Categoria: sport

  • Un trail atipico

    Così tanto per provare, a chi non avesse mai provato, e anche per vedere un percorso trail, ma soprattutto per passare un paio d’ore assieme, s’è deciso di farsi una corsa tra Villa (Cessapalombo) e Lame Rosse (che sono queste robe qua:

    Lame Rosse

    belle, no?)

    e il percorso è tutto un sottobosco. Il bello di questa corsetta è stato proprio il non essere una gara. Cioè nessuno pretendeva di gestire le energie, di stare avanti, di arrivare fino alla fine (in tutto erano 4,5 km andata e altrettanti al ritorno, e anche moltissime pause!). Ovvero, modalità molto easy.

    Così durante le discese si è dato tutto, e cosa conta? Perché ci siamo presi la libertà di provare. Ed anche le salite, solo che non era la stessa cosa in termini di richieste energetiche, sicché io spesso non arrivavo in cima, ma camminavo.

    La cosa è molto simile al programmare, ti diverti a ragionare ed andare avanti a mettere insieme i pezzi, ma ad un certo punto devi fermarti, sei un po’ stanchino, letteralmente sragioni, è come se corressi pestandoti continuamente l’altro piede. E stai fermo.

    Ecco, dico, penso sia uguale ad usare il cervello, divertente, ma faticoso

     

  • Il prossimo 14 Agosto

    Sono rientrato all’elbaman70.3, ma quello che mi preoccupa di più è Wiesbaden, oggi mi arriva un aggiornamento del percorso, 1600 metri di dislivello (non più 1500)

    La corsa, 180 metri di dislivello.

    http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman-70.3/wiesbaden/athletes/course.aspx?mkt_tok=eyJpIjoiTmpZME1tRTBPVEpoTVdOayIsInQiOiJXeVdZaXV5MjNqcDRIeHB1ODF1MXVYRWpUM0ZZdXp2THJzVGpESkZjYVNncTh2eG1IQ2I4dzRkeGVqWnVOMUkxeUdDMUtVdmtPa2R6emlJekVGcHI5UUVOdGFDUWp3S0hocmVQNEZTZXFsWT0ifQ%3D%3D#axzz4CCPR1CXf

    è il 14 Agosto.

    Elbaman70 il 24 Settembre.

    Wiesbaden punto a tirarla al massimo e riuscire a fare un buon tempo alla mezza (relativamente, cioè 1h45′), quindi tenere 26km/h di media in bici (se esagero scendo zoppicante).

    Se ce la faccio starei tra i primi 800, quasi a metà classifica, la gara è dura.

    Sabato scorso ho fatto Sassotetto, 110km in tutto 1700mt di dislivello, era un allenamento con l’intento di essere un lungo, quindi non ho tirato, ma di fatto mi sono trovato zoppicante per 2 giorni. Non ho capito se è dipeso dalla corsa del venerdì sera o dalla pedalata del sabato mattino, o ancora se dal breve recupero (ho dormito 5 ore nel mezzo), oppure dall’integratore al gusto menta che mi ha massacrato lo stomaco.

    Oggi sto meglio, farò un fartlek senza tirare troppo, mi concentro sulla Straducale, 130km per 2400mt di dislivello, sarà un test per sapere che ritmo tengo, anche se ovviamente ho la scia che a Wiesbaden non avrò.

    Elbaman70 andrà di conseguenza. Dovrò riposare una settimana, o almeno 4 giorni. Fare un po’ di pesi e potenziamento per 10 giorni, e sarò a 4 settimane dalla gara. La prima settimana di scarico, altre 2 di carico, e l’ultima di scarico. Se tutto va liscio avrò benzina per fare Elbaman70 al meglio, e voglio dire correre la mezza sotto 1h40′. (voglio dire, meteo permettendo, 34′ nuoto, 3h15′ bici, 1h40′ corsa, 10′ cambi, 5h40′).

    Forse si mette bene

  • Resoconto Zucchero

    Ovviamente colpa mia.
    Siamo al 10 giugno 2016, fra 2 giorni IRONMAN 70.3 Pescara, devo fare un resoconto.

