Categoria: Triathlon

  • Correre. Forte. Ovvero, correre forte.

    Ritmo gara.

    Quello che ho capito ieri sera, anche se non ho fatto una gara perfetta, è quanto sono pesanti entrambe le parole: ritmo e gara.

    Ho capito le parole di runner di vecchia data riguardo la poca utilità del cardiofrequenzimetro.

    Ritmo va sentito e assecondato (va tenuto). Ogni passo è un battito. Il cuore ha il suo battito. Il ritmo è alto, 170/180 passi a minuto inizia ad essere un rock piuttosto veloce.

    Ho capito (ma ci sto lavorando da un po’) quanto sia importante la postura nella corsa in relazione al passo che si tiene, e quanto sia importante l’appoggio del piede.

    Guardare il cardiofrequenzimetro per sapere la frequenza cardiaca, o il gps per conoscere il passo, è una perdita di tempo, una distrazione, e un’inutile perdita di ritmo e postura ottimale (alzare il braccio e tenerlo avanti perdendo momentaneamente il bilanciamento, poca roba, ma inutile).

    Inutile il cardiofrequenzimetro, l’affanno va ascoltato e la frequenza cardiaca è solo una componente, che varia da periodo a periodo, anche in date (o orari) ravvicinate.

    Inutile il passo, c’è poco da guardare mentre si è in gara, ci si deve concentrare sul ritmo, sulla spinta delle dita (momento del distacco), una fase aerea il più prolungata possibile, un appoggio il più delicato possibile, un buon equilibrio e compensazione con le braccia. Inoltre l’ascolto della tenzione sugli addominali e sulla schiena, stare dritti col collo e la testa ma rilassati, dar modo ai muscoli di recuperare il più velocemente possibile (rilassamento, rilassamento, e rilassamento).

    Ho capito quanto è importante essere in gara per non mollare l’osso. No, non tanto per essere primo, e veramente ho sempre temuto di trovarmi davanti e non sapere quale fosse il tragitto (anche ieri sera all’inizio!). Alla fine, erano rimasti 2km e mezzo, ieri avevo 2 corridori alle spalle e uno davanti. Non mi andava di finirla, era sera e tenere quel ritmo per me è veramente stancante, però correvano tutti. Un altro km e ho mantenuto la posizione, ormai tanto valeva arrivare alla fine così. Non sentivo più la voce di chi mi seguiva, infatti essi non parlavano più, oppure durante la discesa sono rimasti indietro. Salita, 400mt. Tengo il ritmo e siamo a 600mt dall’arrivo, leggera salitina per poi girare e farsi 60mt fino al traguardo. Davanti a me ha tenuto per tutta la salita il solito corridore di prima. Faccio per sorpassarlo, lo affianco, stava per mollare. O forse stavo per mollare io. Continuiamo affiancanti per 200mt, si gira per l’arrivo lo faccio passare, allunghiamo il passo, ma lui di più. Arriva 3 o 4 secondi prima. Si gira mi da la mano e ci ringraziamo l’un l’altro. Ecco. Non so se avremmo mollato, ma di certo abbiamo tirato un po’ di più e questo vicino alla fine, perché sapevamo di poterlo fare, e perché c’è piaciuta la gara che ci ha fatto dimenticare della fatica.

    Nelle gare un po’ più competitive ha un effetto simile lo star dietro ad una runner con un bel culo, essendo tondo ha qualcosa di rilassante e infonde pace nell’animo. Ma ieri sera c’erano poche donne ad andare forte, credo non tra i primi 36 assoluti.

    La corsa è completa, nella corsa senti tutto e senti tutti. È difficile non essere onesti se corri prima o poi dovrai fare i conti con te stesso. Non puoi porti degli obiettivi fuori dalla tua portata, devi concentrarti e cercare di far bene quello che sai fare, cioè tenere il ritmo che riesci a tenere. E farlo bene. Non importa essere primo, davvero non conta. Quel che conta è tenere il ritmo e farlo al meglio. Goderne di ciò che senti, di ciò che scorre. Il movimento e i muscoli con contrazioni e distensioni. Yoga e altre discipline orientali parlano di chakra ed individuano la personalità, l’Io, nella zona addominale bassa. Nella corsa questa zona è al centro di tutto. La postura viene principalmente da quella zona, se quella zona è fuori asse, se è troppo indietro, se è troppo flessa, la corsa non è buona, non è equilibrata, è dispendiosa e tenere il ritmo è difficilissimo. Mi piace pensare che se l’Io non vuole allora non correre. Se non sai qual è il tuo posto, allora non correre. Se ti credi qualcos’altro, non ti sta bene chi sei, o pretendi di essere altro, allora mettiti l’animo in pace. Poi gareggia.

    Non ci sono alternative. O corri, o muori.

