mal di schiena, per il resto, non gli scadono gli spermatozoi. Ma non so se è effettivamente un modo per scusarsi da avere 2 figli e nessun marito, e tuttavia nessuno te l’ha chiesto (di scusarti). Va in Camerun, che mi spiega che è in Africa occidentale, e non è molto ricca, e la parte inglese c’è la guerra, o disordini. La malaria è un problema, e forse andrà a prendersene un po’. A Camerino fa la ricercatrice, e non penso sia ricca. Anzi. Le dico di andarsene in Svizzera, d’altra parte si parla francese, e lì pagano meglio.

    La faccio scendere, davanti al terminal, forse mi faranno pure la multa, bella sbadataggine.

    Il porto di Traiano

    Decido di visitare il famoso porto di Fiumicino, antico. Ma in realtà mi fermo a mangiare un poke piuttosto indecente. Il ristoratore è argentino, parliamo del catalano e come salutano con “bon dia”, poi mi dice del progetto di valorizzazione dell’antico porto, che è iniziato 17 anni fa, ma non è ancora andato avanti. Da internet sembra tutto fighissimo, ma qua ci sono solo onde e disagio diffuso.

    Di Sabaudia non ci sono foto

    La sera arrivo a Sabaudia e mangio una trattoria “il dollaro” un piatto pressoché accettabile, non all’altezza dei piatti mangiati a Barcellona, o Tarragona.

    Il mare è mosso e non promette bene.

    La gara

    Visto avevo fatto questa gara in passato, pensavo che fosse la stessa cosa. In realtà la distanza è di uno sprint, e la partenza è da un’altra parte. Bene. Mangio dei biscotti dolci con le fibra, ma mi si mettono sullo stomaco. Poi faccio colazione al bar un ottima pasta alla crema. Arrivo alla zona cambio in tutta fretta, e indosso sì la muta facoltativa.

    Il mare è agitato ma accettabile. Il problema è che essendo poco profondo le poche onde che ci sono sono molto allungate, e molto fastidiose, all’ingresso, e all’uscita.

    A largo l’acqua è anche piuttosto calda, e la mattina c’è sole.

    A 200mt dalla fine frazione nuoto, ho un conato di vomito. Non so se vomitare, ma mi trattengo. Non so se è la scelta giusta, non mi piaceva l’idea di lasciare la scia di vomito in mare, e forse di corrodere la muta messa già male.

    Il fatto è che esco dall’acqua infastidito e non ho voglia di correre per andare a prendere la bici. Anzi, lascio che gli altri mi superino lungo la passerella che porta alla zona cambio. Forse voglio vomitare, ma da in piedi mi riesce più difficile.

    Salgo in bici stancamente, e parto.

    Il percorso è tra una macchia mediterranea piuttosto rada e laghetti, o acquitrigni. 3 giri. Trovo un gruppetto che mi fa compagnia, andiamo piano, ma va bene.

    Scendo e di nuovo vorrei mettermi seduto a vomitare. Mi decido a partire e faccio 5 km in 25′. Una pessima performance.

    Mi buco le gomme da solo

    Avevo sognato che mi si spaccasse la ruota della bici durante la gara. Lo avevo sognato la settimana prima, in ostello a Barcellona.

    Cerco dove mangiare (meglio). Osteria 1701, lungo la pontina. Mangio una buona tagliata di Angus, cotto malissimo, troppo, e delle patate arrosto.

    Riesco a perdere tempo girando per Latina. Poi per cena mi fermo a Terni, o giù di là. In una trattoria lungo la statale. Mangio tagliatelle al cinghiale spettacolari.

    All’altezza di Camerino mi viene sonno, mi fermo a prendere uno snack Mars, spaziale.

  • Triathlon Sprint San Benedetto del Tronto 2026. Siamo pratici

    Triathlon Sprint San Benedetto del Tronto 2026. Siamo pratici

    Prompt

    voglio capire una questione di spazio-tempo. Si parla di Triathlon Sprint, e del tempo necessario a togliersi le scarpe dai piedi durante la transizione bici-corsa.

    • Opzione 1: togliersi le scarpe mentre si sta sulla bici. Si rallenta di qualche km/h, circa 2-3 km/h, per il tempo necessario a slacciare le scarpe, sfilare i piedi e poggiarli sopra. Tempo 40 secondi circa. Si guadagna circa 20 secondi da fermo per togliersi entrambe le scarpe (da fermo si fa prima). Si corre scalzi, perdendo circa 20″ al km come passo corsa. Infilarsi le scarpe da running consuma comunque 20″ (10 secondi a scarpa).
    • Opzione 2: togliersi le scarpe in zona cambio. Si corre sui tacchetti delle scarpe da bici, si spendono circa 20 secondi da fermo per togliersi le scarpe da bici, poi infilare quelle da corsa. Spesso si può optare per togliere una scarpa (bici) ed infilare la scarpa corsa, una alla volta, risparmiando un altro paio di secondi. Totale tempo da cambio-scarpe da fermo: 36 secondi. Quale delle 2 transizioni è più veloce?

    1. Perdita di tempo in bici (Opzione 1)

    Rallentare di 2,5 km/h (media tra 2 e 3) per 40 secondi non ti fa perdere 40 secondi, ma solo la differenza di spazio non coperto. La formula fisica per calcolare il tempo netto perso è: Tempo perso (s)=40×2,5V

    • Se viaggi a 36 km/h: perdi 2,7 secondi.
    • Se viaggi a 40 km/h: perdi 2,5 secondi.
    • Prendiamo un valore medio di 2,6 secondi persi.

    2. Confronto dei tempi da fermo (In Piazzola)

    • Opzione 1: Spendi 20 secondi (solo infilare le scarpe).
    • Opzione 2: Spendi 36 secondi (togliere bici + infilare corsa).
    • Guadagno netto a favore dell’Opzione 1: 16 secondi.

    3. Penale della corsa scalzi (Opzione 1)

    Dato che sui tacchetti non perdi tempo, l’Opzione 2 ha penale 0. L’Opzione 1 perde invece 20 secondi al chilometro.

    • Tempo perso (s) = 20×D (dove D è la frazione di km della transizione).

    Il Bilancio Totale (Opzione 2 – Opzione 1)

    Mettiamo insieme i dati per vedere quanti secondi si guadagnano (o si perdono) scegliendo l’Opzione 1 rispetto all’Opzione 2:

    Guadagno Opzione 1=Tempo risparmiato in piazzola?Tempo perso in bici?Tempo perso nella corsa

    Guadagno Opzione 1=16s?2,6s?(20×D)=13,4?(20×D)

    Il Punto di Pareggio (Break-even)

    Per capire quale sia la scelta migliore, troviamo la distanza D per cui le due opzioni si equivalgono (Guadagno=0):

    13,4=20×D?D=13,420=0,67 km

    Verdetto Finale

    Basandosi strettamente sui tuoi dati numerici:

    • L’Opzione 1 è più veloce se la zona di transizione a piedi è più corta di 670 metri. Ad esempio, su una transizione standard di 200 metri (D=0,2), l’Opzione 1 ti fa risparmiare 9,4 secondi netti.
    • L’Opzione 2 diventa più veloce solo se la zona di transizione a piedi è più lunga di 670 metri, poiché da quel momento in poi la penalità dei 20″/km accumulata correndo scalzi supera i 13,4 secondi guadagnati tra bici e piazzola.

    Considerazioni metriche a parte

    Sono uscito dal nuoto piuttosto bene, solo che effettivamente ero distrutto fisicamente. La notte precedente ho dormito 4 ore, ed anche male. Avevo decisamente il fiato corto. Correre dalla spiaggia fino alla T1 è stato impegnativo. Prima di tutto correre scalzo con 10 kg di sovrappeso si fa sentire, tutto sui piedi. Poi comunque sono uscito dall’acqua col fiato corto. Posare muta, mettere scarpe, occhiali, casco, pettorale, e sganciare la bici, non è stata la transizione più veloce che potessi fare, forse ho impiegato 40 secondi, o forse più.

    Bici

    Sono 4 giri da 10 km, il conto è semplice. Ci sono 2 giri di boa, ma il primo è davvero semplice con curve affrontabili, quindi sostanzialmente un solo rallentamento. All’inizio del terzo giro, prima dell’inizio, devo aver fatto qualche casino, col cervello. Una doveva uscire per andare alla T2, un altro chiedeva di superare a sinistra, e io ho fatto confusione coi birilli.

    Ora, per quanto tu possa essere forte sulle gambe, girare è una cosa che ti costringe a frenare. Se c’è c’è il giro di boa, sia che tu provenga da 50 km/h, sia che provenga da 30 km/h, devi rallentare a 20 km/h per fare la curva. Quindi lo strillare che arrivi fa un po’ girare le palle: cazzo mi frega a me? Rallenti e giri come faccio io.

