Categoria: sport

  • IRONMAN 70.3 Pescara 12/06/2016 – report

    allora, è andato come se fosse un allenamento fatto neanche troppo convinto.
    Il giorno prima sono andato a ritirare il numero e si scordano di darmi le sacche.
    Io non ne sapevo niente delle sacche, ma questa cosa mi ha fatto saltare il pranzo
    per tornare a prenderle dopo che ero arrivato in albergo, e mi ha fatto saltare i nervi non poco.

    Per una serie di questioni, la maggior parte colpa mia, ma comunque ero sotto stress.

    Quando al mattino ci hanno fatto aspettare le 12 prima di partire, per poi rimandare, con un mare col quale normalmente nuoto da solo (senza assistenza), sono andato in depressione.

    Ho preso  la bici, neanche troppo convinto, però ho tenuto il ritmo, sopra ai 30 di media.
    Ma era facile. Un pezzo di barretta a 12 km dalla transizione.

    quando sono sceso, per niente convinto, con calma sono andato a cambiarmi, ho mangiato un altro pezzo di barretta, mi sono cambiato con molta calma, ed ho bevuto un gel. (con tutta ‘sta calma ho fatto la transizione in 4’, di solito ce ne metto 5).

    Ok, non avevo niente da fare, quindi sono partito di corsa. 4’30″/40″ dopo 5-600 mt c’è da attraversare un ponte (si faceva una sola volta), comunque lo affronto tranquillo, scendo e inizio a correre pensando che 4’30” è un ritmo troppo alto, ma non mi importa niente della gara. Al terzo km sento che non potrei tenere quel ritmo, passo a 4’50”. Supero Tarabelli che forse è al secondo giro.

    Al km 5 mi fermo per bere, perché sono convinto che non sono convinto (??? è sì, proprio così). Ma poi riparto perché non ho bisogno di niente, non ho fame, mi basta bere, le gambe vanno, non ho crampi, se ci fosse anche la testa ad andare nella stessa direzione …

    Ma devo pisciare. Cerco di individuare un bagno prima che sia troppo tardi, lo trovo, devo solo fare un km. Tutto programmato, è prima del rifornimento dell’acqua, arrivo al bagno, un addetto mi guarda e mi fa “Closed”, e con atteggiamento incazzato mi indica di continuare a correre. Ecco, questa cosa mi ha fatto incazzare di brutto. Punto primo perché io non sapevo che 200mt più avanti ci fosse un altro bagno. Punto secondo perché mi sta anche bene che me lo dici in inglese, ma non mi dai gli ordini, sto facendo una gara non l’assalto al forte, o una fottuta esercitazione militare. Inoltre se vuoi significare che che n’è uno più avanti, mi dici “there’s another further”. Idiota.

    Ho maledetto tutta l’organizzazione prima di vedere il successivo bagno. Cosa di cui mi sono vergognato. Ma quello è un idiota.

    Vergognarmi non è una cosa che mi piace, mi mette a disagio. Idiota mi ci sono sentito
    io subito dopo essere uscito dal bagno.

    Ho fatto altri 2km ma non la buttavo giù.

    Dal km 11 ho passeggiato, corricchiato, e fine.

    Niente gara, per me è stato solo continuare fino alla fine perché ha iniziato a piovere e se mi fossi fermato mi sarei preso una polmonite.

    Senno di poi:
    loro vogliono far entrare più di 1000 persone in mare, e in quel caso per assistere
    qualcuno la cosa si fa complicata. In queste gare è facile che ti segano il nuoto.
    All’Elba non l’avrebbero fatto, ma 200 persone è un’altra roba.

    Senno di poi 2:
    perdonati, subito. Gli altri non lo fanno, nessuno può farlo. Poi ragiona sullo sbaglio, se c’è stato e cosa l’ha provocato, a gara finita. Ma perdonati subito, perché la gara sta continuando e non puoi parcheggiarti un attimo per rimuginare e insieme pensare che devi gestire le energie e tutto per la gara.