    Ripensandoci (25 Luglio)

    Ancora ci rifletto.  La partenza è stata lenta, il primo correva a 3’50” o poco meglio,
    così lo supero, ma poi o stare avanti mi mette a disagio, oppure lui alza il ritmo perché
    vuole stare avanti, comunque lo lascio passare preferisco la sicurezza di una terza/quarta posizione. Alla salita mi spavento e la prendo piuttosto lentamente. Ho tenuto 4’20” di media fino alla fine. Era quello che potevo fare. Non ho guardato il cardiofrequenzimetro ma stavo sui 170/180. È stato divertente e soddisfacente.
    Però, avrei potuto tenerlo quel ritmo, strano. Forse il periodo, il caldo, l’umidità …
    E invece ho la sensazione di avere dato il massimo, apparte la prima salita (ho sbagliato valutazione sul resto del tracciato, ma ho scoperto che basta ascoltarsi, cioè ascoltare il ritmo e la fatica, per potersene fregare del sapere il tracciato e l’altimetria. Questa è una cosa che mi tornerà utile. Tanto posso fare solo quello che posso fare). Se sono arrivato 34esimo o 36esimo non me lo ricordo, premiavano i primi 50 e niente classifica (a parte i primi 3).
    Biglietto ritirato dall’organizzazione.

    Scarpe che ti fanno correre

    Ci sono scarpe che ti fanno correre. Perché ti danno il ritmo. Questo è successo a me provando le Newton Kismet. Io appoggio male, ossia appoggio di tallone, troppo dietro, sbaglio la falcata, troppo lunga in avanti, e non dietro. Ho provato queste scarpe su suggerimento di un amico podista forte (mezza in 1h24′). Ho cambiato appoggio, ho cambiato ritmo. È come se saltelassero sulla punta, dove serve, e portano a spingere di punta, aumentare la fase aerea, ed ad appoggiare più dietro, altrimenti ti sfasci le anche.

    Ma credo che vadano usate con moderazione e con la testa. Non si può appoggiare male è assolutamente pericoloso, e con le Kismet lo è di più!

    Sono praticamente non ammortizzate sul tallone, l’urto arriva diritto all’anca ed avendo spinto forte con la gamba dietro che non ha ancora recuperato si sta facendo la spaccata col bacino non contrapposto, è come cercare di far uscire il femore dall’incavo dell’anca. L’appoggio deve essere sotto il corpo. Si trovano video che lo spiegano bene.

    Io? sono sostanzialmente pazzo ad usarle.

     

  • Il prossimo 14 Agosto

    Sono rientrato all’elbaman70.3, ma quello che mi preoccupa di più è Wiesbaden, oggi mi arriva un aggiornamento del percorso, 1600 metri di dislivello (non più 1500)

    La corsa, 180 metri di dislivello.

    http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman-70.3/wiesbaden/athletes/course.aspx?mkt_tok=eyJpIjoiTmpZME1tRTBPVEpoTVdOayIsInQiOiJXeVdZaXV5MjNqcDRIeHB1ODF1MXVYRWpUM0ZZdXp2THJzVGpESkZjYVNncTh2eG1IQ2I4dzRkeGVqWnVOMUkxeUdDMUtVdmtPa2R6emlJekVGcHI5UUVOdGFDUWp3S0hocmVQNEZTZXFsWT0ifQ%3D%3D#axzz4CCPR1CXf

    è il 14 Agosto.

    Elbaman70 il 24 Settembre.

    Wiesbaden punto a tirarla al massimo e riuscire a fare un buon tempo alla mezza (relativamente, cioè 1h45′), quindi tenere 26km/h di media in bici (se esagero scendo zoppicante).

    Se ce la faccio starei tra i primi 800, quasi a metà classifica, la gara è dura.

    Sabato scorso ho fatto Sassotetto, 110km in tutto 1700mt di dislivello, era un allenamento con l’intento di essere un lungo, quindi non ho tirato, ma di fatto mi sono trovato zoppicante per 2 giorni. Non ho capito se è dipeso dalla corsa del venerdì sera o dalla pedalata del sabato mattino, o ancora se dal breve recupero (ho dormito 5 ore nel mezzo), oppure dall’integratore al gusto menta che mi ha massacrato lo stomaco.

    Oggi sto meglio, farò un fartlek senza tirare troppo, mi concentro sulla Straducale, 130km per 2400mt di dislivello, sarà un test per sapere che ritmo tengo, anche se ovviamente ho la scia che a Wiesbaden non avrò.

    Elbaman70 andrà di conseguenza. Dovrò riposare una settimana, o almeno 4 giorni. Fare un po’ di pesi e potenziamento per 10 giorni, e sarò a 4 settimane dalla gara. La prima settimana di scarico, altre 2 di carico, e l’ultima di scarico. Se tutto va liscio avrò benzina per fare Elbaman70 al meglio, e voglio dire correre la mezza sotto 1h40′. (voglio dire, meteo permettendo, 34′ nuoto, 3h15′ bici, 1h40′ corsa, 10′ cambi, 5h40′).

    Forse si mette bene

  • Resoconto Zucchero

    Ovviamente colpa mia.
    Siamo al 10 giugno 2016, fra 2 giorni IRONMAN 70.3 Pescara, devo fare un resoconto.

    Questa era la settimana di scarico prima della gara. Dopo una domenica che per me è
    stata quasi un test di resistenza, 100km bici + 3km corsa, all’70% del ritmo gara,
    e anche un test di postura, 100km sulle appendici.

    Lunedì RIPOSO.

    Martedì 1h corsa lenta con compressor per recuperare, la sensazione è stata quella
    di essere molto contratto. La sera piscina, 1800mt in tutto.
    MERCOLEDÌ 8

    Mercoledì. La notte dormo malissimo, o dovrei dire non dormo affatto. È molto strano,
    non provo dolori, mi sento contratto, ma non riesco a dormire. Al mattino sono esausto.