    Tolgo i piedi dalle scarpe, questa volta è facile capire quando. Qualcuno da fermo suggerisce “c’è strada”, come se avessi tolto i piedi troppo presto. Ecco: togliere un piede, non è abbastanza, bisogna togliere entrambi i piedi e poggiarli sopra la scarpa. Quindi bisogna prima sganciare il boa, poi sfilare il piede, poi poggiarlo sopra la scarpa, beccando il momento i cui sta girata dal verso giusto. Tutto per due. “C’è strada”? Fallo tu allora. E no, l’ultimo momento non vale, perché se arrivi alla linea e un piede rimane nella scarpa, o cadi, o ti fa la T2 correndo con una scarpa sì, una no.

    Lo so io se c’è strada o no. Di nuovo corro scalzo, ed è fastidioso. T2 ancora pessima, tolgo il casco, e metto le scarpe.

    Corsa

    Mi metto a 5’/km, non per progetto, ma perché sento proprio che più non vado. Sono tutto rattrappito e corro come se fossi in una di quelle antenne telescopica semichiusa. Almeno all’inizio, poi nel lungo mare c’è una leggera discesa e mi apro.

    Finisco stranamente la frazione corsa in 23’43” segnando il mio personal best da quando ho ripreso. Circa 4’43″/km.

    sbilancio

    Una buona frazione bici la fai con il culo, gli adduttori, i bicipiti femorali, e leggermente con i quadricipiti, e comunque spingi continuo senza lamentarti. Invece questa è stata una sofferenza.

    Ho preso il gel prima di partire in bici, e forse essendo liquido non mi ha dato sostanza, al terzo giro ho addentato mezza barretta, ed è iniziata ad andare meglio. Ho pensato di prendere un gel per correre, memore di Acciaroli, ma in realtà questa volta stavo benissimo dal punto di vista energetico. Infatti tenere il gel in mano per 300mt mi ha solo rallentato la corsa.

    La giornata è stata bellissima dal punto di vista climatico. Un po’ meno dal punto di vista sintetico, nel senso che le premiazioni le hanno fatte al club di tennis, in un posto dove c’era l’erba sintetica, ed io ho avuto la malsana idea di sedermi a terra. Ho girato con i pantoloni zuppi per il resto della giornata.

    Mi sono fermato a mangiare gnocchi con ragù di tacchino che servivano al bar vicino al parcheggio.

    Si paga il parcheggio?

    … se ci riesci…

    Il dispositivo per fare il ticket al parcheggio è decisamente lento. Io capisco che deve solo stampare e non c’è fretta, ma pigiando un tasto 3 volte, acquisisce l’input dopo 3 secondi, e prende tutti e tre i comandi, trovandoti al giorno dopo o cose assurde. Annullare l’operazione costa qualcosa tipo 20 secondi. Non accetta il pagamento contact-less (con orologio), ma solo inserendo la carta di credito. Poi uno si chiede a cosa serve lo sviluppo software: ad evitare questo.

    Nota di colore

    Paris Hilton è l’inventrice dei Selfie. Di fatto non esistevano i cellulari con fotocamera anteriore, quindi si usavano le normali macchinette fotografiche elettroniche. Paris Hilton fu la prima ad usare dei selfie per promuoversi, fotografandosi in posti famosi.

    La curiosità è che Paris Hilton non era presenta al Triathlon Sprint di San Benedetto del Tronto 2026, né come partecipante, né come spettatrice.

  • Sprint in Cilento

    Sprint in Cilento

    Questa settimana parto per il Cilento, e già va male in partenza.

    Arrivo a venerdì sera con una settimana piuttosto impegnativa, sia professionalmente, sia come allenamenti. Ho deciso di non bere più alcolici, totalmente, da domenica sera. Inizio così a sentire qualche dolore ai quadricipiti ed alle caviglie. Ma nonostante tutto corro 5km ogni giorno, di cui mercoledì VO2Max, il martedì faccio anche 2 ore di bici. Poi nuoto, molti giorni con doppio allenamento. I dolori tardano a farsi sentire, ma capisco che le gambe sono un po’ troppo rigide.

    Sabato 3 ottobre: in autostrada

    Avevo messo il viaggio su Blablacar e mi arriva una proposta di variazione di percorso, che ho accettato pensando fosse una prenotazione. Capisco solo 2 giorni dopo che si tratta di una pre-fase, dopo che mi spiegano come funziona il servizio clienti di blablacar. Il tipo che ha fatto la proposta mi risponde “io sono già partito da un’ora. Ma la partenza era impostata alle 8:40 e non erano ancora le 8, questa cosa mi ha un po’ annebbiato il buon senso.

    All’autogrill incontro casualmente Gianluca Gabrielli, del gruppo linux Macerata/Fermo/Camerino, che va a Roma Hack. Avevo visto quell’evento e pensavo di mettercelo prima della gara, o al posto della gara, però poi ho deciso per Acciaroli.

    La strada scelta è per L’Aquila, Avezzano, Sora, e poi Caserta-Napoli, e poi non so, Salerno. Comunque mai fatta questa strada e per me è un piacere anche da solo.

    Ad Avezzano esco dall’autostrada e penso di fermarmi a mangiare da qualche parte consigliato da Gemini. Ma è troppo presto. Prendo un tramezzino per fermare la fame. Decido per Sora, Al Maresciallo.

    Sora è un posto carino, in mezzo ad una valle, c’è un fiume che l’attraversa, e in qualche modo la città gli sta attorno, il pavé, i locali lungo il fiume, che forse fa un po’ trastevere. C’è sole ci sono parcheggi lungo il fiume, poco lontano da “Al Maresciallo”. La mappa non mi porta al ristorante, chiedo indicazioni ad una ragazza fuori da un centro estetico. “Sono solo. C’è posto per mangiare?”, “se vuoi mangiare solo, va bene”, scherza il cameriere. Il ristorante da su un vicolo, mi siedo fuori. Mangio strozzapreti salsiccia ed una panna languida, chiedo il pecorino, e la situazione si risolleva. Poi uno spezzatino, non è il massimo, la carne è piuttosto asciutta, non è al livello di un goulash mangiato a Praga.

    (A Praga, mi diceva Gianluca, c’è SuSE, dove lavora)

    Seduto ad aspettare il pranzo, mi vedo JSON-RPC 2.0, e poi MCP 2.0, vedo che utilizza un SSE-non-standard.

    Riparto mediamente soddisfatto.

    Passando per Battipaglia e Agropoli, vedo un palazzo che sembra la location di “Prince of Persia”, il mitico videogiochi anni ’90, ma non riesco a fotografarlo perché sono nel traffico.

    Lungomare cilentino

    Appena lascio l’atmosfera desolata e desertica, arrivo a vedere il mare, ed è quasi inatteso.

    Ero abituato a dover prendere il traghetto per l’Elba per vedere uno scenario così bello, qui invece è con soluzione di continuità, per dire, anche se fa stacco. Non mi è chiaro dove è cambiato lo scenario, se cerco di riavvolgere mentalmente da quale punto esatto si è trasformato non riesco bene ad individuare il punto. Di certo più si prosegue lungo la costa, più la landa desertica sbiadisce nei ricordi. Le strade tortuose sopra la scarpata verde e rigogliosa che scende sul mare sono un po’ impegnative, ma si fanno apprezzare.

    Ho un buon dialogo con Gemini che mi spiega i dettagli dell’MCP fornito da Amazon per interagire col proprio account seller tramite un agente AI. Però così facendo si interrompe le istruzioni del navigatore ed io rimango un po’ spaesato. Mi innervosisco, e rimando il navigatore in primo piano.

    Arrivo ad Acciaroli alle 7 di sera (19), ed è già quasi notte. Così riesco a fare un corsa molto breve, e poi tuffarmi per un ventina di metri: non si vede niente, e ci sono gli scogli. Mi taglio anche leggermente la mano toccando uno scoglio. Non che sia torbida, il problema è che sono senza occhialini, ed è pure notte.

    Ritorno al B&B (il B&B che non offre colazione, forse si chiama solo ‘B’?), trovo altri ospiti che parlano, ed hanno le bici nell’atrio. Chiedo se sono per la gara, scambiamo qualche parola. Vado a farmi la doccia che ne ho bisogno.

    Durante la breve corsa vedo che ci sono locali aperti, quindi so più o meno dove andare (cioè, non lo so).

    Tra file e posti prenotati e vedere cosa è meglio, opto per la pizza, e una tagliata di pollo, che è praticamente uscita dalla confezione da supermercato e scandata sopra una piastra. Ma è esattamente quello che volevo. La pizza è una “caprese”, cioè una bufala con l’origano. Niente birra, acqua frizzante, in realtà effervescente.

    La mattina è un po’ stanca. Mi alzo tardi, verso le 7 e 40, arrivo al bar alle 8 di mattina, mangio 1 pasta e un cappuccino, poi mi fermo ad un altro bar per una seconda colazione, ancora dolci e caffè. Forse un po’ troppo.