    Questa era la settimana di scarico prima della gara. Dopo una domenica che per me è
    stata quasi un test di resistenza, 100km bici + 3km corsa, all’70% del ritmo gara,
    e anche un test di postura, 100km sulle appendici.

    Lunedì RIPOSO.

    Martedì 1h corsa lenta con compressor per recuperare, la sensazione è stata quella
    di essere molto contratto. La sera piscina, 1800mt in tutto.
    MERCOLEDÌ 8

    Mercoledì. La notte dormo malissimo, o dovrei dire non dormo affatto. È molto strano,
    non provo dolori, mi sento contratto, ma non riesco a dormire. Al mattino sono esausto.

    Alle 10 inizio ad avere freddo, penso sia un calo di zuccheri, vado a casa, non riesco
    a mangiare, giusto 2 cucchiaini di miele e mi metto a letto.

    Arrivano le 12 e nulla. Dovrei fare un paio d’ore di bici tranquille, ma sono sul letto,
    ho la mente offuscata.

    12.30 pranzo. Ci provo, ma non riesco a mangiare. Torno sul letto.

    15 circa. Decido di misurare la febbre, 39.1, alta, non so cosa fare. Ho la mente sempre
    più offuscata, perdo i sensi, ma non dormo effettivamente.

    19.00 chiedo a mia madre se c’è l’OKI, lo ottengo. Decido che è per via di dolori muscolari
    (che io non percepisco) che ho la febbre, ipotizzo di essere in acidosi per via della dieta
    un po’ troppo squilibrata sulle proteine degli ultimi giorni, e che è necessario che i muscoli
    si sfiammino, altrimenti provoco un attacco autoimmune.

    20.00 l’OKI fa il suo effetto, temperatura 36.2, non è la mia temperatura normale (solitamente
    sono sui 35.4), ma quantomeno non rischio di impazzire per oggi.

    Tolgo la maglia, è zuppa di sudore in modo spropositato.

    20.30 Mangio. Pizza, è fuori dalla dieta ma ci sta.

    0.30 Pasta, 70gr, devo o no fare carico dei carboidrati? Se sono veramente in acidosi mi conviene
    buttar dentro amidi per disintossicarmi, comunque sia meglio mangiare.

    3.40 di nuovo febbre, allucinazioni, perdo i sensi. Convinto che le dosi consigliate per OKI fossero
    1 bustina ogni 12 ore, ma allora perché l’effetto è già sparito? non voglio overdosare, mi decido ad
    accendere il tablet e cercare su internet. Dosi consigliate 1 bustina ogni 8 ore, durante i pasti.
    Non resta che prenderla.

    3.42 prendo l’OKI, dopo 10 minuti circa mi rilasso. Non dormo, ma almeno sopravvivo.
    GIOVEDÌ 9

    8.00 ufficio. Ma sono sfinito, scrivo poco codice e mi concentro male

    10.00 Decido di tornare a letto.

    11.00 temperatura 39.6. Male. Penso ci sia qualcosa che non va nelle dosi dell’OKI, tra le altre
    cose ho letto che se è sufficiente mezza bustina, allora meglio prenderne mezza. Così decido che
    alle 12 prenderò mezza bustina, se l’effetto scadrà di nuovo dopo 7 ore, prenderò l’altra mezza.
    (cambierò idea su questa cosa)

    12.00 OKI.

    12.30 Pranzo. Riesco a mangiare, la febbre è scesa a 38.6.

    13.00 mi ridistendo sul letto, comunque sono sfinito. Ma la febbre non c’è. L’OKI fa effetto
    con mezza bustina. Decido di non provare a dormire, finisco di leggere L’arte di correre, di
    Murakami, invece, visto che è rimasto lì a metà ed è un regalo di 2 anni fa.

    16.00 mi alzo e vado a mangiare una mela (a pranzo solo pasta). Poi torno sul letto.

    18.00 temperatura 37.6. sta salendo. Penso che questo non è bene. Oggi dovrei essere sano,
    invece sono sfinito, è solo grazie all’OKI che la temperatura sta sotto i 39.
    Provo altro. Acqua fredda sulle gambe. Suppongo che l’infiammazione sia lì, sono le cosce
    a diventare calde quando va scomparendo l’effetto dell’OKI. Funziona, almeno per un po’
    per arrivare alle 20, ora dell’altra mezza dose di OKI.