    Alle 10 inizio ad avere freddo, penso sia un calo di zuccheri, vado a casa, non riesco
    a mangiare, giusto 2 cucchiaini di miele e mi metto a letto.

    Arrivano le 12 e nulla. Dovrei fare un paio d’ore di bici tranquille, ma sono sul letto,
    ho la mente offuscata.

    12.30 pranzo. Ci provo, ma non riesco a mangiare. Torno sul letto.

    15 circa. Decido di misurare la febbre, 39.1, alta, non so cosa fare. Ho la mente sempre
    più offuscata, perdo i sensi, ma non dormo effettivamente.

    19.00 chiedo a mia madre se c’è l’OKI, lo ottengo. Decido che è per via di dolori muscolari
    (che io non percepisco) che ho la febbre, ipotizzo di essere in acidosi per via della dieta
    un po’ troppo squilibrata sulle proteine degli ultimi giorni, e che è necessario che i muscoli
    si sfiammino, altrimenti provoco un attacco autoimmune.

    20.00 l’OKI fa il suo effetto, temperatura 36.2, non è la mia temperatura normale (solitamente
    sono sui 35.4), ma quantomeno non rischio di impazzire per oggi.

    Tolgo la maglia, è zuppa di sudore in modo spropositato.

    20.30 Mangio. Pizza, è fuori dalla dieta ma ci sta.

    0.30 Pasta, 70gr, devo o no fare carico dei carboidrati? Se sono veramente in acidosi mi conviene
    buttar dentro amidi per disintossicarmi, comunque sia meglio mangiare.

    3.40 di nuovo febbre, allucinazioni, perdo i sensi. Convinto che le dosi consigliate per OKI fossero
    1 bustina ogni 12 ore, ma allora perché l’effetto è già sparito? non voglio overdosare, mi decido ad
    accendere il tablet e cercare su internet. Dosi consigliate 1 bustina ogni 8 ore, durante i pasti.
    Non resta che prenderla.

    3.42 prendo l’OKI, dopo 10 minuti circa mi rilasso. Non dormo, ma almeno sopravvivo.
    GIOVEDÌ 9

    8.00 ufficio. Ma sono sfinito, scrivo poco codice e mi concentro male

    10.00 Decido di tornare a letto.

    11.00 temperatura 39.6. Male. Penso ci sia qualcosa che non va nelle dosi dell’OKI, tra le altre
    cose ho letto che se è sufficiente mezza bustina, allora meglio prenderne mezza. Così decido che
    alle 12 prenderò mezza bustina, se l’effetto scadrà di nuovo dopo 7 ore, prenderò l’altra mezza.
    (cambierò idea su questa cosa)

    12.00 OKI.

    12.30 Pranzo. Riesco a mangiare, la febbre è scesa a 38.6.

    13.00 mi ridistendo sul letto, comunque sono sfinito. Ma la febbre non c’è. L’OKI fa effetto
    con mezza bustina. Decido di non provare a dormire, finisco di leggere L’arte di correre, di
    Murakami, invece, visto che è rimasto lì a metà ed è un regalo di 2 anni fa.

    16.00 mi alzo e vado a mangiare una mela (a pranzo solo pasta). Poi torno sul letto.

    18.00 temperatura 37.6. sta salendo. Penso che questo non è bene. Oggi dovrei essere sano,
    invece sono sfinito, è solo grazie all’OKI che la temperatura sta sotto i 39.
    Provo altro. Acqua fredda sulle gambe. Suppongo che l’infiammazione sia lì, sono le cosce
    a diventare calde quando va scomparendo l’effetto dell’OKI. Funziona, almeno per un po’
    per arrivare alle 20, ora dell’altra mezza dose di OKI.

    20.00 mezza dose di OKI.

    20.40 pasta, di nuovo. Poi insalata con patate e pomodori. Ci siamo, forse un po’ povero
    di proteine, ma sono in acidosi, prendo un gr di amminoacidi BCAA. (essenziali non ne ho)
    3.20 febbre. Di nuovo, è venerdì, questa cosa non sta funzionando, deve esserci qualche altro
    problema. Serotonina. Ho bisogno di piacere, ho bisogno di una botta di zuccheri, zucchero
    raffinato, uno sbalzo di insulina, e Suppeloch, e tutto il resto. Di nuovo acqua gelata sulle
    gambe. Poi tazza di latte con 4 cucchiaini di zucchero, possono bastare? è praticamente solido.
    E poi preparo una bottiglia piccola di acqua con magnesio, da tenere vicino al letto.
    Il magnesio è basico, dovrebbe equilibrare l’acidosi.

    4.00 torno a letto. Avverto un dolore alle gambe, vero dolore, sano. Sento il dolore alla schiena,
    agli addominali. Sento il dolore. Finalmente. Temperatura 37.7. Posso tenerla. Niente OKI.

    VENERDÌ 10

    6.00 devo mangiare qualcosa. Mela. Poi ci sono le patate lesse da sbucciare. Così mi metto a sbucciarle.

    7.00 di nuovo latte, caffe e 4 cucchiaini di zucchero.

    Per oggi l’idea è questa. Se riuscirò a percorrere 36km di strada con l’auto fino a Civitanova per
    acquistare 2 viacard e poi tornare, allora potrò verosimilmente arrivare domani (sabato) a Pescara
    senza problemi. Partecipare all’IRONMAN è ancora una speranza, ma comunque vorrei essere lì a far tifo,
    dopotutto ormai è andata così e non posso farci nulla.