    Senno di poi 3:
    il dubbio è una merda. È così, è bastardo, è qualcosa che se ne sta lì, da quando parti e poi torna, non puoi fare mezza maratona col dubbio di non volerla fare. Dubbio assurdo. Ma sta lì fintantoché non ti dici “è un dubbio assurdo.”

    Senno di poi 4:
    Una gara è una gara. Anche se a volte gli organizzatori sono degli incompetenti, gli altri atleti stanno comunque gareggiando, e non puoi mancare di rispetto chi corre insieme a te e non c’entra niente. Una gara è una gara. E SI CORRE! Fanculo ai dubbi, fanculo alle lamentele, fanculo al non poter pisciare, fanculo agli idioti. Si corre al meglio che si può. (Che poi, discorsi da doccia a fine gara: “èh, sì, all’inizio è stata un po’ dura, poi verso la metà ho preso un gruppone in discesa, ho toccato i 60… comunque la bici è la parte più bella.”. Ah, ok, proprio belli ‘st’avversari, che “comunque la bici è la parte più bella”. Sono arrivato alla fine, con i più scarsi, in tutti i sensi)

  • + Evoluti dei poveracci

    Più evoluti è la definizione giusta, fino agli anni ’70 la donna doveva avere il permesso del marito per poter andare a lavorare, poi siamo evoluti. Siamo più avanti, non vuol dire che oltre ci sia il baratro, si può proseguire, ma sicuramente non è il caso di tornare indietro.
    Ecco, effettivamente pochi giorni fa ho avuto l’occasione di notare quanto sia difficile far capire un concetto dopo che ne fai uso per tanti anni e lo dai per scontanto, e dai per scontato che gli altri l’abbiano capito. Si trattava di chiudere o meno un tag, non c’entra niente, però, boh, forse bisognerebbe a volte tornare indietro e mettersi nei panni altrui, non per regredire, ma per accompagnare nel percorso.
    Parlo ovviamente del percorso necessario per capire l’inopportunità di chiudere il tag speciale del php “?>” alla fine del file, ovviamente. Perché? Perché posso aiutare chi mi sta vicino, chi è anni luce avanti a me non mi può aiutare, e chi è indietro centinaia di km mi rallenta esageratamente. Infondo c’è la nota massima di Confucio (o Gesù, ma credo ormai che i diritti siano scaduti, fa niente) che dice “ama il prossimo tuo”, vicino, anche sotto questo aspetto, credo.
    Perdita di tempo? No. 2 domeniche fa ho fatto 10km competitiva a Langen, poco a sud di Francoforte sul Meno. I concorrenti arrivavano al traguardo, poi tornavano indietro per 500mt, con un po’ di recupero, e facevano l’ultimo scatto insieme al concorrente di poco meno performante. E così via, a rotazione. Un ultimo scatto con chi è di poco peggio di te, lui è portato a spingere di più, per te che hai dato tutto in gara, è comunque uno sforzo allenante.
    Figo. Purtroppo se hai il chip poi l’organizzazione si lamenta, etc. Non ho notato se si togliessero il numero (dove era il chip) al volo prima di tornare indietro, ma è probabile.
    Comunque auguri femmine!
  • Alcune gare, ed alcuni traguardi

    Torno in Italia ed c’è un sole che è impossibile non aver voglia di fare un giro in bici.

    Così mi decido, tardi, e parto per 2 ore tranquille, 60km circa.

    La Bianchi in carbonio, leggera, favolosa. Rispetto a quella con la quale mi muovo a Francoforte, in acciaio, e “dura” sul manubrio, non c’è confronto.

    Visto la tipica fretta degli automobilisti della domenica decido di tagliare per la collina.
    400 metri di buche tali da inghiottire il cerchione della bici e scassartelo.

