Autore: kruks

  • Le scarpe asics cumulus 15

    La scarpa consuma la pelle
    La scarpa Asics Cumulus 15 consuma la pelle

    ok, prese a 109 euro, non sono certo pochi soldi, se consideri che dopo 400 o 500 chilometri massimo devi cambiarle, e se consideri che un runner corre, per definizione, e quella distanza vuol dire fargli fare 4 mesi o roba del genere, se corri poco.

    Il fatto è che stamattina dopo appena 8 km, erano nuove, appena messe, con i calzini, sento un bruciore sopra l’articolazione dell’alluce. Una abrasione alla pelle. E dire che ero “fermo” da una settimana (vengo da una settimana di preparazione per la granfondo, sempre in bici, non esattamente fermo in senso stretto).

    E allora cosa succede? Cazzo, se uno paga più di 100 euro un paio di scarpe di tela e gomma, ben pubblicizzate, ma che varranno sì e no 4 euro per produrle in Indonesia e trasportarle fino al negozio. Beh, uno non solo ha il diritto di incazzarsi, dovrebbe anche essere rimborsato (addirittura!).

    La rabbia offusca un po’ e non riesco proprio a capire come mai solo a destra ho quel fastidio, provo a mettere la mano dentro la scarpa, in corrispondenza del piede e non trovo nulla di differente.

    Poi faccio delle foto perché vorrei pubblicarle e, con l’occasione, chiedere a colleghi corridori, mi accorgo che la stoffa che regge una parte della scarpa è cucita prima dell’orlo, e sotto di essa c’è della colla che la tiene accostata alla parte superiore interna della scarpa (sopra l’articolazione dell’alluce, appunto).

    Colla. Dall’altra parte (scarpa sinistra) il lembo di stoffa (nylon) è ancora ben saldo alla parte superiore della scarpa.

    Ho pensato che la colla, aderendo al calzino, l’abbia fatto strusciare sul piede, causando appunto l’abrasione poco dopo gli 8km.

    Ho usato il talco (messo sotto la linguetta di nylon per mettere fuori gioco la colla). Ora dovrò aspettare che la pelle si riformi  e rimargini bene la ferita. Dovrò saltare ancora il nuoto per un po’, credo.

    Di nuovo sulla bici, spero mi faccia bene.

  • una bella giornata e discorsi in sospeso

    … infondo desiderare la pace nel mondo è un altro modo per perpretare la guerra dentro di se, contro e con se stessi, alternando le parti in base all’umore della giornata, ma senza mai scontare ad una delle parti qualche colpo ben assestato …

    … e comunque penso, sempre se fosse vero, che essere un Dio sia qualcosa di veramente straordinario, tanto straordinario da rendere l’ordinario ininfluente. D’altra parte se un qualche Dio avesse degli interessi per me non potrebbe che farmi piacere, se non sono discorsi distruttivi, se vuole solo divertirsi ed essere sadico, non potrei farci nulla, e certamente il mio smettere di ridere non cambierebbe il suo divertimento e i suoi intenti. Se mi volesse del bene, e facesse di tutto affinché io sia felice, sarei daccordo con lui nell’essere felice, ma non avrei nulla da dare indietro. Troverei piuttosto stupido privarmi di doni a favore di chi è talmente superiore da non potersene far nulla, e troverei pretestuosa la pretesa di avere almeno un gesto di riconoscimento o un segno di gratitudine. Non sono fatti miei e non posso sapere se ciò che mi capita è un bene o un male.

    Non so se hanno ragione chi, acriticamente, crede, o cerca di gridare al mondo cosa esiste e come funziona il tutto.

    Non so. Mi accorgo che più passano gli anni e più capisco che ciò che pensavo di capire era sbagliato, che è sbagliato anche il contrario, e considerando un universo n-dimensionale sono sbagliate infinito alla n possibili idee. Ovvero sono giuste infinite alla n possibili teorie della vita l’universo e tutto.