    Ma prima ho bisogno di un po’ di energia, e anche se la cosa non mi alletta mangio 2 patate, perché sono
    la cosa che passa più agevolmente per la gola, visto le mie tonsille doloranti e piene di pustole
    (è per l’acidosi? e chennesò)

    8.30 a Civitanova, e lucido. Acquisto, e torno. Di nuovo patata

    9.00 doccia. Finalmente. Devo avere un odore insopportabile per via dell’acidosi e dei 2 giorni di delirio.

    10.00 voglio una pasta alla crema dolcissima, vado in pasticceria e… nulla, non è dolce come la Puddingbrezel
    di Francoforte.

    10.10 ufficio.

    (segue giornata abbastanza produttiva in ufficio, pranzo, caffé zuccherato, cena. Ancora niente cibi altamente proteici, cioè no carne, no legumi)

    SABATO 11

    al mattino decido che quella alle tonsille sia una infezione, cerco qualcosa e trovo che lo zinco rende il lavoro degli anticorpi contro gli streptococchi molto più agevole (rif. https://it.wikipedia.org/wiki/Streptococcus ), così vado a cercare qualche integratore che contenga zinco. La dose giornaliera è 11 mg (per uomini, 9 per donne), ne trovo uno con 5mg, posologia 1 al giorno. Decido che mi atterrò alla posologia, non voglio scherzi ad un giorno dalla gara, e neanche dopo. C’è altra roba dentro, vitamine, e proprio per questo 5mg di integrazione andranno benissimo.

    ore 10.30
    Cerco di mangiare, ancora patate.

    ore 11.30
    Parto per Pescara. Sono molto nervoso, nevrotico, incazzoso. Devo mantenere la calma.

    Ore 13.20
    È presto per andare in albergo, cambio programma (albergo, pranzo, tessera da Laura, numero, consegna bici) e decido per: tessera da Laura, numero, albergo, pranzo, bici.

    Nervi, nervi, nervi. Non conosco il posto, ma ok.
    Mi scarico un po’ chiedendo tutto a Laura Strappaveccia, che non centra niente, ma è della squadra e comunque ha la mia tessera.

    Sbagliano a consegnarmi il numero per la gara dimenticando i sacchi per mettere i cambi (lo scopro solo grazie a Laura, e pure per caso).

    Salto il pranzo. Prendo i sacchi, 10 minuti bici (a che serviranno??), è giusto un check-up prima del check-in: freni, pressione gomme, tutto ok.

    Nuoto, 10 minuti. Anche questo non serve ad un bel nulla, ma forse fa bene ai miei nervi.

    ore 19.20
    Arrivo al B&B e mi faccio 150 gr. di spaghetti col pesto.

    ore 21
    Non so, forse ho bisogno di un po’ di proteine e grassi bestiali, dopo 4 giorni di compensazione. Bistecca di maiale (ok, avrei chiesto filetto di vitello, ma non lo fanno più), e Weizen, non credo mi faccia male a questo punto.

    DOMENICA 12 Giugno.

    È il giorno della gara, al mattino di mangiare non ho granché voglia, una colazione all’italiana e la pasticca quotidiana per lo zinco. (non ho capito cosa accidenti dica la ricerca a cui fa riferimento, ma decido di credere che lo zinco sia utile contro la tonsillite, del resto non è la prima volta che si infiammano le mie tonsille). Un altro concorrente di Monteprandone che era lì al B&B mi offre dei Muesli, sono molto felice perché sono dolcissimi, ma mi tolgono anche la voglia di mangiare qualsiasi cosa. Sali, e 2 gr di amminoacidi.

    ore 11.00
    (1 ora dalla partenza). 2 panini con prosciutto e acqua.

    ….

    GARA
    ( https://joker.smartango.com/2016/06/13/ironman-70-3-pescara-12062016-report/ )

    ….

    Prendo un bel po’ d’acqua, ma non fa freddo e la doccia calda alla fine è ristoratrice.

    ore 22.00
    cena con panino con doppia salciccia e weizen. Niente frutta, ho la nausea. Dormo in B&B

    LUNEDÌ 13

    ore 7.00
    Parto per il ritorno. Ho fame. Ma non troppo. Colazione con 4 fette di ciambellone, si sente forte il sapore delle uova, vuol dire poco succo di limone credo, o poco zucchero, comunque mi piace. Latte e caffé, col miele. E lo zinco quotidiano.

    8.00
    partenza in auto.

    9.00
    arrivo a civitanova e pianifico: hamburger McDonald e frazione nuoto che ci hanno segato alla gara. No panino, gelato pre-confezionato, e nuotata con muta.

    12.30
    Pranzo. Veramente. 130gr di pasta, frittata, frutta, e caffé.

     

    Nota:
    In quanto a tutte le considerazioni mediche fatte qui: sono perfettamente conscio del fatto che sono delle cazzate irripetibili.
    La mia unica ipotesi è che un deficit di insulina (endogena) e quindi di serotonina (ancora endogena), porta ad un innalzamento della soglia di dolore, ovvero che non assumere alimenti con alto indice glicemico porti ad una maggior tolleranza al dolore.