    Cosicché inizio a preparare tutta l’arringa sul fatto che sia inaccettabile qualcosa del genere, che in questo Paese tutto va a rotoli, che nessuno si occupa di mobilità, etc.

    Sono stati 2 minuti intensi con scroscianti applausi finali. Tutti immaginati alla perfezione.

    Eppure svalicata la salitina mi appoggio sul manubrio e vado giù tranquillo, l’asfalto è migliore e tutto scorre. In effetti per il 98% del tragitto l’asfalto è stato accettabile, non che non si possa far meglio, ma a tratti era addirittura buono. E quel 2% devastato dovrebbe invalidare tutto il lavoro della provinciale?

    Ma soprattutto, quel 2% di disagio dovrebbe farmi evitare di godere del resto della strada e farmi dimenticare di quella passata scorevolissimevolmente?

    Praticamente la storia della mia vita.

    E in quel momento ho capito il traguardo, cosa è un traguardo, quale significato ha.

    Non importa quando arrivi, raggiungerlo è qualcosa che ti migliora comunque.

    Tanto vale correre.

    buche

    fonte img: http://www.corrierepadano.it/provincia-buche-sulle-strade-e-emergenza-calza-stiamo-raschiando-il-fondo-del-barile/

    copyright sconosciuto

  • Firenze Marathon 2015 – e forse la digerisco

    Ecco, un altro ricordo.

    Di fronte a me una ragazza con la maglia, non ricordo il colore, ma ricordo i cerchietti uso obiettivo, con i colori della bandiera francese.

    Ora, non che mi interessi molto entrare nelle logiche terroristiche, però il mio pensiero è stato:

    È vero, infondo a gente come noi non frega di niente, neanche di morire. Noi corriamo, e non esiste un passato o futuro, quando sei lì, sia che siano passati 2, 10, 25 km, l’emozione rimane costante, sempre alta. Spara, non importa. Non importano i progetti passati, presenti, o futuri. In quel momento stai correndo, e questo è tutto.

    Cosicché poco prima del 39esimo mi stavo per dire: “ecco, ora rallento e non forzo tanto, così almeno dom… COSA?!? domani?!? non esiste, non ho nulla da fare domani, non esiste proprio ‘domani’.”

    E tutto questo spero sia un qualcosa che mi porterò sempre dietro, la leggerezza, un bagaglio di leggerezza. Tanto non pesa.

  • Maratona di Firenze 2015 – arrivato

    Firenze2015_Diploma_5213

    Non sono riuscito a spiegarmi fino all’ultimo perché avessi deciso di partecipare, e ancora ora non me lo riesco a spiegare.

    Non che non sia soddisfatto, lo sono, tempo eccezionale, per il mio livello.

    Ma è andata così. Cinque settimane per prepararla. Uscivo dall’ultimo olimpico di Sabaudia, il 24 ottobre, fatto senza troppo entusiasmo per via di una caduta dalla bici. Caduta con conseguente dolore al braccio (che fortunatamente a Sabaudia non mi ha disturbato troppo durante il nuoto, ma a dire il vero ho ancora qualche dolorino al polso). Cinque settimane x 3 lunghi, andiamo, è poco.

    Ok, ho fatto una stagione da endurance, quindi posso dire di avere la resistenza, posso fare un medio iron senza troppi problemi, preparandomi 5 settimane.

    Ma la maratona è troppo. In 5 settimane non riesco neanche a mettermi mentalmente su quel binario. E così è stato. Ho corso fuori binario.

    Da una parte la testa mi diceva “Smetti, è inutile. Non è la tua gara.”, dall’altra il fisico rispondeva, non da top runner, ma rispondeva, il giusto. Anche l’appoggio, piuttosto preciso. Cinque settimane passate solo a concentrarmi sulla postura, l’andatura, l’appoggio, la respirazione, le progressioni, la concentrazione, rilassamento, concentrazione. Hanno dato il loro frutto, considerato che il tempo precedente era di 3h34′, a Roma. Considerato che il mio personale sulla mezza maratona di Centobuchi (Febbraio di quest’anno) è di 1h40′! Ho corso la maratona dopo 9 mesi alla stessa andatura!