    Evento: Triathlon di Acciaroli

    L’evento fa parte del circuito Triathlon Magna Grecia è la quarta tappa, ma io spizzico qua e là.

    Consegna pettorali, zona cambio, deposito borse, tutto in una piazza, che poi è il porto di Acciaroli (scopro il movimento dei balconi, che però non credo esista). La gara parte alle 10 di mattina, si fa la spunta dal marciapiedi vicino la zona cambio, poi si entra in acqua, in mezzo al porto, e si parte “da dietro il nastro”.

    Nuoto

    In mezzo al porto l’acqua è piuttosto torbida, ma si esce subito, appena 150 mt, e già si distingue le vegetazione sul fondo, un verde scuro, tipo muschio, non la tipica posidonia oceanica. La cosa curiosa è che escono bollicine d’aria da questo prato, che sembra di essere in un acquario tropicale tipo quello di Che Tempo Che Fa. Nuoto più veloce di quanto mi aspetto, e riesco a stare più o meno in linea, tengo qualcuno a destra e qualcuno a sinistra.

    Senza alcuna sorpresa esco tra gli ultimi. Ma la muta mi ha aiutato parecchio: privilegio da M3.

    Bici

    Lasciamo stare. Ero convinto di aver preso tutto, ma la borraccia era vuota, ci ho svuotato un goccio d’acqua da una bottiglia che avevo in borsa, ma la borraccia è ancora mezza vuota. Parto e lo so, quindi risparmi l’acqua. Troppo.

    Il percorso è semplice e sostanzialmente pianeggiante sulla strada che fa da terrazzo sopra il porto e le altre case di Acciaroli. Ci sono 2 giri di boa, e sono 3 giri di bici. Si torna alla zona cambio. Io torno senza praticamente aver toccato acqua, solo qualche sorso.

    Corsa

    Non me la sento di prendere il gel. In realtà sono stordito ed ho molta sete. Arrivo al primo ristoro, anzi mi trascino al primo ristoro. Mi fermo per scambiare quattro chiacchiere, e bere 3 bicchieri. Riparto, e si corre sopra il molo esterno del porto, scendendo, uno di fronte a me perde un gel. Volevo raccoglierlo al volo, ma non riesco. Sono 3 giri, e al secondo il gel è ancora lì, così lo prendo. Molto liquido ed inizio a correre. Così mi faccio 1 giro e 1/2 a ritmo accettabile. Finisco l’ultimo dei 5km a 4’20″/km, che per come sto messo non è male. Ma la frazione bici ho fatto pena.

    La gara

    La frazione bici è stata penosa, a parte la mancanza d’acqua, le gambe non vanno come dovrebbero. Arrivando assettato, la corsa ho perso i primi 3 km. Ho chiuso ad 1h18′.

    Forse ho fatto molti allenamenti, ma non ho certo caricato il quadricipiti, ho fatto un solo 2 ore di bici in settimana.

    La domenica: Triathlon Sprint Acciaroli – 4-10-2026

    Provo ad approfittare del pasta party, la pasta è finita ma c’è quella per ciliaci, che a me sembra la stessa cosa, visto che non so come fosse l’altra. Mi prendo una bottiglia d’acqua effervescente. In fondo non potevo aspettarmi molto, visto che ho fatto la doccia prima di arrivare al pasta party.

    Però gironzolo, e provo ad andare al “Mediterraneo“, che sembra sia un’istituzione ad Acciaroli. Prendo un arrosto misto di mare. Si mangia molto, e bene. Sono solo e sistemano un tavolo vicino al balcone sul mare. Per una specie di “disguido” il mio piatto arriva pochi minuti dopo (avevano servito troppo presto un altro cliente che doveva finire il primo).

    Torno a dormire, perché sono stanco. Riesco a riprendermi attorno alle 4 di pomeriggio, e decido di andare “da qualche parte”. Prima è Castellabate, poi visto che è un posto scomodissimo dove neppure le capre vorrebbero vivere, non provo neppure a fare una passeggiata per il centro, e prendo per Agropoli.

    Agropoli è un posto caratteristico e popoloso, sembra che ci sia vita, ed in alto c’è la rocca con dei locali dove fanno musica dal vivo, una vista meravigliosa sul porto e sul mare, e negozi aperti la domenica.

    Mi fermo a parlare con un artista che vende un faro, molto caratteristico, che andrebbe bene sul mio terrazzo. Solo che non voglio spendere 200 euro per una cosa che probabilmente il vento butta giù e rompe. Mi dice che Castelabate è molto meglio, c’è più vita. Poco prima, al negozio di abbigliamento, la proprietaria mi dice che Agropoli è meglio, e comunque ci sono stati i campionati di atletica

    Il ritorno

    Le strade sono tortuose tra Acciaroli e Agropoli, e così fino ad arrivare alla SS18, poi la cosa migliora, ma ci si trova in una valle desolata, stile far west americano. È qui che si coltiva la bufala. Ok, forse si alleva, ma il watermark di Gemini tende a fare casini ed io ne assorbo i difetti. Battipaglia, poi Salerno, poi voglio fare un strada alternativa, passo per Avellino, Benevento.

    È una scelta scellerata. Ma a Benevento, sfinito, vedo “Zoo”, e decido di fermarmi. Lo zoo non è a Benevento, ma vicino, in direzione Pietralcina. All’uscita della statale c’è una statua di Padre Pio, che vista da dietro sembra Caparezza, poi davanti diventa Padre Pio, poi di nuovo dietro è Caparezza (ho sbagliato direzione devo andare dall’altra parte).

    Allo zoo ci sono il Lemuri, che io non avevo mai visto, ma forse solo perché sono troppo piccoli. Fotografo quello che mi sembra un lama, ma il realtà è un apalco. Ha denti in fuori e sembra un deficiente.

    Di certo l’animale più interessante dal punto di vista comportamentale è l’ippopotamo pigmeo.

    È un ippopotamo in miniatura, che si muove tra la vegetazione sparpagliando le proprie feci tramite la coda. Praticamente uno sparpaglia merda (o “sparuja merda” in dialetto marchigiano). Comunque è vegano, è una questione di buone maniere.

    Le scimmie le trovo interessanti. Faccio le boccacce dal vetro. Il più giovane mi restituisce una linguaccia, poi arriva l’altro e si avvicina al vetro facendo tutte le facce strane. Alla fine anche il cucciolo si decide e viene a farmi le boccacce. Mi pare di capire che le altre sono femmine e non fanno le boccacce, e anche riguardo al cucciolo sembra che stia imparando, tanto che pare che il grande sembra quasi orgoglioso delle boccacce del cucciolo.

    Ma queste sono fantasie da calo di zuccheri.

    C’è un agriturismo proprio difronte l’entrata dello zoo. Trofie con radicchio, salsiccia e provola. E spendo 13 euro. Altra acqua effervescente.

    Sembra che la Campania sia la patria delle acque effervescenti, ce ne sono di tutti i tipi.

    Ancora traffico. Poi finalmente Caserta. Poi Avezzano, e ritorno.

    Riesco ad arrivare a casa, fare una doccia ed arrivare a tango. In moto chiaramente. Ballo con Elena che mi sguscia facendo un po’ come gli pare, dovrei essere io a portare, ma la sensazione non è male, è come se non fosse facile tenerle testa … come si dice, beato chi se la spupazza. Ma io torno a casa da solo.

    Il lunedì è andato.

    Martedì

    Dopo il lavoro c’è Python Marche, a Pesaro, e voglio andarci. Il meteo dice che non piove, quindi vado in moto.

    Mangio per la prima volta una “Rossini”, una margherita con uovo sodo e maionese.

    Il ritorno è assurdo. Vesto troppo leggero per stare in moto, e comunque la sera c’è umidità. Non voglio fare l’autostrada che mi costringe a stare sui 120/130, quindi scelgo l’adriatica, che comunque mi fa stare sugli 80/90.

    La giacca in pelle l’ho comprata ad Agropoli, molto trendy ed elegante, ma troppo leggera.

    Dopo Fano la strada è interrotta per lavori, faccio una variante strana e mi trovo sulla mitica complanare di Senigallia, poi via via, arrivo a Falconara, e prendo il cavalcavia. L’adriatica sopra Ancona offre una vista spettacolare sul porto con le luci la notte. Ma fa un cazzo di freddo con la giacca trendy. Guido di merda perché tremo. Arrivo a Loreto e decido di fermarmi al McDonalds. Non è che ho fame, ma in pizzeria i tortellini al ragù mi avevano riscaldato lo stomaco, ed ora pensavo solo a quello. È aperto solo il McDrive e devo mangiare per strada, ma comunque sto fermo e non è davvero freddo.

    Arrivo a casa con un po’ di ipotermia e fatico a dormire subito.