    In Italia i medici si lamentano perché la gente pretende di sapere più di loro solo cercando su wikipedia. Io vorrei che scendano dal piedistallo e siano un po’ più aperti e collaborativi, non sopporto sentirmi dire “fa questo e basta”, quando tu dall’altra parte non mi stai ascoltando e non hai capito quali sono le mie esigenze.
    In Italia i medici hanno il loro timetable, che pubblicano da qualche parte e tu devi conoscere, ma quella qualche parte è molto meno accessibile di wikipedia.
    Anche io impiego 5 anni per laurearmi in informatica senza imparare a far nulla, ma ad avere le basi. Spendo altri anni per imparare delle tecnologie correnti, mi aggiorno ogni giorno (ecco, non ogni mese, giorno ho detto). E dopo tutto che faccio? Se qualcuno mi paga per fare il mio lavoro lo tratto come un ignorante, pezza da piedi e rottura di scatole? Sapete quanto duro nel mercato? Zero

  • Alcune gare, ed alcuni traguardi

    Torno in Italia ed c’è un sole che è impossibile non aver voglia di fare un giro in bici.

    Così mi decido, tardi, e parto per 2 ore tranquille, 60km circa.

    La Bianchi in carbonio, leggera, favolosa. Rispetto a quella con la quale mi muovo a Francoforte, in acciaio, e “dura” sul manubrio, non c’è confronto.

    Visto la tipica fretta degli automobilisti della domenica decido di tagliare per la collina.
    400 metri di buche tali da inghiottire il cerchione della bici e scassartelo.

    Cosicché inizio a preparare tutta l’arringa sul fatto che sia inaccettabile qualcosa del genere, che in questo Paese tutto va a rotoli, che nessuno si occupa di mobilità, etc.

    Sono stati 2 minuti intensi con scroscianti applausi finali. Tutti immaginati alla perfezione.

    Eppure svalicata la salitina mi appoggio sul manubrio e vado giù tranquillo, l’asfalto è migliore e tutto scorre. In effetti per il 98% del tragitto l’asfalto è stato accettabile, non che non si possa far meglio, ma a tratti era addirittura buono. E quel 2% devastato dovrebbe invalidare tutto il lavoro della provinciale?

    Ma soprattutto, quel 2% di disagio dovrebbe farmi evitare di godere del resto della strada e farmi dimenticare di quella passata scorevolissimevolmente?

    Praticamente la storia della mia vita.

    E in quel momento ho capito il traguardo, cosa è un traguardo, quale significato ha.

    Non importa quando arrivi, raggiungerlo è qualcosa che ti migliora comunque.

    Tanto vale correre.

    buche

    fonte img: http://www.corrierepadano.it/provincia-buche-sulle-strade-e-emergenza-calza-stiamo-raschiando-il-fondo-del-barile/

    copyright sconosciuto

  • È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

    Diciamola così: sono arrivato alla fine.

    Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

    E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

    Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
    e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

    Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

    Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

    Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
    so di essere all’inizio.

    Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
    lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

    Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

    Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

    Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
    a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

    Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

    Non divagare.

    È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

    Oppure il mio successo nel fallimento.

    Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
    Non sono mica un professionista.

    Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

    E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

    E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
    Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
    lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

    Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
    ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

    Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
    e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

    E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

    Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

    E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
    siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
    Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
    il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

    E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
    al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
    un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
    devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
    la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
    pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
    Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
    un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
    un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
    o additivo può darti, almeno credo.

    Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
    ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

    Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
    nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

    Ciò che capita.

    E meravigliarsi.

  • Chi nuota al Mare stasera? I pesci

    Giovedì. Sono le 7 di sera e sono ancora in superstrada, se tutto va bene sarò in spiaggia alle 7.30, ma c’è traffico a Civitanova, è probabile che prima delle 7.40 non posso toccare l’acqua.

    Parcheggio (dopo le dovute attese di chi pretende di poter parcheggiare quando difficilmente riesce a guidare senza sbattere gli specchietti … e risatine sotto i baffi), sì, trovo il posto vicino allo chalet Arturo, visto che alle 7:40 di sera pochi vanno in spiaggia.

    T-Zone e “buonasera”, mi cambio e tutti sembrano voler tornare a casa (e lo faranno). Guardo l’orologio, 7:54. Guardo le onde, altine, un po’ di mareggiata, ma non esagerato, non c’è il bagnino, quindi ok, max 10-20mt da riva.

    civitaMare

    L’acqua a tratti è fredda, ma non muoio. Solo 45′ di nord-sud, sud-nord.

    Ed ecco che vicino al molo del porto sento un filo, la sensazione è di una ragnatela, no.

    È il filo di una canna da pesca! E ora sento anche il pescatore urlare “oooeoeoeohooheoho! L’amo”

    Io non la amo affatto, e non penso assolutamente di essere uno squalo, e non accetto di essere scambiato per una balena, visto che sono dimagrito, e che accidenti!?!

    Mi divincolo dal filo e chiedo scusa, “Nooo, ma che scusa?!? ma sta attento!”

    Morale: al Mare, anche se ci sono le onde, qualcuno forse pesca. Quindi sta attento.

  • Rimini Challenge 2015 – Comunque meglio esserci

    Parto in condizioni di salute dubbie: devo ancora fare accertamenti per un problema di gonfiaggio del collo sconosciuto, ho fatto 2 giorni di letto 2 settimane prima, saltato 10 allenamenti circa, fegato sotto stress per i medicinali. Piccole cose insomma, ma una somma di piccole cose, per le quali avrei potuto rimandare la gara all’anno prossimo.