    Ed è per questo che onestamente mi viene da dire: “ok, hai ragione, ma non piangere per me, perché hai torto quando pensi di avere ragione. E se pensi di essere nel torto, ecco, sicuramente hai ragione di pensarlo. Ovvero l’unico istante in cui hai ragione è quello in cui ti rendi conto di essere nel torto”

    Il discorso purtroppo è lungo, ovvero talmente corto da non poter essere formulato che con una semplice formula probabilistica. Ovviamente non quella, parlo di una formula probabilmente sbagliata.

    Dopo parlerò delle scarpe ASICS.

  • Polarizza et impera

    Sta finendo di riattaccare la caldaia, mio fratello. Il tetto era in condizioni pessime, sfruttando il piano casa approvato sotto il governo Berlusconi, e gli incentivi sul risparmio energetico, ora casa ha un tetto nuovo, la mansarda è più ampia e non c’è più il pesante e pericoloso trave centrale, ha un efficienza energetica maggiore, ed anche acusticamente più isolata. Ovviamente si è speso dei soldi, e il fatto che mio fratello faccia questi lavori cambia poco sotto questo punto di vista. Per l’occasione abbiamo anche chiesto di togliere il cavo per la fornitura elettrica e farlo passare sotto terra.

    Alla tv la solita trasmissione pseudo politica dove i soliti giornalisti parlano di qualsiasi cosa, ma l’importante è che abbiano opinioni differenti, bipolari.

    La modalità con la quale si espone è il più polemico possibile: l’ironia solletica l’intelletto che di suo è già soddisfatto, poco importa che si tralascino dei particolari.

    L’obiettivo è polarizzare, intelletto gratificato ora non resta che considerare la tua situazione, storia, cultura. Basta questo per farti scegliere una parte. Non importa che tu sia di qui o di là, da qualche parte dovrai pur essere.

    Io me ne vado a suonare un po’ per i fatti miei. Appena lascio la stanza riesco a vedere quanto siamo scemi a prendere parte alle loro farse.

    Pensare col cappello nero. La mappa non è il territorio. Capacità di ascolto. Basterebbero 10 minuti per risolvere tutto, ma pare che godiamo nello stare a sentire e addormentare tutto il resto. O forse questo riguarda solo me.

    Non sono daccordo con nessuno, sono nato con abbastanza diti medi.

    Ho un cappello giallo, un cappello blu, 2 cappelli verdi, 1 cappello rosso, e tanti cappelli bianchi. Ho anche il cappello nero, ma ora non ho tempo.

    Qui va tutto male. Qui va tutto alla grande.

    Polarizza et impera.

  • Aggiornamento Galaxy SII a Jelly Bean, o a Cyanongenmod

    Sì, ho uno smartphone, cioè di quelli sui quali si possono installare applicazioni, quindi anche scriverne.

    E sì, sono un programmatore, ma sull’argomento mi trovo ad essere piuttosto ignorante.

    La prima cosa che feci, 1 mese dopo averlo comprato, fu quella di installare una rom rooted, che permette cioè di eseguire operazioni riservate ad un utente privilegiato anche ad applicazioni non di sistema (quanto meno questo è quello che ho capito del concetto “rooted rom”). Da lì in poi sono rimasto con Ice Cream, preoccupato da Brick Bug. Dopo un anno mi tranquillizzo e provo ad installare Cynonmod.

    Seguo questa guida: http://wiki.cyanogenmod.org/w/Install_CM_for_i9100 ma tralascio un passo che ritengo non fondamentale:

    1. copia del file cm-10.1.3-i9100.zip (cyanongenmod) in una scheda sd.

    2. riavvio del telefono in modalità caricamento (volUp+pwr+home) con la scheda microsd insierita

    3. backup dell’installazione nella scheda sd

    4. install zip from sd card, e ho selezionato quel file.

    5. riavvio

    da notare che ho saltato il passo del factory reset indicato nella procedura.