  • Cervia – Campionato italiano Triathlon Sprint

    Decido di iscrivermi a questa gara anche se sembra un po’ di alto livello. In realtà sono su age group, ma con poco allenamento, e il solito problema alla caviglia che mi trascino da inizio maggio.

    Durante la settimana faccio 2 corse da 10km, perché la domenica precedente ho fatto una gara “mediamente soddisfacente” di 10.5 Km a Porto San Giorgio. Diciamo che la caviglia ha retto, e ho finito la corsa in 52′, che un tempo imbarazzante normalmente, ma con i 10 kg di peso extra, è un ottimo risultato.

    Arrivo a Cervia in modo rocambolesco, parto al mattino caricando la bici, e rispondendo al blablacar che voleva che passassi alla stazione di Ancona, ma per qualche motivo non troviamo l’accordo.

    Dalla mappa vedo che Cervia è una specie di isola mancata, o una mezza laguna, una Venezia venuta male, ma forse neppure troppo.

    Poi arrivo. Non era la prima volta che vedevo il posto. Riconosco esattamente la zona e il tratto di Adriatica (SS16). Per qualche motivo, nel ’22 frequentavo una ragazza, cioè coetanea. Era una storia iniziata in chat, via tinder, incontrati in un bar, partiti un po’ zoppicanti, ma con la voglia di conoscerci. E andava avanti da diversi mesi. Tanto che si fidava a farsi accompagnare da me a Mirabilandia, un regalo per il figlio, quattordicenne, che era alto quanto me. Era un po’ strano parlare con figlio, un po’ infantile ancora, ma fisicamente formato, e anche un po’ stronzo, cioè un po’ come lo si è a 14 anni per contratto, o cose del genere. Comunque era ottobre, ed avevamo preso due stanze in albergo, a Milano Marittima, per fare una giornata piena. Non ricordo esattamente, ma penso fosse una sola sera, poi tornando via da Mirabilandia abbiamo deciso di andare allo zoo safari. Veramente ho deciso io, perché l’ho visto scritto e ho girato la macchina per andarci, davanti alla biglietteria abbiamo chiesto informazioni, e ci è toccato entrare. Ma tra le altre cose ci siamo anche persi, non allo zoo, ma fuori, e siamo finiti a Cervia, una zona paludosa. Insomma, eravamo in tre in auto, ma per me ero con lei, che ogni tanto cercava la mia mano, e io volevo fargliela trovare, e a volte cercavo la sua. E tutto questo mi ha reso un po’ triste e melanconico.

    Triste e melanconico, giro a destra per andare verso il centro di Cervia, ma prima mi fermo a pisciare.

    Triste e melanconico, parcheggio vicino una rotonda dove c’era il giro di boa, e chiedo informazioni per dove prendere il pacco. Ma erano appena le 10. Le informazioni sul sito Fitri erano piuttosto “staffed” quindi difficile capire quando dovessi partire io con M3.

    Triste e malinconico (perché poi la sintassi ogni tanto l’aggiusto), ritiro il mio numero, e torno all’auto, mi cambio e ritorno a posare la bici. Casini infiniti, zona cambio infinita, eccetera.

    Piadina e sonnecchio su una sdraio. C’è Palmieri che mi sfotte per qualcosa che non ricordo. Body con zip rotta, ma basta che tiene. “Non hai la muta?”. No, scordata.

    Partono gli M3, così avevo capito. Poi chiedo a gente che sta lì in attesa, e chiedo se è per M3, mi risponde uno “S4”, rispondendo chiaramente riguardo alla sua categoria, non al fatto che dovesse partire _anche_ M3. Ma siccome la gente è propensa a sentirsi sempre protagonista, non ci fa caso neanche che forse qualcuno vuole solo un’informazione, d’altra parte stanno gareggiando al “campionato italiano di triathlon sprint”…

    Mi siedo e li lascio partire. Poi sento lo speaker che parla di aspettare fino alle 3 meno un quarto per la prossima gara. Mi alzo e vado a chiedere quando partono gli M3? mi risponde “sono partiti, sono in acqua”. Ok, corro e parto per la gara, forse 3 minuti più tardi, ma meglio di niente.

    Circuito bici cittadino molto facile tecnicamente, a parte il giro di boa, non ci sono curve, ma sono fisicamente poco pronto.

    Poi la corsa va meglio, nel senso che riesco a farla in progressione, finendo l’ultimo km a 4:20 e quello prima a 4:50.

    Mi siedo al pasta parti, pare che una ragazza mi sta parlando, ed è pure bella, ma forse sono una triste e malinconico.

    Comunque ho fatto una pessima figura, qualcosa come 300esimo su 301 o cose del genere.

    I miei triathlon (2026)

    Per quanto triste ed infortunato, ho fatto diverse gare, e diverse distanze, tutte di triathlon. L’obiettivo era imparare a cambiarmi le scarpe.

    Visto che vengo da ricordi di Ironman e mezzi, tra cui Elbaman, quello che apprezzo delle gare non è solo l’organizzazione, ma anche i percorsi.

    D’altra parte Elbaman lo faresti senza che ci fosse una organizzazione, prenderesti la bici e ti faresti il giro dell’isola, basta raggruppare un po’ di gente.

    E così Aronamen, dove c’è un lungo rettilineo, per poi salire sulla collina, e da li farti il sottobosco, e scoprire per un tratto il lago di Orta. Ma soprattutto atmosfera ed ambient bucolico/alpino, alla Heidi che gli sorridono i monti e le vacche le fanno mohouh.

    Lago di Vico 2026: il posto è bellissimo, è un lago di orgine vulcanica, sembra proprio di scendere nella caldara di un vulcano, e trovarci un lago spettacolare e raggiante dove i pioppi si specchiano sornioni, sputacchiando i batuffoli buffi di bianco cotone. Però la gara è tutta sotto gli alberi, vedi solo la strada durante il percorso bici, e così anche durante la corsa. Il lago si scorge appena. Diciamo raccolta, gara ben organizzata, lago bello da nuotarci (acqua piuttosto calda), ben servito da ristoranti e chalet. Ma è un Olimpico impegnativo, e con un feedback visivo non all’altezza di un medio (troppi giri ripetuti in bici).

    Sprint di Lecco. Oh, Lecco è una città, sul lago. Ci sono bei posti da visitare, e la gara viene fatta in un campeggio. Il lago è pulito e facile da gareggiare, niente correnti, e acqua piatta. La bici è un circuito cittadino con molte variazioni, curve tecniche, cavalcavia, rotonde … variegato e divertente. Per molto del percorso vedi il lago e la sponda dal lato opposto, con i suoi paesi, il monte che sale, eccetera. La corsa si fa in un parchetto verde vicino alla sponda del lago, molto curato, e molto ombreggiato. L’organizzazione è praticamente perfetta, ci sono parcheggi a 50 mt dalla zona cambio, e tutto scorre alla perfezione. È un circuito cittadino, ma è davvero suggestivo, non te lo aspetteresti da uno Sprint.

    Lago di Suviana: Olimpico spettacolare. È un Olimpico no-draft, dove tipicamente la mancanza di scia te la sbatti nei cosiddetti. La bici parte in salita, arriva ad uno stop, giri a sinistra, fai un po’ di curve, ti ritrovi sopra la diga, la attraversi, giri a destra, e giù fino ad un paesino, dove “guadi” il fiume, e ti fai l’altro versante, tutto in salita, per 10 km circa, poi ridiscendi e torni al lago. La location è spettacolare e caratteristica come nessuna. Non ci sono neppure film ambientati in posto così inusuale come questo, non c’è manco mezzo metro di piano. Se penso ad una location caratteristica, mi viene in mente ad Avatar e le colline che sembrano appese alle nuvole. La zona del lago di Suviana è un altro pianeta ancora, nessun regista lo ha ancora scoperto. Nel frattempo farci una gara è un’ottima idea.

    Sprint di Como: ok, circuito cittadino. Como è stupenda, e lo è anche il lago, ma di per se la gara è qualcosa “per di più”.

    Lago di Iseo: penso che mi piacerebbe. Ma non l’ho fatta.

    Brescia: triathon sprint, peccato le scarpe non slacciate. Bello il percorso di corsa, attorno al lago dove si nuota. E bello anche il percorso di bici, anche se tutto in pianura, comunque Brescia per me è stata una bellissima sorpresa.

    Piediluco: non è una scoperta, il miglior Sprint spettacolare, il posto merita e l’organizzazione si fa valere.

    Alba Adriatica: percorso bici meraviglioso, non siamo ai livelli di Elba, perché ci vorrebbe un’isola, ma davvero è un bel vedere.

    Ma Cervia mi ha deluso? Ma non lo so, è solo malinconia, o tristezza.

  • Lo strano caso degli occhiali non-nella-borsa

    Lo strano caso degli occhiali non-nella-borsa

    Sembrava ovvio che dovessero essere lì, ma non c’erano, evidentemente.