    Decido comunque di esserci, di provarci lo stesso. Prenoto un albergo l’ultimo momento e non guardo neanche dove è (a 7 km da Rimini, e me li faccio in bici prima e dopo la gara! 🙂

    E comunque ho imparato.

    Nuota bene. Le punte dei piedi, ossia gli alluci, devono sfiorarsi continuamente. Non fermare mai i piedi. Con la muta puoi tendere ad “affondare” le gambe, questo aiuta la spinta. Le braccia devono spingere, belle larghe. Ma se passi vicino a qualcuno necessariamente devi stringere un po’. Perderai qualche bracciata, non importa se non spingono tutte al 100%, basta anche 60%, ma mantieni il ritmo di bracciata. Le botte
    arrivano quando sei in mezzo agli altri. Non importa, siamo sulla stessa … sulla stessa acqua, un po’ ne prendi un po’ ne dai, stai tranquillo e vai. Sì, 2 anni di triathlon e ancora perdevo la pazienza pretendendo di non prendere/dare botte. Il mare è mosso, è una gara, ognuno deve pensare per se.
    Non ci si può far niente.

    Ho imparato.
    Se ti dicono lascia le scarpe nella busta, è ok, lasciale nella busta e corri fino alla bici con le scarpe in mano.
    Stai giù e appoggiati bene sulle aerobars, anche in salita. Stai tranquillo e concentrato mentre pedali.
    Il peso dietro sulle curve. Non è facile, da motociclista ricordo che bastava accellerare, a volte, non è possibile in bici, tirare dietro il sedere e appoggiarsi sul pedale interno alla curva, ma non ci si sente molto stabili. Bisogna allenarsi alle curve. Le gigane sono difficili. Se la vedi sposta le mani sul manubrio prima. Stai attento e vedila, altrimenti il cambio di posizione dentro una gigane non è molto agile/consigliabile, ma almeno puoi rallentare, sbagliando la curva, ma almeno non cadendo.

    Ho imparato.
    Bevi il giusto. Sali all’inizio, e urina prima di partire. Non importa, un posto lo trovi.
    Non devi bere troppo se è freddo e piovoso. Non devi esagerare quando c’è sole. Se vai sotto di liquidi devi bere un po’ di più. Allora 3 bicchieri d’acqua (fresca) bloccano un po’ il diaframma, se stai correndo rendono la respirazione più difficoltosa, dovrai rallentare e respirare profondamente, tenere un passo più lento, come 7′ a km, per 1 o 2km sarebbe l’ideale, così affronti una difficoltà senza perdere troppo. I sali durante la corsa “cum grano salis”. I sali asciugano, e non arrivano ai muscoli in tempo. Se è un medio c’è poco da fare, se sono arrivati i crampi, la corsa la finirai con i crampi. Sei hai i crampi devi camminare, o correre lentamente, pochi sali, e bere il giusto. Fermarsi
    non fermerà i crampi. Fare scatti è la cosa peggiore. Ascoltare i muscoli, e ascoltare i crampi. Rilassare l’addome, e tutti i muscoli che è possibile rilassare. Ascoltare una sensazione di scorrimento dentro di se, cercare di avere, ad ogni respiro, l’impressione che l’aria/il sangue vada ad ossigenare le gambe, fino alla punta dell’alluce, e le spalle, e le braccia. I crampi sono dolorosi, ma l’ascolto è una cosa bellissima.
    Guarda avanti e corri.
    Se non vuoi sorridere stai serio, sai di essere felice, che importa il farlo sapere?

    Ho imparato che lo stretching è importantissimo.

    E tutto questo perché c’ero.

    E ho sbagliato.

    Ho sbagliato.
    Alla seconda boa continuo a nuotare in direzione sud, invece di girargli attorno e tornare a nord.

    Ho sbagliato.
    Le scarpe da bici le avrei dovute lasciare nella sacca Swim/Bike per correre poi verso la bici con le scarpe in mano. Invece le ho lasciate agganciate alla bici, per poi doverle sganciare e mettermele prima di partire verso l’uscita dal deposito bici.

    Ho sbagliato.
    La temperatura era ok per l’impermeabile leggero, uscito dall’acqua avevo freddo ed ho messo quello pesante subito, per poi cambiare idea e mettere quello leggero. 1 minuto perso. La decisione pianificata era ok, le previsioni danno la temperatura giusta. A 14 gradi si pedala bene con il paravento leggero.

    Ho sbagliato.
    Non ho urinato durante il cambio bici/corsa perché c’era la fila. Ho pianificato di farlo dopo il primo giro, convinto ci fosse un bagno. Non era così. Mi sono agitato ed ho tentato di saltare una transenna. Decisione poco lucida e poco assennata, con conseguenti immediati crampi.

    Ho sbagliato.
    Dopo i crampi, primo giro, ho reidratato. Ho rallentanto e respirato. Ok. Ma ho smesso di crederci. Come se un piccolo problema causasse la fine del mondo. Non potevo stare sotto le 6 ore, lo vedevo, ma avrei potuto stare sotto le 6 ore e 30′. Avrei potuto comunque correre e trovare le forze. E non mettermi a mangiare, perdere la concentrazione, e roba del genere.

     

    Se non ci fossi stato, non avrei potuto sbagliare.