    20.00 mezza dose di OKI.

    20.40 pasta, di nuovo. Poi insalata con patate e pomodori. Ci siamo, forse un po’ povero
    di proteine, ma sono in acidosi, prendo un gr di amminoacidi BCAA. (essenziali non ne ho)
    3.20 febbre. Di nuovo, è venerdì, questa cosa non sta funzionando, deve esserci qualche altro
    problema. Serotonina. Ho bisogno di piacere, ho bisogno di una botta di zuccheri, zucchero
    raffinato, uno sbalzo di insulina, e Suppeloch, e tutto il resto. Di nuovo acqua gelata sulle
    gambe. Poi tazza di latte con 4 cucchiaini di zucchero, possono bastare? è praticamente solido.
    E poi preparo una bottiglia piccola di acqua con magnesio, da tenere vicino al letto.
    Il magnesio è basico, dovrebbe equilibrare l’acidosi.

    4.00 torno a letto. Avverto un dolore alle gambe, vero dolore, sano. Sento il dolore alla schiena,
    agli addominali. Sento il dolore. Finalmente. Temperatura 37.7. Posso tenerla. Niente OKI.

    VENERDÌ 10

    6.00 devo mangiare qualcosa. Mela. Poi ci sono le patate lesse da sbucciare. Così mi metto a sbucciarle.

    7.00 di nuovo latte, caffe e 4 cucchiaini di zucchero.

    Per oggi l’idea è questa. Se riuscirò a percorrere 36km di strada con l’auto fino a Civitanova per
    acquistare 2 viacard e poi tornare, allora potrò verosimilmente arrivare domani (sabato) a Pescara
    senza problemi. Partecipare all’IRONMAN è ancora una speranza, ma comunque vorrei essere lì a far tifo,
    dopotutto ormai è andata così e non posso farci nulla.

    Ma prima ho bisogno di un po’ di energia, e anche se la cosa non mi alletta mangio 2 patate, perché sono
    la cosa che passa più agevolmente per la gola, visto le mie tonsille doloranti e piene di pustole
    (è per l’acidosi? e chennesò)

    8.30 a Civitanova, e lucido. Acquisto, e torno. Di nuovo patata

    9.00 doccia. Finalmente. Devo avere un odore insopportabile per via dell’acidosi e dei 2 giorni di delirio.

    10.00 voglio una pasta alla crema dolcissima, vado in pasticceria e… nulla, non è dolce come la Puddingbrezel
    di Francoforte.

    10.10 ufficio.

    (segue giornata abbastanza produttiva in ufficio, pranzo, caffé zuccherato, cena. Ancora niente cibi altamente proteici, cioè no carne, no legumi)

    SABATO 11

    al mattino decido che quella alle tonsille sia una infezione, cerco qualcosa e trovo che lo zinco rende il lavoro degli anticorpi contro gli streptococchi molto più agevole (rif. https://it.wikipedia.org/wiki/Streptococcus ), così vado a cercare qualche integratore che contenga zinco. La dose giornaliera è 11 mg (per uomini, 9 per donne), ne trovo uno con 5mg, posologia 1 al giorno. Decido che mi atterrò alla posologia, non voglio scherzi ad un giorno dalla gara, e neanche dopo. C’è altra roba dentro, vitamine, e proprio per questo 5mg di integrazione andranno benissimo.

    ore 10.30
    Cerco di mangiare, ancora patate.

    ore 11.30
    Parto per Pescara. Sono molto nervoso, nevrotico, incazzoso. Devo mantenere la calma.

    Ore 13.20
    È presto per andare in albergo, cambio programma (albergo, pranzo, tessera da Laura, numero, consegna bici) e decido per: tessera da Laura, numero, albergo, pranzo, bici.

    Nervi, nervi, nervi. Non conosco il posto, ma ok.
    Mi scarico un po’ chiedendo tutto a Laura Strappaveccia, che non centra niente, ma è della squadra e comunque ha la mia tessera.

