“Ma assaggi almeno qualcosa”
Mi lascio convincere dall’amaro con gli odori tipici del posto, delle cascate delle Marmore …

Perché, “Guardi”, mi giustifico, “ho appena fatto una gara al lago di Piediluco, poi mi sono fermato anche a mangiare un panino con salsiccia, e ci ho messo la maionese, quindi ora di assaggiare il tartufo non ne ho voglia”.
“Il liquore è fatto con radici e cortecce e gli odori tipici della zona. Lo fanno qua vicino. Mi hanno detto hanno un capannone pieno di cortecce e di radici. Ovviamente vengono dall’estero. Perché in Italia non si può fare”
Lo guardo un po’ curioso, un po’ meravigliato.
“Perché, sa, si tratta di prendere le radici, bisogna sradicarla la pianta. “, continua, “Comunque hanno scelto una gradazione leggera, che possa piacere anche alle donne”.
Qualcuno fa rafting, ma ancora non è sceso, non sanno dirmi che esperienza è, ma il biglietto si fa poco lontano da lì.
Il miele più particolare che assaggio è quello di edera, al negozio che è fuori dalla zona cascate, non quello del liquore, dove “avevo un miele al tartufo, ma è andato via tutto in due giorni”, ma il tartufo non fa fiori, “ma no, è solo aromatizzato, non so come lo fanno, io lo vendo”.
Negozi fuori, negozi dentro, biglietto per entrare, ma non potevo non fermarmi.
Triathlon Sprint Piediluco
La gara non è niente che mi sorprenda, neppure la location. Riconosco il circolo canottieri, però pare che abbiano spostato di capannone, così il vecchio spogliatoio non è più usato. Si usa una palestra dall’altra parte della strada, dove è il parcheggio ed il circolo del tennis. E lì c’è anche il bar dove prendo una pasta con la nutella ed un caffè.
Ho decisamente bisogno del caffè, la sera prima ho bevuto mezzo litro di vino in cartone, una Paulaner Weisse, e un paio di Peroni dal 33cl, mangiando degli arrosticini decisamente troppo salati e pepati, cotti in una padella facendoli reinzuppare nel loro stesso grasso bruciacchiato.
Il viaggio in auto è stato precipitoso, salendo in macchina alle 7:30, solite dimenticanze di qualcosa. Ma la colazione l’ho fatta alle 5 e piuttosto bene, avrebbe dovuto mettermi a posto lo stomaco sconquassato dalla cena della sera prima.
Il solito nuoto, o anche peggio. Quando sono in acqua credo di aver fatto chissà quale performance, e sta volta il lago di Piediluco aiuta: non si vede un cazzo.
Esco e stoppo per la transizione, non vedo neanche cosa c’è scritto, tolgo occhialini, li infilo nella cuffia, arrivo vicino alla bici subito dopo aver aperto la zip della muta. Sfilo la muta, faccio subito. Infilo le scarpe da bici, numero gara, occhiali, casco, prendo la bici ed esco fino 7 mt oltre la linea dove si può salire (voglio stare tranquillo e salire con calma). T1 in 1’33”.
Pedalo ma parto subito con un rapporto duro. Il gel a quella cosa che doveva essere limone ha un sapore ripugnante ed è appiccicoso, ho bisogno di idratarmi effettivamente, un po’ per il caldo, un po’ per la sbronza della sera prima, ma anche nella borraccia c’è lo zucchero, così già dal primo strappo le gambe sono dure, e sono ancora fredde. Fino alla prima salitina di 700mt, l’unica nel percorso, dove definitivamente le gambe sono indurite, dopo appena 5km, e sono ancora coi muscoli freddi. La discesa non riesco a farle girare, devo arrivare alla fine del primo giro per sentirle un po’ riprendersi, ma sono sottotono.
Faccio il secondo giro soffrendo, verso la metà iniziano a girare un po’ le gambe, la discesa la faccio un po’ meglio, e sul finire del giro stacco il gruppetto e arrivo quasi a prendere quelli evanti a me.
Prima sgancio il boa, destra, sinistra, poi tolgo il piede dalla scarpa sinistra, poi quella destra. Troppa attenzione ad acchiappare sopra la scarpa che gironzola e becco una buca in pieno. Ma arrivo alla linea “scendi qui”, salto giù dalla bici ed inizio a correre, me la trascino dietro di peso e gli faccio fare la curva con una ruota in zona cambio, arrivo a metterla sulla rastrelliera in qualcosa tipo 10″, veramente volo. Solo poi le scarpe mi accorgo di averle lasciate col boa stretto ed insisto nell’infilarci il piede, i retro si accartoccia e devo sganciare il boa, e fare meglio. Un po’ distratto parto col il casco, allacciato. Torno indietro a rimetterlo a posto. T2 in 1’00”.
Inizio a correre e non gira proprio. Sono demoralizzato per la bici, per la T2 incasinata, e voglio fermarmi ad ubriacarmi da qualche parte. Ma invece mi metto a parlare con Dario, compagno di Olimpia Triathlon, e parliamo un po’ di bici, e mi distraggo, il primo km passa, e arrivo poi al giro di boa, alla fine del primo giro sono ancora poco convinto, ma ormai c’è poco da abbandonare, e così le gambe iniziano a girare, e così inizio a correre un po’ più forte. Non per la gara, che non mi frega più niente della gara a questo punto. Voglio solo sentire le gambe che vanno, il corpo che si muove, le anche che si alternano, il corpo che respira, i piedi che si poggiano a terra … Corro per correre.
Al solito l’organizzazione è perfetta, la strada è chiusa al traffico, la corsa è nel paese ed è molto suggestiva. Piediluco è un ottima esperienza.
Due settimane di stop non ci volevano, finisco sempre per andare giù di morale. Inizio poi a non sopportare più il caldo e la dieta assurda che mi tocca seguire (frutta, pesce, raramente carne bianca, saltare il pranzo, mangiare la sera e la mattina presto). Dopo un po’ scivolo in arrosticini in padella e vino in cartone, non dovrei, ma è capitato. Ho anche donato sangue il mercoledì, ma questo non mi ha certo indurito le gambe.
1h22′, che se fossi andato più forte ci avrei messo meno (ma questa bisogna dirla senza ridere).
Ho fatto delle ottime transizioni, devo affinare alcune cose. È stata utile la carta gommata prestatami per fissare il gel. Peccato il gel, con mezza barretta sarei stato più felice.
Forse proverò a fare qualche corsa, non voglio superare i 10 km, e voglio avere le gambe sciolte, forse anche a 4’10” se riesco.
È anche la mia prima gara senza cavigliera.
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