    Ci vediamo il prossimo anno, Rimini Challenge

  • Cosa non amo della piscina

    Posso dire l’acqua. Effettivamente la piscina è umida per definizione, ma non è quello il problema.

    Seriamente ho una serie di problemi con l’andare in piscina.

    Punto 1, l’orario. Devo scegliere un orario diurno per andare e non posso andare, chessò, alle 6 di mattino a farmi una nuotata, o alle 10 di sera.

    Punto 2, fare la doccia è un problema se l’orario coincide con i corsi dei bambini. Effettivamente le docce sono comuni, e i bambini sembra che abbiano bisogno dell’assistenza dei genitori per fare la doccia. Probabilmente è una funzionalità che gli umani da touchscreen svilupperanno solo in seguito, fatto sta che è così e quindi, non essendo possibile per il genitore di sesso corrispondente al figlio che segue il corso di venire sempre ad assistere al figlio privo di capacità proigieniche, ci viene quello che capita. Risultando nelle regole: 1. femmina adulta lava figlio maschio in spogliatoglio dei maschi, 2. maschio adulto lava figlia femmina nello spogliatoglio maschile, 3. femmina adulta lava figlia femmina nello spogliatoio femminile (ok, normale direi), 4. maschio adulto fa la doccia vestito, o attende lo sgombero, o non fa la doccia (più probabile).

    Non fare la doccia è la scelta più ragionevole: l’acqua della piscina non è così sporca in realtà, fare la doccia con il costume e usare il doccia schiuma porterebbe ad un tempo praticamente ingestibile per lavar via il detergente dal costume, e causando col tempo del prurito e infiammazioni abbastanza fastidiose.

    Riguardo il punto 1 si dice che il problema sia il pagare le persone che controllano le entrate e il comportamento degli utenti. Ma per questo basterebbero delle telecamere e un sistema di riconoscimento automatico, sia per identificare l’utente, sia per segnalare comportamenti non compatibili.

    Riguardo il punto 2 sembra che fare delle docce divise costi una esagerazione, ma in realtà la cosa è possibile, ci sono piscine che effettivamente hanno docce divise. D’altra parte, secondo alcune culture, è addirittura auspicabile che un ragazzo di 8 anni riesca a fare la doccia da solo.

  • Il triathlon è anche o soprattutto. per me

    Il triathlon è molte cose. Sono 3 sport da fare in sequenza e questo già dice qualcosa, ma non è quello il punto. Il triathlon è molte cose perché, come qualsiasi altra disciplina, coinvolge differenti aspetti.

    Certo c’è un aspetto fisico, ma con l’andare ti accorgi che il fisico era già lì da un pezzo, e l’unico limite è nella tua mente, nel non sapergli chiedere abbastanza e nel modo giusto. Sono ancora convinto di poter ottere risultati al di là delle aspettative solo grazie alla conoscenza di me.

    Ma soprattutto per me è il triathlon è gara. È trovarsi in mezzo a un branco di gente sicura di quello che sta facendo, tu che non ci stai capendo niente e che infondo percepisci che più o meno è così anche per chi pensi sia così sicuro. E allora sei solo, perché tanto vale esserlo: parlare, condividere, farsi forza non è poi così importante, hai davanti il mare e non è per nulla calmo, hai davanti una distanza e non conosci il percorso, hai davanti dei problemi e degli inconvenienti, e non sai esattamente quali saranno, sai che ci saranno. E hai davanti a te tutto quello che ti sei lasciato indietro senza definire troppo, tutte le tue imprese a metà, tutti i tuoi farò, tutti i tuoi avrei fatto, e tutti i tuoi avrei dovuto fare.

    Insomma, un bel po’ di confusione in testa, ma ti piace, e ti piace molto averne di confusione proprio in quel mometo, nel momento sbagliato. Momento sbagliato perché dovresti pensare alla gara, ma ti fa piacere proprio perché infondo la gara è solo un mezzo. Devi finirla. Non si scappa. Ma non è poi così importante. Devi finirla a tutti i costi. Ma non è poi così importante. La tua testa è affollata da tutto. E tutto nella tua testa devi tenere e ricordare, devi portarlo dietro. E devi finirla. La gara devi finirla. Non hai neanche idea di cosa sia tagliare il traguardo, e neanche ti frega un granché. O forse non hai tempo ora per pensarci, ci sono cose più importanti del traguardo e della gara. Perché cazzo la gara devi finirla.

    È stato un piacere tagliare il traguardo, ma ti ha lasciato in bocca quel gusto un po’ amaro di cose perdute. Hai corso tra le nuvole dei pensieri che affollavano la tua mente, ed ora all’improvviso è sereno. Di chi ti fa i complimenti te ne fotti. Ti dice “bravo, sei forte” e a te non frega un cazzo, “forte che??”. Non hai neanche capito di aver fatto qualcosa che secondo loro sarebbe difficile e stancante. E non hanno capito niente. Guardano e non vedono. E tu non sai di cosa stiano parlando, non hai visto lo stesso film, tu stavi correndo secondo gli altri, ma dal tuo punto di vista tu sei fermo. Tu sei fermo e al centro del mondo per tutto il tempo in cui corri, ma loro ti vedono correre e pensano che questo sia stancante. Lo è, cazzo se lo è stancante. Ma lo è anche perché dal tuo punto di vista sei fermo. È il tutto che scorre attorno e così devi farlo andare abbastanza veloce.