    Il risultato è stato:

    6. al boot successivo: logo cyanongenmod ruotava senza mai fermarsi

     

    problema riportato anche in http://wiki.cyanogenmod.org/w/CyanogenMod_Installer#Device_won.27t_boot_up.2C_but_shows_CM_boot_animation

    per risolvere ho riavviato (modalità download) e

    7. restore from image ed ho scelto il backup prima salvato

    8. è tornato al mio vecchio sistema.

     

    Morale della favola: fai il backup anche quando pensi di non aver niente da perdere. (ok, in realtà un factory reset avrei potuto farlo anche dalla installazione fallata del cyanongenmod)

    ClockWorkMod è una applicazione che ho trovato installato in seguito all’installazione della rom rooted, quindi ho pensato di trovarmi un passo avanti.

    Rimango col vecchio sistema rooted, il prossimo consiglio che andrò a seguire sarà quello della guida in http://www.androidpit.it/it/android/forum/thread/553027/Samsung-Galaxy-S2-root-con-Jelly-Bean

  • Letti a scomparsa: designer non inventatevi cose strane!

    Per carità, si trova di tutto.

    http://www.designerblog.it/post/65739/letti-richiudibili-a-parete cosa? la rete è piegabile? provate a dormirci su questa roba! le cose sono 2: o la rete è rigida (una tavola), oppure è morbida. Ma senza traverse nel mezzo!

    http://www.archiproducts.com/it/prodotti/47729/lgm-parete-attrezzata-con-letto-a-scomparsa-lgm-clei.html … ok, sì, è vero, a molti piace sposarsi e vivere insieme la notte, il problema è che quando poi hai alzato il letto e il giorno hai lo spazio libero … chi lo usa quello spazio? lui? lei? i bimbi? … no, non è cosa, meglio lasciare giù il letto e non pensarci proprio più. Il letto matrimoniale va benissimo così.

    http://www.gardinistore.it/Mobili/409/Letti/LETTO_SINGOLO_APRI_A_SCOMPARSA.aspx ecco, ci siamo quasi, ma l’impalcatura? odiosa, io ci sto su di un letto, ma poi se alzo le braccia? o se voglio tenere i piedi fuori? È una bella idea, ma purtroppo io non ci dormirei.

    http://www.gardinistore.it/Mobili/4664/letto_abbattibile_orizzontale_bravo_2013 perfetto, ma oltre che del letto dovreste prendere le misure anche dei portafogli, e che cazzo 660 euro per un letto? e se buttandotici sopra ti si sfascia che fai? apri un mutuo? Inoltre il meccanismo è bello, ma tutt’altro che solido: 1. il piede subisce una forza di piegamento, non compressione come è generalmente un piede verticale, 2. il punto di appoggio non è vicino l’orlo ma piuttosto interno (se bene fa perno in prossimità del bordo, la forza viene esercitata praticamente al centro del letto, mentre l’altra parte subisce una forza di torsione, e l’acciaio, essendo elastico, non pone troppa resistenza).

    http://www.gardinistore.it/Mobili/337/Letti/LETTO_ALLADIN_A_SCOMPARSA.aspx chiaramente una idiozia.

    Quello che voglio è

    • una tavola dentro un supporto in ferro
    • 2 piedi piegabili e bloccabili
      • quando piegati non devono avere degli smussi accettabili ed essere bloccati
      • quando aperti in posizione di esercizio (letto in uso) devono avere un meccanismo di blocco affidabile (evitare che per via di un calcio si richiuda un piede)
    • supporto a parete o a se stante:
      • Opzione parete:
        • 2 cardini a livello “top materasso”, vale a dire 15 cm più in alto della tavola di appoggio, o forse meno per evitare troppa forza di torsione.
      • Opzione supporto a se:
        • 2 cardini dove far girare, a livello “top materasso” + 5cm
        • appoggio su supporto quando aperto.
        • supporto alto 40cm + 90cm (da terra + larghezza letto) da un solo lato, come il modello bravo citato sopra
        • bloccaggio alla struttura per il letto quando chiuso: se la struttura traballa quell’aggeggio finirà per caderti addosso.