    Sbagliano a consegnarmi il numero per la gara dimenticando i sacchi per mettere i cambi (lo scopro solo grazie a Laura, e pure per caso).

    Salto il pranzo. Prendo i sacchi, 10 minuti bici (a che serviranno??), è giusto un check-up prima del check-in: freni, pressione gomme, tutto ok.

    Nuoto, 10 minuti. Anche questo non serve ad un bel nulla, ma forse fa bene ai miei nervi.

    ore 19.20
    Arrivo al B&B e mi faccio 150 gr. di spaghetti col pesto.

    ore 21
    Non so, forse ho bisogno di un po’ di proteine e grassi bestiali, dopo 4 giorni di compensazione. Bistecca di maiale (ok, avrei chiesto filetto di vitello, ma non lo fanno più), e Weizen, non credo mi faccia male a questo punto.

    DOMENICA 12 Giugno.

    È il giorno della gara, al mattino di mangiare non ho granché voglia, una colazione all’italiana e la pasticca quotidiana per lo zinco. (non ho capito cosa accidenti dica la ricerca a cui fa riferimento, ma decido di credere che lo zinco sia utile contro la tonsillite, del resto non è la prima volta che si infiammano le mie tonsille). Un altro concorrente di Monteprandone che era lì al B&B mi offre dei Muesli, sono molto felice perché sono dolcissimi, ma mi tolgono anche la voglia di mangiare qualsiasi cosa. Sali, e 2 gr di amminoacidi.

    ore 11.00
    (1 ora dalla partenza). 2 panini con prosciutto e acqua.

    ….

    GARA
    ( https://joker.smartango.com/2016/06/13/ironman-70-3-pescara-12062016-report/ )

    ….

    Prendo un bel po’ d’acqua, ma non fa freddo e la doccia calda alla fine è ristoratrice.

    ore 22.00
    cena con panino con doppia salciccia e weizen. Niente frutta, ho la nausea. Dormo in B&B

    LUNEDÌ 13

    ore 7.00
    Parto per il ritorno. Ho fame. Ma non troppo. Colazione con 4 fette di ciambellone, si sente forte il sapore delle uova, vuol dire poco succo di limone credo, o poco zucchero, comunque mi piace. Latte e caffé, col miele. E lo zinco quotidiano.

    8.00
    partenza in auto.

    9.00
    arrivo a civitanova e pianifico: hamburger McDonald e frazione nuoto che ci hanno segato alla gara. No panino, gelato pre-confezionato, e nuotata con muta.

    12.30
    Pranzo. Veramente. 130gr di pasta, frittata, frutta, e caffé.

     

    Nota:
    In quanto a tutte le considerazioni mediche fatte qui: sono perfettamente conscio del fatto che sono delle cazzate irripetibili.
    La mia unica ipotesi è che un deficit di insulina (endogena) e quindi di serotonina (ancora endogena), porta ad un innalzamento della soglia di dolore, ovvero che non assumere alimenti con alto indice glicemico porti ad una maggior tolleranza al dolore.

    In Italia i medici si lamentano perché la gente pretende di sapere più di loro solo cercando su wikipedia. Io vorrei che scendano dal piedistallo e siano un po’ più aperti e collaborativi, non sopporto sentirmi dire “fa questo e basta”, quando tu dall’altra parte non mi stai ascoltando e non hai capito quali sono le mie esigenze.
    In Italia i medici hanno il loro timetable, che pubblicano da qualche parte e tu devi conoscere, ma quella qualche parte è molto meno accessibile di wikipedia.
    Anche io impiego 5 anni per laurearmi in informatica senza imparare a far nulla, ma ad avere le basi. Spendo altri anni per imparare delle tecnologie correnti, mi aggiorno ogni giorno (ecco, non ogni mese, giorno ho detto). E dopo tutto che faccio? Se qualcuno mi paga per fare il mio lavoro lo tratto come un ignorante, pezza da piedi e rottura di scatole? Sapete quanto duro nel mercato? Zero

  • IRONMAN 70.3 Pescara 12/06/2016 – report

    allora, è andato come se fosse un allenamento fatto neanche troppo convinto.
    Il giorno prima sono andato a ritirare il numero e si scordano di darmi le sacche.
    Io non ne sapevo niente delle sacche, ma questa cosa mi ha fatto saltare il pranzo
    per tornare a prenderle dopo che ero arrivato in albergo, e mi ha fatto saltare i nervi non poco.

