Questo viene fuori da una discussione sul come si è bambini e come farsi dire di sì. Infondo la cosa vale anche più tardi.
Non ho ottenuto l’MSX perché ad un “no, hai già il videopack dei tuoi fratelli” la mia reazione è stata chiudermi in me stesso, arrabbiarmi e tenere il muso. Una reazione più positiva sarebbe stata quella di lavorare sull’esposizione del perché MSX era importante, non conta quanto fosse difficile spiegare la differenza tra una macchina programmabile e una no a dei genitori che avevano poco più che la 5 elementare, avrei potuto e dovuto comunque tentare, e comunque il successo avrebbe avuto più probabilità .
Tutto questo l’ho semplificato dicendo “mi concentravo più sul rifiuto che non sull’obiettivo”.
Come?
Semplice, la possibilità del rifiuto esiste sempre. Non conta quanto una ragazza sia interessata a te, con quanta dedizione cerchi di farti capire che le piaci. Non conta quanto il tuo ego sia ipertrofico, quanto ti sforzi di essere tutto, il migliore, saccente, presuntuoso, ma disonesto al punto giusto da pretendere di nasconderlo agli altri ed a volte anche a te stesso. Finisci col buttarti sulle spalle una figura di te insostenibile. Tutto questo perché la possibilità del rifiuto esiste, anche se è minima, anche se tutto il modo trama affinché tu abbia successo, tu continui instancabilmente a scovare quella infinitesima possibilità di rifiuto, la ingigantisci facendola diventare certezza, non affrontabile, un ostacolo troppo alto. Puoi solo affrontare la cosa perdendo un po’ i sensi e la coscienza, ubriacandoti, fumando, scappando, stancandoti, e non affrontandola.
Quel sassolino sul quale potresti inciampare se non sei abbastanza accorto diventa un macigno infido che sicuramente non riuscirai a superare e si trasformerà in mille modi pur di non farti raggiungere l’obiettivo. Non stai guardando più quel sassolino, ma tutta la categoria dei sassolini, tutte le possibili situazioni negative che potrebbero presentarsi, e devi per forza crescere, essere il migliore, superbo, supponente, presuntuoso, spavaldo, maleducato, educato, idiota, istruito. Tutto. Devi semplicemente essere pronto ad essere tutto, ed essere tutto.
L’obiettivo è sfuma, è perso di vista, non c’è quasi. Non ti sfiora neanche lontanamente l’idea che tu possa avere un obiettivo in comune con lei, che potreste voler costruire la stessa cosa, insieme, o comunque qualcosa di simile.
Ecco, vorrei spiegare, e dire cosa è successo in questi anni. Ma non so più a chi spiegarlo.
E sono debole, come tutti del resto, o forse più degli altri.
E non ci sono cose da recuperare, situazioni da correggere, rapporti da ricercare. Niente.
Non ci sono ponti, questa è un isola, e non ci sono traghetti o viaggiatori disposti ad attraversare la burrasca delle acque tempestose che mi circonda.
E chi arrivasse qua … ho messo trappole per tutti i boschi di questo mio strambo paradiso, ho avvelenato ogni pozza d’acqua, sto seduto su di una collina, per nulla interessato a non farmi vedere, faccio movenze assurde e boccacce senza senso. A volte sono triste, ma a stento bevo e mai mi ubriaco, poche le lacrime che escono da queste orbite se non quelle dovute al sudore. Penso al suicidio ma solo per darmi coraggio: se non muoio posso sapere cosa proverò domani e come sarà questa strana isola. Vorrei sapere cosa ci sarà dopo la morte, nel frattempo muoio di noia. Infantilmente pensando ad una vita dopo la morte penso che sia giusto che ognuno abbia in eterno ciò per cui ha lavorato in vita: è voluto essere felice e sarà felice per sempre, ha voluto essere annoiato e sarà annoiato per sempre. Ma so che tutto questo avrà una fine, tutto ha un inizio e tutto ha una fine e non c’è niente che tu possa fare, tutto andrà bene.
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