    Il calvario è iniziato proprio al km 21. Display: 1:41:05. “Non ce la farò”, non era una voce, era una consapevolezza razionale che ho zittito preventivamente.

    Ma la ragione non aveva ragione. Non l’ha avuta.

    Non potevo ragionare e capire perché fossi arrivato a questa forma. So che in assoluto non è un gran tempo, ma per come la vedevo io non era qualcosa a cui potessi ambire.

    Scrivo questo e mi chiedo cosa mi aspetta adesso. Cosa mi aspetto adesso? A cosa punto ora? Ora che ho raggiunto un traguardo senza pormelo, ora che ho superato di troppo l’asticella. Cosa c’è dopo?

    Poche cose capisci durante una maratona. E queste poche cose è una sola: corri.

    Siamo tutti eroi, col senno di poi.

    In realtà si fa quel che si può, ed è sempre troppo poco, e ci si sente insoddisfatti.

    Ma quando capita di fare di più di ciò che ci si aspetta, ci si sente insoddisfatti lo stesso.

    E anche queste sono soddisfazioni.

    (non sono affatto soddisfatto di quello che ho scritto)

  • Il bordo della paura

    Questa mattina sembra non voler far giorno, e comunque tutto è nebbioso come in un viaggio nella propria intimità più profonda.

    Tengo il fanale della bici accesa mentre percorro la discesa d’asfalto bagnato interrotta da troppi semafori.
    Bisogna stare calmi, e di certo questa mattina non ho nulla di faticoso da fare, per quello mi deve riuscir facile.

    Non so se sia giusto, non credo che i tedeschi siano simpatici per questo, ma di certo capisco perché la Germania sia la locomotiva d’Europa. Lo capisco dal traffico ordinato ma incessante, spedito, ma non caotico. Laboriosi.

    Sono le curve quello che mi interessa, è l’affrontare una curva nel modo ottimale che è sempre stato il mio lato debole, se si tratta di una curva in discesa l’ho sempre sbagliata quando andavo in moto.

    Ora in bici, quando tutte le curve veloci sono in discesa, la cosa diventa preoccupante.

    Ma stamattina ascolto. Ascolto le mie emozioni prima di affrontare una curva e durante, la strada è bagnata, da questo dovrei pensare che sia più difficile andar veloce in curva, ed è vero. Così so che devo controllarmi.
    Ma con calma, altrimenti perderei il controllo. E quindi ascolto la sensazione, il panico che sale nel momento in cui nasce la convinzione di aver sbagliato la curva (la convinzione o la paura?), la blocco, me ne distacco e semplicemente piego leggermente di più. Ma la lascio lì, ascolto l’emozione, la lascio andare: non aveva
    ragione, almeno non questa volta.

    La cosa interessante è il bordo, cioè quando la paura entra in azione, è quasi una scoperta, è forse per via dell’età e del rincoglionimento che ho la sensazione che tutto vada a rilento, e in questo caso la cosa la trovo molto utile. La paura arriva tutta assieme e prende il controllo, questo è quello che succede il più delle volte,
    ma stamattina no. Stamani arriva bussa forte e sembra convincente, ma io sono quasi distratto, non ci bado, oppure sono più interessato alla curiosità del cosa accadrebbe se io piegassi di più la bici, o semplicemente tenessi la traiettoria, spostando il peso sulla ruota posteriore, ed escludessi categoricamente l’idea di rallentare (che vorrebbe dire toccare i freni).