    Ho svuotato completamente la borsa rovesciando tutto nella stanza del hotel dove alloggio.

    Uno di quegli hotel dove tutto è automatizzato, e devi solo inserire codice e girare chiavi nella toppa della porta.

    Avevo davvero bisogno di una doccia, ma questa cosa degli occhiali era proprio fastidiosa.

    Dopo ogni T1, tolgo la cuffia ed infilo gli occhiali dentro. Poi metto tutto nella borsa per la gara successiva. Se faccio una gara alla settimana tutto ok. Ma ad agosto ho fatto uno stop e non trovavo più l’accoppiata cuffia-occhiali.

    Avevo un blablacar che arrivava in stazione e non potevo disfare la borsa alla partenza, ma rovistando non li sentivo.

    Ha fatto caldo per tutto il tragitto, il 29 Agosto è tempo di rientri dalle vacanze, e di code.

    Lei mi chiede di tenere la temperatura “un po’ più alta”, ma il problema è l’andatura a singhiozzo tra Rimini e Bologna, che non è la cosa più usuale.

    30 Agosto – Triathlon Sprint di Brescia (delle cave)

    Così il giorno del triathlon sprint di Brescia ho un compito in più: comprare occhiali. Mi informo, chiedo alla taverna/pub dove mangio, e forse bevo un po’ troppo, Grillo, tengo tutta la bottiglia e prendo una cotoletta ed un piatto di pasta con non ricordo cosa.

    Brescia è stesa sotto la collina che sale su e la divide. In cima c’è un castello con delle mura e dei fossati, molto suggestivo. È un po’ come se Brescia abbracciasse la collina con tutto il castello, per quello che può.

    Si vede molto verde lungo i pendii di quelle che dovrebbero essere pre-alpi, se esiste questa cosa. La parte ovest è piuttosto riparata, c’è una insenatura che si infila tra 2 colline. La parte Est non ne ho idea, da sopra dovrei vederla, ma so che il 30 ho la gara proprio là.

    In quella zona ci sono laghetti formatisi dalla cava per estrarre sabbia, che poi è poco sotto il lago di Garda.

    Al mattino trovo un centro commerciale che ancora non è aperto. Litigo col navigatore e mi incazzo, ma sono comunque in anticipo. Arrivo a prendere gli occhiali: arena, e scontati pure.

    Per raggiungere la gara non ho idea, ma entro in una superstrada e finisco in una palude, dopo un po’ una vigilessa o carabiniera, mi dice che posso andare a parcheggiare “là”. Seguo la strada ed il parcheggio è davvero a 2 passi dalla zona cambio.

    Non c’è la cuffia. Questo per me è un male, visto l’antefatto. Mi lamento. Mi dicono che nella email “c’era scritto”. Taccio. Ho la casella piena e non ricevo email da 4 giorni, un bel casino …

    Per qualche strano motivo qualcuno mi presta la cuffia. Non capisco perché non si dovrebbe nuotare in una pozzanghera che risulta dalla cava senza cuffia. A rimetterci sarebbe solo la mia testa.

    Faccio una frazione nuoto imbarazzante, nonostante la muta.

    Mi fanno davvero male i piedi. Correre fino alla zona cambio scalzo è una sofferenza. Questa cosa dell’infortunio della caviglia e lo stop di Agosto mi ha ucciso. (e anche un po’ il Grillo della sera prima).

    Di suo Brescia non è affatto male. Il centro storico è pieno di chiese ed altri edifici storici, ma comunque le strade sono abbastanza ampie e tranquille. Ci sono fontane, ed è davvero carina. Non è una metropoli, o almeno il centro non è così grande. E poi ti puoi fare una scappata al castello da dove si vede tutto e c’è molto verde. Il sabato c’era anche un concerto.

    La frazione bici inizia come molta calma. Siccome la cuffia mi è stata prestata, mi ha anche detto il numero di dove dovevo restituirla. Ovviamente l’ho scordato, e lo poggiata in un posto a caso. Ma il mio l’ho fatto. Infilo le scarpe e ci corro dentro, quelle da bici, sì. La T1 la faccio così, la cosa degli elastici è assurda per me. Inforco la bici da sinistra, e aggancio prima il piede destro, inizio a pedalare ed aggancio il sinistro che era l’appoggio.

    Terra piatta. Assolutamente piatta. Ci sono 2, 3, ettupli calvalcavii, che io cavalco entusiasticamente. Tanto sono solo 50 metri, e comunque i 20 km dovrebbero finire presto. So benissimo che i primi 10 km sono di riscaldamento. Quello che non mi aspetto è che il personale sta oltre la curva, e non prima a mo’ di paratia come mi aspetto. Così salto anche il giro di boa, che è una rotonda. Veramente non capivo se fosse quella o la successiva. Finisco sul brecciolino, ma sono talmente lento …

    Insomma, potevo anche cercare qualche scia, ma alla fine era rimasta una ragazza che tirava, mi sembrava ineducato, e quindi mi sono messo davanti.

    La discesa è problematica. Dovrei sganciare, ma questo è un giro singolo e non so quando sto per arrivare. Mi trovo ad avere slacciato una scarpa, e l’altra no. Scendo dalla bici e reinfilo la scarpa, la allaccio meglio. Parto a tutta, sulle punte delle scarpe, la curva è a gomito e alzo la bici.

    Mi fischiano.

    Mi spiega che avrei potuto uccidere qualcuno alzando la ruota. Sfortunatamente non l’ho fatto. Sarà per la prossima.

    Cambio scarpe ok.

    Si gira attorno al laghetto, e qualche altro posto. C’è un ristoro. Sono 2 giri, mi pare.

    Non ci ho capito molto, ho anche passeggiato un po’.

    Il clima era fresco, accettabile. Ma ho capito che lo stop di Agosto mi ha ucciso, e decisamente era meglio che tenessi il ritmo di una gara a settimana.

    Visto che riesco a trovare delle ottime docce al club di tennis, e così lavarmi e scambiare qualche riflessione post gara con altri atleti (che alla fine ho fatto tempi di merda e non ho niente di cui lamentarmi), finisco per avere tempo per visitare qualcosa che non sia il castello di Brescia. Siamo vicino a Salò, oppure Lago di Iseo. Visto che Salò è meglio dimenticarlo, arrivo in questo strano posto, veramente meraviglioso.

    Così bello che sembra la svizzera. È il comune di Iseo, che da il nome a questo lago. Una bella piazza, prendo un caffè shackerato al bayleys. Visito un locale strano di spade e cose Fantasy, molto fornito e figo.

    Atterro a casa tra varie peripezie alla sera della domenica.

    AWS Zürich

    Il lunedì mi arriva il link per partecipare ad AWS di Zurigo. E questa cosa mi sconvolge un bel po’: perché me lo mandi lunedì se l’evento è martedì? Perché sono tornato da Brescia facendo 4 ore di auto, per poi dover ripartire e magari farmi la strada di notte senza dormire?

    Cosa è successo veramente?

    Non ho idea, ho solo perso un po’ di tempo per capire se tirar giù la bici o no, se alloggiare da qualche parte vicino a Zurigo, se fare la vignetta, il Gottardo, prendere il treno …

    E alla fine non sono partito.

    Ho trovato invece un impegno per la settimana dopo

    L’otto volante di Alba Adriatica

    Il 6 settembre c’è l’Olimpico di Alba Adriatica.

    Questo è andato in modo ancora più rocambolesco. Ricevo la email con i dettagli il venerdì, cosa che non leggo. Leggo il sabato, alle 9, che la gara parte alle 8 di mattino. Che è molto meglio.

    Questa volta ho 2 paia di occhiali, 2 cuffie, la muta non se ne parla.

    La zona cambio è un piazzale ampio e comodissimo. Solo che è a 300 metri dalla spiaggia. E mi fanno male i piedi!

    È un Olimpico no-draft, e la frazione bici inizia ad essere pesante.

    Non è il mio primo Olimpico di Alba Adriatica, ricordavo il giro della bici, ma non ricordavo il panorama.

    Si sale a Tortoreto e si vede giù il lungomare con gli edifici che danno sulla spiaggia. Il blu è sempre un piacere, anche se è salita.

    Visto che sono 3 giri di circa 5km, la sensazione è quella di essere alle giostre o qualcosa del genere: sali piano e agile sulle gambe, scendi veloce, attento alla curva che stringe, becca la traiettoria in uscita, stai basso in pianura …

    Ma quello che è peggio è stata la corsa. Dopo 5km ho pensato che fosse troppo. Quindi ho iniziato a passeggiare. Ho scoperto solo poco prima della fine che ai ristori c’erano i gel!

    Infatti ho preso un gel ed ho fatto gli ultimi 700mt a 4’15”

    La caviglia non è ancora al meglio, e sono decisamente sovrappeso. Ma il potere del gel durante la corsa degli olimpici era qualcosa che avevo scordato.