    Per una serie di questioni, la maggior parte colpa mia, ma comunque ero sotto stress.

    Quando al mattino ci hanno fatto aspettare le 12 prima di partire, per poi rimandare, con un mare col quale normalmente nuoto da solo (senza assistenza), sono andato in depressione.

    Ho preso  la bici, neanche troppo convinto, però ho tenuto il ritmo, sopra ai 30 di media.
    Ma era facile. Un pezzo di barretta a 12 km dalla transizione.

    quando sono sceso, per niente convinto, con calma sono andato a cambiarmi, ho mangiato un altro pezzo di barretta, mi sono cambiato con molta calma, ed ho bevuto un gel. (con tutta ‘sta calma ho fatto la transizione in 4’, di solito ce ne metto 5).

    Ok, non avevo niente da fare, quindi sono partito di corsa. 4’30″/40″ dopo 5-600 mt c’è da attraversare un ponte (si faceva una sola volta), comunque lo affronto tranquillo, scendo e inizio a correre pensando che 4’30” è un ritmo troppo alto, ma non mi importa niente della gara. Al terzo km sento che non potrei tenere quel ritmo, passo a 4’50”. Supero Tarabelli che forse è al secondo giro.

    Al km 5 mi fermo per bere, perché sono convinto che non sono convinto (??? è sì, proprio così). Ma poi riparto perché non ho bisogno di niente, non ho fame, mi basta bere, le gambe vanno, non ho crampi, se ci fosse anche la testa ad andare nella stessa direzione …

    Ma devo pisciare. Cerco di individuare un bagno prima che sia troppo tardi, lo trovo, devo solo fare un km. Tutto programmato, è prima del rifornimento dell’acqua, arrivo al bagno, un addetto mi guarda e mi fa “Closed”, e con atteggiamento incazzato mi indica di continuare a correre. Ecco, questa cosa mi ha fatto incazzare di brutto. Punto primo perché io non sapevo che 200mt più avanti ci fosse un altro bagno. Punto secondo perché mi sta anche bene che me lo dici in inglese, ma non mi dai gli ordini, sto facendo una gara non l’assalto al forte, o una fottuta esercitazione militare. Inoltre se vuoi significare che che n’è uno più avanti, mi dici “there’s another further”. Idiota.

    Ho maledetto tutta l’organizzazione prima di vedere il successivo bagno. Cosa di cui mi sono vergognato. Ma quello è un idiota.

    Vergognarmi non è una cosa che mi piace, mi mette a disagio. Idiota mi ci sono sentito
    io subito dopo essere uscito dal bagno.

    Ho fatto altri 2km ma non la buttavo giù.

    Dal km 11 ho passeggiato, corricchiato, e fine.

    Niente gara, per me è stato solo continuare fino alla fine perché ha iniziato a piovere e se mi fossi fermato mi sarei preso una polmonite.

    Senno di poi:
    loro vogliono far entrare più di 1000 persone in mare, e in quel caso per assistere
    qualcuno la cosa si fa complicata. In queste gare è facile che ti segano il nuoto.
    All’Elba non l’avrebbero fatto, ma 200 persone è un’altra roba.

    Senno di poi 2:
    perdonati, subito. Gli altri non lo fanno, nessuno può farlo. Poi ragiona sullo sbaglio, se c’è stato e cosa l’ha provocato, a gara finita. Ma perdonati subito, perché la gara sta continuando e non puoi parcheggiarti un attimo per rimuginare e insieme pensare che devi gestire le energie e tutto per la gara.

    Senno di poi 3:
    il dubbio è una merda. È così, è bastardo, è qualcosa che se ne sta lì, da quando parti e poi torna, non puoi fare mezza maratona col dubbio di non volerla fare. Dubbio assurdo. Ma sta lì fintantoché non ti dici “è un dubbio assurdo.”