    Sono semplici cose, vi vendono il design a 500 euro, un programmatore non viene pagato un cazzo a confronto. Le cose sono 2: o aumentate gli stipendi ai programmatori o va a finire che i programmatori si mettono a fare i mobili.

     

     

  • Sono un uovo

    Un uovo.

    Rotolo giù dal fienile. Sono un uovo.

    Sbatto ma non mi rompo. Sono un uovo. Strano uovo.

    Picchio, crepo ma torno sodo. Sono un uovo. Uovo sodo.

    Non mi muovo, lì mi metti e qui mi trovo. Sono un uovo.

    Qualcuno bussa. Voglio aprire. Io non posso. Sono un uovo.

    Busso. Penso: fuori. (E busso dentro). Sono un uovo.

    Sbatto contro me. O contro il guscio. Sono un uovo.

    Ho paura di essere vuoto e solo. Solo guscio. Guscio duro, guscio d’uovo.

    Non si rompe, sono fermo, non mi muovo. Sono un uovo.

    Paura d’uscire. O di non aver molto da dire. Forse solo …

    pio

  • Dove saremmo oggi

    Italia 2014. Ma dove saremmo oggi se fossimo meno furbi? E siamo ancora abbastanza furbi?

    Ci siamo lamentati, e sentiti presi in giro dopo lo scandalo Gladio, l’associazione denunciata dal presidente Francesco Cossiga, nella famosa autodenuncia, come se il sospetto non bastasse per crederlo vero. Viviamo di illusioni, non possiamo farne a meno.

    E così ci illudiamo di essere giusti e buoni, ci illudiamo di “italiani brava gente” per poi stupirci se i libici e gli etiopi ci odiano, perché, pensiamo, abbiamo fatto solo del bene quando ci siamo stati (e ora non ci siamo più? già, ci piace crederlo).

    Discorrevo qualche giorno fa con mio padre portando l’esempio dell’Inghilterra, di come una nazione potrebbe funzionare meglio. Se ne esce con la storia delle colonie, e infondo a me non mi va tanto di discutere quando ci si attacca a tesi così irreali.

    Poi è uscito il discorso della produzione agricola. E qui non credo che si abbiano le idee chiare. Quanto meno non ci si riflette abbastanza.

    Quando si parla di “quote latte”, si semplifica pensando che infondo se una nazione può produrre più latte perché ha le aziende che lo fanno, essa dovrebbe farlo.

    Bene, sarebbe così. Ma sarebbe utile che ognuno posso essere retribuito per il proprio lavoro, e il quadro è complesso, o meglio semplici, un semplice compromesso tra vari fattori.

    L’Italia consuma molto grano duro, e molto grano tenero. L’Italia non ne produce abbastanza, diciamo, per dare un idea, che ne produce 20 a fronte di un consumo di 100. Si importa, e quando importi devi pagarlo al prezzo di mercato. Ora se il prezzo di mercato fosse 100 la spesa per l’Italia sarebbe 10mila, mentre se il prezzo di mercato fosse 20 allora la spesa per l’Italia sarebbe 4mila, un quinto.

    Ovviamente preferiamo spendere 4mila, ma come facciamo?

    Semplice: contributi all’agricoltura. Se sei un agricoltore italiano, produrre il grano ti costa 100, ma noi vogliamo che tu produca il grano a 20 così il resto ce lo mette il ministero dell’agricoltura: contributo per la produzione di grano. Inoltre i grano lo compra il ministero dell’agricoltura, e lo offre nel mercato mondiale a 18. Questo fa scendere il prezzo del grano dei Paesi produttori, così da portarlo ai desiderati 20, dall’offerta dei Paesi poveri che si aggira attorno i 30, supponiamo.

    Paesi produttori, Paesi poveri, Stati Uniti a parte, è così.