    Solo bici

    Sembra quasi che faccio solo triathlon. In realtà sono bloccato al Re. Sto leggendo con piacere Trattato di Armonia e sono bloccato a pagina 45, perché Schoenberg dice di fare degli esercizi, e io quando leggo un libro dove c’è scritto di fare esercizi, mi fermo e faccio gli esercizi. Forse la chitarra non è abbastanza, ma già qualcosa.

  • Ho la depre (ripresa)

    Deve esserci un articolo del genere negli archivi di questo wordpress, qualcosa di antico.

    Non mi va.

    Cosa? Praticamente niente.

    Ho una decina di progetti aperti, alcuni so che li lascio in sospeso dandoli per falliti, ma devo continuare con gli altri.

    Ma avere un monte di progetti falliti alle spalle non è troppo incoraggiante.

    Mi costa andare avanti, affrontare il progetto.

    Ok, mi costa.

    Ma quanto mi costa?

    Mi voglio pagare

    Questa è l’ispirazione che cercherò di seguire per superare questo momento di stagnazione.

    Se stabilisco “QUANTO” mi costa, stabilisco quale è il prezzo che devo pagare, l’entità dello sforzo che devo applicare, e in definitiva quanto vale superare questo momento.

    Se ipotizzo di averlo superato, e volessi guardarmi indietro, dovrei dire quanto mi è costato.

    Allora lo valuto in energia potenziale, ovvero in energia inerziale.

    Superare questo momento è come muovere un corpo di 80 kg ad una altezza di 40 mt, che è approssimativamente l’altezza del mio palazzo. Mentre 80 kg è approssimativamente il mio peso.

    Quanto mi costa? Quanto fare tutte le rampe delle scale fino ad arrivare all’attico.

    Vedi, c’è un ciccione sulle scale che non mi fa passare: “Quanto vuoi per salire?”

    (e quel ciccione sono io)

    La curiosità è che il palazzo ha 13 piani + uno.

    Un grande piano è fatto di 13 piccoli piani + Uno

    Il progetto che devo affrontare ha delle incognite, quindi salire una rampa non è semplicemente fare un gradino alla volta.

    Diciamo che un buon approccio è stabilire cosa so e cosa non so.

    Infatti fare un elenco di cose da farsi è l’approccio generico. Ma quando sei il progettista sei tu che decido cosa va fatto, e non puoi chiedere un aiuto da casa, o dal pubblico. Anche fare 50/50 sembra poco effettivo, ma già è qualcosa di più simile a ciò che farò.

    Più precisamente userò questi schemi.

    Tabella conoscenza

    Cosa SoCosa Ignoro

    Tabella Compiti

    Azioni definiteAzioni indefinite

    Posso partire dalle features, o ancora prima dalle user stories per definire le features, e poi andare a riempire le 2 tabelle.

    Il post originale era di quasi 20 anni fa https://joker.smartango.com/2006/12/31/azzo-sono-depresso/

    conclusioni

    Quando si ha confusione e senso di stagnazione, fare un elenco di cose, o fare azioni a caso ma che lasciano memoria (salvare).

    La strategia del 50/50, del dividere le cose, una da una parte, una dall’altra, il bene vs il male, e altre amenità, viene sempre sottostimata. Nella realtà è quella più effettiva.

    La seconda conclusione è che molti insuccessi sono un peso, ma il superarli muovendosi verso un altra posizione, cioè anche avere un piccolo risultato, rappresenta una grande vittoria, è un po’ come spostarsi da un carico che grava sopra la propria testa, non ti sta cadendo addosso, ma lo percepisci sempre presente. Il fatto che ti sposti e non è più lì lascia campo libero ad altre cose.

    E tutto questo è un po’ come pagarsi, darsi una pacca sulla spalla. (non accettare da nessuno una pacca sulla spalla come pagamento, tranne da se stessi)

    O almeno spero.

  • Cascate. Piediluco Sprint 2026

    “Ma assaggi almeno qualcosa”

    Mi lascio convincere dall’amaro con gli odori tipici del posto, delle cascate delle Marmore …

    Perché, “Guardi”, mi giustifico, “ho appena fatto una gara al lago di Piediluco, poi mi sono fermato anche a mangiare un panino con salsiccia, e ci ho messo la maionese, quindi ora di assaggiare il tartufo non ne ho voglia”.

    “Il liquore è fatto con radici e cortecce e gli odori tipici della zona. Lo fanno qua vicino. Mi hanno detto hanno un capannone pieno di cortecce e di radici. Ovviamente vengono dall’estero. Perché in Italia non si può fare”

    Lo guardo un po’ curioso, un po’ meravigliato.

    “Perché, sa, si tratta di prendere le radici, bisogna sradicarla la pianta. “, continua, “Comunque hanno scelto una gradazione leggera, che possa piacere anche alle donne”.

    Qualcuno fa rafting, ma ancora non è sceso, non sanno dirmi che esperienza è, ma il biglietto si fa poco lontano da lì.

    Il miele più particolare che assaggio è quello di edera, al negozio che è fuori dalla zona cascate, non quello del liquore, dove “avevo un miele al tartufo, ma è andato via tutto in due giorni”, ma il tartufo non fa fiori, “ma no, è solo aromatizzato, non so come lo fanno, io lo vendo”.

    Negozi fuori, negozi dentro, biglietto per entrare, ma non potevo non fermarmi.

    Triathlon Sprint Piediluco

    La gara non è niente che mi sorprenda, neppure la location. Riconosco il circolo canottieri, però pare che abbiano spostato di capannone, così il vecchio spogliatoio non è più usato. Si usa una palestra dall’altra parte della strada, dove è il parcheggio ed il circolo del tennis. E lì c’è anche il bar dove prendo una pasta con la nutella ed un caffè.

    Ho decisamente bisogno del caffè, la sera prima ho bevuto mezzo litro di vino in cartone, una Paulaner Weisse, e un paio di Peroni dal 33cl, mangiando degli arrosticini decisamente troppo salati e pepati, cotti in una padella facendoli reinzuppare nel loro stesso grasso bruciacchiato.

    Il viaggio in auto è stato precipitoso, salendo in macchina alle 7:30, solite dimenticanze di qualcosa. Ma la colazione l’ho fatta alle 5 e piuttosto bene, avrebbe dovuto mettermi a posto lo stomaco sconquassato dalla cena della sera prima.

    Il solito nuoto, o anche peggio. Quando sono in acqua credo di aver fatto chissà quale performance, e sta volta il lago di Piediluco aiuta: non si vede un cazzo.

    Esco e stoppo per la transizione, non vedo neanche cosa c’è scritto, tolgo occhialini, li infilo nella cuffia, arrivo vicino alla bici subito dopo aver aperto la zip della muta. Sfilo la muta, faccio subito. Infilo le scarpe da bici, numero gara, occhiali, casco, prendo la bici ed esco fino 7 mt oltre la linea dove si può salire (voglio stare tranquillo e salire con calma). T1 in 1’33”.

    Pedalo ma parto subito con un rapporto duro. Il gel a quella cosa che doveva essere limone ha un sapore ripugnante ed è appiccicoso, ho bisogno di idratarmi effettivamente, un po’ per il caldo, un po’ per la sbronza della sera prima, ma anche nella borraccia c’è lo zucchero, così già dal primo strappo le gambe sono dure, e sono ancora fredde. Fino alla prima salitina di 700mt, l’unica nel percorso, dove definitivamente le gambe sono indurite, dopo appena 5km, e sono ancora coi muscoli freddi. La discesa non riesco a farle girare, devo arrivare alla fine del primo giro per sentirle un po’ riprendersi, ma sono sottotono.

    Faccio il secondo giro soffrendo, verso la metà iniziano a girare un po’ le gambe, la discesa la faccio un po’ meglio, e sul finire del giro stacco il gruppetto e arrivo quasi a prendere quelli evanti a me.

    Prima sgancio il boa, destra, sinistra, poi tolgo il piede dalla scarpa sinistra, poi quella destra. Troppa attenzione ad acchiappare sopra la scarpa che gironzola e becco una buca in pieno. Ma arrivo alla linea “scendi qui”, salto giù dalla bici ed inizio a correre, me la trascino dietro di peso e gli faccio fare la curva con una ruota in zona cambio, arrivo a metterla sulla rastrelliera in qualcosa tipo 10″, veramente volo. Solo poi le scarpe mi accorgo di averle lasciate col boa stretto ed insisto nell’infilarci il piede, i retro si accartoccia e devo sganciare il boa, e fare meglio. Un po’ distratto parto col il casco, allacciato. Torno indietro a rimetterlo a posto. T2 in 1’00”.