    Senno di poi 4:
    Una gara è una gara. Anche se a volte gli organizzatori sono degli incompetenti, gli altri atleti stanno comunque gareggiando, e non puoi mancare di rispetto chi corre insieme a te e non c’entra niente. Una gara è una gara. E SI CORRE! Fanculo ai dubbi, fanculo alle lamentele, fanculo al non poter pisciare, fanculo agli idioti. Si corre al meglio che si può. (Che poi, discorsi da doccia a fine gara: “èh, sì, all’inizio è stata un po’ dura, poi verso la metà ho preso un gruppone in discesa, ho toccato i 60… comunque la bici è la parte più bella.”. Ah, ok, proprio belli ‘st’avversari, che “comunque la bici è la parte più bella”. Sono arrivato alla fine, con i più scarsi, in tutti i sensi)

  • + Evoluti dei poveracci

    Più evoluti è la definizione giusta, fino agli anni ’70 la donna doveva avere il permesso del marito per poter andare a lavorare, poi siamo evoluti. Siamo più avanti, non vuol dire che oltre ci sia il baratro, si può proseguire, ma sicuramente non è il caso di tornare indietro.
    Ecco, effettivamente pochi giorni fa ho avuto l’occasione di notare quanto sia difficile far capire un concetto dopo che ne fai uso per tanti anni e lo dai per scontanto, e dai per scontato che gli altri l’abbiano capito. Si trattava di chiudere o meno un tag, non c’entra niente, però, boh, forse bisognerebbe a volte tornare indietro e mettersi nei panni altrui, non per regredire, ma per accompagnare nel percorso.
    Parlo ovviamente del percorso necessario per capire l’inopportunità di chiudere il tag speciale del php “?>” alla fine del file, ovviamente. Perché? Perché posso aiutare chi mi sta vicino, chi è anni luce avanti a me non mi può aiutare, e chi è indietro centinaia di km mi rallenta esageratamente. Infondo c’è la nota massima di Confucio (o Gesù, ma credo ormai che i diritti siano scaduti, fa niente) che dice “ama il prossimo tuo”, vicino, anche sotto questo aspetto, credo.
    Perdita di tempo? No. 2 domeniche fa ho fatto 10km competitiva a Langen, poco a sud di Francoforte sul Meno. I concorrenti arrivavano al traguardo, poi tornavano indietro per 500mt, con un po’ di recupero, e facevano l’ultimo scatto insieme al concorrente di poco meno performante. E così via, a rotazione. Un ultimo scatto con chi è di poco peggio di te, lui è portato a spingere di più, per te che hai dato tutto in gara, è comunque uno sforzo allenante.
    Figo. Purtroppo se hai il chip poi l’organizzazione si lamenta, etc. Non ho notato se si togliessero il numero (dove era il chip) al volo prima di tornare indietro, ma è probabile.
    Comunque auguri femmine!
  • Alcune gare, ed alcuni traguardi

    Torno in Italia ed c’è un sole che è impossibile non aver voglia di fare un giro in bici.

    Così mi decido, tardi, e parto per 2 ore tranquille, 60km circa.

    La Bianchi in carbonio, leggera, favolosa. Rispetto a quella con la quale mi muovo a Francoforte, in acciaio, e “dura” sul manubrio, non c’è confronto.

    Visto la tipica fretta degli automobilisti della domenica decido di tagliare per la collina.
    400 metri di buche tali da inghiottire il cerchione della bici e scassartelo.

    Cosicché inizio a preparare tutta l’arringa sul fatto che sia inaccettabile qualcosa del genere, che in questo Paese tutto va a rotoli, che nessuno si occupa di mobilità, etc.

    Sono stati 2 minuti intensi con scroscianti applausi finali. Tutti immaginati alla perfezione.

    Eppure svalicata la salitina mi appoggio sul manubrio e vado giù tranquillo, l’asfalto è migliore e tutto scorre. In effetti per il 98% del tragitto l’asfalto è stato accettabile, non che non si possa far meglio, ma a tratti era addirittura buono. E quel 2% devastato dovrebbe invalidare tutto il lavoro della provinciale?

    Ma soprattutto, quel 2% di disagio dovrebbe farmi evitare di godere del resto della strada e farmi dimenticare di quella passata scorevolissimevolmente?