    Ma non stai scappando da nulla. Anzi sei bello concentrato su di te, e sei la presenza più ingombrante con cui potrai mai avere a che fare. Sei con te per tutto il tempo della gara e fai un baccano che ti assordisce quasi. Ma adori ascoltarti con quella forza, insicurezza e sincerità disarmante. Ascolti i capricci, le battute, e le cazzate. Riesce a raggiararti il tuo io, lo vedi chiaramente, usa tutte le tattiche, giri di concetti, di parole.

    Ma la gara è il tuo percorso, la tua guida, il dolore che devi sopportare, per continuare nel sentiero che devi seguire che è la tua gara. Composto nel nuotare. Calmo cazzo. CALMO. CAZZO. Devi essere rapido, leggero, elegante non eccessivo, spingere con armonia, non intralciare gli altri, e andare. Calmo, andare velocemente calmo.

    Inevitabili le cazzate. Non spariranno mai. Forse continuerai a raccontarti cazzate e riconoscerle solo nel momento giusto. Devi far pace anche con questo. Le tue cazzate. Ci saranno sempre e sempre si rinnovano.

    La tua gara il tuo sentiero. Ecco. In fondo per me è Triathlon è sapere che c’è un sentiero, basta iscriversi e mettersi a correre.

    Non importa se il sentiero ti porta davanti un traguardo dove qualcuno ti fa dei complimenti per dei motivi che tu non capisci, quel che conta è che quel che scorre dentro ora ha più senso.

    La gara non serve ad un cazzo.

    Ho reso l’idea?

  • Fascite plantare

    Siamo nati per gioire dei piaceri della vita come ridere, correre e scherzare, ma a volte si esagera e si sa, ci si fa anche un po’ male.

    Di preciso non riesco a rispondere alla domanda “come ti è venuta?”, la fascite plantare so per certo di averla visto che provo dolore ogni volta che appoggio il piede.

    La migliore documentazione del disturbo l’ho trovata in questa pagina: http://www.albanesi.it/arearossa/articoli/02fascite36.htm inutile fare riferimento alla pagina wikipedia per la fasciosi plantare, alcune affermazioni hanno del fantascientifico.

    Effettivamente la fascia è un tessuto che avvolge tutte le parti del corpo, organi, muscoli e legamenti compresi, ed una lesione di questa causa dolore. Ora se questo dolore è dovuto ad un errore di trasmissione (la fascia sembra abbia anche il compito di trasmettere segnali nervosi portandoli agli assoni dove questi non arrivano), oppure sia dovuto ad una mancanza di protezione del tessuto tendineo-muscolare per me non è chiaro.

    Per ridurre il dolore gli esercizi consistono nello sciogliere i muscoli confinanti la zona dolorosa, gli esercizi si trovano da molte parti, questo http://www.my-personaltrainer.it/fascite_plantare.html li raccoglie praticamente tutti.

    Ovviamente si trovano anche trattamenti fisioterapici e massaggi innovativi, ma dovrei avere la fortuna di trovarmi dove questi vengono forniti. Esempio:

    No, non ce l’ho. Il centro medico sportivo mi consiglia la tecar. Vedendo la descrizione http://www.aqvaworld.it/index.php/news/approfondimenti/779-cose-la-tecarterapia-e-i-suoi-benefici.html la cosa è convincente, riscaldare i tessuti e favorire lo scambio di sostanze. Probabilmente, oltre ai doverosi esercizi (quotidiani!), è forse la terapia più efficace.

    Ma arrivando al mio caso specifico, quello di una fascite distale (cioè vicino alle dita) quello che credo di aver scoperto stamattina penso sia piuttosto importante per me: ho associato lo stretching del polpaccio con l’allargamento delle dita del piede. Così facendo ho provato una sensazione di rilassamento dei tessuti, ed una sorta di riattivazione della circolazione linfatica, anche dietro il tallone, sento inoltre il piede più caldo.

    Ho provato anche a fare qualche passo a piedi nudi sul pavimento badando ad allargare benel le dita del piede quando arrivavo alla spita. Il dolore è molto più sopportabile.

    Quindi ho deciso di cambiare scarpa, non più la asics cumulus 15, che comunque dovrei usare per correre, ma avendo la suola morbida ho pensato fosse adatta anche per affrontare la fascite. Non più la Asics perché tipicamente queste scarpe fasciano molto il piede tenendolo stretto, rendono la corsa più efficace, suppongo, ma effettivamente in queste condizioni è la scarpa meno adatta, se la mia teoria di tecnica per l’aumento della circolazione linfatica è corretta. Avrei deciso per la Nike Vomero 8, ma sono gialle e pure sporche, quindi ho messo su delle ciabatte.

    Oggi è il mio 24 giorni di fascite, il disturbo sarebbe dovuto diminuire ma non l’ha ancora fatto, spero di aver trovato la chiave giusta.

    Altro indizio della correttezza. Vado in piscina e pedalo. In piscina le prime lezioni sono state sulla gambata, effettivamente tendo a stringere il piede, uscito dalla vasca sento più dolore del normale, ho pensato si trattasse del fatto che ero in acqua e fosse bagnato, ma effettivamente potrebbe essere proprio il tenere le dita uniti che acuisce il dolore. Pedalo e scegliendo la scarpa meno stretta ho meno fastidio quando vado a scendere (quella da triathlon SiDi con il velcro ha la pianta più larga).