    Inizio a correre e non gira proprio. Sono demoralizzato per la bici, per la T2 incasinata, e voglio fermarmi ad ubriacarmi da qualche parte. Ma invece mi metto a parlare con Dario, compagno di Olimpia Triathlon, e parliamo un po’ di bici, e mi distraggo, il primo km passa, e arrivo poi al giro di boa, alla fine del primo giro sono ancora poco convinto, ma ormai c’è poco da abbandonare, e così le gambe iniziano a girare, e così inizio a correre un po’ più forte. Non per la gara, che non mi frega più niente della gara a questo punto. Voglio solo sentire le gambe che vanno, il corpo che si muove, le anche che si alternano, il corpo che respira, i piedi che si poggiano a terra … Corro per correre.

    Al solito l’organizzazione è perfetta, la strada è chiusa al traffico, la corsa è nel paese ed è molto suggestiva. Piediluco è un ottima esperienza.

    Due settimane di stop non ci volevano, finisco sempre per andare giù di morale. Inizio poi a non sopportare più il caldo e la dieta assurda che mi tocca seguire (frutta, pesce, raramente carne bianca, saltare il pranzo, mangiare la sera e la mattina presto). Dopo un po’ scivolo in arrosticini in padella e vino in cartone, non dovrei, ma è capitato. Ho anche donato sangue il mercoledì, ma questo non mi ha certo indurito le gambe.

    1h22′, che se fossi andato più forte ci avrei messo meno (ma questa bisogna dirla senza ridere).

    Ho fatto delle ottime transizioni, devo affinare alcune cose. È stata utile la carta gommata prestatami per fissare il gel. Peccato il gel, con mezza barretta sarei stato più felice.

    Forse proverò a fare qualche corsa, non voglio superare i 10 km, e voglio avere le gambe sciolte, forse anche a 4’10” se riesco.

    È anche la mia prima gara senza cavigliera.

  • Che si dice a Porto Potenza?

    Non lo so, non sono quel tipo di persona che si informa su cosa si va dicendo in giro dove vivo io o nei paraggi.

    Ho molti interessi, mi aggiorno su tecnologia, su dove si fanno gare e perché, su come sto fisicamente e dove trovare trattamenti per il mio stato di salute, fisico e mentale. E cose simili. Sì.

    Ma non chiedermi come stai il vicino o la vicina, perché di certo non gliel’ho chiesto.

    “Come stai?”, e se poi mi risponde che non sta troppo bene dovrei dirgli che non mi interessa? Piuttosto pericoloso. Magari se stai per morire mi dispiace, ma non sono io quello che può aiutarti.

    L’infermiera che mi chiedeva una mano per spostare mio padre dal suo letto (era morto), mi guardò con uno sguardo severo, “devi abbassarti sulle ginocchia”, disse. Beh, lo so io quanta forza ho sulla schiena, e so anche che babbo aveva perso una ventina di chili per via della malattia. Ma cosa posso farci? Sono lì tutti a distribuire rimproveri.

    Perché invece non sarebbe più giusto farsi i cazzi propri?

    Per dire, spostiamo questo corpo da qui a la. Tu pensi alla tua cazzo di schiena e pieghi le ginocchia come cazzo ti pare, io penso alla mia schiena e faccio quello che cazzo mi pare. No, così giusto per tracciare confini: io sulle mie ginocchia (e la mia schiena), tu sulle tue.

    Quindi no, non lo so, e neppure mi interessa.

    Stare soli non è una malattia, ma un momento di riflessione.

    Ieri sera si parlava di meditazione, chi consigliava di fare 5 meditazioni al giorno di 5 minuti. Non è che si parli molto durante la meditazione, anzi, si sta zitti. Quindi non si comunica, non si socializza, si sta soli. Puoi anche immaginarti connessioni astrali universali, eccetera. Ma di fatto stai zitto, e solo.

    Perché al mattino presto, o magari la sera, vedi gli uomini sui balconi a fumarsi una sigaretta, soli?

    E perché quando sei single questi momenti sembrano inutili ed anzi dannosi?

    Non ho idea. Ma se l’avessi sarebbe brutale e spacca culo.

    Avevo una gabbia. Sì, forse mi ci ero messo, ma era la mia gabbia, il mio posto sicuro. Perché rinunciarci?

    Fatta di fantasie, a volte anche terrorizzanti, a volte bizzarre, tutte fuori dal mondo.

    Ma mi sentivo in trappola, non per via della gabbia, dalla quale non riuscivo ad uscire. Mi sentivo invaso dai consigli di chi mi spronava ad uscirne.

    Ciò che feci non aveva alcun senso, o forse lo aveva, ma solo dal punto di vista della gabbia. È stato come girare il lucchetto della gabbia, e così sentirmi costretto a trascinarmela dietro. E così ho fatto per alcuni anni, uno, forse due.

    Ma ora sono solo, e anzi rivendico il diritto di esserlo. Senza amore, ma anche senza orpelli da trascinarmi.

    “ehi, sei quello della gabbia?”, “puoi andare a fanculo. sai come si fa?”

    Ecco, ognuno dovrebbe sapere come andarsene a fanculo.

    Per George Orwell, in 1984, stare solo era un reato, o almeno stare solo senza l’occhio del Grande Fratello puntato su di te. Poi Winston trova la liberazione innamorandosi di una donna, come se quell’epilogo non prevedesse il fumarsi una sigaretta sul balcone, o fare meditazione 5 volte al giorno.

    Ma perché farebbe così paura?

    Avevo preso l’abitudine a parlare, un po’ di tutto, con la donna con cui stavo. Poi sono stato con un’altra, e gli argomenti sono cambiati. Forse sono cambiati come sono cambiato io, forse come è cambiata la lei con cui parlavo.

    Poi il vuoto. Nessuna con cui parlare, e così ho iniziato a parlare a vanvera, frastagliato, come se fossi intimo di chiunque.

    Questa condivisione dell’intimità è una cosa che ho scoperto piuttosto tardi.

    L’intimità non è tanto qualcosa di segreto o inconfessabile, ma qualcosa di banale, quotidiano, routinario, insulso. Ma un qualcosa che stando in 2 si trova così fantastico ed eccezionale, tanto da volerlo condividere.

    Non ha molto senso visto da fuori, ma poi una volta assaggiato sembra quasi irrinunciabile. Tutto ti porta a ricercarlo, anche se non sai esattamente come lo hai ottenuto la prima volta.

    O almeno è stato così per me. Conosco una ragazza in chat. Poi ci si vede. Ci sembra di fare una cosa pazza. Iniziamo a frequentarci. Non va tutto alla perfezione al primo incontro, ma ci sembra una cosa pazza, e continuiamo. Finiamo per rincorrerci. O almeno è così per me, che ho un po’ più tempo. Poi lo trova anche lei. E vuole organizzare cose insieme. E va pure bene.

    È una bella cosa, non gli do molta importanza, non ho mai pensato che lei volesse l’esclusiva, e infatti diceva di non volerla. Così posso uscire con un’altra. Per qualche motivo va piuttosto bene. Ma sono pigro e non ne capisco il valore. Lascio la cosa sospesa. Mentre sto con la prima.

    Non che non avessi avuto storie in passato, ma erano meno importanti, vivevo con i miei, e non duravano troppo, gli davo ancora meno importanza.

    Ma ora stare soli diventa davvvero importante, per via della consapevolezza.

    Mi sento obbligato a non frequentare più donne, mi sento escluso dalla loro sfera.

    Questa cosa sulle prima mi ha infastidito. E ancora mi infastidisce.

    Ma dovendo accettare questa cosa, credo che non sono obbligato neppure a frequentare uomini.

    Questo mi apre la possibilità di rimanere solo, senza dovermi giustificare.

    Se qualcuno mi dice “Sei gay”, ed è un uomo, la risposta è “Sì, però tu mi stai sui coglioni. Sparisci”. Se è una donna, la risposta è “sì pero tuo fratello mi sta sui coglioni. Sparisci”.

    Sembra ci sia un codice di comportamento per gay e per etero, e sembra che ognuno debba conformarsi ad uno di questi 2 codici.

    Ma effettivamente io non sono codice, e faccio quello che voglio.

    Ai “si è sempre fatto così”, rispondo tranquillamente che per qualche decennio che dovrò campare, vi conviene chiudere un occhio e non scassare.

    Sarà un quieto vivere un po’ per tutti.

    Voglio dire, ci si può accordare. Qualcosa la so fare, e una mano posso darla. Non certo a fare l’infermiere o ad occuparmi del tuo stato di salute o di umore, perché non è una roba mia, ma posso fare altro.

  • E quando guardi il mondo da un angolo differente

    ho coperto “NotebookLM” così non rompete.

    Puoi chiamarlo come vuoi, ma esiste un solo Dio: quello che conta veramente è che il cambio sia favorevole. Valore di costo, valore di scambio, valore percepito.