    Praticamente la storia della mia vita.

    E in quel momento ho capito il traguardo, cosa è un traguardo, quale significato ha.

    Non importa quando arrivi, raggiungerlo è qualcosa che ti migliora comunque.

    Tanto vale correre.

    buche

    fonte img: http://www.corrierepadano.it/provincia-buche-sulle-strade-e-emergenza-calza-stiamo-raschiando-il-fondo-del-barile/

    copyright sconosciuto

  • Firenze Marathon 2015 – e forse la digerisco

    Ecco, un altro ricordo.

    Di fronte a me una ragazza con la maglia, non ricordo il colore, ma ricordo i cerchietti uso obiettivo, con i colori della bandiera francese.

    Ora, non che mi interessi molto entrare nelle logiche terroristiche, però il mio pensiero è stato:

    È vero, infondo a gente come noi non frega di niente, neanche di morire. Noi corriamo, e non esiste un passato o futuro, quando sei lì, sia che siano passati 2, 10, 25 km, l’emozione rimane costante, sempre alta. Spara, non importa. Non importano i progetti passati, presenti, o futuri. In quel momento stai correndo, e questo è tutto.

    Cosicché poco prima del 39esimo mi stavo per dire: “ecco, ora rallento e non forzo tanto, così almeno dom… COSA?!? domani?!? non esiste, non ho nulla da fare domani, non esiste proprio ‘domani’.”

    E tutto questo spero sia un qualcosa che mi porterò sempre dietro, la leggerezza, un bagaglio di leggerezza. Tanto non pesa.

  • Maratona di Firenze 2015 – arrivato

    Firenze2015_Diploma_5213

    Non sono riuscito a spiegarmi fino all’ultimo perché avessi deciso di partecipare, e ancora ora non me lo riesco a spiegare.

    Non che non sia soddisfatto, lo sono, tempo eccezionale, per il mio livello.

    Ma è andata così. Cinque settimane per prepararla. Uscivo dall’ultimo olimpico di Sabaudia, il 24 ottobre, fatto senza troppo entusiasmo per via di una caduta dalla bici. Caduta con conseguente dolore al braccio (che fortunatamente a Sabaudia non mi ha disturbato troppo durante il nuoto, ma a dire il vero ho ancora qualche dolorino al polso). Cinque settimane x 3 lunghi, andiamo, è poco.

    Ok, ho fatto una stagione da endurance, quindi posso dire di avere la resistenza, posso fare un medio iron senza troppi problemi, preparandomi 5 settimane.

    Ma la maratona è troppo. In 5 settimane non riesco neanche a mettermi mentalmente su quel binario. E così è stato. Ho corso fuori binario.

    Da una parte la testa mi diceva “Smetti, è inutile. Non è la tua gara.”, dall’altra il fisico rispondeva, non da top runner, ma rispondeva, il giusto. Anche l’appoggio, piuttosto preciso. Cinque settimane passate solo a concentrarmi sulla postura, l’andatura, l’appoggio, la respirazione, le progressioni, la concentrazione, rilassamento, concentrazione. Hanno dato il loro frutto, considerato che il tempo precedente era di 3h34′, a Roma. Considerato che il mio personale sulla mezza maratona di Centobuchi (Febbraio di quest’anno) è di 1h40′! Ho corso la maratona dopo 9 mesi alla stessa andatura!

    Il calvario è iniziato proprio al km 21. Display: 1:41:05. “Non ce la farò”, non era una voce, era una consapevolezza razionale che ho zittito preventivamente.

    Ma la ragione non aveva ragione. Non l’ha avuta.

    Non potevo ragionare e capire perché fossi arrivato a questa forma. So che in assoluto non è un gran tempo, ma per come la vedevo io non era qualcosa a cui potessi ambire.

    Scrivo questo e mi chiedo cosa mi aspetta adesso. Cosa mi aspetto adesso? A cosa punto ora? Ora che ho raggiunto un traguardo senza pormelo, ora che ho superato di troppo l’asticella. Cosa c’è dopo?

    Poche cose capisci durante una maratona. E queste poche cose è una sola: corri.

    Siamo tutti eroi, col senno di poi.

