Como è piccolina, ti ci perderesti se fossi un insetto, ma solo uno di quelli che non volano, forse uno scarafaggio.
Tutto gira attorno allo stadio, o almeno questo è stato il mio punto di vista, quello di un praticante di triathlon che va a fare una gara una domenica di Luglio, senza un’idea precisa di cosa sia Como, se è bella, se è brutta, se ha cose, se no.
Blablacar lo faccio con Alberto che da Rimini va a trovare la ragazza a Milano per passare il fine settimana con lei. Milano il 18 luglio ha qualcosa tipo 37 gradi, Lodi 38. Già questo un po’ strano.
Grazie ad Alberto scopro il parcheggio dell’HERA di Rimini che è un ottimo punto di scambio per blablacaristi.
Fa caldo. Partire alle 8 di mattina per arrivare a Como il sabato pomeriggio, prima della gara. E questo forse è un po’ strano, ma voglio evitare casini.
Come dice Alberto, “Como è molto più piccola, di interessante c’è un treno che parte dal centro e va in collina…”
Tra Milano e Cantù mi fermo in McDonalds a comprare panini scadenti, tanto sono comunque migliori di altri. Metto il solito antibiotico ad occhi ed orecchie.
Stordito da otite, caldo, batteri. Ormai ho lasciato Alberto alla stazione di Milano Fiera. Sono sceso dall’auto ed ho iniziato a fare i piegamenti sul piano sagittale, 3 x 20. È una cosa che sta rafforzando il gluteo medio, e allentando il carico sulla caviglia, e migliorando la situazione di equilibrio. Ma l’otite di certo non aiuta.
Stare seduto in auto è una schifezza. Forse l’auto è troppo piccola? Mi ritrovo con la schiena curva, troppo curva, 4 ore di auto non sono uno scherzo, ed il traffico in questi fine settimana peggiora le cose.
A Como arrivo coi nervi a pezzi e mi incazzo col navigatore, mi servirebbe fermarmi con calma ma sembrano tutti indaffarati ad andare dove devono andare. Ma riesco a fare benzina.
Arrivo a parcheggiare vicino lo stadio, anche senza sapere che stessi parcheggiando nel punto di accumulazione della funzione “casomai ti perdi a Como, torna allo stadio”.
Praticamente se vedi il lago sai dove sei. Però è davvero un posto carino, un gioiellino. Una bella passeggiata che fiancheggia il lago, piena di ristoranti e di piazze dove fare l’aperitivo, ragazze a sfoggiare il loro ultimo vestito, o scarpe quello che gli tira di sfoggiare, partite da Milano, e forse arrivate in treno, con la ragazzo che gli regge il gioco, fighe, ricche, felici, e vestite bene.
Io dopo aver preso il pacco gara e lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento di 5 euro per 24 ore, a partire dalle 18, sto tranquillo e chiedo se posso mangiare un brodetto in un ristorante. Mangio con un Chianti davvero buono, quel gusto tannico che mi manca da tanto. Non spendo neppure troppo e mi alzo soddisfatto.
Vado verso al stazione della funicolare, arrivo a Brunate alle 9 circa. Carino e tutto. Lampi. Non è scenografia. Infatti inizia a diluviare, riesco a scendere alle 11, la corsa è libera (per scendere). Ho fatto il calcolo sono circa 400mt di dislivello, a Brunate è tecnicamente “montagna”, essendo 700 mt slm.
Da Brunate si vede la Svizzera. Ma in realtà non è come qualsiasi altro posto ora, visto che è notte e si vede pochissimo.
Io sono in infradito ed è molto scomodo con l’acqua. Subito inizio a scivolarci sopra con i piedi, e divento instabile. Correre sotto la pioggia è escluso.
Le infradito sono il male assoluto. Ma è un male necessario, come la Mafia.
La gara cosa vuoi che sia? Grazie al kebabbaro mangio 280 gr di pane appena sfornato, a mezzo giorno. Consegno la bici, niente muta. 16 minuti 750mt, 34 minuti bici, al terzo giro sbatto contro i new jersey in plastica, fortunatamente vuoti. Non so esattamente come ho fatto, ma ho avuto la prontezza di sganciare la scarpa e sbatterci di piatto con la bici, senza cadere. Però la cosa mi ha turbato. Prima un po’ di difficoltà a riagganciare, poi sembrava che non riuscivo a spingere e riprendere velocità. I muscoli un po’ tesi, contratti, poco efficaci per tutto il tempo, ma dopo aver sbattuto contro i new jersey ero quasi demotivato. Mezza barretta, giusto il tempo di arrivare al giro di boa. Il giro è cortissimo, 5km in tutto,
La cosa che mi fa incazzare in bici è uno strappo di un 50ina di metri, forse anche meno, dove non riesco a spararla giù a tutta, mi prende alla sprovvista e non faccio girare le gambe. Vorrei farlo a 20 all’ora, tanto poi c’è subito una discesa, ma non va. Non è che arrivi freschissimo lì, visto che sono naturalmente passista e mi piace spingere il piano, ma questa cosa dello strappetto mi fa incazzare. Il quarto giro un po’ meglio, arrivo alla zona del new jersey,e stavolta passo direttamente dall’altra parte, tanto hanno finito tutti in bici.
Mi coglie alla sprovvista la mia stessa decisione di togliere i piedi dalle scarpe lasciandoli sulla bici. Ho poco spazio e per poco non mi becco una penalità. Poi correre scalzi qua è forse una cazzata. Però così arrivo e metto le scarpe per correre in pochi secondi. Sono 5 km, duranti i quali non ho tempo di andare in crisi. Solo un bel casino intrecciato dentro Villa Olmo, per il resto solo Sole, viali alberati, lago, e voglia di arrivare.
Pesante e fastidioso mal di stomaco. Forse è il caldo.
Non ho fastidio alle ginocchia. Ma non spingo in bici. Il nuoto faccio un po’ cagare, ma sulle transizioni inizio ad ingranare.
Sì, lo trovo divertente.
Hanno anche la piscina vicino lo stadio. Como è lo stadio.
Sono fine settimana nei quali scarico tensioni che altrimenti non saprei come gestire, e tutto diventerebbe meno pressante, e tutto diventerebbe più noioso. Sono uno di noi.
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