    Ci si domanda perché i ricchi sono sempre più ricchi. Ma presteresti dei soldi a chi guadagna poco? A chi fa valere poco il proprio valore negli scambi? Oppure li daresti a chi “se la tira”? Chi se la tira si fa pagare meglio, i soldi che ti chiede in prestito te li ridà prima. Forse va a farci una guerra o a divertirsi in qualche modo poco simpatico, forse ride solo lui. Ma onora il debito.

    L’unica speranza per chi annaspa è quella di aumentare i tassi, promettere di più, alzare la posta, come si fa in un tavolo da poker.

    Ma il banco vince sempre.

    Several key financial drivers, strategic valuations, and trade surges that have contributed to Israel’s economic and energy positioning:
    Strategic Energy Agreements: A landmark memorandum of understanding (MOU) between the state-owned Europe Asia Pipeline Company (EAPC) and the UAE-linked MED-RED Land Bridge is valued at an estimated $700 million to $800 million over a 10-year period
    * This agreement focuses on using the Eilat-Ashkelon pipeline for the storage and transfer of oil, potentially capturing 12% to 17% of the oil business traditionally handled by the Suez Canal
    * Surge in Energy Imports: In 2025, Israeli imports of Azerbaijani crude oil—which accounts for 46.4% of its total oil imports—surged by 31%, reaching an average of 94,000 barrels per day
    * Historically, oil imports from Azerbaijan have been a massive component of bilateral trade, valued at approximately $3.5 billion as far back as 2008
    * Transit Fee Revenue: The Israeli pipeline system generates revenue through transit fees. For example, previous agreements for transporting Russian crude oil through the network were cited at approximately 10 cents per barrel
    * Strategic Hub Valuation: The 2026 Hormuz crisis, which removed roughly 13 million barrels per day from the global market, positioned Israel’s infrastructure as a vital node for the India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC)
    * The sources suggest that leveraging existing Israeli storage and transshipment capacity for Gulf-origin products is a primary recommendation for regional resilience, though the exact added wealth from this role is still being assessed through pilot phases
    * Broader Trade Growth: Outside the energy sector, Israeli exports to partners like Azerbaijan have shown record-breaking growth, reaching $128.9 million in 2008, a 56.4% increase over the previous year
    * Key exports include medical equipment, telecommunications infrastructure, and high-tech agricultural solutions, such as advanced irrigation and strawberry-growing technologies

    While these specific figures highlight significant revenue streams and growth in trade sectors, the sources emphasize that much of the “wealth” gained is also strategic, providing Israel with enhanced energy security and a role as a “Plug n’ Play” land bridge between the Red Sea and the Mediterranean

    https://notebooklm.google.com/notebook/a483b245-f46b-4998-b928-a587dd76a895

  • Sono uno di noi

    Como è piccolina, ti ci perderesti se fossi un insetto, ma solo uno di quelli che non volano, forse uno scarafaggio.

    Tutto gira attorno allo stadio, o almeno questo è stato il mio punto di vista, quello di un praticante di triathlon che va a fare una gara una domenica di Luglio, senza un’idea precisa di cosa sia Como, se è bella, se è brutta, se ha cose, se no.

    Blablacar lo faccio con Alberto che da Rimini va a trovare la ragazza a Milano per passare il fine settimana con lei. Milano il 18 luglio ha qualcosa tipo 37 gradi, Lodi 38. Già questo un po’ strano.

    Grazie ad Alberto scopro il parcheggio dell’HERA di Rimini che è un ottimo punto di scambio per blablacaristi.

    Fa caldo. Partire alle 8 di mattina per arrivare a Como il sabato pomeriggio, prima della gara. E questo forse è un po’ strano, ma voglio evitare casini.

    Come dice Alberto, “Como è molto più piccola, di interessante c’è un treno che parte dal centro e va in collina…”

    Tra Milano e Cantù mi fermo in McDonalds a comprare panini scadenti, tanto sono comunque migliori di altri. Metto il solito antibiotico ad occhi ed orecchie.

    Stordito da otite, caldo, batteri. Ormai ho lasciato Alberto alla stazione di Milano Fiera. Sono sceso dall’auto ed ho iniziato a fare i piegamenti sul piano sagittale, 3 x 20. È una cosa che sta rafforzando il gluteo medio, e allentando il carico sulla caviglia, e migliorando la situazione di equilibrio. Ma l’otite di certo non aiuta.

    Stare seduto in auto è una schifezza. Forse l’auto è troppo piccola? Mi ritrovo con la schiena curva, troppo curva, 4 ore di auto non sono uno scherzo, ed il traffico in questi fine settimana peggiora le cose.

    A Como arrivo coi nervi a pezzi e mi incazzo col navigatore, mi servirebbe fermarmi con calma ma sembrano tutti indaffarati ad andare dove devono andare. Ma riesco a fare benzina.

    Arrivo a parcheggiare vicino lo stadio, anche senza sapere che stessi parcheggiando nel punto di accumulazione della funzione “casomai ti perdi a Como, torna allo stadio”.

    Praticamente se vedi il lago sai dove sei. Però è davvero un posto carino, un gioiellino. Una bella passeggiata che fiancheggia il lago, piena di ristoranti e di piazze dove fare l’aperitivo, ragazze a sfoggiare il loro ultimo vestito, o scarpe quello che gli tira di sfoggiare, partite da Milano, e forse arrivate in treno, con la ragazzo che gli regge il gioco, fighe, ricche, felici, e vestite bene.

    Io dopo aver preso il pacco gara e lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento di 5 euro per 24 ore, a partire dalle 18, sto tranquillo e chiedo se posso mangiare un brodetto in un ristorante. Mangio con un Chianti davvero buono, quel gusto tannico che mi manca da tanto. Non spendo neppure troppo e mi alzo soddisfatto.

    Vado verso al stazione della funicolare, arrivo a Brunate alle 9 circa. Carino e tutto. Lampi. Non è scenografia. Infatti inizia a diluviare, riesco a scendere alle 11, la corsa è libera (per scendere). Ho fatto il calcolo sono circa 400mt di dislivello, a Brunate è tecnicamente “montagna”, essendo 700 mt slm.

    Da Brunate si vede la Svizzera. Ma in realtà non è come qualsiasi altro posto ora, visto che è notte e si vede pochissimo.

    Io sono in infradito ed è molto scomodo con l’acqua. Subito inizio a scivolarci sopra con i piedi, e divento instabile. Correre sotto la pioggia è escluso.

    Le infradito sono il male assoluto. Ma è un male necessario, come la Mafia.

    La gara cosa vuoi che sia? Grazie al kebabbaro mangio 280 gr di pane appena sfornato, a mezzo giorno. Consegno la bici, niente muta. 16 minuti 750mt, 34 minuti bici, al terzo giro sbatto contro i new jersey in plastica, fortunatamente vuoti. Non so esattamente come ho fatto, ma ho avuto la prontezza di sganciare la scarpa e sbatterci di piatto con la bici, senza cadere. Però la cosa mi ha turbato. Prima un po’ di difficoltà a riagganciare, poi sembrava che non riuscivo a spingere e riprendere velocità. I muscoli un po’ tesi, contratti, poco efficaci per tutto il tempo, ma dopo aver sbattuto contro i new jersey ero quasi demotivato. Mezza barretta, giusto il tempo di arrivare al giro di boa. Il giro è cortissimo, 5km in tutto,

    La cosa che mi fa incazzare in bici è uno strappo di un 50ina di metri, forse anche meno, dove non riesco a spararla giù a tutta, mi prende alla sprovvista e non faccio girare le gambe. Vorrei farlo a 20 all’ora, tanto poi c’è subito una discesa, ma non va. Non è che arrivi freschissimo lì, visto che sono naturalmente passista e mi piace spingere il piano, ma questa cosa dello strappetto mi fa incazzare. Il quarto giro un po’ meglio, arrivo alla zona del new jersey,e stavolta passo direttamente dall’altra parte, tanto hanno finito tutti in bici.

    Mi coglie alla sprovvista la mia stessa decisione di togliere i piedi dalle scarpe lasciandoli sulla bici. Ho poco spazio e per poco non mi becco una penalità. Poi correre scalzi qua è forse una cazzata. Però così arrivo e metto le scarpe per correre in pochi secondi. Sono 5 km, duranti i quali non ho tempo di andare in crisi. Solo un bel casino intrecciato dentro Villa Olmo, per il resto solo Sole, viali alberati, lago, e voglia di arrivare.

    Pesante e fastidioso mal di stomaco. Forse è il caldo.

    Non ho fastidio alle ginocchia. Ma non spingo in bici. Il nuoto faccio un po’ cagare, ma sulle transizioni inizio ad ingranare.

    Sì, lo trovo divertente.

    Hanno anche la piscina vicino lo stadio. Como è lo stadio.

    Sono fine settimana nei quali scarico tensioni che altrimenti non saprei come gestire, e tutto diventerebbe meno pressante, e tutto diventerebbe più noioso. Sono uno di noi.