    L’Italia consuma abbastanza latte, ma il resto d’Europa usa molto il burro perché lo ritiene, giustamente, un alimento sano (in Italia si è spacciata per salutare l’idea di consumare oli vegetali idrogenati e/o trattati industrialmente, ma questa è un’altra storia). Il nord Europa ha bisogno di latte per farne burro per i dolci e per qualsiasi altro uso alimentare. E ne ha bisogno a prezzi ragionevoli. La produzione di latte in Italia richiede la necessità di mangimi o di produzioni agricole non volte alla produzione di grano, che maggiormente manca in Italia. Non solo, è l’Italia che può far leva su di una maggior produzione da poter offrire a prezzi stracciati sul mercato per ottenere l’effetto dell’abbassamento del costo necessario per il nostro sostentamento. Sono l’Italia e la Spagna sostanzialmente i Paesi europei che possono giocare questo ruolo, e per di più sono i Paesi che più ne traggono beneficio.

    L’Italia è un Paese industriale, o quanto meno cerchiamo di produrre macchine e tecnologie necessarie per aumentare la produttività.

    Ma il costo dei prodotti diminuisce, così vorremmo pagare meno anche i lavoratori, in più, se andassimo nel Benin, in Togo, in Ghana, Nigeria o chessoio, potremmo pagare il personale un quinto di quanto lo si paga qui, o forse anche meno, perché la loro alternativa è quella di lavorare per chi coltiva grano per farselo pagare 30, e quindi non vuole pagare il lavoratore eccessivamente. Infondo basta spiegargli come si fa e si può spostare la produzione la.

    O forse trasferirci tutti nel Benin, o in Togo, così la con quattro soldi riesco a camparci bene.

    Infondo che differenza c’è tra un capitalista e uno zingaro?

    Ecco, lo zingaro ha rispetto per la natura, certo non raccoglie le cartacce, ma non costruisce case, usa quello che trova, vive da parassita delle società stanziali, perché le società stanziali esistono. Non è colpevole, non dal suo punto di vista. Se vedo un fiore posso coglierlo e regalarlo alla mia principessa per vederla sorridere. Se ho fame raccolgo un frutto, se trovo il frutto incassettato e trasportato vicino casa mia, tanto meglio. Cosa mi interessa? Capisco che alla gente da fastidio, quindi prendo ciò che mi serve di nascosto.

    Un capitalista ….

     

    Bah, è solo un iperbole, non è vero niente, le cose non stanno così, e anche se ci somiglia non mi interessa.

    Ma mi piacciono questi voli pindarici, specialmodo il sabato mattino.

  • Diario di bordo 27 gennaio.

    Di utile dall’evento di Jesi (http://www.chipos.it/news/1184/formazione/trail-running/) a cui ho parteciato c’è una diversa consapevolezza e presenza fisica.

    I 5km dello scorso giovedì non sono stati eccezionali, erano solo un test per controllare se potessi correre. Ma i 20km di ieri (domenica), sono stati molto significativi.

    Intanto la durata ha la sua importanza, non posso stabilire che sto tenendo il ritmo solo facendo una corsetta da 20-30 minuti. Ho tenuto un ritmo piuttosto lento, ma la parte più interessante è venuta quando sarebbe dovuta farsi sentire la stanchezza, cioè dopo la prima ora. Invece di rilassarmi e spingere in modo poco coordinato, ricordando gli esercizi per la core stability, ho cercato di mantenere l’equilibrio e la compattezza del core, rilassando il più possibile tutti i muscoli che non intervenivano nel gesto.

    La mia propriocezione ne ha guadagnato moltissimo, non solo, anche il piacere di correre è aumentato, e il ritmo cadenzato molto più piacevole da “ascoltare”, un po’ come un rullo di tamburi, più naturale l’atterraggio con i piedi, anche se ancora qualche errore nell’appoggio si è fatto sentire infastidendo schiena, ma niente di doloroso.

    Curiosamente mi sono sentito più leggero, mentre sono evidentemente  in sovrappeso di almeno 5kg.