    Ecco. 10 km più avanti vado per terra perché un passaggio a livello con delle rotaie in oblicuo rispetto alla direzione di marcia della strada fanno scivolare la ruota posteriore per non so quale principio. Di questo non ho esperienza, vado semplicemente lungo, e qui la paura non si presenta affatto. Neanche gli viene in mente di arrivare più tardi,
    chesso, quando sono lungo per terra, o quando mi rialzo e sposto la bici fuori dalla careggiata. Nulla.

    La paura ha bisogno di essere installata attraverso una esperienza negativa o attraverso una convinzione, a quel punto essa si presenta nell’esatta occasione in cui deve presentarsi, nella occasione per la quale è stata progettata per agire.

    Sì, ora è giorno, ma come luce non è cambiato poi molto dalle 7 e mezzo, la prossima volta parto direttamente di notte, tanto è uguale.

     

  • È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

    Diciamola così: sono arrivato alla fine.

    Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

    E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

    Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
    e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

    Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

    Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

    Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
    so di essere all’inizio.

    Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
    lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

    Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

    Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

    Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
    a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

    Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

    Non divagare.

    È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

    Oppure il mio successo nel fallimento.

    Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
    Non sono mica un professionista.

    Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

    E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

    E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
    Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
    lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

    Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
    ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

    Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
    e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

    E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

    Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

    E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
    siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
    Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
    il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

    E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
    al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
    un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
    devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
    la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
    pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
    Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
    un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
    un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
    o additivo può darti, almeno credo.

    Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
    ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

    Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
    nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

    Ciò che capita.

    E meravigliarsi.

  • Ammazza il ciclista

    Fare del male è molto semplice, fare del male e passarla liscia un po’ meno, ma non impossibile. Ma per qualche motivo non è una cosa desiderabile, neppure da chi fantastica a volte di farlo. Se sei seduto su un auto, costretto a perdere il tempo per dover andare da un punto x ad un punto y, qualsiasi ostacolo è un nemico da abbattere, e dimentichi facilmente che non è l’ostacolo il problema, ma l’essere costretto a dover perdere quel tempo.
    Nessuno ti sta pagando per ammazzare un ciclista, ne lo farà se ci riesci. Però qualcuno pretende che arrivi in orario in un posto dove dovrai scontrarti con altra gente per poi finire col perdere tempo. E devi arrivarci in orario, a perdere tempo.
    Ma tutto questo non è evidente. Spesso sei assorto nei tuoi pensieri, fantasticherie, e non riesci neanche a dare attenzione al resto, se qualcuno ti parla la cosa ti scoccia, e succede anche se stai andando a piedi. È come se interrompesse un tuo pensiero a cui devi badare, e nessuno ti può scocciare. Tutto ciò ti rende dimentico del resto del mondo, anche di altri automobilisti. Se vedi qualcuno che sorpassa non ti va, perché esso va più veloce di te, probabilmente perché ne ha bisogno, ma a te non frega nulla, perché i tuoi pensieri sono disturbati dal fatto che esso arriverà prima (eh, forse sta andando all’ospedale per raggiungere qualcuno che sta male, e il cambio non ce lo faresti se considerassi tutto, ma non ti frega nulla, ti sorpassa e non è giusto).
    E poi c’è il ciclista, quello che secondo te non fa un cazzo e va a spasso, magari in un giorno lavorativo, non ti importa sapere che ha trovato solo un ora tra le 12 e le 2, per staccare farsi 40km, la doccia, un panino e tornare a lavoro sapendo che se non trova quell’ora poi il sabato faticherà a star dietro al gruppo. Ecco il ciclista rompe i cojoni, perché forse con lui il cambio ce lo faresti, perché è vero che si sbatte a trovare l’ora per farlo, però poi non si sta a smaronare seduto sulla poltrona la domenica a guardare la partita e prendersela per gli insuccessi e gioire per i successi, degli altri. Invece il ciclista se ne va a spasso a gioire dei propri insuccessi scambiandoli per successi, un cojone, infondo, però è così fijolu, così bambino che ancora pensa che nella vita c’è spazio per divertirsi.
    Vorresti ammazzare quel po’ di infantile che è ancora in te?? è lì! è il ciclista!
  • Granfondo dei Sibillini: in tutti i luoghi, in tutti i laghi