    In realtà si fa quel che si può, ed è sempre troppo poco, e ci si sente insoddisfatti.

    Ma quando capita di fare di più di ciò che ci si aspetta, ci si sente insoddisfatti lo stesso.

    E anche queste sono soddisfazioni.

    (non sono affatto soddisfatto di quello che ho scritto)

  • Il bordo della paura

    Questa mattina sembra non voler far giorno, e comunque tutto è nebbioso come in un viaggio nella propria intimità più profonda.

    Tengo il fanale della bici accesa mentre percorro la discesa d’asfalto bagnato interrotta da troppi semafori.
    Bisogna stare calmi, e di certo questa mattina non ho nulla di faticoso da fare, per quello mi deve riuscir facile.

    Non so se sia giusto, non credo che i tedeschi siano simpatici per questo, ma di certo capisco perché la Germania sia la locomotiva d’Europa. Lo capisco dal traffico ordinato ma incessante, spedito, ma non caotico. Laboriosi.

    Sono le curve quello che mi interessa, è l’affrontare una curva nel modo ottimale che è sempre stato il mio lato debole, se si tratta di una curva in discesa l’ho sempre sbagliata quando andavo in moto.

    Ora in bici, quando tutte le curve veloci sono in discesa, la cosa diventa preoccupante.

    Ma stamattina ascolto. Ascolto le mie emozioni prima di affrontare una curva e durante, la strada è bagnata, da questo dovrei pensare che sia più difficile andar veloce in curva, ed è vero. Così so che devo controllarmi.
    Ma con calma, altrimenti perderei il controllo. E quindi ascolto la sensazione, il panico che sale nel momento in cui nasce la convinzione di aver sbagliato la curva (la convinzione o la paura?), la blocco, me ne distacco e semplicemente piego leggermente di più. Ma la lascio lì, ascolto l’emozione, la lascio andare: non aveva
    ragione, almeno non questa volta.

    La cosa interessante è il bordo, cioè quando la paura entra in azione, è quasi una scoperta, è forse per via dell’età e del rincoglionimento che ho la sensazione che tutto vada a rilento, e in questo caso la cosa la trovo molto utile. La paura arriva tutta assieme e prende il controllo, questo è quello che succede il più delle volte,
    ma stamattina no. Stamani arriva bussa forte e sembra convincente, ma io sono quasi distratto, non ci bado, oppure sono più interessato alla curiosità del cosa accadrebbe se io piegassi di più la bici, o semplicemente tenessi la traiettoria, spostando il peso sulla ruota posteriore, ed escludessi categoricamente l’idea di rallentare (che vorrebbe dire toccare i freni).

    Ecco. 10 km più avanti vado per terra perché un passaggio a livello con delle rotaie in oblicuo rispetto alla direzione di marcia della strada fanno scivolare la ruota posteriore per non so quale principio. Di questo non ho esperienza, vado semplicemente lungo, e qui la paura non si presenta affatto. Neanche gli viene in mente di arrivare più tardi,
    chesso, quando sono lungo per terra, o quando mi rialzo e sposto la bici fuori dalla careggiata. Nulla.

    La paura ha bisogno di essere installata attraverso una esperienza negativa o attraverso una convinzione, a quel punto essa si presenta nell’esatta occasione in cui deve presentarsi, nella occasione per la quale è stata progettata per agire.

    Sì, ora è giorno, ma come luce non è cambiato poi molto dalle 7 e mezzo, la prossima volta parto direttamente di notte, tanto è uguale.

     

  • È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

    Diciamola così: sono arrivato alla fine.

    Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

    E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

    Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
    e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

    Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

    Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

    Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
    so di essere all’inizio.

    Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
    lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

    Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

    Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

    Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
    a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

    Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

    Non divagare.

    È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

    Oppure il mio successo nel fallimento.

    Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
    Non sono mica un professionista.

    Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

    E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

    E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
    Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
    lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

    Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
    ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

    Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
    e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

    E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

    Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

    E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
    siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
    Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
    il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

    E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
    al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
    un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
    devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
    la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
    pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
    Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
    un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
    un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
    o additivo può darti, almeno credo.

    Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
    ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

    Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
    nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

    Ciò che capita.

    E meravigliarsi.