    Ho trovato altri esercizi su internet per la core stability:

    http://www.muscleandfitness.com/workouts/workout-routines/workout-anywhere-fat-burning-circuit-session

    Forse un po’ troppo esagerati (quanto meno l’ultimo per me è improponibile)

  • propositi per il 2014

    Si chiamano propositi quelli che non si realizzeranno, cioè quelli che non sono obiettivi.

    Ma io cerco di avere un’altra visione, chiamo propositi i meta obiettivi o meglio il come andare verso la realizzazione degli obiettivi.

    Per quest’anno il mio proposito è: “Fa quello che puoi, e non pensare ai soldi”.

    Ecco riguarda un po’ tutto, ed è un approccio che da per punto di partenza il fatto che infondo non è importante. Nulla è importante, e quindi se non si riesce a trovare la passione per farlo, tanto vale lasciare stare, inutile cercare gratificazione nel compenso economico. E se una cosa non si realizza nel miglior modo possibile o nei tempi stabiliti, allora è meglio ammetterlo, rinunciare a pretendere un compenso immeritato e concentrarsi sul perché non ci si è impegnati abbastanza. Il resto non conta, non sono gli altri a dover migliorare.

    Il secondo proposito è smettere di fare propositi.

    Buon anno.

  • Il popolo italiano dei quarantenni bamboccioni

    Ora questa non è autocritica, cosa che personalmente trovo inutile, è solo constatazione dei fatti.

    Posto che la moneta è un mezzo che ha fiducia o non ha fiducia, l’atto del governo presieduto da Giuliano Amato, cioè il prelievo forzoso dai conti correnti, ha ben altro significato rispetto a quello analizzato dal blog ilsignoraggio.it (http://www.signoraggio.it/quella-notte-del-92-in-cui-giuliano-amato-prelevo-dai-conti-correnti-degli-italiani-senza-avvisare/). E il significato è quello dell’usurpazione del ruolo di spauracchio alle banche, vale a dire, visto che il denaro è gestito dalle banche, esse possono stabilire (influenzare) quanto vale, così da poter guidare l’economia. Ma se anche il governo può stabilire chi lo possiede, allora la palla torna in mano al popolo. O no. E infatti no, perché comunque è usato come vettore di paura, cosa che rende i mezzi dei governati dei bisturi che tagliano il superfluo, piuttosto che acqua e letame che favorisce la crescita. Sembra che la battaglia continui tra minacce a chi usa meglio il bisturi col risultato che il corpo molle, morente ed in putrefazione si riduce sempre di più, tanto che non c’è più niente da spolpare e quel poco che ne rimane è marcio.

    Ecco però si affaccia l’idea che tutto questo sia dovuto all’accidia dei quarantenni. Bamboccioni. Anzi, farabutti, incivili e ladri. Loro sono i responsabili della classe politica. È il popolo che ha voluto quella classe politica al potere. Il popolo l’ha eletta. Un popolo ha il governo che merita.

    Ma guardo mio padre e non è così. Non è il nostro carattere. Non è il loro carattere. Mai a mio padre sarebbe passata per la testa l’idea di essere disonesto, ma ancora più lontano gli sarebbe passata l’idea di dirmi di comportarmi in maniera disonesta. Ne a me, ne ai miei fratelli, e neanche a chiunque altro conoscesse.

    E per quanto riguarda il darsi da fare, per il portare a termine un lavoro, per lo svegliarsi al mattino, trovare una soluzione e realizzarla. E per il guardare al domani, tranquilli per ciò che si è fatto oggi. Ecco, per tutto ciò, i miei genitori hanno speso una vita d’esempio, dove il lavoro non è sfruttamento, ma opportunità, è stare assieme, e trovarsi in sintonia nel realizzare qualcosa di utile, perché così gira il mondo, perché è il viaggio che conta.

    Ma allora da dove siamo usciti noi bastardi, figli di madre ignota (e di padre altrettanto ignoto)?