    12 Luglio 2015, Granfondo dei Sibillini. Appuntamento fisso ormai da 3 anni, e un ottima sfida. 2700 mt di dislivello su 155 km, per un dilettante, e anche poco allenato, non è uno scherzo.

    ho voluto questi occhiali perché così faccio la mia porca figura!
    ho voluto questi occhiali perché così faccio la mia porca figura!

    Ma sabato ho la sorpresa, controllo il sito e scopro che hanno cambiato il percorso lungo per via di un parere negativo della provincia di Ascoli.

    I 2 percorsi, lungo e corto, sono differenti anche nel concetto. Il corto vede 2 laghi, e non sale sui monti Sibillini, mentre il lungo è veramente la Granfondo dei Sibillini, cioè sale veramente sulle montagne, anche se si limita al passo di Forca di Presta (1500 metri slm) passa in zone che hanno dato i natali alle leggende dei Sibillini (la Sibilla, le sue ancelle scendevano infatti a Montefortino, Montemonaco, Foce, ed altri paesini della valle a festeggiare, le storie d’amore dei paesini, si diceva, erano opera della tessitura della maga …).

    Invece no. Quest’anno si fa Sarnano-Sassotetto, una salita di 13km con pendenza media 8%, ma con molti tratti sopra il 10%. Poi si scende per Bolognola, Acquacanina, fino a Fiastra, si risale fino al bivio per Fiegni, e si costeggi così il lago, visione assolutamente spettacolare a mezzogiorno col Sole che ci si rispecchia e tutto sembra calmo e fresco in una giornata altrimenti afosa. Si risale fino a Macereto. Questa zona è veramente nascosta ai più. Del Santuario di Macereto scorgi la sua forma dalla strada

    maceretoSant

     

    Ma ciò che è bello è la strada, si contorce come un serpente sopra una piccola gola che scende verso la vallata di Fiastra (ormai non più visibile), e sotto c’è tutta la valle. La strada è malmessa, non polverosa, ma con un asfalto antico e provato da troppi geli, ma la visione è spettacolare. Raggiunto Cupi ci sono i rifornimenti. Solo acqua e sali, rimangono 50km di discesa/pianura. (Qui io perdo il gruppo e mi ritrovo a farli da solo, ero distratto, forse troppo sole in testa). Si scende fino alla Valnerina, l’asfalto diventa buono, la temperatura sale, il vento diventa avverso, ma la meta è vicina.

    Si arriva poi a Valcimarra e si gira per fare il tuor del lago di Caccamo (stesso percorso originale).

    Tutti laghi, e tutti assolutamente artificiali.

    In questa gara, comunque, ho avuto modo di provare un metodo di condizionamento fisico per il carico di carboidrati pregara, è lo schema 1-2-1, anche se personalmente l’ho modificato.

    L’originale dice 1 giorni di dieta bilanciata, 2 giorni di dieta proteica e con deficit di carboidrati (ipoglucidica) e grassi (15% di grassi), poi l’ultimo giorno solo carboidrati.

    Questo è consigliato come “Definizione ciclica” per culturisti, ovvero per perdere grassi in eccesso, ma ho pensato che la cosa potrebbe condizionare il fisico prima di una gara di endurance per garantire il carico di carboidrati.

    Il mio schema pre-gara, per sbaglio, è diventato: 1 giorno dieta bilanciata (come al solito), 1 giorno dieta ipoglucidica, 1 giorno bilanciata, 1 giorno ipoglucidica, 1 giorno solo carboidrati, gara.