    Ripetono che i politici sono il prodotto di chi li ha votati. Ma il potere ha in mano i mezzi di comunicazione, e il popolo vota in base a ciò che conosce. Ciò che conosce è ciò che gli viene fatto sapere. Ciò che pensiamo è ciò che loro vogliono che noi pensiamo. Le nostre opinioni non sono importanti, per loro, visto che sono esattamente le loro opinioni.

    I sondaggi, poi, sono la truffa più subdola che si possa immaginare. Le domande hanno delle possibili risposte, e tipicamente qualsiasi idea aliena non viene pronunciata dall’intervistato perché portato a conformarsi a ciò che va per la maggiore.

    La polarizzazione (il famoso sistema bipolare) è un veicolo tramite il quale nessuno può permettersi si deragliare: ci sono 2 binari, corrono paralleli, o sei su uno o sei sull’altro.

    Ma i binari hanno una sola direzione. Quella che hanno deciso loro. Che tu sia sul binario di destra o che tu sia sul quello di sinistra, ciò che cambia è solo il panorama.

    Fino ad un certo punto Andreotti, Forlani, Craxy, ed i politici di quell’epoca hanno tenuto un certo contegno, avevano addirittura il vizio della cultura, usavano leggere, e usavano, pensate voi, scrivere! Ma non di quei libri da ghost writer o da diario di pippicalzelunghe che nessuno mai si metterebbe a leggere perché chiaramente una perdita di tempo (perché in realtà non sappiamo più leggere ed è difficile per noi giudicare). No, dico, Andreotti parlava dell’impero romano e di argomenti storici d’un certo rilievo, scriveva robe del genere, leggeva altrettanto.

    Poi qualcuno ha scoperchiato il vaso di Pandora, ed esce un Cirino Pomicino, un po’ buffo, a dir la verità, con i materassi imbottiti di soldi. Così tutto l’idillio sparisce e si riconoscono gli uomini nella loro pochezza e nella loro falsità e si fa un fascio d’ogni erba. Sì, tutti ladri. Con il bell’appoggio della cultura da stadio (cultura????) con le urla da morti di fame (sì, tiravano le centolire perché valevano ancora meno di quello).

    Non avevo vent’anni, ma mi ricordo di aver approvato quei gesti, sì, un bastardo figlio di madre ignota. Non so come, qualcuno parla della televisione, ma forse non ha neanche torto. Ma tutti, in fondo, gli abbiamo dato ragione.

    Sì, infondo anche i miei genitori, anche se un po’ sentivano che era sbagliato usare violenza, che c’era qualcosa che non andava nel modo, infondo non gli davano tutti i torti.

    Babbo ancora oggi ripete: io il padrone non l’ho mai sopportato. E così è sempre stato imprenditore. Se ne deduce che non si dovrebbe sopportarlo (e neanche dovrebbe sopportare se stesso). (In effetti non è facile sopportarlo, ma questo è per altri motivi).

    Non si accetta che l’amministrare sia un lavoro, o meglio che l’amministrare sia un lavorare insieme. Non si vede, quindi si pensa che non si lavora.

    Così è naturale dire che i politici siano tutti ladri. O tutti mafiosi.

    La sostituzione è stata fatta per rimpiazzare i troppo dotti, quelli le cui parole non si capiscono, per mettere quelli un po’ più comprensivi, quelli che parlano coi rutti, per intenderci. Oppure quelli che sbagliano i congiuntivi.

    Ignorante ma onesto. Così si dice.

    Onesti, ma ignoranti. Così si fottono, si fanno fottere, e fottono tutto e tutti.

    E onesti non lo sono più.

    Ignoranti lo siamo ormai. Noi abbiamo sostituito loro e loro hanno cambiato noi.

    Non è la necessità che porta ad essere disonesti, ma l’ignoranza.

    Non si ruba al supermercato perché si ha bisogno e non si arriva a fine mese.

    Si ruba al supermercato perché si è disonesti.

    Le persone oneste in stato di bisogno non rubano.

    Le persone oneste in stato di bisogno fanno la rivoluzione.