    Ero un po’ deluso dall’ultimo giorno pregara perché non sono salito di peso come mi aspettavo dopo colazione e pranzo, ho aggiunto uno spuntino pomeridiano e ho partecipato ad un rinfresco di un matrimonio (c’era del pesce buonissimo e non potevo resistere). Ma la sera ho cenato con pasta e prima di dormire un gelato.

    Il risultato è stato quello di salire di 3kg al mattino della gara, poca fame per colazione, effettivamente, ma cerco di mangiare ugualmente.

    La sensazione è stata quella di non sentirmi pronto per una gara veloce, ma non era una gara veloce effettivamente.

    Ho iniziato a mangiare (barrette energetiche) dopo 40 minuti di gara, e mi andavano bene, anche se era salita. Ho mangiato poco e regolarmente.

    La gara è stata dura, e molto caldo rispetto all’anno scorso, in più la salita di 13km non è stata uno scherzo. Ho avuto crampi solo scendendo da Sassotetto a Fiastra, credo sia per il fatto che sono stato troppo fermo ai rifornimenti, i muscoli si sono freddati sia per la sosta e anche per via della discesa. E non ne avevo bisogno, me ne sarei dovuto andare 5 minuti prima, sarebbero stati guadagnati anche per il tempo finale, tra l’altro.

    POS ATLETA CAT POSCAT TEAM TEMPO MEDIA REALTIME
    232 CRUCIANI DANIELE VET 77 ASD BIKE TEAM MONTI AZZURRI 06:29:06.79 23,28 06:28:17.59

    di 261 partecipanti, 244 hanno terminato il giro, sospetto che molti non abbiano partecipato per protestare per il cambio percorso. Il gruppetto che ho perso a 50km dalla fine ha finito in 6h18′, dieci minuti prima di me, non dei fortissimi ciclisti, ma forse se ero con loro potevo tirare qualche km e c’avremmo guadagnato tutti. Di scie ne ho prese veramente poche.

    Sono soddisfatto del come ho gestito il crampo all’adduttore destro, o sono stato fortunato sia capitato in discesa, l’ho sentito arrivare e semplicemente ho atteso che si sfogasse senza troppi danni.

    Bilancio positivo per me, ottimo come preludio ad Arona, a livello di conoscenze, spero di recuperare bene fisicamente.

  • Chi nuota al Mare stasera? I pesci

    Giovedì. Sono le 7 di sera e sono ancora in superstrada, se tutto va bene sarò in spiaggia alle 7.30, ma c’è traffico a Civitanova, è probabile che prima delle 7.40 non posso toccare l’acqua.

    Parcheggio (dopo le dovute attese di chi pretende di poter parcheggiare quando difficilmente riesce a guidare senza sbattere gli specchietti … e risatine sotto i baffi), sì, trovo il posto vicino allo chalet Arturo, visto che alle 7:40 di sera pochi vanno in spiaggia.

    T-Zone e “buonasera”, mi cambio e tutti sembrano voler tornare a casa (e lo faranno). Guardo l’orologio, 7:54. Guardo le onde, altine, un po’ di mareggiata, ma non esagerato, non c’è il bagnino, quindi ok, max 10-20mt da riva.

    civitaMare

    L’acqua a tratti è fredda, ma non muoio. Solo 45′ di nord-sud, sud-nord.

    Ed ecco che vicino al molo del porto sento un filo, la sensazione è di una ragnatela, no.

    È il filo di una canna da pesca! E ora sento anche il pescatore urlare “oooeoeoeohooheoho! L’amo”

    Io non la amo affatto, e non penso assolutamente di essere uno squalo, e non accetto di essere scambiato per una balena, visto che sono dimagrito, e che accidenti!?!

    Mi divincolo dal filo e chiedo scusa, “Nooo, ma che scusa?!? ma sta attento!”

    Morale: al Mare, anche se ci sono le onde, qualcuno forse pesca. Quindi sta attento.